• +39 329 26 75 293
  • info@mianonnanonlocapisce.com

SEO

cosa è il digital marketing

Cosa è il Digital Marketing e come raggiungere i propri obiettivi

Giovanni Passaro No Comments

Quando parliamo di internet advertising, ci si apre davanti un mondo complesso e pieno di infinite possibilità (diciamo che in generale le possibilità per spendere soldi sono infinite), non sempre di immediata comprensione per i non addetti ai lavori. Ragion per cui ho deciso di scrivere questa guida su che cosa è il Digital Marketing.

A chi mi domanda perché dovrebbe fare internet advertising, o meglio perché dovrebbe preferire spendere i suoi soldi sullo schermo di un computer piuttosto che su un media più tradizionale (pensiamo al volantinaggio, alle affissioni, alla radio, alla tv, ai cartelloni pubblicitari…), di solito fornisco quattro semplici motivazioni, in grado di convincere anche i più scettici:

Il Marketing Digitale, a differenza della pubblicità attraverso media tradizionali, ti fornisce:

  • Una altissima possibilità di targettizzazione;
  • La possibilità di personalizzare la comunicazione, a seconda della persona alla quale stai parlando (pensiamo, ad esempio, alle possibilità offerte dal remarketing);
  • La possibilità di misurare le campagne e l’investimeno in tempo reale ed in maniera precisa e puntuale: so dove sto spendendo e quali sono i risultati che sto portando, quale è il mio ROI, le mie visite, le mie vendite, ecc, il tutto monitorato in tempo reale;
  • Alta possibilità di fidelizzazione dei Clienti;
  • Possibilità di modifica ed adattamento delle campagne in corso: se mi accorgo che qualcosa nella comunicazione non va, o che non sto spendendo in maniera ottimale, posso cambiare in pochi minuti.
  • Una schiera vastissima di Canali di comunicazione, da Google a Facebook, a WhatsApp ad altri innumerevoli canali e tool professionali o meno, a pagamento o meno…

Convincere i più scettici non è un esercizio facile, per questo solitamente fornisco esempi pratici, per far capire che le belle parole dette sopra, hanno anche un significato concreto.

Andiamo quindi ad analizzare, nella pratica, il significato di ognuno dei vantaggi dell’internet advertising

Cosa è il Digital Marketing? E’ Targettizzazione!

cosa e il digital advertising

Esempio di scelta del pubblico target per una campagna pubblicitaria su Facebook

Immedesimiamoci, ad esempio, in un rivenditore di scarpe da calcetto, che voglia strutturare la propria campagna pubblicitaria rivolgendosi soltanto ad un pubblico estremamente preciso e geolocalizzato. In questo caso, facendo internet advertising utilizzando Facebook, è possibile ottenere una precisione estrema!

Nell’esempio riportato, per come è stata strutturata la campagna, andremo a mostrare il nostro messaggio solo e soltanto ad utenti residenti in determinati comuni (es. Agropoli, Benevento, Napoli e Salerno), con la possibilità di escludere aree specifiche (nell’esempio abbiamo escluso Avellino). Inoltre il target è raffinato scegliendo l’età del nostro target (dai 18 ai 42 anni per questo esempio), il genere (in questo caso soltanto uomini) ed addirittura gli interessi (adesempio gli amanti del calciotto, del calcio a 5, del calcetto con gli amici ecc.). Capite che, andando a parlare solamente a questo target cosi specifico, abbiamo molte più possibilità di andarci a rivolgere ad un pubblico che è davvero interessato al nostro annuncio, e non disperdere il nostro budget pubblicitario verso un pubblico di persone che il calcetto non sa neanche cosa sia.

Possibilità di personalizzazione della comunicazione

Avete presente quando cercate, ad esempio, un albergo in una città nella quale vorreste andare, ma non effettuate la prenotazione in quel momento, e nei giorni successivi venite “colpiti” da messaggi pubblicitari che vi propongono di prenotare un albergo, proprio nella città che vorreste visitare, e proprio per i giorni in cui avete bisogno albergo?Bene, questo è il remarketing, e potreste trarne vantaggi anche voi da questo tipo di strumento. Il remarketing in ambito internet advertising consente, nella sua forma più semplice, di capire quale  sia l’interesse specifico di una persona attraverso la sua navigazione, ed è in grado di proporre un messaggio mirato proprio a quella stessa persona.

cose il digital advertising

Un esempio di remarketing, dove viene mostrato l’annuncio dello stesso hotel che avevamo cercato in precedenza, su diversi siti internet

Inoltre il Digital Marketing offre molte ulteriori possibilità di personalizzazione del messaggio, sfruttando anche i criteridi targettizzazione mostrati nel punto precedente (ad esempio, agli uomini mostro un messaggio alle donne un altro, con minori di 30 anni insisto su un messaggio, diverso da coloro che hanno un’altra fascia di età, con coloro che abitano in una città uso un tipo di comunicazione diversa da quelli che abitano in un’altra città).

Possibilità di misurare le campagne in tempo reale

L’internet advertising ti da la possibilità, in qualsiasi momento, di conoscere quanto stai spendendo, come lo stai spendendo, e quali risultati ti stai portando a casa. Grazie alle avanzate dashboard messe a disposizione dai vari Facebook e Adwords e da tutti gli altri grandi player, è possibile capire praticamente già dopo pochi giorni come sta performando una campagna, se si sta spendendo nel modo giusto, o se bisogna adottare qualche accorgimento per raggiungere risultati migliori.

Prendiamo invece, ad esempio, una campagna pubblicitaria acquistando una inserzione su un giornale locale stampato. Sappiamo quanto spendiamo, ma abbiamo soltanto una vaga idea su quante persone effettivamente vedranno il nostro annuncio, e soprattutto su chi siano questi utenti e quali siano le loro caratteristiche. Ma la cosa a mio avviso più grave, è che non è davvero difficile sapere con precisione quali sono i ritorni dei soldi spesi su quel mezzo.

L’internet advertising, risolve tutto ciò, vediamo un esempio.

digital advertising cosa è

Un esempio dei dati per monitorare le campagne di internet advertising

In questo caso, come vediamo, sappiamo con precisione quante e quali persone abbiamo raggiunto nel periodo di tempo selezionato (nel nostro specifico caso, oltre 10.000), quanto abbiamo speso (40€) , e quali sono stati i nostri risultati raggiunti, ad esempio e-mail raccolte, vendite ecc (nel nostro caso, 7, con un costo unitario di 5,72€).

Naturalmente questo è soltanto un esempio ma Facebook, Adwords e tutte le altre maggiori piattaforme di internet advertising offrono la possibilità di analisi di dati molto più dettagliate rispetto a questa.

Possibilità di modifica ed adattamento delle campagne in corso

Proprio grazie alla mole di dati ai quali abbiamo accesso in tempo reale possiamo, una volta avviata una campagna, capire con estrema precisione cosa sta performando bene e cosa sta performando male, e procedere con quella fase che viene chiamata ottimizzazione delle campagne, andando a prendere tutti quegli accorgimenti necessari per migliorare i risultati ottenibili dalle nostre campagne di internet advertising .Cosi, ci accorgeremo che magari un tipo di annuncio funziona megliocdi un altro, che un messaggio è più o meno incisivo, che un target non funziona bene come invece ci aspettavamo, o che ad esempio la pubblicità sui cellulari funziona meglio di quella sui computer fissi.

Per agire su queste leve, ed ottenere auspicabili ritorni da quello che spendiamo in pubblicità, grazie all’internet advertising è possibile prendere i giusti correttivi, semplicemente con qualche click e con l’aiuto di esperti del settore, in grado di ottimizzare il vostro ritorno sullo speso.

 

tempo per essere primi su google

SEO: Quanto tempo ci vuole per posizionare un sito?

Vincenzo Calicchio No Comments

In quanto consulente di Web Marketing ed in quanto il mio obiettivo di lavoro sia generare leads e vendite, una delle domande sulla SEO che mi fanno più spesso è: “Quanto tempo ci vuole per posizionare un sito in prima posizione per la parola chiave che ho scelto?”. Rispondere a tale domanda non è cosa semplice, infatti la domanda è mal posta (senza offesa) ed il quesito nasce da una concezione della SEO ormai superata.

Nuova SEO vs Vecchia SEO

La strategia di un tempo si basava sull’identificare le parole chiave più rilevanti per la vostra attività, che attraevano il maggior traffico e che non presentavano una grossa competizione. Bastava individuare 5-10 parole chiave “d’oro” che, da sole, avrebbero attirato una buona parte del traffico. Quando qualcuno si presenta da noi e dice “Ho bisogno di posizionarmi primo per queste parole chiave”, noi sappiamo che è chiaramente vittima quel paradigma.

Quella strategia di parole chiave va evitata perché, con rarissime eccezioni, non esiste nessuna parola chiave, o gruppo di parole, che attrarrà sul vostro sito la quantità di traffico desiderata, perlomeno non tanto quanto potrebbe fare una coda lunga di ricerca. L’aspetto da comprendere è che focalizzarsi solo su un gruppo di generiche parole chiave non basterà ad attirare tutti gli utenti che sono alla vostra ricerca.

tempo per posizionare un sito

La SEO attuale si costruisce sempre più sulle ricerche spontanee, ovvero sulle domande spontanee che scrivono gli utenti, generalmente composte da due o tre parole. Questo accade perché gli utenti si avvalgono anche di strumenti come Siri e Google Now per porre oralmente le loro domande, piuttosto che scriverle.

Inoltre, le persone includono sempre più dettagli nelle loro ricerche per arrivare ai risultati più velocemente. Queste parole chiave sono molto più facili da posizionare in quanto non sono molto competitive. Sono anche più rilevanti perché includono più dettagli ed il traffico per queste parole ha una maggiore velocità di conversione. Questo insieme di parole in coda trova molti più risultati di quanti ne otterreste adoperando le vostre “parole chiave d’oro”. Dunque, l’obiettivo per il posizionamento non è basarsi su poche parole chiave immutabili, ma focalizzarsi su un numero di ricerche spontanee molto più ampio, che cresce e cambia costantemente.

Posizionarsi non è poi così importante!

Posizionarsi è importante, ma non è il parametro sul quale dovreste concentrarvi. Se con la domanda “Quanto tempo impiega la SEO per essere efficace?” intendete “Quanto tempo ci vorrà per posizionarmi tra i primi?” allora state confondendo i risultati con il successo. Arrivare primo è un risultato che i consulenti SEO possono vendere con facilità, perché sono emozionalmente appaganti, ma non serve a nulla senza che il traffico generi lead e vendite, ovvero l’essenza del successo. Questo è il motivo per il quale dovreste affidarvi solo a SEO professionali, che si concentrano sui successi, piuttosto che sui meri risultati.

La domanda che dovreste fare

Ora che siete consapevoli di quanto la SEO sia cambiata e che volete i vostri lead e vendite piuttosto che solo il posizionamento, la domanda che dovreste porre è “Quanto impiega la SEO per iniziare a generare lead e volume di vendite?”

Ok perfetto, dunque quanto impiega la SEO per essere efficace?

Ora siamo pronti per rispondere alla giusta domanda e la risposta è… dipende. Frustrante, vero? Ma è la verità. Da cosa dipende? Dipende da vari fattori: da quanto tempo il vostro sito è in giro, quanta SEO è stata fatta su di esso precedentemente, in che stato è il sito, quanto contenuto c’è sopra, la situazione dei link e molti altri fattori SEO (vedasi l’infografica sotto). Nessun sito parte dalla stessa situazione di un altro, anche se sono nello stesso settore e competono per gli stessi clienti.

Ecco, invece,uno scenario plausibile (od ovviamente di massima) su quali dovrebbero essere le attività SEO da svolgere nei primi mesi e cosa potete aspettarvi.

  • Mese 1Ricerca e scoperta, ispezione del sito, strategia per le parole chiave e pianificazione. Se questa fase viene completata rapidamente, è possibile iniziare a fare aggiustamenti tecnici già nel primo mese. In altri casi, la fase di ricerca e analisi del sito può durare più di un mese.
  • Mese 2Iniziare il lavoro tecnico della SEO, che consiste nell’apportare modifiche al sito in base ai risultati della sua ispezione. In alcuni casi il sito web necessita di essere ristrutturato e possono volerci mesi. Altre attività SEO, come lavorare al profilo backlink e creare contenuti, possono essere svolte contemporaneamente alla ristrutturazione del sito ma se vi ritrovate in questa situazione, pur facendo SEO a tutti gli effetti, difficilmente vedrete miglioramenti in quanto i risultati saranno evidenti solo avendo definitivamente implementato tutte le modifiche della ristrutturazione.
  • Mese 3– Iniziate a focalizzarvi sulla creazione dei contenuti. Blogging, FAQ, guide ed istruzioni, articoli, nuovi prodotti, informazioni sulla compagnia etc… Dovreste iniziare a vedere dei risultati sul posizionamento entro la fine di questo mese e se ciò si trasforma in lead e vendite è ancora meglio, ma non è detto che sia ancora giunto il momento.
  • Mese 4– Creazione costante di contenuti, ottimizzazione tecnica del sito web, sviluppo di un profilo backlink sano (operazione che può includere la bonifica dei link di bassa qualità). Entro la fine di questo mese, potete aspettarvi di vedere un deciso miglioramento nel piazzamento, nel traffico e nella generazione dei lead. Non sarà assolutamente comparabile ai risultati che otterrete dopo 12 mesi di SEO, ma sarà abbastanza per iniziare a notare che sta effettivamente funzionando.
  • Mese 5– In questo mese, o forse già precedentemente, avrete iniziato ad incorporare la gestione social media nel vostro piano d’azione per diffondere i vostri contenuti ed incrementare il traffico verso il vostro sito, inventandosi (magari) le strategie più assurde come quelle dei due casi di seguito:
    ✓ La pazza strategia Social della Pizzeria Ugi’s di Buenos Aires
    ✓  Strategie Social per i B2B

    Questo può contribuire positivamente ad un profilo link sano, spontaneo e generare lead. Dovreste poter notare un incremento del traffico dovuto alla SEO ed un conseguente maggior numero di lead.

  • Mese 6– Se il vostro volume di traffico ha raggiunto i 5,000 visitatori mensili (bada bene dipende sempre dal settore!), potrebbe essere utile intervenire sul tasso di conversione per incentivare la quantità di traffico che si trasforma in vendite o lead. Da ora in poi, i vostri sforzi potrebbero concentrarsi sulla creazione dei contenuti e la loro promozione, oppure potreste dedicarvi ad altre attività più creative. Tali attività variano molto in base al tipo di compagnia e di sito web che avete.

Molti consulenti SEO vi diranno che servono dai 4 ai 6 mesi prima di vedere dei risultati. Questo è generalmente accurato, ma ricordate che questo corrisponde al tempo necessario per iniziare a vedere i risultati, e che l’efficacia della SEO cresce con il tempo. Qualunque risultato otterrete dopo 6 mesi sarà notevolmente minore di quello che otterrete dopo 12 mesi. Se invece notate un calo dei risultati, sarà meglio puntare a mantenerli stabili piuttosto che ad accrescerli.

Conclusioni: non fermatevi troppo presto!

Molte compagnie sottovalutano la quantità di tempo e denaro necessaria per essere efficaci con la SEO. Normalmente, il successo non si ottiene nei primi 3 mesi, anche con un sano budget SEO. Ho visto compagnie iniziare bene e concludere dopo 2 o 3 mesi, dicendo “Non stavamo ottenendo i risultati necessari a giustificare i costi”. Questo mi fa capire che hanno intrapreso l’operazione con delle aspettative irrealistiche. Se non avete le risorse per un periodo che va dai 6 ai 12 mesi, sarebbe meglio investire su altro.

Pagare per pochi mesi di SEO è, in genere, un totale spreco di soldi. La SEO è una tattica di marketing che rende sul lungo termine, non un modo per generare profitto immediato. Se, invece, fate un investimento adeguato e pianificate un’operazione di SEO che duri il tempo necessario, la tattica SEO è una delle strategie di marketing con il migliore ROI (Ritorno sull’Investimento) disponibili in circolazione.

Hai trovato interessante questo articolo? Se si, dacci forza e coraggio…condividi ed iscriviti alla nostra newsletter!

La tua email (richiesto)

Cliccando su "Iscriviti" acconsentirai a ricevere aggiornamenti tramite email da Mia Nonna non lo capisce. La tua mail non sarà mai venduta (o ceduta in qualsiasi altra forma) a nessuno. Per qualsiasi altra informazione in merito al trattamento dei dati rimandiamo alla Privacy Policy.

Infografica di Search Engine Land

infografica seo

La tavola periodica della SEO

Translator: Valerio Graziano Fonte: Forbes

 

come-fare-un-redirect-301-in-wordpress

Come fare un Redirect 301 in WordPress

Vincenzo Calicchio No Comments

Chi si occupa di SEO spesso si trova nella condizione di dover fare dei Redirect per alcune pagine web, e ciò accade o perché sono diventate obsolete o perché abbiamo sviluppato contenuti aggiornati ai quali ci interessa accedano gli utenti.

Si ma effettivamente… come fare un Reindirizzamento? Per aiutarti ho deciso di tradurre questa semplice guida di Mayte Saa, una volta arrivato alla fine avrai le risposte alle tue domande! Per realizzare qualsiasi Redirect dobbiamo tenere a mente alcune raccomandazioni che ci aiutano a non perdere traffico e ad avere più visite. Ecco quali…

Che cos’è un Reindirizzamento?

I Reindirizzamenti (in inglese Redirect) permettono di inviare il traffico che si dirige verso una URL verso un altra URL differente. Così accade che, quando un utente o un bot di un motore di ricerca provano ad accedere ad una pagina in cui c’è un redirect, vengono automaticamente portati verso un altra pagina.

redirection-301

Che tipo di Redirect devi conoscere?

I reindirizzamenti che bisogna conoscere sono sostanzialmente due:

Redirect 301

Il 301 è un reindirizzamento permanente, ossia, indica ai bot che la pagina è stata definitivamente spostata ad una nuova URL. Con questo redirect i motori di ricerca si dimenticheranno della URL vecchia e conferiranno alla nuova circa il 90% della sua autorità di pagina.

Redirect 302 

Il 302 è un reindirizzamento temporale che informa che il contenuto di una determinata URL è momentaneamente spostato verso un altra URL. Con il redirect 302 indirizziamo utenti e bot verso la nuova pagina però non conferiamo a questa alcuna autorità.

Quando bisogna usare i Redirect 301?

I reindirizzamenti sono utili per non perdere il traffico attraverso le pagine ben posizionate che, però, per qualche motivo non vogliamo continuare ad utilizzare. Ecco alcuni di questi motivi:

  • Pagine che sono diventate obsolete (prodotti di un eCommerce che non sono più venduti, articoli di un blog oramai non più utili ecc…).
  • Pagine che contengono contenuti duplicati… il male di ogni sito web! Un esempio? Il più classico dei classici è quando la home page di un siti è sia su http://www.sito.com che su http://sito.com.
  • Quando c’è un cambio di dominio da uno vecchio ad uno nuovo.
  • Pagine per cui ci interessa cambiare la URL per ragioni di SEO.
  • Pagine che contengono i tanto odiati errori 404.

Non curare queste situazioni è sicuramente uno degli errori SEO più comuni, e ricorrere ai redirect 301 in questi casi permette di conservare il posizionamento nei motori di ricerca e quindi non perdere traffico.

Come fare un Redirect 301 in WordPress?

Se gestisci un sito in WordPress e ti occupi di SEO devi sapere che per poter fare un 301 nel nostro sito abbiamo due opzioni:

  • Reindirizzamenti tramite file .htaccess

E’ l’opzione suggerita da Google, ma sicuramente molto più difficile da implementare. Se sei un impavido ti lascio questa utile guida:

  • Redirect 301 tramite Plugin

Sicuramente avrai familiarità con i plugin. Esiste praticamente un plugin per tutto e, dunque, esistono anche per configurare reindirizzamenti di ogni tipo. Se, giustamente, hai paura a modificare il file .htaccess ti raccomando fortemente di utilizzare questa seconda opzione.

Ecco una piccola lista di plugin utili per fare redirect 301 con WordPress:

  1. SEO Redirection Plugin: Sicuramente tra i migliori plugin con questo scopo. Permette di operare sui 301, 302 e di monitorare gli errori 404 (quest’ultimo passaggio potresti in ogni caso farlo con Google Search Console), molto ultile per fasi di cambiamento all’interno di un sito web.
  2. Redirection: Anche questo plugin permette di fare redirect 301 e di fare un monitoraggio degli errori 404. La cosa che più mi piace di questo strumento è la possibilità di analizzare il numero di volte che viene effettuato il reindirizzamento (numero di visite tramite la URL vecchia).
  3. Quick Page/Post Redirect Plugin
  4. Eggplant 301 Redirects

E Tu? Monitori gli errori 404 del tuo sito? Fai i dovuti reindirizzamenti? Sono sicuro che con questa Guida Rapida per fare Redirect 301 in WordPress già puoi cominciare a lavorarci su…

Hai trovato interessante questo articolo? Se si, dacci forza e coraggio…condividi ed iscriviti alla nostra newsletter!

La tua email (richiesto)

Cliccando su "Iscriviti" acconsentirai a ricevere aggiornamenti tramite email da Mia Nonna non lo capisce. La tua mail non sarà mai venduta (o ceduta in qualsiasi altra forma) a nessuno. Per qualsiasi altra informazione in merito al trattamento dei dati rimandiamo alla Privacy Policy.

 

link building e wikipedia

Link Building e Wikipedia: lo strano rapporto

Vincenzo Calicchio No Comments

Il rapporto di Amore-Odio tra Link Building e Wikipedia è già stato trattato su questo blog in questa Guida a come fare Link Building su Wikipedia, ma sicuramente la complessità del tema e le varie e discordanti teorie in gioco rendono necessario approfondire l’argomento. Avete mai sentito di Wiki-Pr? Andate avanti nella lettura e ne scoprirete delle belle!

Lo scandalo Wiki-PR

Non ebbe grande risonanza in Italia la notizia che nel 2013 Wikipedia si vide obbligata a cancellare 250 profili di editor della piattaforma, ciò perché questi approfittavano della visibilità del portale per promozionare imprese in cambio di denaro (dunque una vera e propria attività di Business..ed a quanto pare anche lucrativa!)

Il caso di Wiki-PR ha suscitato una grande polemica intorno a Wikipedia, facendo nascere ancora una volta dei dubbi in merito alla neutralità delle informazioni. Wiki-PR è (o era?) una impresa con sede negli USA ad Austin, Texas e che ha creato e modificato voci della libera enciclopedia per circa 12 mila clienti. Data la visibilità di Wikipedia, che appare sempre tra i primi risultati in SERP e che è unanimemente ritenuta una fonte attendibile (soprattutto da Google), l’informazione che appare nella piattaforma riferita ad un determinato prodotto/servizio genera una ottima immagine per il brand oltre che essere il sogno di tutti coloro si occupano di link building come si vede dall’analisi del dominio (di cui tra l’altro non ce n’era neanche bisogno!).

ranking wikipedia

Tale agenzia specializzata si presentava come “manager di pagine” di Wikipedia e su Twitter scrivevano “Non dovrai mai più preoccuparti di Wikipedia..” ed a quanto pare è stata operativa dal 2010.

Lo scandalo Wiki-PR fu di tale portata che è normale domandarsi quali erano all’epoca i meccanismi di filtro di Wikipedia e quali sono oggi. Infatti l’agenzia non solo aveva con se profili di editor della piattaforma, ma assicurava di possedere anche profili di amministratori (ed è ben nota la difficoltà nel diventare un Admin di Wikipedia), una figura che oltre a modificare pagine, è capace di:

  • Espellere utenti minori,
  • Eliminare pagine e contenuti,
  • Evitare cyber-vandalismo.

Non si tratta di dipendenti di Wikipedia ma si tratta di volontari come tutti gli altri, volontari che sono considerati più attendibili vista la loro storia di affidabilità sulla piattaforma collaborativa.

I clienti pagavano tra i 500 ed i 1000 dollari per la creazione di una pagina, più una mensilità di 50 dollari per veder “vigilato” il proprio link ed i propri contenuti. Ma queste tariffe non sono le uniche che si conoscono per questo tipo di servizi giacché esistono (esistevano?) altre imprese che guadagnavano a partire da Wikipedia. Per esempio MyWikiPro crea contenuti su richiesta per circa 300 dollari. Sebbene affermano di scegliere attentamente i propri clienti e di scartarli nel momento in cui non hanno abbastanza informazioni, anche in questo caso si va contro la policy di Wikipedia.

Il rapporto tra Wikipedia e la Brand Reputation

Nelle policy di Wikipedia un conflitto d’interessi viene definito come:

Contribuire per promozionare gli interessi di alcuni individui, gruppi, imprese o entità di qualsiasi tipo.

Quindi il confine tra difesa di un brand (o di una persona) ed un conflitto d’interessi è molto labile.

La reputazione online (che ho già avuto modo di trattare in questo articolo su Sasha Grey) è la immagine che un brand o una persona ha nel web. Moltissime agenzie specializzate in web marketing offrono servizi di questo tipo, per i quali avere una voce su Wikipedia (e curarla) può risultare determinante in quanto il più delle volte occupa la prima o la seconda posizione nei risultati di ricerca e si sa che oggi più che mai se per Google non esisti allora forse davvero non esisti.

Ovviamente ben diverso è il caso tra personaggi (o prodotti) già noti e quelli non noti al grande pubblico. Per i primi il lavoro di reputazione del brand su Wikipedia si può dire che è puramente difensivo, ovvero sorvegliare, modificare ed avvisare di eventuali alterazioni a proprio sfavore. Mentre per chi la propria reputazione la sta costruendo, Wikipedia può risultare un ottimo trampolino di lancio soprattutto in ottica di Link Building. Infatti quello che conta di più in tale strategia  non è il numero dei link, bensì la loro qualità. Meglio 1 solo link da una fonte autorevole come Wikipedia che 100 link da siti irrilevanti, anzi una crescita improvvisa di backlink di scarsa qualità è in odore di penalizzazione.

Un esempio nostrano è quello della voce “Scrittura collettiva”  di Wikipedia che presenta tra le note finali un link alla Startup napoletana Intertwine che appunto si propone di creare opere multimediali in maniera collaborativa. Magari tale link non porterà tanto traffico alla piattaforma (per tale voce ci sono circa 90 ricerche mensili), ma agli occhi di Google vale tanto.

Fare link building su Wikipedia oggi

A mio modesto parere per fare link building su Wikipedia non c’è bisogno di spendere un occhio della testa ed affidarsi a pseudo guru d’oltreoceano. Basta infatti monitorare le pagine di nostro interesse e approfittarne immediatamente nel momento in cui appare un dead link come quello nella seguente immagine.

dead link wikipedia

 

In ogni caso a due anni di distanza dal caso Wiki-pr, non è ancora chiaro se le attività di vendita di link e contenuti sulla più grande enciclopedia online stiano continuando o meno. Se si fa una veloce visita al loro sito ci si accorge subito che le attività social sono bloccate, la pagina Facebook è inaccessibile mentre l’accesso ai tweet è ristretto. Però rispetto al 2013 sono state aggiunte le traduzioni in spagnolo e portoghese. Per chiarire ogni dubbio non ho potuto fare a meno di contattarli e porgli una semplice domanda..“Siete ancora vivi?”

wiki-pr-contatti

 

Mi risponderanno? Se si, vi racconterò..in ogni caso se avete consigli, novità in merito al caso Wiki-PR, semplici domande o anche se non siete d’accordo con ciò che ho scritto vi invito a commentare.

Hai trovato interessante questo articolo? Se si, dacci forza e coraggio…condividi ed iscriviti alla nostra newsletter!

La tua email (richiesto)

Cliccando su "Iscriviti" acconsentirai a ricevere aggiornamenti tramite email da Mia Nonna non lo capisce. La tua mail non sarà mai venduta (o ceduta in qualsiasi altra forma) a nessuno. Per qualsiasi altra informazione in merito al trattamento dei dati rimandiamo alla Privacy Policy.

sasha-grey-nelle-ricerche-google

Come la Porno Star Sasha Grey ha rimosso migliaia di “Cock” dai risultati della ricerca Google

Vincenzo Calicchio No Comments

Sasha Grey è una delle pornostar più note di questo secolo. È conosciuta in tutto il mondo ed in totale  ha preso parte durante la sua fortunata carriera nel porno a 321 film, inoltre innumerevoli sono i video da protagonista nelle piattaforme erotiche di tutto il globo.

Se, però, googolate il suo nome, sarà difficile trovare una sola foto di lei nuda. Invece, troverete le sue foto dopo essersi reinventata come intrattenitrice, scrittrice e D.J. Com’è possibile ciò? Si tratta di una complessa operazione di Rebranding (argomento di cui ho già parlato in questo blog a proposito di Essena O’Neill la star di Instagram “pentita”) Per spiegarlo al meglio ho tradotto ed integrato col caso delle search in Europa questo articolo di Zara Stone in The Hustle.

La prima pagina della ricerca Google sulla Grey è davvero pulita; troverete la sua pagina Facebook, il suo account Twitter e link ai suoi scritti. Questo accade per le ricerche fatte negli USA, e più o meno lo stesso accade per le ricerche in Italia in cui la ricerca web fornisce questa SERP in cui solo 3 risultati su 10 fanno riferimento a portali dal contenuto erotico.

sasha-grey-rebranding

Query: Sasha Grey (i risultati in Italia)

Per quanto riguarda la ricerca per immagini, invece, il risultato è lo stesso che si ha negli Stati Uniti, infatti non appare neanche una foto dal contenuto esplicito (come ci aspetteremmo).

sasha-grey-rebranding1

“Sasha Grey” in Google Immagini

Dove sono le migliaia di “cock” che vi aspettereste di vedere?

Benvenuti nel mondo della gestione della reputazione digitale, imprese che curano l’immagine di celebrità e compagnie affinché siano tirate perfettamente a lucido. Le compagnie infatti, oggi più che mai, vivono e muoiono della loro reputazione laddove nella società odierna è sottinteso “reputazione digitale”.

Un esempio? Ciò che emerge dalla ricerca Google su qualcuno ha un grande impatto sul farsene un’idea. Può farvi decidere se assumerlo oppure se prenderne le distanze.

Sasha Grey si è ritirata dal porno nel 2011 ed ha pubblicamente dichiarato di essere concentrata sulla musica e la recitazione. Ha avuto alcuni successi con delle arthouse ed ha uno spazio D.J., ma nulla di abbastanza ecletatante da eclissare la sua carriera precedente.

Come ha fatto a rifarsi una reputazione online?

La Stone nella scrittura dell’articolo ha avuto bisogno di parlarne con degli esperti, quindi si è rivolta a Michael Fertik, CEO di Reputation.com, azienda che dal 2006 ha accumulato 67.25 milioni di dollari (dati Crunchbase).

“Fertik non batte ciglio quando gli chiedo di guardare ai risultati di Google immagini per Sasha Grey sul mio computer. Comprensibilmente, assume che si tratti di porno hardcore. Ci siamo sistemati in una strada secondaria di Palo Alto, dove sono nate varie compagnie tra cui HP, Palantir, e Waze.”

L’osservazione iniziale di Fertik è che non ci sono tante “immagini erotiche per una persona che ha girato tanto porno quanto lei.” Abbiamo scrollato in basso, oltrepassando pose sensuali e ritratti che sarebbero perfetti per dei libri da mettere in mostra (quelli adatti a tutti).

E se nella ricerca si includesse la parola “Cock”?

Stavolta, tutti i risultati sono materiali espliciti, ed effettivamente è quello che ci aspettiamo.

Nel 2012, Google ha cambiato il suo algoritmo per la ricerca di immagini. Precedentemente, il filtro SafeSearch avrebbe agito su ogni elemento esplicito. Sarebbe stato necessario disattivarlo per visualizzare i contenuti per adulti.

Ora non è più necessario.

Ora basta usare appositamente parole come “porno”, “cock” o “xxx” insieme ai nomi delle persone per visualizzare le immagini correlate. Questo è necessario anche googolando le più famose pornostar del mondo.

“Non stiamo più censurando i contenuti per adulti, vogliamo mostrare agli utenti esattamente ciò che cercano, il nostro scopo non è comunque mostrare contenuti sessualmente espliciti, a meno che un utente non stia specificamente cercando quelli. Se state cercando contenuti per adulti, potete trovarli senza modificare le impostazioni predefinite, basterà essere più espliciti nella ricerca.” Google

Per ricerche fatte in Italia (ed in Italiano) i risultati sono gli stessi. La SERP cambia del tutto includendo unicamente risultati riconducibili a siti hard, così come cambia anche ciò che G ci propone in Google immagini.

sasha-grey-serp

Risultati per “sasha grey cock” in Ricerca Web

 

sasha-grey-google-immagini

Risultati per “sasha grey cock” in Google Immagini

Cosa succede negli altri Motori di Ricerca?

Cercando su Bing e DuckDuckGo, i risultati non sono stati poi così diversi.

Bing

I risultati per la query “sasha grey” sono dello stesso stile di quanto abbiamo visto già in Google sia per quanto riguarda la ricerca web che per immagini.

sasha-grey-bing

Query “sasha grey” in Bing

 

sasha grey in immagini di bing

Questo quello che succede nella ricerca per immagini.

E’ da notare che, contrariamente a Google, Bing applica di default il filtro alle immagini dal contenuto erotico. Tale filtro è facilmente disattivabile.

filtro-contenuti-bing

DuckDuckGo 

In quest’altro motore di ricerca accade lo stesso che per Bing.

E se cercassimo altre Star dell’eros?

L’articolo di The Hustle prende come riferimento alcune delle più note stelle porno del momento, Riley Reid e Abigaile Johnson.

La prima pagina dei risultati Google di Reid presentava link a XVideos, Pornhub, e RedTube. Le sue immagini erano decentemente pulite, con solo alcuni elementi a luci rosse nelle prime 10 righe. Tutte le sue immagini su Bing, invece, erano a luci rosse.

La prima pagina dei risultati di Johnson dava su XXX, Pornhub, ed XVideos. Nel caso pensaste che mi stia riferendo solo a “nuove” pornostar, Johnson si è ritirata due anni fa ed i suoi risultati sono comunque a luci rosse. Anche le sue immagini su Bing sono pornografiche.

Lo stesso accade per le ricerche fatte in Italia.

Com’è stato possibile per Sasha Grey fare questo enorme lavoro di pulizia?

Ci sono una serie di operazioni da fare, spiega Fertik.

“Potete iniziare reclamando lo status del vostro nome. Questo include Twitter, Facebook, Medium, un dominio ed un blog.”

Il trucco è non eliminare da internet i risultati che volete nascondere. Tutto sta nello spingerli abbastanza a fondo in modo che non compaiano nella prima pagina di Google. Una ricerca ha dimostrato che il 91% delle persone non va mai oltre pagina uno.

Bisogna inondare internet con nuove “novità”. Creare un account Tumblr o LinkedIn. Registrarsi su TANTI social network, anche quelli non usuali. Fare in modo che le persone si colleghino ai nuovi contenuti “puliti”. Scrivere blog come guest (La Grey lo ha fatto su Huffington Post) ecc…

Questo aiuterà a mandare a fondo tutti i “vecchi” contenuti, spostandoli nella seconda pagina.

Come ha (probabilmente) agito Sasha Grey per le ricerche in Europa: il Diritto all’Oblio

Non tutti sanno che dal 2014 in Europa è attiva la Legge per quanto riguarda il Diritto all’Oblio nel Web (C-131/12, 13 maggio 2014) che impone a Google (ed agli altri motori di ricerca) la de-indicizzazione per chiunque faccia richiesta di rimozione dei link dalle SERP per le pagine web che contengono il proprio nome.

Quindi per il territorio Europeo, con ogni probabilità, l’ex pornostar ha potuto far riferimento a questa norma e quindi non ha dovuto far altro che compilare questo modulo e seguire le indicazioni. Ecco cosa appare alla fine dello scroll della ricerca per immagini:

diritto-all-oblio-sasha-grey

Negli USA invece non esiste una legge del genere, quindi un caso come questo dev’essere trattato da dei professionisti. Si tratta effettivamente di SEO alla rovescia, si ottimizza non per essere trovati, ma per NON essere trovati.

Conclusioni

Prima di concludere l’articolo mi preme di condividere con voi solo un consiglio… Internet è per sempre, quindi pensate prima di twittare, di postare, di condividere una foto o un qualsiasi status di un qualsiasi social. .

Hai trovato interessante questo articolo? Se si, dacci forza e coraggio…condividi ed iscriviti alla nostra newsletter!

La tua email (richiesto)

Cliccando su "Iscriviti" acconsentirai a ricevere aggiornamenti tramite email da Mia Nonna non lo capisce. La tua mail non sarà mai venduta (o ceduta in qualsiasi altra forma) a nessuno. Per qualsiasi altra informazione in merito al trattamento dei dati rimandiamo alla Privacy Policy.

Translator: Valerio Graziano

 

consigli seo per ecommerce

Consigli SEO per eCommerce: le migliori Best Practices

Vincenzo Calicchio No Comments

Riuscire a far sì che un progetto di eCommerce appaia tra le prime posizioni su Google è sempre più difficile, non solo perché ci troviamo a competere con dei giganti come Amazon, ma anche perché il numero di competitor stesso cresce giorno dopo giorno. Per questo motivo, è utile comunicare e scambiarsi consigli sulla SEO per eCommerce,  rimanere aggiornati e lavorare al meglio al vostro progetto web.

Benché la concorrenza sia a dir poco feroce, il settore dell’eCommerce sta attraversando un periodo d’oro e non si prevede un rallentamento dei tassi di crescita.

In questo articolo, oltre a parlare della SEO per eCommerce, darò anche una serie di consigli basilari per migliorare il posizionamento di uno shop online. L’articolo è tradotto ed integrato da questo post di Javier Riestra nel blog di SEMrush, super professionale e ricco di spunti e riflessioni interessanti.

Ora, la domanda fondamentale…

Sapete come fare SEO per eCommerce e come fare a posizionare il vostro shop online?

Come riuscire far sì che il vostro shop attragga utenti interessati ai vostri prodotti? Come trasformare, poi, questi utenti in clienti?

Parte della soluzione passa per la SEO dell’eCommerce, e consiste nel riuscire a posizionare il vostro negozio per ricerche specifiche riferite ai vostri prodotti/servizi. Ho detto “parte della soluzione” perché intorno alla SEO va sviluppata un’intera strategia di Inbound Marketing, evitando che il posizionamento resti fine a sè stesso.

Lista di consigli base per migliorare la SEO del vostro shop online 

➤ Cercate e scegliete le keyword giuste

Questa è senza dubbio una delle tappe più importanti per la vostra strategia di web marketing. Scegliere le parole sbagliate renderà il lavoro successivo completamente inutile. Accadrà altrettanto se vengono scelte keyword mainstream. Avere una concorrenza troppo alta complicherà di molto il lavoro per ottenere un buon posizionamento.

Accade l’opposto, invece, adoperando parole chiave poco usate. Posizionarsi sarà relativamente semplice ma il rovescio della medaglia è che si otterrebbero troppe poche visite, necessarie per acquisire clienti.

Le keyword ottimali sono quelle che bilanciano bassa concorrenza e numero di ricerche. Uno strumento molto utile per aiutarsi nella scelta è il Google Keyword Planner (uno dei tool di Google AdWords).

I risultati del tool vi indicherà le migliori keyword per cui posizionare il vostro negozio online! Ecco come effettuare una ricerca con il Keyword Planner:

come-usare-il-keyword-planner

Nella prima schermata va scelta la voce “Visualizza i dati e le tendenze del volume di ricerca” in modo da poter effettuare la ricerca.

come-fare-una-ricerca-sul-keyword-planner

In opzione 1 vanno inserite le parole chiave per cui vorreste posizionarvi. Se avete una lista lunga, consiglio di caricare direttamente il file in opzione 2. Il GKP ti permette anche di mirare la ricerca, filtrandola per tempo, luogo geografico, luogo online (se Google o partner) e fornisce l’ulteriore possibilità di scartare determinate parole a prescindere (corrispondenza inversa). Per visualizzare i risultati, clickate “Mostra volume di ricerca”.

come-scegliere-le-keyword-con-google-kwyword-planner

Questo è un esempio dei risultati che fornisce il GKP. Dovrete scegliere quelli più bilanciati tra “Media di ricerche mensili” e “Concorrenza”.

Andiamo ad analizzare le varie voci:

Media ricerche mensili: Numero medio di volte in cui è stata cercata la parola in un mese

Concorrenza: Livello di competizione in Google AdWords, fa riferimento al numero di soggetti che effettuano campagne per quella keyword. Presumibilmente i dati per la SEM sono simili a quelli per la SEO.

Offerta consigliata: Si riferisce a Google AdWords.

Idee per gruppi di annunci: Sono i suggerimenti di Google per trovare nuove parole chiave affini a quelle inserite precedentemente.

➤ Scegli bene la piattaforma di eCommerce

Se vogliamo che il nostro shop sia ottimizzato SEO in tutti gli aspetti (e se vogliamo che lo sia con facilità) e quindi se vogliamo giungere al posizionamento la scelta della piattaforma di sviluppo è altrettanto importante. Mai dobbiamo trovarci nella situazione in cui per esempio:

  • Abbiamo URL no SEO-friendly e non modificabili
  • Non possiamo modificare title, description ed altri aspetti importanti per la SEO
  • Il sito non è ottimizzato mobile
  • Non carica velocemente
  • Ecc…

Ciò di cui si ha bisogno come il pane è flessibilità, usabilità e velocità. Una scelta sbagliata all’inizio per la piattaforma da utilizzare può essere fatale o può costare molti soldi in futuro.  Secondo me le uniche soluzioni valutabili sono tre:

  1. Woocommerce. Miglior plugin eCommerce di WordPress, adatto per shop con alcune centinaia di prodotti.
  2. Prestashop. Soluzione ottima per negozi con alcune migliaia di prodotti.
  3. Magento. La più professionale delle tre scelte, adatta per progetti di eCommerce di altissima portata (ma anche la più difficile da usare).

Se qualcuno cerca di propinarti altre soluzioni scappa finché sei in tempo!!

Descrizioni dei prodotti 

Le informazioni che vediamo per ogni prodotto devono essere originali ma soprattutto devono essere uniche, e questo è un lavoro che devi fare tu da solo, non esiste alcun programma che  fornisce questo tipo di contenuti e che sappia coniugare qualità e quantità sia per l’utente che per il motore di ricerca. Bisogna solo lavorare di Creatività (facendosi sempre aiutare dal Google Keyword Planner!).

Lo ammetto, è un processo super noioso da fare a mano prodotto per prodotto, ma fatto in questo modo hai molte più possibilità di giungere al risultato.

Ciò che invece NON bisogna fare quando si lavora alle descrizioni dei prodotti è:

  • Copiare i contenuti dalla pagina di un tuo fornitore. Verrebbe visto come contenuto duplicato
  • Copiare i contenuti da un tuo concorrente. Sempre contenuto duplicato
  • Non inserire alcuna descrizione. Opzione pessima per il posizionamento, inoltre è un occasione persa di mettere in mostra il prodotto.
  • Descrizioni troppo corte. Come sopra.

Ti consiglio questa Guida per l’ottimizzazione SEO in WordPress per cominciare a capire come e dove metter mano se lavori su questo tipo di piattaforma.

➤ Non tralasciare le categorie dei prodotti

Uno degli errori SEO più comuni per eCommerce è quello di considerare tag e categorie come secondari o per nulla importanti.  In realtà risultano essere basilari in termini di:

  • Struttura del sito
  • Usabilità

Ragion per cui capita spesso di trovare shop su cui si è lavorato unicamente sui prodotti dimenticandosi della categorizzazione. Le raccomandazioni basilari per le pagine delle categoria sono:

  1. Lavora alla SEO delle categorie nello stesso modo che fai con l’ottimizzazione dei prodotti.
  2. Aggiungi descrizioni originali e di qualità.
  3. Fallo non pensando solo al bot ma soprattutto all’utente.
  4. Per quanto riguarda i tag valuta bene l’inserimento o meno del no index – no follow, personalmente lo consiglio sempre per evitare contenuti duplicati.
  5. Aggiungi immagini ottimizzate (titolo, descrizione, peso, alt ecc…).
  6. Valuta l’inserimento di un video.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto va detto che i video piacciono tanto sia agli utenti che ai motori di ricerca (a quest’ultimi in realtà piace il loto effetto sull’utente) e sono uno degli elementi più funzionanti per quanto riguarda lo share sui social network.

➤ Fai molta attenzione all’eliminazione dei prodotti. 

Cancellare un prodotto dallo shop, sia perché sia scaduto sia perché non vogliamo più venderlo, è qualcosa che accade spesso nei progetti eCommerce ed è qualcosa che nella stragrande maggioranza dei casi viene gestito in malo modo.

Ecco cosa accade di solito:

  1. Per una qualsiasi ragione non vogliamo o non possiamo più gestire e vendere quel determinato prodotto (o servizio)
  2. Eliminiamo la pagina del prodotto

Questo errore è molto grave in quanto la pagina che abbiamo cancellato continuerà ad essere indicizzata dai motori di ricerca ed inoltre può essere collegata a blog e social, ciò provoca il famoso errore 404 (pagina non trovata) e può portare fino ad una penalizzazione da Google.

errore-404-di-google

Come correggere un errore 404?

Bisogna creare un redirect 301, indirizzando bot ed utente verso un altra pagina a nostra scelta, possibilmente un prodotto simile o se non esiste verso la categoria.

Personalmente per correggere questi errori uso il plugin di WordPress Redirection che permette di risolvere facilmente tutti gli errori andando a segnalare la pagina di partenza (quella con l’errore) e la nuova pagina di destinazione.

plugin-redirection

Solo così facendo stiamo alla larga da possibili penalizzazioni e l’utente non solo non vedrà alcun errore ma finirà in una pagina con un prodotto affine aumentando così la possibilità d’acquisto.

➤ Feedback sui prodotti 

E’ super raccomandabile permettere ed incentivare gli utenti di lasciare voti e feedback sui prodotti dello shop, ciò perché:

  • Migliorano la conversione.
  • Aiutano nella scelta i potenziali clienti ancora indecisi.
  • Sono molto positivi anche in ottica SEO.

Ai motori di ricerca piacciono i contenuti sempre nuovi ed aggiornati e feedback e commenti sono un modo di mantenere sempre “freschi” i contenuti di una pagina che altrimenti non sarebbe mai aggiornata.

Inoltre, i voti sui prodotti permettono anche di arricchire gli snippet. Grazie a ciò riusciremo ad avere nella pagina di Google uno snippet diverso rispetto a quelli della concorrenza, che da più nell’occhio e quindi permette un migliore CTR. Ecco come:

esempio-di-rich-snippet

Ottimizza tutte le immagini

Gli shop online sono una tipologia di pagina web contenente molte immagini, ragion per cui se vuoi lavorare bene alla SEO del tuo eCommerce queste immagini vanno ottimizzate.

Ecco come fare per ottimizzare le immagini di un (qualsiasi) sito:

  • Cambia i nomi delle immagini 

Il nome di un immagine deve definire in maniera chiara ed inequivocabile il contenuto dell’immagine e contenere la keyword con cui posizionarti. Ovviamente nome ed immagine devono sempre corrispondere.

Quindi, prima cosa da fare è cambiare tutti i nomi che si presentano così:

DSC08y607sdgaa.jpg

e trasformarli (per esempio) in così:

giacca-da-uomo-estiva-armani.jpg

  • Ottimizza il peso delle immagini 

Minore è il peso delle immagini, minore è la velocità di caricamento. Ciò è un fattore fondamentale in termini di esperienza utente.

Quindi il peso va ridotto, ma attenzione a non perdere la qualità dell’immagine. Personalmente consiglio sempre di usare Photoshop e l’opzione “Salva per web”

photoshop-salva-per-web

Laddove non è possibile ci sono tool come tinypng che permettono di ottimizzare immagini PNG e JPG in maniera facile e veloce.

  • Migliora l’attributo Alt 

L’attributo Alt è il nome dell’immagine che è utile al bot per capire il contenuto dell’immagine, è quello che permette il posizionamento il Google Immagini. Bisogna utilizzare keyword nel testo Alt ma mai (e dico mai!) abusare, altrimenti c’è pericolo di Keyword Stuffing (e quindi penalizzazione). Come sempre dobbiamo essere quanto più naturali possibile.

Ecco cosa dice Matt Cutts a riguardo:

➤ Lavora alla struttura dei Link interni per le pagine dei prodotti

Uno dei punti fondamentali per il posizionamento di piattaforme eCommerce è la struttura dei link interni al sito, ciò è super importante in ottica di:

  • Esperienza utente
  • Facilità di navigazione
  • Riduzione del tasso di rimbalzo
  • Aumento tempo di permanenza nel sito

 

struttura-link-interni-per-ecommerce

Struttura ottimale di link interni. Fonte: evemilano.com

In tal senso è molto importante anche fare attenzione agli Anchor text (testi di ancoraggio, ossia la parola in cui è presente il link), questi devono essere quanto più naturali e descrittivi possibile. Evita di ripetere le keywords in maniere non spontanea ed eviterai ogni pericolo di penalizzazione. Come sempre l’essere spontanei è quanto di più aiuta per un posizionamento di qualità.

Ecco alcuni fattori importanti per costruire una buona struttura di link interni:

#1 Prodotti relazionati 

Una delle modalità più facili ed utili per fare link building interna è quella di mostrare i prodotti simili ed affini in ogni pagina di prodotto.

Ciò, da un lato è utile per l’utente giacché gli stiamo offrendo una maniera pratica e veloce di consultare altri prodotti ai quali può essere interessato, e dall’altro lato aiuta a distribuire la forza dei backlink in entrata in tutte le pagine del sito.

#2 Prodotti in evidenza 

Ovviamente in termini statistici questi sono prodotti per i quali c’è una maggior probabilità d’interesse per gli utenti, porglieli avanti è sicuramente una maniera per aiutarlo nel processo d’acquisto.

#3 Blog 

Grazie ai blog le possibilità di generare link interni e backlink esterni aumentano illimitatamente, ovviamente parlo di blog ben gestiti e soprattutto attivi!

Puoi scrivere a proposito di qualunque tema relazionato ai tuoi prodotti/servizi ed inserire link alle loro pagine in maniera assolutamente naturale e spontanea. Un blog, inoltre, permette di aggiungere contenuti sempre nuovi che tanto piacciono ai motori di ricerca e che sono la prova di un progetto attivo e che altrimenti non potresti creare giacché i prodotti di uno shop online sono sempre gli stessi (salvo casi particolari e modifiche di prezzo e quantità in magazzino).

Hai trovato interessante questo articolo? Se si, dacci forza e coraggio…condividi ed iscriviti alla nostra newsletter!

La tua email (richiesto)

Cliccando su "Iscriviti" acconsentirai a ricevere aggiornamenti tramite email da Mia Nonna non lo capisce. La tua mail non sarà mai venduta (o ceduta in qualsiasi altra forma) a nessuno. Per qualsiasi altra informazione in merito al trattamento dei dati rimandiamo alla Privacy Policy.

link-building-analisi-della-concorrenza

Link Building: un esempio pratico di analisi della concorrenza

Vincenzo Calicchio No Comments

Spesso si sente dire che fare link building non è più importante come una volta e che Google dia più importanza ad altri fattori come i social network ecc..la verità è che ancora oggi avere tanti backlink (e sopratutto tanti di qualità) è cruciale ai fini del posizionamento. Ma prima di mettersi al lavoro e progettare una qualsiasi strategia, cosa fondamentale è l’analisi della concorrenza.

Investigare il mercato e la concorrenza

Fondamentale in quanto tante volte (troppe volte) accade che prima si crea il sito e dopo lo si vuole posizionare non conoscendo:

  • La struttura del mercato di riferimento
  • Di quanti backlink si ha bisogno
  • Di che tipo di backlink abbiamo bisogno

Conoscere mercato e concorrenza è importante perché così facendo abbiamo informazioni su cosa ha funzionato, cosa manca e cosa possiamo fare per conseguire link.

Per iniziare a studiare la concorrenza solitamente i SEO affermati usano tool pay come ad esempio SEMrush, in mancanza ci vengono in soccorso tool free. Ovviamente la qualità che possono dare tool come SEMrush, Sistrix ecc..non è paragonabile al lavoro svolto dagli strumenti free ma questi ultimi, a mio parere, sono un ottimo modo per introdursi nel settore. Quindi i passi da fare per conoscere il mercato sono:

  • Ricercare per keyword specifiche e vedere i risultati in SERP
  • Analizzare i risultati con strumenti free come Bulk Social checker e 99 web tools
  • Aggregare i risultati con excel
  • Trarne conclusioni

Vediamo ora queste fasi passo per passo.

Come molti sanno svolgo il mio lavoro viaggiando tra Las Palmas de Gran Canaria e l’Italia, analizzerò quindi una ricerca fatta già un bel po di tempo fa quando quando l’Oceano di Playa de las Canteras cominciò a chiamarmi, ossia “Escuela surf las palmas” (scuola surf las palmas).

analisi concorrenza link building

Nella top 10 troviamo i seguenti domini riferiti a differenti scuole di surf:

  • surfcamplaspalmas.com
  • grancanariasurf.es
  • universitysurfschoolcanarias.com
  • surfk.com
  • mojosurf.es

Come primo passo andiamo ad analizzare i segnali sociali con Bulk social checker.

analisi concorrenza link building1

Dopodiché analizziamo Domain authority, page authority e totale di backlink per gli stessi concorrenti con uno dei tool di 99webtools.

analisi concorrenza link building2

Importante è sapere che i valori riportati da questi tool free non sono esatti ma sono un approssimazione.

Cosa sono il domain authority ed il page authority?

Per domain authority s’intende la possibilità che un dominio si posizioni per una qualsiasi ricerca, mentre il page authority è lo stesso concetto ma è riferito a singole pagine. Solitamente valori maggiori di 70 indicano un alta concorrenza, minori di 30 bassa concorrenza mentre sui 50 indicano concorrenza media.

Ordiniamo ora le tavole per avere un idea del livello di concorrenza e cominciare a pensare “dove” vogliamo arrivare, fino a che punto possiamo e dobbiamo spingerci con la nostra strategia di link building.

analisi concorrenza link building3

Personalmente arrivato a questo punto analizzo i concorrenti con il valore più alto di Domain authority, in questo caso ne abbiamo solo cinque quindi li analizzerò tutti.

Per questi competitor andremo ad approfondire l’analisi dei backlink informandoci su:

  • Totale backlink
  • Totale domini da cui provengono i backlink
  • Link dofollow
  • Link nofollow
  • Link su immagini
  • Link ricchi in parole chiave

Questo è l’unico momento in cui sarebbe veramente importante usare un tool pay in quanto non ho trovato tool free che riescono a garantire un buon livello per questa analisi. Tra i nomi più noti nel mercato ci sono: Link counter, Open site explorer (versione limitata), Majestic (limitato) e la stessa SEMrush (anche in questo caso in una versione limitata). Questi i risultati ottenuti con la versione free di SEMrush:

analisi concorrenza link building4

Come avrete già notato l’ammontare totale dei backlink è diverso da quello della tabella in alto, ciò a riprova che i valori dati dai tool free sono approssimazioni e per un lavoro fatto a regola d’arte abbiamo bisogno di programmi affidabili (purtroppo pay).

Questi analizzati fin’ora sono tutti dati riferiti alla quantità dei backlink, ma fondamentale sarà avere dati anche in riferimenti alla qualità, ovvero dobbiamo sapere da dove (e soprattutto da chi) provengono ovvero blog, news, enti, forum ecc..gli stessi strumenti che ho citato prima ci danno anche questo tipo di informazioni.

Quello che dobbiamo fare ora è semplicemente imitare la concorrenza ed raggiungere i valori medi per ciascuno dei valori in questione. Va quindi costruita innanzitutto una base di link esterni.

Come costruire la propria base di link?

Directories

A volte può essere importante costruire una base di backlink in directories, ciò infatti aiuta a:

  • Stabilire una certa autorità iniziale
  • Far si che Google ti indicizzi
  • Far saper che il tuo sito esiste

Non tutte le directories sono buone, anzi di fatto la stragrande maggioranza non lo sono e possono pregiudicare anziché aiutare, fino addirittura possono esser causa di penalizzazioni.

In questo caso vige un unica regola:

La qualità vince sulla quantità

Meglio 5 link in directories di valore che 100 in directories di pessima qualità. Una maniera per avere certezza di quale directories si e quale no è utilizzare lo stesso SEMrush analizzando il dominio e verificando una eventuale caduta nella visite organiche. Nel caso vi sia tale caduta tale directory è assolutamente da evitare!

A prescindere da ciò, il web è pieno di articoli di professionisti affermati che consigliano le migliori directories a cui riferirsi.

Social network

Si tratta semplicemente di registrarsi, compilare delle informazioni necessarie e curare le reti sociali..più facile a dirsi che a farsi!! Ovviamente dietro ciò c’è una intera “scienza” e quintali di studi negli ultimi anni ma in questa sede non è questo l’aspetto che mi interessa approfondire.

È molto importante registrarsi e curare i social network anche perché solitamente i siti di SPAM non hanno un attività del genere, quindi ciò è una delle cose basilari per dare fiducia a Google.

Dipendendo dal mercato/settore, ogni attività commerciale ha delle sue reti sociali specifiche (anche sconosciute) o quanto meno più adatte. Ad esempio se state curando il SEO di una palestra di arti marziali c’è martialtribes.com

I tuoi conoscenti e le pagine che controlli

Si tratta di richiedere backlink a conoscenti che gestiscono siti web, pagine ecc..oltre che farlo con le proprie altre attività online, ovviamente tenendo sempre presente la contestualizzazione dei contenuti. Ciò infatti va fatto con cognizione di causa e tenendo sempre come riferimento la creazione di valore per la propria utenza.  Importante: mai abusare di questa tecnica!

Ciò di cui ho parlato fin’ora è la base di una strategia di link building, da ora in avanti possiamo avanzare a guadagnare backlink di maggiore qualità. Una volta raggiunti i valori medi della concorrenza possiamo avanzare con la strategia di link building vera e propria.

Hai trovato interessante questo articolo? Se si, dacci forza e coraggio…condividi ed iscriviti alla nostra newsletter!

La tua email (richiesto)

Cliccando su "Iscriviti" acconsentirai a ricevere aggiornamenti tramite email da Mia Nonna non lo capisce. La tua mail non sarà mai venduta (o ceduta in qualsiasi altra forma) a nessuno. Per qualsiasi altra informazione in merito al trattamento dei dati rimandiamo alla Privacy Policy.

consigli guest posting

Guest Posting: come contattare gli influencer

Vincenzo Calicchio No Comments

Occuparsi di Web marketing non vuol dire chiudersi nella propria stanza e sbattersi per cambiare stringhe di codice, creare contenuti, modificare immagini ecc.. anzi la cosa più importante è aprirsi al mondo per condividere, comunicare, imparare, insomma per fare rete… ed il Guest Posting è la tecnica a disposizione per chi si occupa di SEO e di Link Building!

A proposito se stai sviluppando la tua strategia per ottenere backlink sicuramente ti interesserà questo articolo:

Se rimanessimo chiusi nella nostra stanza correremmo seriamente il rischio di fare la fine di quel tizio che è andato sulla Luna ma per secondo..nessuno ricorda il suo nome. E’ quindi fondamentale incontrare gente interessata ai nostri contenuti ed imparare a contattarli correttamente. In questo articolo condivido il mio metodo di lavoro che consiste nel:

  • Investigare
  • Segmentare
  • Contattare

Al di là degli influencer sarà importante anche cercare e trovare siti web simili al nostro (ma non concorrenti) ai fini di:

  • Promozioni incrociate ai due siti da newsletter, social network, pagine specifiche dei siti in questione

Quindi si tratta di un do ut des che conviene ad entrambi, ad oggi diremo revenue sharing. Tale collaborazione sarebbe ottimale, ovviamente se fatta con regolarità.

Cercare gli influencer 

come-contattare-gli-influencer

Ovvero investigare e trovare soggetti che fanno al nostro caso e potrebbero esserci in qualche modo utili. A tal fine possiamo utilizzare vari strumenti:

BuzzStream

Economico, il pacchetto minimo base costa 29 Euro mensili e facilita molto il lavoro, è disponibile anche una estensione per Chrome.

FollowerWonk

Free e basato su twitter. È una app di moz per cercare follower di influencer, così facendo arriviamo ad una utenza super targettizzata con info complete su follower, following, days old e social authoriy (con paramentri propri di follower wonk). Tali persone sono sicuramente da contattare.

Topsy

Anch’esso basato su twitter, utile per cercare influencer per parole chiave.

Oltre a questi strumenti professionali (o semi professionali) altrettanto utili sono:

  • La cara e vecchia ricerca in SERP
  • La creazione di Alert (tramite Google alert) per parole chiave specifiche di settore. In tal modo stesso Google ti avviserà ogni qualvolta qualcuno nel mondo scrive di quel determinato argomento.

Segmentare gli influencer

Dopo aver trovare e stilato una prima lista di influencer dobbiamo dividerli in base alla loro priorità. Questa segmentazione è molto importante in quanto non possiamo contattare nello stesso modo i vari influencer.

Per esempio un conto è contattare un sito molto popolare, che magari riceve moltissime mail al giorno ed un altro conto sarà contattare uno poco popolare, senza dubbio con i primi dobbiamo fare più attenzione.

Contattare gli influencer

Risponderesti mai ad una persona sconosciuta che ti sta chiedendo un link? Molto probabilmente no, ragion per cui prima di contattare è preferibile stabilire una relazione, entrare nel suo radar per far si che non appaiamo come completi sconosciuti.

perché-sono-importanti-gli-influencer

Sei cose da fare prima di contattare un influencer

  1. Condividere suoi contenuti nei tuoi profili social
  2. Commentare il suo blog, ovviamente sto parlando di commenti elaborati ed interessanti, che creino valore
  3. Aggiungerlo ad una lista di Twitter
  4. Iscriverti ad una sua mailing list
  5. Avvisarlo di eventuali link morti nel suo sito
  6. Citarlo nel proprio post/articoli

Tutto ciò dobbiamo farlo per entrare nel suo radar di influenza, una volta dentro, il mio consiglio è di continuare così per qualche giorno (o settimana) per poi inviargli una mail. La mail dev’essere ovviamente personalizzata ed importante sarà far capire che abbiamo considerazione di lui (o lei) ed apprezziamo il suo lavoro.

Un esempio di testo da inviare per fare guest posting è:

Oggetto: Ti interessa lasciarmi collaborare al tuo blog?

Salve XXX
Mi chiamo Vincenzo Calicchio e mi occupo di SEO per il sito XXX. In queste ultime settimane ho deguito molto il tuo sito ed ho trovato molto interessanti i tuoi articoli, in particolare XXX di cui mi ha molto colpito la forma di XXX.
Ti scrivo questa mail per sapere se potrebbe interessarti lasciarmi collaborare al tuo blog offrendoti un mio articolo per la pubblicazione. Ho notato che scrivi molto sul tema XXX e penso che ai tuoi lettori potrebbero interessare i seguenti temi:
XXX
XXX
XXX
Cosa ne pensi? Credi che sia fattibile una collaborazione?
Ti saluto e ti ringrazio per l’attenzione
Enzo

Come far si che più persone leggano la tua mail?

Ai fini di un migliore tasso di apertura delle mail consiglio di:

  • Fare molta attenzione al testo della mail
  • Essere breve
  • Chiamare il destinatario per nome
  • Presentarsi
  • Spiegare l’obiettivo della mail in una riga, massimo due
  • Dimostrare di conoscere il blog in questione
  • Aggiungere URL di articoli del blog
  • Essere cordiale ma non informale
  • Offrirsi di rispondere ad eventuali dubbi
  • Aspettare 3 o 4 giorni prima di contattare una seconda volta in caso di non risposta, questa seconda mail dev’essere più breve della prima

Inoltre molto importante è fare prove in merito ai risultati ottenuti, per esempio testando mail diverse con A/B test. Ovviamente a fine di tali prove sceglieremo i testi che ci danno i risultati migliori.

P.s. Tanto per completezza, il secondo uomo sulla Luna fu Buzz Aldrin!

Hai trovato interessante questo articolo? Se si, dacci forza e coraggio…condividi ed iscriviti alla nostra newsletter!

La tua email (richiesto)

Cliccando su "Iscriviti" acconsentirai a ricevere aggiornamenti tramite email da Mia Nonna non lo capisce. La tua mail non sarà mai venduta (o ceduta in qualsiasi altra forma) a nessuno. Per qualsiasi altra informazione in merito al trattamento dei dati rimandiamo alla Privacy Policy.

tecniche di black hat seo

Black Hat SEO: quali sono le tecniche da evitare

Vincenzo Calicchio No Comments

Già ho avuto occasione in questo blog di occuparmi di Black Hat SEO in questo articolo in cui parlo delle Piramidi di Link e dei pericoli connessi. Tuttavia, sarà l’aura di magia che ruota attorno a queste tecniche, sarà il fascino del proibito ma ho potuto constatare che è uno degli aspetti della SEO che più incuriosiscono chi si sta ora avvicinando al settore.

Ragion per cui ho deciso di fare chiarezza. Ho preso spunto dalle linee guida che stesso Google fornisce ed ho scritto quest’articolo in cui spiego brevemente, nella maniera più semplice possibile, cos’è la black hat, parlo delle sue tecniche più comuni (lo dico sin da subito… quelle da evitare!) e do qualche consiglio per non essere penalizzati.

Che cos’è la Black Hat SEO?

tecniche-black-hat-seo

Le tecniche Black Hat Seo da evitare

Per cominciare dobbiamo differenziare tra due tipologia di SEO, ovvero:

White Hat SEO (quella buona). Utilizza tecniche che posizionano le nostre pagine in maniera naturale. Questo senza dubbio costa più tempo per conseguire un buon posizionamento ma è immune da penalizzazioni ed è duratura nel tempo.

Black Hat SEO (quella cattiva). Utilizza tecniche di posizionamento poco etiche ed “illegali”, queste (prima o poi) sono penalizzate da Google. Posizionano più rapidamente ma prima o poi Panda, Pinguino o qualunque altro animale nell’algoritmo di Google passera per il tuo sito, ragion per cui si consiglia di usarle solo per progetti web “temporanei” per cui non importa di essere penalizzato dopo un determinato periodo di tempo.

aggiornamenti-panda-e-penguin

I due aggiornamenti dell’algoritmo di Google più famosi sono Panda e Penguin

Alcune tecniche di Black Hat Seo 

  • Contenuti generati automaticamente: da software e programmi ad hoc.
  • Piramidi di Link (Tiered Link Building): ovvero fare link building in costruendo la struttura di backlink su vari livelli in forma piramidale, assolutamente non spontanea.
  • Testo occulto (Hidden Text):  Consiste nello scrivere parole chiave con le quali vogliamo posizionarci nello stesso colore del fondo del testo, così da essere invisibile agli occhi del lettore ma non del motore di ricerca. Negli anni 2000 tale tecnica (usata anche con parole generiche ma con altissime query come tutte quelle a carattere sessuale) erano un must ed assicurava posizionamento e guadagni. Ad oggi è forse la tecnica più aberrata da Google… statene alla larga!
  • Abuso di parole chiave (Keyword Stuffing): Consiste nel ripetere moltissime volte la keyword in un testo col fine del posizionamento. Anche questa tecnica ere geologiche fa era una manna dal cielo, ad oggi è penalizzata. Google infatti vuole che qualsiasi contenuto venga scritto per l’utente non per il bot, quindi bisogna essere quanto più naturali possibile.
  • Reindirizzamenti ingannevoli (Sneacky Redirects):  Ovvero quando si fa click in una pagina che però reindirizza automaticamente verso un altra pagina (che non ha nulla a che vedere con la precedente).
  • Cloacking:  Consiste nel mostrare un determinato contenuto agli utenti ed un altro completamente diverso ai bot dei motori di ricerca.
  • Domini scaduti (Expired domains): Alcune imprese o utenti smettono di pagare per il loro dominio (per qualche ragione) che conserva però la sua autorità e può essere comprato da un altra persona. Volete un esempio di questa pratica? date un occhiata a fantacalcioformazioni, un sito dove tutti si aspetterebbero di trovare informazioni sul fantacalcio… ed invece?
  • Contenuti duplicati:  Consiste nel creare contenuti copiati totalmente o parzialmente da altri siti, ovvero il classico copia-incolla. Oltre che poco professionale e deontologicamente scorretta, tale tecnica è mal vista da Google.

Caratteristiche dei siti che utilizzano queste tecniche

Naturalmente i siti che fanno ricorso alla black hat (e sono quindi in odore di penalizzazione) non hanno tutti le stesse caratteristiche, anche un sito che all’utente si presenta bene può essere in realtà in pericolo. In ogni caso vi consiglio di stare alla larga, e soprattutto di non collegare in alcun modo il vostro sito alle seguenti tipologie di pagine, o se proprio dovete farlo utilizzate un NoFollow (come ho fatto per il link precedente al sito di fantacalcio):

  • Quelle che interrompono la navigazione degli utenti con molta pubblicità, popup e link che portano verso altri siti.
  • Quelli che presentano pagine disordinate, con molte parole e call to action apparentemente senza senso.
  • Quelli che presentano malware nel sito (ovvio).

Come sapere se sei stato penalizzato da Google?

Generalmente sapere ciò dipende dal tipo di penalizzazione ma, su tutte, la prova definitiva per avere la certezza di essere stati penalizzati per l’intero sito si ha mediante la ricerca del proprio dominio con comando site, quindi cercando in Google “site:miosito.com” se non appare alcun risultato allora dovete preoccuparvi.

Altri segnali preoccupanti sono:

  • Il traffico nel tuo sito si riduce drasticamente
  • Il sito perde di visibilità per alcune o tutte le parole chiave
  • Alcune o tutte le pagine scompaiono dai motori di ricerca
  • Il dominio scompare da Google e qualsiasi altro motore di ricerca
sito-penalizzato

Gli effetti in Analytics della penalizzazione di un sito

Conclusioni

Innanzitutto per chi è super affascinato da questo mondo oscuro vi condivido questo video di Paolo dello Vicario in cui si parla anche di altre tecniche che non ho menzionato…

Per il resto mi preme dire che c’è chi afferma con sicurezza che le tecniche di black hat sono ancora valide (probabilmente non quelle di cui ho parlato), personalmente vi consiglio di non credere a queste persone, di bufale sulla SEO se ne trovano… e tante!

Secondo la mia modesta opinione (ma direi secondo il buon senso) è sempre buona cosa stare lontani da tali tecniche e conseguire un buon posizionamento grazie al lavoro costante e soprattutto offrendo contenuti da Valore. In questo modo i risultati arriveranno… non passare al lato oscuro!

Hai trovato interessante questo articolo? Se si, dacci forza e coraggio…condividi ed iscriviti alla nostra newsletter!

La tua email (richiesto)

Cliccando su "Iscriviti" acconsentirai a ricevere aggiornamenti tramite email da Mia Nonna non lo capisce. La tua mail non sarà mai venduta (o ceduta in qualsiasi altra forma) a nessuno. Per qualsiasi altra informazione in merito al trattamento dei dati rimandiamo alla Privacy Policy.

 

differenza-tra-link-nofollow-e-dofollow

Link NoFollow: cosa sono, come funzionano e quando usarli

Vincenzo Calicchio No Comments

Se stai leggendo questo articolo, quasi sicuramente sarà perché hai cominciato a lavorare alla SEO del tuo progetto web col fine di migliorare il posizionamento in Google e quindi aumentare le conversioni. Come qualunque altra persona avrai cominciato a leggere articoli di settore, avrai scoperto che una delle cose più importanti è quella di lavorare alla Link Building ed avrai sentito parlare di link NoFollow.

Bene, avrai già inteso che esistono due tipologia di link che si possono ricevere o creare nelle proprie pagine web, questi sono i link DoFollow e quelli NoFollow. Ognuno ha le sue proprietà, ognuno è usato con fini e scopi differenti ma entrambi sono utili ai fini del posizionamento (anche se in tanti non saranno d’accordo con questa affermazione).

Senza prolungarmi di più andiamo ad approfondire l’argomento. Prima di tutto diamo un occhiata a cosa sono i link NoFollow e  DoFollow, poi scopriremo il loro funzionamento e soprattutto come e quando usarli.

link-nofollow-meme

Ovviamente nel Web si scherza molto sui Link NoFollow

Cos’è un link NoFollow? Cos’è un link DoFollow?

I Dofollow sono la tipologia di link più utile ai fini SEO giacché la pagina web che ci linka in questo modo ci trasferisce PageRank e ciò agli occhi di Google (ma se ci pensi bene anche agli occhi di un utente) conta come un feedback di qualità verso di noi. Quindi un link DoFollow apporta rilevanza al sito a cui viene diretto e nonostante sia solo uno dei fattori di posizionamento, per Google ricevere backlink di questo tipo è ancora fondamentale.

I NoFollow, invece, costituiscono la maggior parte dei link ricevuti da un sito web e, al contrario dei DoFollow, non trasferiscono PageRank ed indicano al bot di Google che, sebbene linko ad un altro sito, non voglio trasferirgli rilevanza.

In tanti pensano che non siano utili ai fini del posizionamento, ma Google continua a considerarli come un fattore positivo per la SEO giacché qualsiasi backlink è un segnale di qualità che prova che qualcun altro considera quel contenuto importante.

link-nofollow-pagerank

Trasferimento del Pagerank tra Link DoFollow e NoFollow

Ovviamente Google non è stupido, e per questa ragione ogni backlink conseguito dev’essere il più spontaneo possibile (in realtà G non vuole che si faccia Link Building) quindi, benché i link DoFollow abbiano un peso maggiore dei NoFollow, una struttura di link ottimale prevede un buon equilibro tra gli uni e gli altri giacché avere solo backlink DoFollow (o solo NoFollow) suonerebbe come qualcosa di innaturale e ciò non piace ai motori di ricerca. A proposito dei fattori da tenere a mente nel fare Link Building vi consiglio la lettura di questo articolo:

Ciò ovviamente vale anche per i link creati nelle nostre pagine web, assolutamente mai crearne solo DoFollow, ma utilizzare NoFollow per siti che non consideriamo sicuri al 100% o che non hanno relazione di argomenti con i nostri contenuti o il nostro business.

Come creare link NoFollow?

In genere i link DoFollow sono tali di default, per esempio tutti i quelli inseriti in WordPress lo sono. Se proprio vogliamo esserne certi (cosa inutile) il link deve avere questa struttura in HTML

<a href=”http://www.sito.com” rel=”dofollow”> Testo </a>

Ma ripeto, risulta DoFollow anche senza il rel.

Per quanto riguarda poi creare link NoFollow abbiamo due opportunità:

  • Utilizzare un Plugin WordPress, su tutti “Ultimate NoFollow” semplice e veloce, che permette di trasformare qualunque link si voglia al momento dell’inserimento (scelta sconsigliata in quanto è davvero semplicissimo aggiungerlo direttamente in HTML ed un plugin in meno vuol dire meno peso al sito)
come-inserire-un-nofollow

Come inserire il rel”nofollow” con Ultimate NoFollow

  • Lavorare di HTML, inserendo il rel=”nofollow” al link, che quindi sarà così:

<a href=”http://www.sito.com” rel=”nofollow”> Testo </a>

Basta andare nella sezione “Testo” dell’editor di WordPress ed aggiungere l’attributo “nofollow” al link

come-inserire-un-nofollow2

Come inserire il rel=”nofollow” in WordPress

Perché esistono i link NoFollow?

Quale potrebbe essere il motivo per inventarsi qualcosa del genere? Bene, andiamo indietro di qualche anno (nel lontano 2005). In quell’era geologica l’algoritmo di Google era molto più semplice di quello di oggi ed il posizionamento dipendeva in larga parte dal numero di backlink (contava unicamente la quantità di link, a prescindere dalla qualità).

Tenendo presente ciò, fare SEO in quel periodo significava mettere in pratica tecniche che oggi sono considerate Black Hat o quanto meno in odore di penalizzazione. L’unico obiettivo era conseguire link…qualunque fosse il mezzo! Ovviamente ciò spesso e volentieri voleva dire spammare di forma massiva altri siti, per esempio dei commenti dei blog, nei forum o anche in portali come Wikipedia.

A proposito di tecniche Black Hat, se ti interessa l’argomento allora questo articolo è quello che fa per Te!

Tiered Link Building: attenzione alle Piramidi di Link

 

In circostanze come queste, Matt Cutts (capo dell’anti-spam di Google) propose la creazione dell’attributo “nofollow” motivandolo con l’evidenza che se i padroni dei forum e dei blog avessero potuto indicare a Google di non cedere pagerank ai siti degli spammer, allora lo spam avrebbe smesso di essere una tecnica utile ai fini del posizionamento in SERP.

Cosa succede inserendo un link NoFollow?

Quindi nel momento in cui creiamo o riceviamo un link, questo può essere DoFollow o NoFollow e la differenza tra l’uno e l’altro consiste nell’indicare a Google di passare parte del pagerank al contenuto linkato indicando al Bot di scansionarlo o meno.

Nel caso di link DoFollow, indichiamo a Google che il contenuto linkato è rilevante, che il bot deve proseguire nella scansione trasferendo parte del nostro pagerank. Questi link sono sempre positivi per le pagine a cui puntano, a meno che il sito di origine non sia penalizzato o appartenga ad un altro settore (differenti tipologie di contenuti riferiti ad una utenza differente).

Usando il rel=”dofollow” stiamo dicendo che il contenuto a cui puntiamo è importante e che, per questo motivo, vogliamo che ci sia comunicazione tra quella pagina e la nostra.

D’altro canto, i rel=”nofollow” fanno esattamente il compito contrario, quindi indicano a google che quel contenuto non è rilevante (per una qualsiasi ragione) e quindi non va scansionato e non vogliamo trasferirgli PR.

meme-link-nofollow

 

Perché usare il rel=”nofollow”?

E’ utile creare link NoFollow nei nostro progetti web essenzialmente in due situazioni:

  1. Quando non ci fidiamo tanto del sito a cui puntiamo e siti in odore di penalizzazione che per qualche ragione dobbiamo linkare (vedi contenuti utili agli utenti ecc…).
  2. Quando l’altro sito ha un DA ed un PA molto più bassi rispetto al nostro.
  3. Quando linkiamo ad un sito di un settore completamente diverso dal nostro core business, sia dal punto di vista merceologico che da quello contenutistico.

Dal punto di vista dei backlink entranti, invece, i NoFollow influiscono (indirettamente) sulla SEO nelle seguenti modalità:

  1. Fanno arrivare al tuo sito un traffico maggiore da referral.
  2. Sono importanti dal punto di vista della Brand Awareness, in quanto in ogni caso agli occhi dell’utente c’è qualcuno che sta affermando che il nostro contenuto è utile.
  3. Possono potenzialmente farti aumentare i profitti, come conseguenza dei primi due punti.

Conclusioni

Nello scrivere questo articolo mi sono imbattuto in diversi altri articoli e tutorial, su tutti mi sento di consigliare questo di Giorgio Taverniti…prendete appunti!

Spero che ora ti sia molto più chiara la differenza tra link NoFollow e DoFollow. Hai ancora qualche dubbio? Non sei d’accordo con quello che ho scritto? Fammelo sapere nei commenti o utilizza questo articolo “Open” sulle più comuni domande e risposte sulla SEO.

Hai trovato interessante questo articolo? Se si, dacci forza e coraggio…condividi ed iscriviti alla nostra newsletter!

La tua email (richiesto)

Cliccando su "Iscriviti" acconsentirai a ricevere aggiornamenti tramite email da Mia Nonna non lo capisce. La tua mail non sarà mai venduta (o ceduta in qualsiasi altra forma) a nessuno. Per qualsiasi altra informazione in merito al trattamento dei dati rimandiamo alla Privacy Policy.

Contattaci per una consulenza gratuita...o per un caffè!

Sei interessato ai nostri servizi? Vuoi parlarci di una tua idea? Siamo disponibili ad ascoltarti con piacere...