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strategie social di successo

Strategie Social di Successo: la pizzeria Ugi’s

Vincenzo Calicchio 2 comments



Alle volte il mondo dei Social Network si trasforma nel mondo dell’assurdo. E’ quanto ho appreso da questo illuminante articolo della rivista Spagnola Yorokobu. Quintali e quintali di libri e pubblicazioni in merito a strategie social di successo vengono resi inutili dalla pagina Facebook di un pizzaiolo Argentino. E’ l’ulteriore riprova che la regola “Il cliente ha sempre ragione” è una “Cagata pazzesca“.

La non – strategia social di successo

Catena di pizzerie di Buenos Aires, Ugi’s fu fondata da Hugo Solis (incredibile non sembra essere di origine italiane) alla fine degli anni ’80 e ad oggi può vantarsi (è un vanto?) di vendere la pizza più economica della Città.

gestione social

I migliori pizzaioli di Buenos Aires vecchia

La formula per riuscire a mantenere i prezzi così bassi ovviamente prevede alcune rinunce per i clienti come:
  • Accettare che ti serva un solo tipo di pizza (quella con la mozzarella).
  • Che gli unici condimenti disponibili siano il sale e l’origano.
  • Che entrambi si presentino in una bottiglia di plastica da mezzo litro con un buco sul tappo.
  • Che l’arredo del locale sia in qualche modo “minimalista”.
  • Che non si effettuino consegne.
  • Che le salviette non siano il massimo della pulizia.
  • Che la scelta delle bibite sia molto limitata.

best practices social

Nonostante tutto, e sebbene siano in tanti a Buenos Aires a disprezzare tale offerta gastronomica, mangiare una pizza da Ugi’s è un obbligo quando si è nella capitale Argentina. Per poco più di 4 Euro è possibile, infatti, mangiare una pizza formato famiglia e una bibita (che aiuti a farla scendere). E noi Italiani conosciamo bene il prezzo delle pizze all’estero!

gestione facebook

La Torre di Pisa di Ugi’s

Se ancora il prezzo è troppo alto, si può in ogni caso optare per le generose porzioni singole con le quali la fame starà a bada per un bel po.  Inoltre Ugi’s è un posto dove è possibile sedersi accanto ad una clientela alquanto variopinta.

facebook pizzeria

Parte della realtà della pizzeria restò immortalata anche in uno dei film più celebri per gli Argentini ovvero “Pizza, Birra y fasso” di Adrián Caetano e Bruno Stagnaro dove i protagonisti, non avendo altro, mangiano una pizza da Ugi’s prima di andare a scalare l’Obelisco di Avenida 9 de julio.

Un film tanto famoso in Argentina che quest’Estate un giovane con la Maglia di Argentina ’78 ha voluto ripetere l’impresa finendo però male.

Dai Social Network alla politica economica

La presenza di Ugi’s all’interno della società dei cugini del Sud America è tale che recentemente è stato pubblicato l’Indice Ugi’s riferito al potere d’acquisto sulla falsa riga dell’Indice Big Mac negli Stati Uniti usato per determinare il reddito pro-capite secondo il prezzo del famoso hamburger. Autore della trovata è il popolare media Argentino Clarín che ha replicato l’idea nel paese latino basandosi invece sull’evoluzione dei prezzi della pizzeria.

Secondo tale studio, l’evoluzione dei prezzi delle pizze di Ugi’s ha seguito la seguente impennata:

  • 1,99 pesos durante la presidenza Menem negli anni ’90.
  • 2 pesos con De la Rua nel 2000.
  • 3,5 nel 2004 con Kirchner marito.
  • 49,99 il 10 Agosto 2015 sotto la presidenza di Kirchner moglie.

Se nel 2007, quando la crisi cominciava a colpire, era possibile comprare con un salario minimo 118 pizze, oggi tale numero è sceso a 96.

Come conquistare i follower

Ma la cosa più sorprendente, nonché l’effettivo motivo per cui ho deciso di condividere questo articolo, è che i responsabili di Ugi’s sono stati capaci di metter su un business di successo e con una propria personalità che va oltre la concorrenza fino al punto di sviluppare una strategia Social pazzesca o che potremmo almeno qualificare come peculiare.

pagine facebook di successo

Coscienti del prodotto che hanno tra le mani e sicuramente conoscendo la propria clientela, in Ugi’s non si risparmiano mai in quanto a sense of humor per ridere sia di loro stessi che dei clienti. Questa decisione ha generato una enorme comunità di follower  (più di 50 mila!) che sono ampiamente coscienti di ciò che troveranno una volta varcato l’uscio della pizzeria.

Ecco una serie di scambi di battute tra il community manager ed i clienti del locale con relative traduzioni.

gestione social network

– “Pizzerie sporca” – “Tua madre”

facebook manager

– “Ugi’s, la pizza che ti fa venire l’ebola all’istante” – “Non parliamo della F*** di tua sorella allora…”

Una nuova filosofia del Web Marketing

Mentre le scuole di Social Media Marketing di tutto il mondo si affannano a dire che i social network sono luoghi in cui creare un buon rapporto con i propri clienti, leggere i litigi e gli insulti della pagina Facebook di Ugi’s rappresenta una nuova filosofia del web marketing. E la cosa più sorprendente di tutto ciò è che funziona alla grande!

gestione fb

– “Le peggiori pizze mai provate, per caso non sapete che le pizze vogliono il formaggio? Disastro” – “Ed i tuoi genitori non sapevano che bisogna usare il preservativo?”

 

facebook gestione

– “Con le due pizzerie che ci sono li vicino vanno a preferire la Mer** di Ugi’s?” – “Con le Put**** che ci sono li vicino vanno a preferire tua sorella?”

 

Lontanissimi dal mantenere una comunicazione cordiale e simpatica con i loro clienti, il social media manager della pizzeria usa invece l’insulto per avere a che fare con coloro che capiscono il gioco e lo fomentano dando vita a esilaranti discussioni.

gestione reti sociali

Questa no, non la posso proprio tradurre!

Però non ogni singolo post ed ogni singola risposta è violenta nei confronti dei clienti, infatti per creare una relazione con i follower hanno creato “L’angolo di Ugi’s” per tutti coloro che inviano foto in cui “assaporano” le pizze della catena.

coinvolgi follower

La strategia social di Ugi’s: mettere la polvere sul tappeto

Questa strategia ha funzionato però c’è da dire che il gestore della pagina non sempre è riuscito (anzi non sempre ha voluto) controllare la spontaneità sia della foto che dei commenti.

coinvolgere follower

Nulla di meglio di un “Paquero” che mangia da ugi’s

Per tutti i non Argentini, un “Paquero” è il consumatore di paco, la droga più economica, distruttiva e marginale delle periferie di Buenos Aires. Lo trovate un po forte vero? Il community manager di Ugi’s scherza su tutto, dall’igiene del locale ai suoi bagni, alle condizioni sociali del clienti. Il tutto alla faccia del politicamente corretto!

Il tutto condito da foto di piccioni che entrano nel locale a mangiare le briciole lasciate dai clienti. Alcuni di loro sono stati adottati ed oramai vengono chiamati per nome. Qui in basso c’è Miguel.

coinvolgere clienti

Si scherza anche sul comportamento dei clienti. Nella foto in basso il meccanismo anti furto dell’origano.

coinvolgi clienti

E sull’aspetto dei clienti. In basso quando Cristiano Ronaldo si è presentato a sorpresa in pizzeria.

rapporto follower

E fanno anche insulti a catene ben più note (non certo per la qualità del cibo).

gestione-reti-social

Si scherza, inoltre anche con spot classici del politically correct come “Si alla pizza, no alla droga” che in Ugi’s si trasforma in “Si alla pizza, Si alla droga” che ovviamente ha fatto molto discutere vista la risonanza che ha a Buenos Aires questo locale.

social network gestione

– “Ma non era No alla droga..Si alla pizza? é orrendo questo messaggio” – “Basta che la droga sia buona Daniela”

Conclusioni

E’ mia personalissima opinione che la stragrande maggioranza del popolo della rete è stufa di strategia social ordinarie, tutti si aspettano che la pagina di una pizzeria posti foto di pizze super golose e che il Facebook di una gelateria condivida foto di coni strabordanti di gelato il tutto dove il rapporto coi i follower è limitato a “Venite a provare le nostre specialità…”. 

In questo deserto di contenuti è assolutamente normale che una voce fuori dal coro, una voca fuori tendenza che mette effettivamente in pratica una anti – strategia di successo finisca per avere la meglio anche se, lo ammetto, ci vuole tanto coraggio per una comunicazione di questo tipo.

Funzionerebbe questo stile in Italia? Mi piacerebbe sentire la vostra. A mio avviso l’Italia fa storia a se in quanto a gastronomia ed un strategia di questo tipo sarebbe alquanto pericolosa, non tanto per il rapporto con i clienti quanto per il rapporto con la ASL.

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dropshipping conviene

Guida al dropshipping: quando conviene? 3/3

Vincenzo Calicchio No Comments



Prima di approfondire quando il dropshipping conviene mi preme dire che c’è una enorme differenza tra chi fa e-commerce come impresa e dunque per lavoro, con l’obiettivo di far diventare tale business scalabile e chi lo fa solo per arrotondare o come hobby per avere tra le mani una piccola attività. La risposta alla domanda “E’ un business conveniente?” alla fine di questa Mega guida in tre parti in cui abbiamo prima capito cosa è il dropshipping e poi scoperto tutti i suoi contro è nella seguente frase:

Per fare dropshipping come impresa hai bisogno di capitali mentre se vuoi solo migliorare il tuo reddito il dropshipping può essere una via giusta.

Quando conviene il dropshipping

Il meglio che tu possa fare lavorando in dropshipping  è quello di non lavorare con grossisti o con fornitori di massa, ma affidarti ad un tuo personale fornitore, una piccola impresa con cui iniziare una partnership. Essendo tale piccolo fornitore una tuo scoperta, se lavori bene puoi anche avere la esclusività della vendita.

Ci sono molte attività retail come piccole imprese, negozi ecc…che hanno un bisogno enorme di aumentare le proprie vendite e che ancora non solo online. Sicuramente tantissimi di questi sono ben disposti ad una collaborazione di questo tipo.

Approfitta di una nicchia di mercato

A volta (o meglio sempre) vorremmo vendere tutto a tutti. Bene, non c’è nulla di più sbagliato che tu possa fare! Altro consiglio fondamentale per vendere in dropshipping è:

Trova la tua nicchia e poi inizia a vendere!

Se avvii un e-commerce di prodotti di massa come per esempio smartphone o tablet, e decidi di vendere tutti i modelli in tutto il mondo dovrai, ovviamente, metterti contro non solo il mondo intero (quello sarebbe battibile) ma anche i big player del mercato e, sappilo, non riuscirai mai a competere con loro!

Il meglio che tu possa fare quindi sarà vendere:

  • Un prodotto di nicchia a tutti
  • Un prodotto per tutti ad una nicchia

Ecco i prodotti di maggiore interesse per fare dropshipping in Italia

Secondo una ricerca fatta con il Google keyword planner cercando la parola “dropshipping” e segmentando i risultati provenienti dall’Italia, le parole più cercate sono:

  • Dropshipping abbigliamento
  • Dropshipping sextoys
  • Dropshipping elettronica

Questa è la lista nera dei prodotti da vendere in questo modo! Sono quelli da cui bisogna tenersi lontani per iniziare questo business in quanto le parole di maggiore interesse per tutti coloro che vogliono iniziare a vendere in dropshipping.

Conclusioni

Concludo questa guida dicendo che per avere successo con il dropshipping bisogna essere non competenti ma super competenti in comunicazione web, fondamentale per te sarà posizionarti ai primi posti di Google per avere sempre un buon livello di traffico.  Se curioso di saperne di più? vuoi una mano per iniziare? Contattaci per informazioni, mal che vada ci avrai guadagnato un caffè!

Contattaci per lanciare il tuo progetto di dropshipping
guida dropshipping

Guida al Dropshipping: quello che non ti dicono 2/3

Vincenzo Calicchio No Comments


Dopo aver iniziato a parlarne nel primo articolo di questa Mega guida al dropshipping in tre parti, andiamo ora ad approfondire l’argomento. Questo post sarà utile a tutti coloro che intendono conoscere a 360° come funziona questa nuova (apparentemente miracolosa) maniera di fare e-commerce. Quindi ancor prima di sapere il motivo per cui sarebbe conveniente iniziare questo business ritengo fondamentale spiegare in questa guida al dropshipping il perché non dover cominciare affatto.

Perché è meglio non iniziare a fare dropshipping

  • A volte il fornitore offre lo stesso catalogo, gli stessi prezzi e le stesse spese di invio a dozzine, centinaia o migliaia di venditore proprio come Te.
  • Non riuscirai mai ad avere prezzi competitivi in quanto gli ordini che gestirai saranno per la maggioranza ordini individuali, e non ci sarà concorrenza con tutti coloro che comprano in stock.
  • Incontrerai i tuoi concorrenti nei tuoi stessi canali di vendita, quindi eBay, Amazon ecc…
  • Essere in questi marketplace anche ha un costo infatti tutti lavorano guadagnando sulle fee, qui ci sono le fee di eBay e qui le fee di Amazon.
  • Non sempre è buono aver fiducia totale nei confronti di tali marketplace, infatti puoi finire per competere con Amazon proprio in Amazon come spiega bene questo articolo del Wall Street Journal.
  • I tuoi margini di guadagno saranno sempre i più bassi in quanto sarai sempre l’ultimo anello della catena, e la concorrenza accanita fa si che dovrai sempre più abbassare i prezzi.
  • Non hai alcun potere per quanto riguarda la consegna dei prodotti, sia per la consegna in se ma anche per la qualità dei prodotti ed in caso di problemi sarai tu a metter la faccia nei confronti del cliente, no il fornitore.
  • Inoltre regalerai al tuo fornitore per ogni ordine tutti i dati e le referenze dei clienti, parlo quindi di nome, cognome, telefono, mail ecc…
  • Non sei nessuno nel web (e fuori) e tanto meno puoi farti un nome in quanto i prodotti non sono i tuoi.
  • E’ veramente difficile incontrare fornitore che assicurano un servizio ottimale anche nei tuoi confronti, quindi non solo nei confronti del cliente.
  • Le maggiori difficoltà le avrai nel momento e nel caso in cui ci sono dei resi (vedi in caso di merce con danni ecc…), la gestione di questi ultimi infatti è uno dei fattori più problematici in quanto il cliente avrà a che fare con due soggetti con interessi diversi.
  • Tutto ciò che guadagnerai ti servirà unicamente per il tuo sostentamento e non avrai margini per comprare traffico e advertising.

5 domande da farsi prima di iniziare un attività di dropshipping

  1. Perché un fornitore dovrebbe darmi un prezzo basso quanto quelle di altre organizzazioni che invece comprano in stock?
  2. Cosa posso offrire in più rispetto alla mia concorrenza?
  3. Il mio margine di guadagno sarà sufficiente in rispetto ai costi?
  4. So come generare traffico verso il mio negozio online? Considerando ovviamente che i miei margini saranno troppo bassi per fare campagne di advertising.

Quello che ti aspettta facendo dropshipping (ma che nessuno ti dirà mai)

Sono sicuro che se stai leggendo questo articolo qualcuno ti avrà già consigliato o almeno parlato del dropshipping. Ed è molto probabile che questo qualcuno ti abbia detto frasi del tipo:

“Puoi fare e-commerce a costo zero…”

“Con il dropshipping lavorerai comodamente da casa tua”

“Dovrai solo gestire gli ordini e lavorare poche ore al giorno”

Questo tuo amico non ti ha detto tutto, infatti questo è ciò che ti aspetta:

  • Creazione di un negozio online personale e realizzazione di e-shop nei maggiori marketplace generici e verticali.
  • Gestione ed ottimizzazione dei catalogo online.
  • Gestione e supporto ai clienti.
  • Amministrazione, fatture, pagamenti ecc;
  • Gestione delle problematiche come prodotti difettosi, consegne errate ecc…
  • Gestione dei conti della tua impresa e relazione con un consulente, pagamenti di tasse, contributi,ragion per cui si..

La fiscalità del dropshipping è la stessa di quella di una impresa ordinaria

A meno che tu non voglia sfidare la sorte (e lo stato) e fare tutto a nero. Ma è illegale, quindi lo sconsiglio vivamente!

Conclusioni

Le attività di cui ti dovrai occupare facendo dropshipping sono tutte attività che hanno un costo sia in tempo che in denaro, e che occuperanno gran parte della tua giornata. Alle volte (ahinoi!) pensiamo che il nostro tempo non abbia un costo, o che addirittura non abbia valore..ma non è affatto così!

Ancora hai voglia di iniziare a vendere in dropshipping? Probabilmente no. Ma non disperare, nella terza parte di questa mega guida parlerò di Tutti quei casi in cui è conveniente fare dropshipping.

guida al dropshipping

Guida al dropshipping per principianti 1/3

Vincenzo Calicchio No Comments



Sarà colpa della crisi o del fatto che qualcosa sta cambiando nella mentalità della gente però sono sempre di più le persone che vogliono mettersi in proprio, diventare autonomi, e ciò grazie ad Internet è sempre più facile. E’ però possibile iniziare un attività di Business senza soldi?

Si! È possibile, però solo a determinate condizioni e, inoltre, sempre si ha bisogno di denaro da investire, seppur meno che in una attività commerciale fisica. Alla fine l’unica cosa che conta affinché non perda tempo e soldi, è che la tua Idea sia attraente e nuova ma, bada bene, senza soldi non vuol dire senza lavorare duramente!

Sto parlando del Dropshipping, uno modo di fare business sfruttando l’e-commerce e che consente di aprire negozi onlinesenza tenere una sede fissa, senza magazzini, senza spese postali, unicamente gestendo ordini. Questa è una Mega Guida in 3 parti per apprendere cosa è e come funziona il Dropshipping…se vuoi cominciare con questa attività sei nel posto giusto! Alla fine di questa guida avrai più chiaro come sviluppare questa attività e se può esserti conveniente o meno e soprattutto in quale settore. Vuoi vendere vestiti in dropshipping? Vuoi vendere scarpe? Profumi? In un attimo scoprirai come!

Chi sono i soggetti del Dropshipping?

I soggetti in ballo nell’attività di dropshipping sono tre:

  1. Cliente: colui che compra il prodotto dal venditore attraverso il suo sito (o pagina di E-Bay, Amazon ecc..).
  2. Venditore: colui che riceve l’ordine dal cliente, lo trasmette al fornitore ed incassa dal cliente.
  3. Dropshipper: è il fornitore, ovvero colui che invia il prodotto al cliente per conto del venditore ed incassa da quest’ultimo.

Come funziona il DropShipping?

L’attività di dropshipping si sviluppa nei seguenti 6 passaggi:

  • Un fornitore mette a disposizione il suo catalogo di prodotti.
  • Tu pubblichi questi prodotti del fornitore nel tuo sito e nei marketplace più famosi e ti occupi di venderli.
  • Vendi questi prodotti e guadagni direttamente dal cliente finale.
  • Invii l’ordine al fornitore con i dati personali e di fatturazione e lui invia il prodotto al cliente finale.
  • Tocca a te ora pagare il fornitore.
  • Così guadagnerai sulla differenza tra ciò che il cliente paga a te e ciò che tu paghi al fornitore.

Vantaggi del Dropshipping

  • Nessuno spazio fisico, è una tipologia di lavoro che si può portare avanti tranquillamente da casa senza i costi tipici di un negozio o un ufficio. Hai bisogno solo di una connessione Internet.
  • Non ci sono prodotti da caricare o scaricare, non devi fare pacchetti, non c’è inventario e non c’è da gestire un magazzino.
  • Puoi comprare da qualunque fornitore e cercare le condizioni più vantaggiose del mercato
  • Hai bisogno di un basso investimento (in soldi ma non in tempo!).

Svantaggi del Dropshipping

  • I margini di guadagno su ogni prodotti sono molto bassi ragion per cui le entrate cominciano a farsi interessanti solo su un gran numero di ordini
  • La concorrenza in alcuni settori è molto alta e ciò ti obbliga ancora di più ad abbassare i prezzi
  • Hai uno scarso controllo della catena di lavoro in quanto ogni fornitore si avvisa ad un trasportatore di fiducia però chi “ci mette la faccia” sei tu e nel caso succeda qualcosa durante la consegna del prodotto la responsabilità nei confronti del cliente è la tua.
  • Difficoltà nell’incontrare fornitori. Ciò soprattutto in Europa in quanto è una tecnica di business arrivata solo di recente e che non occupa tutti i settori. È tutto nelle te capacità il saper sfruttare le nicchie vuote e dunque arrivare per primo in determinati mercati.
  • Basso investimento vuol dire bassi guadagni!

Un E-Commerce senza soldi..è possibile?

Come si può immaginare un business non è mai di successo a prescindere. Non diventerai ricco unicamente perché hai cominciato a fare dropshipping. Infatti ancor prima di cominciare bisogna conoscere il mercato, capire le sue tendenze e  conoscere i propri clienti. Inoltre fondamentale è creare un ottimo sito e soprattutto curarlo in ottica di posizionamento in motori di ricerca. Anche in questo caso, come per tante altre iniziative, non si avrà successo se non si passa prima da Google, la SEO è indispensabile per farsi trovare è indispensabile per farsi trovare e soprattutto per vendere.

Essere in cima alla SERP è come avere un negozio in Via Monte Napoleone a Milano o in Via del Corso a Roma, sei visibile a tutti ma arrivarci è duro. Non essere in prima pagina di Google lo sanno fare tutti ragion per cui ancor prima di competenze nella vendita è fondamentale avere competenze nel web, solo in questo modo sarà garantita la reddività con il dropshipping.

Conclusioni

Fin’ora sembrerebbe proprio che gli svantaggi sono molto meno importanti dei vantaggi e scommetto che stai già pensando di cominciare con il dropshipping però..non sai ancora tutto. Scoprilo leggendo la seconda parte di questa guida Tutto ciò che non ti dicono sul dropshipping.

 

fattori link building

I 6 fattori della Link Building da tenere sempre a mente

Vincenzo Calicchio No Comments



Senza dubbio per Google portare avanti una strategia intensiva di acquisizione di link vuol dire barare, quindi se non vuoi essere penalizzato bisogna far si che i backlink appaiano naturali ed a tal fine ci sono alcuni fattori della link building da tenere presente.

Aspetto fondamentale per conseguire link è vigilare la concorrenza, ovvero:

  • Verificare per quali parole chiave sono posizionati
  • Che tipo di strategia stanno attuando,
  • Quanti backlink stanno ottenendo
  • Che tipo di backlink stanno conseguendo
  • Come si regolano con gli anchor texts
  • Con che velocità hanno ottenuto quei link
  • Da chi stanno ottenendo tali backlink

Tutto ciò che dobbiamo fare è cercare di fare lo stesso. Il segreto sta nel seguire le best practices di mercato.

Che tipo di azioni di Marketing stanno portando avanti? Quali gli stanno dando i migliori risultati? E’ per esempio possibile che la concorrenza abbia realizzato un evento, un video, un infografica ecc…e che di conseguenza hanno ottenuto menzioni e link oppure che abbia organizzato una campagna che, contrariamente, non ha ottenuto risultati degni di nota. Sono tutte cose che nell’organizzazione di una strategia dovremmo sapere, a tal fine ci aiutano tanto strumenti SEO come SEMrush, Sistrix, Majestic ecc…

Ma quali sono gli elementi da tenere bene a mente, e quindi da non sottovalutare assolutamente, nell’attuare una strategia di Link Building?

PERCENTUALE LINK NO FOLLOW E LINK DO FOLLOW

Cosa sono i link NoFollow? e cosa sono i link DoFollow? Esistono due tipologie di backlink che si possono conseguire o creare in una pagina web, questi sono appunto i link NoFollow ed i DoFollow. Ciascuno dei due ha delle proprietà diverse sebbene entrambi servano per posizionarsi (anche se tanti dicono il contrario).

Che differenza c’è tra i backlink DoFollow e NoFollow?

I Dofollow sono la tipologia di link che più aiutano per il posizionamento. Nel momento in cui una pagina ci linka con questa tipologia, ci trasferisce PageRank e ciò conta anche come voto di qualità verso il nostro sito. Sebbene questo fattore non sia tanto importante come una volta continua ad essere importantissimo per Google.

I Nofollow sono la maggioranza di link che si ricevono ed al contrario dei DoFollow non trasferiscono PageRank e servono per proteggersi da eventuali futuri problemi del sito web linkato, giacché se un sito è penalizzato e lo teniamo linkato,anche il nostro portale sarà passibile di penalizzazione.

L’algoritmo di Google, nel momento di posizionare un sito considera ugualmente positivi anche i link NoFollow dal momento che un sito ci linka è perché considera i nostri contenuti degni di nota e se non lo fossero non sarebbero linkati, è evidente.

E’ vero, i link DoFollow sono migliori dei Nofollow, ma la strategia migliore è quella di tenere un buon equilibro tra gli uno e gli altri giacché Google potrebbe arrabbiarsi se capisse che tali backlink sono conseguiti con l’unico scopo di posizionamento. Per quanto riguarda i link da un nostro sito ad un sito terzo, quello che raccomando è di porre il DoFollow unicamente se si è sicuri dell’affidabilità di tale portale, nel caso di dubbio è meglio usare un NoFollow

In linea generale non esiste una percentuale esatta da tenere in conto, generalmente dipende dal mercato e dal settore in cui stiamo lavorando ma sicuramente ci sono da fare alcune considerazioni puramente statistiche. Se si hanno tutti i link dofollow è senza dubbio anomalo, naturalmente sarebbe molto difficile (se non impossibile) specialmente per siti che sono online da anni e ricevono numerosi backlink. Un ammontare di  backlink naturale sarà composto spontaneamente da link di vario tipo, sia dofollow che nofollow

Quindi ciò che consiglio (come sempre ) è osservare la percentuale la percentuale di link NoFollow e DoFollow della concorrenza in SERP. A tal fine consiglio di usare il tool freemium Openlinkprofiler.org che da risultati del tipo questo in immagine.

percentuale nofollow

PERCENTUALE LINK ALLA HOME E DEEP LINK

Laddove per deep link s’intendono tutti quei link alle pagine interne (quindi non la home). Una pratica molto comune è quella di indirizzare tutti i nostri backlink alla Home page, però tale consuetudine è più che penalizzata giacché linkare unicamente alla pagina principale non è naturale. Quindi fattore importante di link building da tenere a mente è portare backlink anche alle pagine interne, così facendo a queste sarà data una “forza” maggiore e si migliorerà il posizionamento delle pagine più profonde.

Ciò che non bisogna fare, quindi, è conseguire collegamenti focalizzandosi solo sulla home, infatti di solito la maggioranza dei link arriva alle pagine interne (un articolo, un prodotto, un servizio ecc…). Anche in questo caso la giusta percentuale dipende dal mercato, per cui, anche in questo caso consiglio di osservare la concorrenza.

percentuale-homelink

VOLUME DI BACKLINK

Per quanto riguarda il volume di link s’intende l’ammontare di:

  • Backlink
  • Domini di riferimento
  • IP di riferimento

Al fine di analizzare in tal senso la concorrenza consiglio di usare la versione Freemium di Majestic da cui ho ricavato questo screenshot.

volume backlink

Anche in questo caso non esiste un valore preciso di questi fattori che dobbiamo seguire nella nostra strategia di Link Building,ma ciò che dobbiamo fare è tenerci sugli stessi livelli della concorrenza nella top 10. Possiamo anche avere valori più alti ma è consigliabile conquistarli nel tempo, altrimenti Google s’arrabbia.

AUTORITA’ DELLE FONTI DI BACKLINK

Nel fare SEO è molto meglio avere pochi link da siti considerati autorevoli che migliaia da siti irrilevanti e questo è un fattore della link building rilevantissimo! Ciò non vuol dire che dobbiamo rimanere con pochi link in entrata e tutti di qualità, però se vogliamo prestare attenzione nello sviluppare la nostra strategia dobbiamo far molta attenzione al bilanciamento tra fonti autorevoli e non.

Quando una fonte è ritenta autorevole secondo Google?

Quando parliamo di siti con autorità ci riferiamo a pagine con le seguenti caratteristiche:

  • Alto Domain e page authority (che possiamo calcolare con strumenti come questo di MOZ). Una interessante disputa sta nel capire se link da domini .edu o .gov abbiano un valore maggiore di domini standard, è probabile che sia così infatti tali domini di solito hanno un DA più alto ragion per cui sarebbe molto importante ricevere collegamenti da tali siti.
  • Che sono relazionati con la tematica che trattiamo nel nostro sito

Ci sono quindi vari modi per misurare l’autorevolezza, oltre a DA e PA un altro è tener il Trust flow (riferito all’authority) ed il citation flow (riferito all’ammontare di link) di Majestic. Questi due tassi, calcolabili anche dalla versione Freemium sono riferiti quindi alla qualità ed alla quantità e devono essere il più bilanciati possibile. Se il trust flow è minore del citation flow allora dobbiamo lavorarci su. Per esempio un caso unico è quello di SEMrush che presenta un TF maggiore del CF (come si vede dall’immagine).

trust flow majestic

VELOCITA’ DI CONSEGUIMENTO BACKLINK

Per velocità s’intende il tempo impiegato per raggiungere un determinato ammontare di link. Nel portare avanti una strategia  bisogna essere il più possibili naturali, non è normale ricevere un picco di link tutti nello stesso giorno (e soprattutto con cadenze fisse). Bisogna ripartire i nostri compiti di link builders durante tutto l’arco di un periodo, dunque evitare di dedicarsi a quest’attività sono un giorno specifico e laddove si abbia, per esempio, una media di 100 link in entrata al mese, cercare di mantenere tale media sebbene sia normale conseguirne poco meno o poco più. Ciò che non è normale è che un mese riceviamo 20 link, il mese dopo 30.000 ed il seguente ancora 200.

La crescita dei link deve essere graduale nel tempo sia come numero di link che come numero di domini, soprattutto importante non fare avere una caduta nella crescita del backlink. Ciò suonerebbe innanzitutto innaturale,oltre che controproducente, infatti se la concorrenza continuasse a costruire link molto probabile scivoleremmo giù in SERP.

velocità backlink

ANCHOR TEXTS DEI LINK IN ENTRATA

Con gli aggiornamenti che nel tempo Google ha apportato all’algoritmo, alcune delle pratiche che prima erano più gettonate sono diventate penalizzanti. Tra queste c’è il fare Link Building ricevendo backlink con anchor text (testi di ancoraggio) ricchi in parole chiave, ovvero inseriti su parole che costituiscono le nostre keyword su cui vogliamo posizionarci.

Affinché possiamo posizionarci senza paura di essere penalizzati, oggi fattore fondamentale da tenere a mente nel fare link building è variare gli anchor text in maniera naturale, per esempio se stiamo lavorando per una pizzeria di Salerno chiamata “Pulcinella” non dobbiamo avere solo link con anchor text “Pizzerie Salerno” ma anche:

  • Pizzeria Pulcinella (anchor text di brand)
  • www.pizzeriapulcinella.comhttp://www.pizzeriapulcinella.com/ (anchor text di dominio)
  • Pizzeria Pulcinella Salerno, Salerno pizzeria Pulcinella ecc (anchor text di parola chiave e brand)
  • Raccomando fortemente di mangiare in questa pizzeria di Salerno, dove.. (parola chiave in una frase)
  • Sito web, Clicca qui, Scopri di più ecc..(anchor text generico)
  • Anchor text immagine

Anche in questo caso, dunque, non esiste una percentuale perfetta di anchor text,  dipende dal settore ragion per cui ancora una volta ciò che consiglio è di analizzare la concorrenza. In immagine la variazione degli anchor text per SEMrush.

anchor text semrush

 

Questi sono i 6 fattori per me imprescindibili da tener presente quando si porta avanti una strategia di Link Building, dimenticare o sottovalutare anche una sola di queste variabili può essere fatale. Siete d’accordo? Ci sono altri fattori per voi fondamentali? Commentateli e sono ben felice di aggiornare l’articolo menzionandovi! 

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condividere contenuti web

Le 6 persone che condividono contenuti

Vincenzo Calicchio No Comments



Condividere informazioni non è qualcosa di nuovo nella nostra società, è parte della natura umana. Il mondo è pieno di persone che condividono contenuti.  Da sempre la gente esprime idee ed opinioni a proposito dei prodotti e dei servizi che considerano, in qualche modo, rilevanti. La grande novità è che tutto ciò oggi si fa online, più velocemente e più spesso, rivolgendosi ad una platea potenzialmente più vasta.

Questo nuovo modo di relazionarsi e di condividere nella società contemporanea rappresenta un’opportunità per le aziende ed i brand. Questenorme mole di informazioni, provenienti dagli utenti di social e portali di ogni tipo, è oro colato.

E’ quindi fondamentale per le imprese definire una buona strategia di contenuti. Ciò rappresenta un fattore chiave al fini di raggiungere gli obiettivi di engagement, conseguire leads ed, infine, vendere.

Chi sono le persone che condividono contenuti?

In uno studio del New York Times, The Psychology of sharing, Brian Brett è riuscito a segmentare gli utenti che condividono contenuti in sei tipologie:

  1. Gli altruisti. Condividono le informazioni che ritengono utili in quanto credono che qualcuno ne può avere bisogno. Normalmente, si aspettano in cambio una menzione o almeno un “grazie”.
  2. I professionisti. Sono le persone che condividono le informazioni relative alle loro finalità professionali e che scambiano idee per ottenere benefici in termine di reputazione, sia per la propria impresa che per una rete di contatti.
  3. Gli Hipsters. Sono quelli che hanno fatto della “condivisione” la loro filosofia di vita. Condividere informazioni li aiuta a sviluppare una propria personalità e a dare un immagine “moderna” di se stessi agli altri.
  4. I polemici. Sono utenti che condividono contenuti polemici e spinosi per generare un dibattito e provocare la reazione delle persone. Fare scalpore è il loro unico obiettivo.
  5. Gli organizzatori. Sono coloro che condividono avendo come unico obiettivo  organizzare eventi e serate, mettere in contatto altre, pianificare incontri, incontrare e relazionarsi con gli altri.
  6. I Selettivi: Sono gli utenti che condividono solo specifiche informazioni con specifiche persone, e solo fin quando ottengono un feedback dai loro contatti. Se non ricevono risposta ai loro contenuti, o se smettono di considerarli rilevanti, ne terminano immediatamente la condivisione.

Questi profili di persone hanno, tra le varie cose, una caratteristica in comune: ragioni emotive, ovvero il desiderio condividere la propria quotidianità e la voglia di essere i primi a dare quella informazione.

A mio parere, nell’articolo del Nyt si tralascia una categoria fondamentale, quella che ritengo più fastidiosa:

  • I compulsivi. Coloro che avvertono, per un motivo sconosciuto alla medicina moderna, la necessità di condividere tutto ciò che gli passa per la mente e che hanno avanti agli occhi. Fanno, dunque, sharing dei contenuti più assurdi, dai classici gattini agli articoli di Repubblica, dalle foto con citazione di Mussolini ai video di bimbi cinesi che suonano uno strumento raro. Inoltre sono i primi a postare notizie sulla morte (vera o presunta) di personaggi famosi.

Segmentare in questo modo il pubblico a cui indirizzare la propria strategia di marketing rappresenta un enorme vantaggio per i copywriter: la possibilità di ottimizzare i contenuti in base al proprio target, in modo che questi vengano condivisi più facilmente.

Fattori chiave per far si che i tuoi contenuti siano condivisi

Nel New York Times, a conclusione dello studio, è stilata una lista di consigli per aumentare il tasso di condivisione dei propri contenuti.

  • Appellarsi alle motivazioni dei consumatori a connettersi tra loro (e non con il brand): infatti, le persone navigano l’internet più per ragioni sociali, come rimanere in contatto con amici e parenti, che per collegarsi alle imprese.
  • Dare ed ispirare fiducia. la fiducia nella fonte del contenuto è ciò che ne garantisce la condivisione. Gli utenti amano sentirsi presi in considerazione e, soprattutto, amano sentire le imprese vicine al loro modo di essere e di vivere.
  • Comunicare in modo semplice. è inutile perdersi in formalismi di linguaggio. Le persone sul web cercano informazioni rapide, semplici ed efficaci.
  • Fare ricorso al senso dell’umorismo. gli utenti del web navigano per passare dei momenti di leggerezza e spensieratezza. Essere divertenti è senza dubbio importante.
  • Dare un senso di urgenza. 

Personalmente non sono approvo quest’ultimo punto. È vero che i contenuti di tale tipologia vengono condivisi più facilmente, ma sfruttano tecniche di click baiting delle peggiori. Sono fermamente convinto che tali tecniche, a lungo andare, non paghino: a lungo andare paga solo la qualità.

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