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Social Media

cosa è il digital marketing

Cosa è il Digital Marketing e come raggiungere i propri obiettivi

Giovanni Passaro No Comments

Quando parliamo di internet advertising, ci si apre davanti un mondo complesso e pieno di infinite possibilità (diciamo che in generale le possibilità per spendere soldi sono infinite), non sempre di immediata comprensione per i non addetti ai lavori. Ragion per cui ho deciso di scrivere questa guida su che cosa è il Digital Marketing.

A chi mi domanda perché dovrebbe fare internet advertising, o meglio perché dovrebbe preferire spendere i suoi soldi sullo schermo di un computer piuttosto che su un media più tradizionale (pensiamo al volantinaggio, alle affissioni, alla radio, alla tv, ai cartelloni pubblicitari…), di solito fornisco quattro semplici motivazioni, in grado di convincere anche i più scettici:

Il Marketing Digitale, a differenza della pubblicità attraverso media tradizionali, ti fornisce:

  • Una altissima possibilità di targettizzazione;
  • La possibilità di personalizzare la comunicazione, a seconda della persona alla quale stai parlando (pensiamo, ad esempio, alle possibilità offerte dal remarketing);
  • La possibilità di misurare le campagne e l’investimeno in tempo reale ed in maniera precisa e puntuale: so dove sto spendendo e quali sono i risultati che sto portando, quale è il mio ROI, le mie visite, le mie vendite, ecc, il tutto monitorato in tempo reale;
  • Alta possibilità di fidelizzazione dei Clienti;
  • Possibilità di modifica ed adattamento delle campagne in corso: se mi accorgo che qualcosa nella comunicazione non va, o che non sto spendendo in maniera ottimale, posso cambiare in pochi minuti.
  • Una schiera vastissima di Canali di comunicazione, da Google a Facebook, a WhatsApp ad altri innumerevoli canali e tool professionali o meno, a pagamento o meno…

Convincere i più scettici non è un esercizio facile, per questo solitamente fornisco esempi pratici, per far capire che le belle parole dette sopra, hanno anche un significato concreto.

Andiamo quindi ad analizzare, nella pratica, il significato di ognuno dei vantaggi dell’internet advertising

Cosa è il Digital Marketing? E’ Targettizzazione!

cosa e il digital advertising

Esempio di scelta del pubblico target per una campagna pubblicitaria su Facebook

Immedesimiamoci, ad esempio, in un rivenditore di scarpe da calcetto, che voglia strutturare la propria campagna pubblicitaria rivolgendosi soltanto ad un pubblico estremamente preciso e geolocalizzato. In questo caso, facendo internet advertising utilizzando Facebook, è possibile ottenere una precisione estrema!

Nell’esempio riportato, per come è stata strutturata la campagna, andremo a mostrare il nostro messaggio solo e soltanto ad utenti residenti in determinati comuni (es. Agropoli, Benevento, Napoli e Salerno), con la possibilità di escludere aree specifiche (nell’esempio abbiamo escluso Avellino). Inoltre il target è raffinato scegliendo l’età del nostro target (dai 18 ai 42 anni per questo esempio), il genere (in questo caso soltanto uomini) ed addirittura gli interessi (adesempio gli amanti del calciotto, del calcio a 5, del calcetto con gli amici ecc.). Capite che, andando a parlare solamente a questo target cosi specifico, abbiamo molte più possibilità di andarci a rivolgere ad un pubblico che è davvero interessato al nostro annuncio, e non disperdere il nostro budget pubblicitario verso un pubblico di persone che il calcetto non sa neanche cosa sia.

Possibilità di personalizzazione della comunicazione

Avete presente quando cercate, ad esempio, un albergo in una città nella quale vorreste andare, ma non effettuate la prenotazione in quel momento, e nei giorni successivi venite “colpiti” da messaggi pubblicitari che vi propongono di prenotare un albergo, proprio nella città che vorreste visitare, e proprio per i giorni in cui avete bisogno albergo?Bene, questo è il remarketing, e potreste trarne vantaggi anche voi da questo tipo di strumento. Il remarketing in ambito internet advertising consente, nella sua forma più semplice, di capire quale  sia l’interesse specifico di una persona attraverso la sua navigazione, ed è in grado di proporre un messaggio mirato proprio a quella stessa persona.

cose il digital advertising

Un esempio di remarketing, dove viene mostrato l’annuncio dello stesso hotel che avevamo cercato in precedenza, su diversi siti internet

Inoltre il Digital Marketing offre molte ulteriori possibilità di personalizzazione del messaggio, sfruttando anche i criteridi targettizzazione mostrati nel punto precedente (ad esempio, agli uomini mostro un messaggio alle donne un altro, con minori di 30 anni insisto su un messaggio, diverso da coloro che hanno un’altra fascia di età, con coloro che abitano in una città uso un tipo di comunicazione diversa da quelli che abitano in un’altra città).

Possibilità di misurare le campagne in tempo reale

L’internet advertising ti da la possibilità, in qualsiasi momento, di conoscere quanto stai spendendo, come lo stai spendendo, e quali risultati ti stai portando a casa. Grazie alle avanzate dashboard messe a disposizione dai vari Facebook e Adwords e da tutti gli altri grandi player, è possibile capire praticamente già dopo pochi giorni come sta performando una campagna, se si sta spendendo nel modo giusto, o se bisogna adottare qualche accorgimento per raggiungere risultati migliori.

Prendiamo invece, ad esempio, una campagna pubblicitaria acquistando una inserzione su un giornale locale stampato. Sappiamo quanto spendiamo, ma abbiamo soltanto una vaga idea su quante persone effettivamente vedranno il nostro annuncio, e soprattutto su chi siano questi utenti e quali siano le loro caratteristiche. Ma la cosa a mio avviso più grave, è che non è davvero difficile sapere con precisione quali sono i ritorni dei soldi spesi su quel mezzo.

L’internet advertising, risolve tutto ciò, vediamo un esempio.

digital advertising cosa è

Un esempio dei dati per monitorare le campagne di internet advertising

In questo caso, come vediamo, sappiamo con precisione quante e quali persone abbiamo raggiunto nel periodo di tempo selezionato (nel nostro specifico caso, oltre 10.000), quanto abbiamo speso (40€) , e quali sono stati i nostri risultati raggiunti, ad esempio e-mail raccolte, vendite ecc (nel nostro caso, 7, con un costo unitario di 5,72€).

Naturalmente questo è soltanto un esempio ma Facebook, Adwords e tutte le altre maggiori piattaforme di internet advertising offrono la possibilità di analisi di dati molto più dettagliate rispetto a questa.

Possibilità di modifica ed adattamento delle campagne in corso

Proprio grazie alla mole di dati ai quali abbiamo accesso in tempo reale possiamo, una volta avviata una campagna, capire con estrema precisione cosa sta performando bene e cosa sta performando male, e procedere con quella fase che viene chiamata ottimizzazione delle campagne, andando a prendere tutti quegli accorgimenti necessari per migliorare i risultati ottenibili dalle nostre campagne di internet advertising .Cosi, ci accorgeremo che magari un tipo di annuncio funziona megliocdi un altro, che un messaggio è più o meno incisivo, che un target non funziona bene come invece ci aspettavamo, o che ad esempio la pubblicità sui cellulari funziona meglio di quella sui computer fissi.

Per agire su queste leve, ed ottenere auspicabili ritorni da quello che spendiamo in pubblicità, grazie all’internet advertising è possibile prendere i giusti correttivi, semplicemente con qualche click e con l’aiuto di esperti del settore, in grado di ottimizzare il vostro ritorno sullo speso.

 

vendere su facebook

Vendere su Facebook? Ecco i Tool per l’F-Commerce

Vincenzo Calicchio No Comments

Il fatto che i Social Network e l’eCommerce trovino giorno dopo giorno sempre più punti di contatto e possibilità di simbiosi è un fatto di cui siamo testimoni quotidianamente. Quello che non è chiaro invece è se, per esempio, vendere su Facebook sia già possibile o se il Social Network per eccellenza non ha ancora raggiunto questo livello di maturità.

Bene, come probabilmente già saprai, piattaforme come Twitter, Facebook, Linkedin, Instagram ed altri Social Network offrono già strumenti con cui configurare annunci perfettamente segmentati e collegati con gli shop online delle imprese

Ed è fuori dubbio che, fin’ora, Facebook è stata la Rete pioniera del cosiddetto Social Commerce. Però quello che vorrei chiarire in questo articolo è:

A che punto siamo con l’evoluzione di questa tipologia di processo di vendita? Quali sono, Oggi, le possibilità di vendere in Facebook? Quali sono le novità più vicine a noi?

Per questo motivo ho deciso di tradurre questo articolo su foroeconomiadigital.com che ho trovato particolarmente utile.

N.B. Ovviamente tutto ciò che stai per leggere può riguardare direttamente il tuo Business…

vendere-su-facebook

Vendere su Facebook? Si può!

 

Vendere su Facebook Oggi: F-Commerce

Il termine fCommerce, parola che a quanto pare ha la propria origine nel 2011, è usata per riferirsi al commercio elettronico e la vendita attraverso Facebook ed applicazioni che “trasportano” gli eCommerce direttamente nelle pagine fan delle imprese.

A cosa serve l’fCommerce? Sicuramente è una buona alternativa per quei Business che iniziano con un budget basso o che preferiscono testare il mercato prima di lanciarsi in una nuova scommessa.

Applicazioni per vendere su Facebook

Quali sono le App attualmente esistenti per vendere su Facebook? Beh ce ne sono tante e molte di queste sono più che valide. Ovviamente ciascuna ha caratteristiche diverse che si identificano in obiettivi diversi. Le più popolari sono:

  1. Palbin: E’ tra le più facili da usare ed offre una versione di prova in modo da non investire nulla se non si è completamente sicuri della bontà del tool. Presenta 3 piani di prezzi distinti: Il Basico a 20 euro (che non include lo shop in Facebook), 30 euro il Professionale ed il Premium a 70 euro. Questi ultimi due includono il negozio nella pagina fan però con l’unica differenza che il Premium offre in più Dominio Gratis a nome dell’utente, emissione di fatture, revisione SEO e certificato SSL per il primo anno.
  2. Beetailer: Altro strumento che permette di creare shop in Facebook e, a quanto dicono, permette promozioni ed analisi dettagliate per conoscere il reale impatto del tool. Offre un piano free per un massimo di 30 prodotti, mentre il piano Professionale costa 40 Dollari al mese e permette di gestire due shop, un totale di 500 prodotti ed include il supporto tecnico via mail. Il piano Business permette, invece, di importare fino a 5 negozi e 2000 prodotti oltre al supporto tecnico.
  3. Tiendy: Anche questo tool offre un periodo di prova gratuito di 30 giorni in cui testare la convenienza del vendere in Facebook e la bontà dello strumento. Offre la possibilità di personalizzare lo shop online al 100%, dal logo fino all’HTML e CSS. Offre templates professionali, statistiche in tempo reale e la gestione di più lingue. Dispone di 4 piani di prezzi di cui sono due prevedono lo shop su Facebook: il Professionale (29 euro al mese) e quello per le imprese (45 euro/mese).
  4. CM Commerce: Prova gratuita per 30 giorni. Integra carrello, categorie, piattaforme di pagamento, sconti ecc…Inoltre (cosa importantissima) gli utenti non abbandonano la pagina Facebook per concludere l’acquisto. I piani previsti sono i seguenti: Basic (99 centesimi e fino a 10 prodotti), Pro lite (3,99 Dollari e 150 prodotti), e Pro (8,99 dollari al mese e fino a 500 prodotti).
  5. Shoptab: Prevede un periodo di prova di 7 giorni. Si tratta di una piattaforma completa per vendere via Facebook, permette di condividere prodotti sui Social Network col fine di aumentare la visibilità del Brand. Il piano basico è molto interessante e prevede 500 prodotti per 10 dollari al mese.
  6. Shopify: Da qualche tempo gli utenti di Shopify possono integrare il loro shop all’interno della Pagina Facebook dell’attività. Ovviamente è un opzione mobile friendly, facile da configurare ma con l’unica “pecca” di aver bisogno di un negozio in questa piattaforma per poterne disporre.

 

vendere-sui-social

Ecco il futuro prossimo di Facebook: eCommerce direttamente nelle pagine fan delle imprese

Lasciando da parte i tool esterni (che già effettuano questi servizi) qual’è il futuro delle vendite su Facebook?Ovviamente gli shop pienamente integrati dentro le pagine, vicino alle sezioni di sempre (post, informazioni, biografia ecc…).

Attualmente questa è solo una funzione di prova, però se effettivamente partirà si potrà vendere direttamente dalle pagine Fan con tutte le funzionalità che offre qualsiasi piattaforma di eCommerce. Sto parlando delle cosiddette “Pagine Vetrina” che consentiranno di aggiungere lo shop tra le sezioni principali di una pagina Facebook e permetteranno le seguenti funzionalità:

  • Caricare prodotti con relative informazioni
  • Gestire e personalizzare l’intero catalogo
  • Vendere direttamente da Facebook
  • Gestire gli ordini
  • Pubblicare inserzioni relative ai prodotti
  • Dati e statistiche insight approfondite
pagine-vetrina-facebook

Come saranno le Pagine Vetrina di Facebook.

Conclusioni

Ovviamente già oggi i Social Network sono un pezzo fondamentale delle strategie di marketing per eCommerce e nei prossimi anni (o mesi!) avranno sempre più importanza tanto che potrebbero addirittura far perdere di rilevanza i siti proprietari. Dunque non più solo generatori di engagement e visibilità ma soprattutto potente strumento per la conversione.

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come-fare-soldi-online

Fare soldi online: dall’eredità della vecchia australiana al coaching

Vincenzo Calicchio No Comments

Se in questo esatto momento apriste la vostra casella di posta ed andaste in SPAM sono sicuro che troverete almeno una mail di qualcuno che ti scrive dalla Banca del Ghana, di qualcuno che promette una qualsiasi possibilità di guadagno e se siete fortunati ci sarà la mail di Anna Sedes, una generosa vecchietta australiana pronta a lasciare la propria eredità a chiunque apra quella mail.

Guadagnare con il web: l’eredità della vecchia australiana

Se davvero in Australia ci fosse una vecchietta in fin di vita che con le sue ultime forze riesce a mandare una mail solo per potervi lasciare in eredità l’intero suo patrimonio allora probabilmente la vita di tutti noi sarebbe un sogno. Basterebbe aprire la casella dello SPAM e tutti i nostri problemi economici sarebbero risolti.

truffe nello spam

 

Non credo ce ne sia bisogno in ogni caso non voglio avere scrupoli di coscienza (metti che qualcuno trovi quest’articolo per la keyword “Anna Sedes”!)  e quindi ribadisco ancora una volta che Anna Sedes non esiste e che la mail è indirizzata per fare un truffa, come ben ci spiega anche Enrico Lucci nel servizio “Ancora dentro la truffa”  mandato in onda dalle Iene nel febbraio 2015.

truffe-online-le-iene

Contrariamente a quanto si immagini quindi, lavorare online richiede tanto tempo e duro lavoro, ragion per cui in tanti iniziano ma in pochi giungono a risultati lasciando così più spazio a chi decide di investire seriamente in un avventura del genere.

Per vivere (quindi non sopravvivere) con il tuo sito non hai bisogno ne di essere laureato a Yale ne in qualsiasi facoltà di informatica del globo. La cosa più importante è che:

Bisogna centrare il problema, le necessità, i desideri dei lettori (follower) attraverso i contenuti.

Ciò di cui parlerai nel blog non ha importanza se non esiste una necessità reale e se non ci sono persone disposte a pagare (o per meglio dire investire)  per avere le soluzione ai propri bisogni.

Esistono molti modi per fare soldi con il proprio sito web

Ciò che più mi preme dire è che alcuni di questi modi sono dannosi e finiscono per pregiudicare tutto il lavoro.

Due su tutti:

  • Vendere Link. Se hai un blog con un buon numero di lettori e magari discretamente specializzato arriverà il momento in cui sarai contattato da terzi ai fini di inserire contenuti e soprattutto link in riferimento a prodotti/servizi (stanno portando avanti la loro strategia di Link Building). Un attività di questo tipo (chiamata Guest Posting) se portata avanti con cognizione di causa, può portare benefici per entrambe le parti, ma se fatta in maniera scellerata può sfavorire entrambi. Infatti pratiche di questo tipo vanno contro le politiche di Google che può arrivare a penalizzare entrambi e far sparire dalle SERP i due siti. L’unica parola che conta in situazioni come queste è “Valore” ..il post/link altrui è accettabile solo se porta in qualche modo effettivi benefici ai tuoi lettori.
  • Affiliazione Google AdSense. A mio parere paradosso del web per eccellenza in quanto si è pagati per mandare gli utenti da qualche altra parte..inoltre ai fini di una monetizzazione degna di questo nome si necessita di molto traffico. Altro problema legato ad AdSense è che crea dipendenza infatti nel momento in cui si inizia a guadagnare pensi “Grande! Allora se  faccio questo piccolo cambiamento potrei guadagnare di più..” ed è esattamente in questo momento che cominci a dare poca importanza ai contenuti per dare priorità agli annunci. Risultato finale? Il tuo blog si convertirà in un immenso annuncio con il conseguente calo della qualità e quindi del traffico.

La prova di ciò sono moltissimi siti di informazione locale, nell’immagine in basso uno screenshot di Salernonotizie.it che presenta all’apertura della pagina ben cinque banner pubblicitari contro quattro notizie. Tralascio ogni commento in merito alla qualità delle notizie.

sovrutilizzo-di-banner

Esiste un segreto per guadagnare in Internet? 

Il vero segreto per fare soldi con Internet è conoscere i problemi dei tuoi utenti e dare loro una soluzione.

Ciò che vedo (e sento) più spesso è gente che pensa di costruire un blog attorno ad un tema, no attorno ad un target di audience potenziale, alle sue necessità, sue motivazioni e suoi obiettivi. Almeno è questo, secondo me, il modo migliore per lavorare. Di sicuro ci sarà qualcuno poco d’accordo con questa affermazione.

Freelancing

Ovvero vendere i tuoi servizi ad ora o a progetto. È il modo più facile ed immediato per iniziare a guadagnare qualcosa dal tuo blog.

Inoltre esistono agenzie virtuali dove puoi annunciare i tuoi servizi (ed ovviamente il tuo portale). Personalmente conosco Elance.com dove puoi incontrare ogni tipo di servizi, amministrativi, di disegno, sviluppo siti, marketing ecc..solo per nominarne alcuni.

In ogni caso però le migliori opportunità lavorative sono quelle proposte che arrivano attraverso la tua rete di contatti. Da qui la necessità di costruirti una reputazione positiva nella tua nicchia, devi lavorare al marketing del tuo brand. Ed è proprio il tuo blog che può aiutarti a costruire questa reputazione, questa visibilità.

Quanto si guadagna come freelancer?

Dipende dalla tua autorevolezza e dal nome che sei riuscito a costruirti nella tua nicchia. Quanto maggiore è il tuo prestigio e noto è il tuo nome, tanto maggiori saranno i tuoi onorari.

Il vantaggio di essere freelancer è che non hai bisogno di avere un target molto grande. “Semplicemente” devi fare in modo di:

  • Creare dei contenuti eccezionali
  • Creare una rete di contatti che ti assicurino una buona reputazione
  • Avere dei buoni feedback

Coaching/Consulenze

Il passo immediatamente successivo a quello di freelancer è la consulenza.

Che differenza c’è tra l’essere consulente e l’essere freelancer?

La differenza è che nella prima la relazione con il cliente si riferisce ad un periodo più lungo o è a carattere periodico. Inoltre agli occhi di un cliente un freelancer è un ragazzetto barbuto con pantaloni corti che vaga per il mondo col il tablet nello zainetto mentre il consulente è visto come un professionista a tutti gli effetti, ovviamente ci si aspetta da un professionista un lavoro migliore, oltre che un onorario più alto.

Ovviamente per entrambi i casi fondamentale sarà saper dimostrare la tua esperienza con casi di successo e best practices. Si sa che l’utente pensa che se altri sono felici dei tuoi servizi allora è molto probabile che lo sia anche lui.

 Trainings/workshops/conferenze

Attraverso i tuoi contenuti puoi arrivare a tenere conferenze, speech, seminari e workshop.

Ciò può farti guadagnare bene anche nel caso in cui non ti paghino per quella conferenza. In che modo? Puoi utilizzare quell’occasione per promozionarti.

Chi ascolta durante un incontro è un pubblico super targettizzato, sicuramente interessato a quell’argomento (per qualsivoglia motivo) e ciò fa si che ci siano più possibilità che comprino i tuoi servizi visto che già ti hanno conosciuto ed hanno assistito alla tua professionalità.

Ovviamente quando parlo di incontro non mi riferisco solo a conferenze o workshop presenziali, tutto ciò si può fare anche attraverso webinar, teleconferenze o lezioni online.

Qui una lista di utili tool per preparare un webinar:

  • GoToWebinar, un grande classico, risultati molto buoni però un pochino caro all’avvio di un attività
  • Free conference call, gratis, molto popolare però con problemi di qualità del suono
  • Instant Teleseminar, a pagamento però molto efficace

Infoprodotti

Costituiscono un  fantastico modo per avere degli ingressi in maniera “passiva”, infatti questi permettono di continuare a guadagnare anche quando si è malati o si è in vacanza (così si ovvia al primo problema dei liberi professionisti: se non si lavora non si guadagna).

Gli infoprodotti sono una fonte di reddito scalabile in quanto se ne possono vendere in quantità illimitata anche durante un ora di lavoro freelance, ed il costo della vendita ad un soggetto è lo stesso della vendita ad un milione di persone.

Ovviamente sto parlando, per esempio degli e-book, corsi online preregistrati ecc..

Senza dubbio, anche in questo caso, questi prodotti devono creare valore. La attenzione al cliente è fondamentale per generare una rete di persone soddisfatte e conseguire così feedback positivi e recensioni.

Focalizzarsi sulla conversione e sulla retention

In molti credono che la cosa più importante nel lavorare online sia il traffico. Beh oramai da qualche anno si è capito che la maggiore focalizzazione dev’essere sulla retention e sulle conversioni. A che serve avere dieci mila visite se nessuna di queste si converte in cliente? A questo punto meglio avere 100 visite ma una conversione al 50%!

Secondo voi ci sono altri modi per monetizzare con web? Non siete d’accordo con qualcuno di questi? Avete alcuni dubbi riguardo il come metter su delle attività del genere? Volete picchiarmi per ciò che ho scritto?

Mi piacerebbe sapere la vostra..

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consigli guest posting

Guest Posting: come contattare gli influencer

Vincenzo Calicchio No Comments

Occuparsi di Web marketing non vuol dire chiudersi nella propria stanza e sbattersi per cambiare stringhe di codice, creare contenuti, modificare immagini ecc.. anzi la cosa più importante è aprirsi al mondo per condividere, comunicare, imparare, insomma per fare rete… ed il Guest Posting è la tecnica a disposizione per chi si occupa di SEO e di Link Building!

A proposito se stai sviluppando la tua strategia per ottenere backlink sicuramente ti interesserà questo articolo:

Se rimanessimo chiusi nella nostra stanza correremmo seriamente il rischio di fare la fine di quel tizio che è andato sulla Luna ma per secondo..nessuno ricorda il suo nome. E’ quindi fondamentale incontrare gente interessata ai nostri contenuti ed imparare a contattarli correttamente. In questo articolo condivido il mio metodo di lavoro che consiste nel:

  • Investigare
  • Segmentare
  • Contattare

Al di là degli influencer sarà importante anche cercare e trovare siti web simili al nostro (ma non concorrenti) ai fini di:

  • Promozioni incrociate ai due siti da newsletter, social network, pagine specifiche dei siti in questione

Quindi si tratta di un do ut des che conviene ad entrambi, ad oggi diremo revenue sharing. Tale collaborazione sarebbe ottimale, ovviamente se fatta con regolarità.

Cercare gli influencer 

come-contattare-gli-influencer

Ovvero investigare e trovare soggetti che fanno al nostro caso e potrebbero esserci in qualche modo utili. A tal fine possiamo utilizzare vari strumenti:

BuzzStream

Economico, il pacchetto minimo base costa 29 Euro mensili e facilita molto il lavoro, è disponibile anche una estensione per Chrome.

FollowerWonk

Free e basato su twitter. È una app di moz per cercare follower di influencer, così facendo arriviamo ad una utenza super targettizzata con info complete su follower, following, days old e social authoriy (con paramentri propri di follower wonk). Tali persone sono sicuramente da contattare.

Topsy

Anch’esso basato su twitter, utile per cercare influencer per parole chiave.

Oltre a questi strumenti professionali (o semi professionali) altrettanto utili sono:

  • La cara e vecchia ricerca in SERP
  • La creazione di Alert (tramite Google alert) per parole chiave specifiche di settore. In tal modo stesso Google ti avviserà ogni qualvolta qualcuno nel mondo scrive di quel determinato argomento.

Segmentare gli influencer

Dopo aver trovare e stilato una prima lista di influencer dobbiamo dividerli in base alla loro priorità. Questa segmentazione è molto importante in quanto non possiamo contattare nello stesso modo i vari influencer.

Per esempio un conto è contattare un sito molto popolare, che magari riceve moltissime mail al giorno ed un altro conto sarà contattare uno poco popolare, senza dubbio con i primi dobbiamo fare più attenzione.

Contattare gli influencer

Risponderesti mai ad una persona sconosciuta che ti sta chiedendo un link? Molto probabilmente no, ragion per cui prima di contattare è preferibile stabilire una relazione, entrare nel suo radar per far si che non appaiamo come completi sconosciuti.

perché-sono-importanti-gli-influencer

Sei cose da fare prima di contattare un influencer

  1. Condividere suoi contenuti nei tuoi profili social
  2. Commentare il suo blog, ovviamente sto parlando di commenti elaborati ed interessanti, che creino valore
  3. Aggiungerlo ad una lista di Twitter
  4. Iscriverti ad una sua mailing list
  5. Avvisarlo di eventuali link morti nel suo sito
  6. Citarlo nel proprio post/articoli

Tutto ciò dobbiamo farlo per entrare nel suo radar di influenza, una volta dentro, il mio consiglio è di continuare così per qualche giorno (o settimana) per poi inviargli una mail. La mail dev’essere ovviamente personalizzata ed importante sarà far capire che abbiamo considerazione di lui (o lei) ed apprezziamo il suo lavoro.

Un esempio di testo da inviare per fare guest posting è:

Oggetto: Ti interessa lasciarmi collaborare al tuo blog?

Salve XXX
Mi chiamo Vincenzo Calicchio e mi occupo di SEO per il sito XXX. In queste ultime settimane ho deguito molto il tuo sito ed ho trovato molto interessanti i tuoi articoli, in particolare XXX di cui mi ha molto colpito la forma di XXX.
Ti scrivo questa mail per sapere se potrebbe interessarti lasciarmi collaborare al tuo blog offrendoti un mio articolo per la pubblicazione. Ho notato che scrivi molto sul tema XXX e penso che ai tuoi lettori potrebbero interessare i seguenti temi:
XXX
XXX
XXX
Cosa ne pensi? Credi che sia fattibile una collaborazione?
Ti saluto e ti ringrazio per l’attenzione
Enzo

Come far si che più persone leggano la tua mail?

Ai fini di un migliore tasso di apertura delle mail consiglio di:

  • Fare molta attenzione al testo della mail
  • Essere breve
  • Chiamare il destinatario per nome
  • Presentarsi
  • Spiegare l’obiettivo della mail in una riga, massimo due
  • Dimostrare di conoscere il blog in questione
  • Aggiungere URL di articoli del blog
  • Essere cordiale ma non informale
  • Offrirsi di rispondere ad eventuali dubbi
  • Aspettare 3 o 4 giorni prima di contattare una seconda volta in caso di non risposta, questa seconda mail dev’essere più breve della prima

Inoltre molto importante è fare prove in merito ai risultati ottenuti, per esempio testando mail diverse con A/B test. Ovviamente a fine di tali prove sceglieremo i testi che ci danno i risultati migliori.

P.s. Tanto per completezza, il secondo uomo sulla Luna fu Buzz Aldrin!

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brasile-senza-whatsapp

Brasile senza WhatsApp: ecco cosa è successo

Vincenzo Calicchio No Comments

Brasile, 17 Dicembre 2015. E’ il giorno del Brasile senza Whatsapp, nel giro di qualche ora la popolare app smette di funzionare nel più grande paese dell’America latina. Scatta il panico tra i 100 milioni di utenti brasiliani in permanente connessione tra loro attraverso gruppi e conversazioni che ciascuno gestisce nella sua vita parallela.

E’ vero si, che ci sono altri modi per comunicare ed altri social network in cui fare rete, il tasso di penetrazione tra la popolazione e soprattutto il tasso di utilizzo di Whatsapp non raggiungono nessun altra rete sociale. L’evento è stato di una portata grandissima non sono per le ripercussioni tecnologiche, ma anche per quelle sociologiche.

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“Senza Whatsapp? Senti il fantasma del comunismo…”

Più di 100 milioni di anime in pena si svegliano in una specie di Blade Runner tropicale senza realmente capire il perché di una decisione di un giudice che ha spento la loro principale fonte di alimentazione virtuale.

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“Che belli questi omaggi al Brasile senza Whatsapp #PrayForWhatsapp”

Però il giudice di un tribunale di provincia, dello stato di San Paolo, si dimostra inflessibile nella sua determinazione a far da spalle alle grandi compagnie telefoniche, che scontano perdite milionarie dal momento in cui Whatsapp ha introdotto le chiamate gratuite.

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“Brasile senza Whatsapp per 48 ore a partire da Mezzanotte”

Incluso il fondatore di Facebook, Mark Zuckemberg, interrompe il suo idillio da neo papà per indignarsi per il blocco “Oggi è un giorno triste per il Brasile” afferma dal suo profilo “Stiamo lavorando duro per correggere questa situazione”.

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Poche ore dopo (ore in cui si registra un esodo massivo verso Telegram), Whatsapp viene ristabilito grazie ad un altra decisione di un altro giudice che annulla la precedente.

Nel frattempo, migliaia e migliaia di meme hanno invaso i Social Network. Il proverbiale senso dell’humor dei brasiliani non poteva mancare avanti ad una ecatombe virtuale di queste dimensioni, una piaga biblica 2.0 che quasi ha messo in ginocchio l’allegria nazionale del Brasile.

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“Oggi la gente sarà costretta a guardarsi negli occhi, a parlare nelle ascensori, gli automobilisti non potranno commettere barbarie mentre guidano ed allo stesso tempo digitano, e la circolazione dei pedoni ne guadagnerà in velocità. Mal che vada ci renderemo conto che ci siamo convertiti in Robot e che stiamo perdendo un po di quella che è nota come Umanità” Scherzava (mica tanto) un utente.

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“Whatsapp è tanto Brasiliano che non ha scontato neanche la metà della pena!” scherzava un altro alludendo agli scandali di corruzione che hanno coinvolto il paese in un contesto di impunità generalizzata.

 

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“Tornando ad usare Bip al posto di Whatsapp”

L’incubo tecnologico tecnologico dell’anno è finito senza vittime. Il Brasile ha ricominciato a comunicare e fraternizzare compulsivamente in questa settimana pre-natalizia. Tutto torna alla normalità…però rimane la sensazione che i contenuti dei meme sono scherzi si, ma fino ad un certo punto!

brasile-senza-whatsapp

“Io senza Whatsapp”

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Fonte: Yorokobu
social-media-case-history-il-caso-asos

Social Media Case History: l’analisi di ASOS

Vincenzo Calicchio No Comments

Nella mia vita ho poche certezze, una di queste senza dubbio è riferita al fatto che 1 solo esempio conta più e rimane più impresso di 1000 parole. Ragion per cui spesso vado a ricercare casi di eccellenza e storie di varia natura in riferimento al mio lavoro. Questa volta, dopo aver già scritto di importanti casi di studio riferiti al B2B voglio parlarvi di un case history a proposito di Social Media B2C e l’esempio che vi porto è quello dell’eCommerce di vestiti ASOS. Tale caso non spicca per particolare originalità e creatività ma è la dimostrazione che lavorando bene, nel tempo ed utilizzando intelligentemente gli strumenti a disposizione si possono raggiungere risultati importanti.

I contenuti che vi sto per proporre sono tradotti ed integrati da questo articolo di Sophie Deering su linkhumans.com che ho trovato particolarmente completo, ben fatto oltre che ben scritto. Ma prima di partire voglio consigliarvi la lettura di quest’altro post a proposito di Social Media di Successo, è il caso di una pizzeria di Buenos Aires e la sua folle strategia.

Ma continuiamo…

Conoscete ASOS?

ASOS.com è un negozio online di portata globale, dedicato alla moda ed ai prodotti di bellezza, con base nel Regno Unito. È diventato rapidamente il più grande venditore al dettaglio online di prodotti legati al mondo della moda e, dal suo esordio nel Giugno 2000, ha venduto oltre 65,000 prodotti con marchi autonomi, globali e locali. Offrono un servizio di spedizione gratuita in 234 paesi ed hanno siti web localizzati per Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna, Italia, Australia, Russia e Cina, attirando ogni mese 29.5 milioni di utenti.

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La moda non è il loro unico punto forte, di fatto hanno fatto anche dei passi nel mercato editoriale, con il lancio di una loro rivista mensile nel 2007, dedicata all’utenza femminile. Insieme alla rivista, che è disponibile sia online che in forma cartacea, gestiscono anche un blog chiamato “Daily Newsfeed”, sul quale condividono post sullo stile, la bellezza e le celebrità.

Il sito web ASOS è costruito in modo da ottimizzare l’esperienza di navigazione del cliente, a partire da una vasta gamma di strumenti ed offerte speciali, video di sfilate di modelle con abiti in vendita, fino ad “ASOS Fashion Finder”, uno strumento molto gettonato che mostra le tendenze della moda selezionate dagli stilisti e dai fashion blogger.  App facili da utilizzare sono disponibili sugli smartphone e sui tablet, sia per il negozio ASOS che per il Fashion Finder, rendendo la navigazione semplice, accessibile ed immediata.

La nicchia di mercato scelta dal marchio ASOS è la moda dal 2000 in poi; ASOS sa bene che è una necessità di mercato essere sempre freschi e innovativi, al fine di incontrare i gusti dei loro acquirenti favoriti. Per questo motivo hanno sfruttato al massimo i social, mantenendo una presenza assidua. La società gestisce account su LinkedIn, Pinterest e Google+, tra gli altri; allo stesso tempo, sono molto attivi su Facebook, Twitter ed Instagram. Ecco una visione più approfondita di come fanno uso di queste tre importanti piattaforme per operare nel mercato.

Come ASOS utilizza Facebook

La pagina ufficiale ASOS di Facebook, con quasi 3.8 milioni di fan, è al momento una delle più importanti per quanto riguarda i brand di vendita al dettaglio, comparata ad altre come Boohoo con 2.2 milioni e Net-a-Porter con 1.3 milioni. Non risulta particolarmente originale la gestione della fan page (nessun post è stato realmente virale) ma tutti i contenuti sono interessanti ed in linea sia con il prodotto che non il loro target.

La prima cosa che salta all’occhio è il reindirizzamento verso la pagina del Brand del paese di provenienza, è come se ci fosse un unica pagina (infatti il numero dei fan è lo stesso) ma con più URL tutte riferite a paesi diversi, è qualcosa che non avevo mai visto prima. Sarebbe interessantissimo sapere come attuare questa strategia.

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In ASOS, usano la pagina per promuovere nuovi prodotti e nuove offerte, tanto quanto per reindirizzare il traffico agli articoli del loro blog ed alla rivista online.

In una giornata tipo, postano 1-2 aggiornamenti grafici, anche nei fine settimana; questi raggranellano in media duecento “like” e una dozzina di commenti. Gli aggiornamenti che tendono a riscuotere più successo sono quelli riguardanti le celebrità; in aggiunta, competizioni ed altri post, che incoraggiano i fan a mettersi in gioco, ricevono ulteriore consenso. Un esempio recente è dato dalla campagna #AsSeenOnMe (ComeMiSta), che chiede ai propri clienti di taggarsi in foto mentre indossano i loro acquisti ASOS, con l’opportunità di far parte di una galleria sul sito web ufficiale. Un album di foto caricate dai clienti ASOS è stato aggiunto alla pagina Facebook, come prova tangibile del loro contributo. Questa è una tecnica di marketing particolarmente efficace, poiché aiuta a costruire una relazione con i clienti, valutarne i gusti e gli stili, mostrando al contempo ciò che è in vendita sulla piattaforma.

I clienti usano spesso la pagina Facebook come mezzo per contattare la compagnia, con domande sugli acquisti, e l’ASOS, diligentemente, risponde a tutti i loro fan in modo utile e cordiale, anche ai clienti più difficili.

Come ASOS gestisce Twitter

In ASOS sono specialmente attivi su Twitter ed hanno molti account da gestire per raggiungere differenti obiettivi di mercato.La loro pagina globale sulla moda (@ASOS) ha circa 900,000 follower, in contrasto con i 15.5k di @Boohoo ed i 24,3k di @NetAPorter; hanno anche pagine per ASOS Australia, Stati Uniti, Francia, Spagna, Germania, Italia, ASOS Menswear, ASOS Careers, ASOS Fashion Finder, ASOS Marketplace e ASOS Greenroom.

Una Best Practice molto interessante è quella di gestire anche un servizio parallelo di assistenza clienti direttamente su Twitter @ASOS_HeretoHelp, ciò gli permette di mantenere segreta la corrispondenza con i clienti insoddisfatti; cosa molto importante al fine di mantenere un’immagine positiva del marchio.

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La gestione dei clienti su Twitter (evidentemente negli ultimi giorni hanno avuto dei problemi)

Un grosso ammontare di tempo e risorse viene investito per mantenere attivo l’account Twitter e coinvolgere gli utenti. Sono notevolmente attenti quando si tratta di rispondere ai commenti ed alle domande dei clienti, ovviamente specialmente sull’account di assistenza.

L’elemento chiave per l’utilizzo di numerosi account sulla moda è la circolazione di storie sul loro blog e sulla rivista, in aggiunta condividono spesso immagini e video appropriati a proposito dei loro utenti.

Gli aggiornamenti che attirano l’attenzione di più follower sono generalmente quelli in cui i clienti possono identificarsi, come GIF divertenti sulla pigrizia di fine settimana e consigli sulla moda facili da seguire; normalmente ricevono circa un centinaio di preferenze e due dozzine di retweet per post.

E su Instagram?

Diversamente dalla loro pagina Facebook e Twitter, ASOS ha dato all’account Instagram un tocco molto più personale e presenta ai fan qualche piccolo “retroscena” della vita al “Quartier Generale ASOS’.

Utilizzano Instagram come qualunque altro utente, sulla scia di tendenze già esistenti come i selfie e le foto del cibo. Postano spesso scatti della colazione dello staff o della pausa caffè, degli abiti dello stilista (targati ASOS, chiaramente). Questo avvicina il marchio ai fan e questi, vedendo i prodotti ASOS su persone comuni, trovano ispirazione per i loro acquisti sul negozio online.

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Ecco un esempio di come ASOS gestisce Instagram

Gli hashtag sono utilizzati occasionalmente nei post per massimizzarne la visibilità tramite la funzione “cerca”, ma comunque con oltre 3 milioni di follower non sono poi così necessari e lo scopo del loro account sembra essere la costruzione di un rapporto con i fan, più che pubblicizzare i prodotti. Infatti, sono i clienti che utilizzano più spesso gli hashtag affiliati ed ora è possibile trovare oltre 1 milione di immagini taggate #ASOS, per cui suppongo che l’operazione di marketing venga svolta per conto loro dagli utenti.

Nel Dicembre 2014, l’ASOS ha lanciato un calendario dell’Avvento con sfide e premi del Brand da vincere ogni giorno fino a Natale; tutto ciò che i fan avrebbero dovuto fare era postare una foto festiva con l’hashtag #instaadvent. Le competizioni come queste possono fornire poca pubblicità al marchio, consideranto che persone diverse dai fan non avrebbero associato istantaneamente il Brand all’hashtag “instaadvent”, ma l’interattività e le possibilità di vittoria hanno cementato la fedeltà dei clienti abituali.

La gestione dei reclami in ASOS

Il gran numero di follower sui loro social è indicativo dell’efficacia della loro strategia e dimostra quanto siano in gamba nell’attrarre l’utenza bersaglio delle loro campagne. Nonostante i loro account beneficino della buona immagine del marchio e riportino molte opinioni positive, un gran numeri di clienti li utilizza anche per riferire alla compagnia di cosa non sono soddisfatti: questo avrebbe una cattiva influenza sull’immagine della compagnia, se i post fossero pubblici. ASOS ha risolto questo problema su Twitter con un account dedicato al servizio di assistenza clienti.

Su Facebook ed Instagram non hanno fatto lo stesso, ma le varie problematiche che spesso compaiono nei commenti sotto le immagini condivise e vengono risolte solo rispondendo pubblicamente, compito che viene solitamente svolto molto bene.

Conclusioni

Per ASOS, i social media sono lo strumento perfetto per rivolgersi ai loro clienti prediletti, giovani e alla moda. Gli consentono di comunicare direttamente con i fan, aiutando a costruire una relazione che li coinvolga, che li faccia sentire vicini al marchio e che fornisca agli acquirenti aiuti e suggerimenti. Questo tipo di personalizzazione aiuta gli utenti ad immedesimarsi nel marchio, di modo che si rivolgano alla compagnia e la raccomandino ad altri.

Complessivamente, penso che ASOS sia un marchio da tenere in considerazione in materia di social media e che le altre compagnie possano trarne spunti molto utili.

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Translator: Valerio Graziano

 

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Come gestire una crisi sui social: il caso Volkswagen

Vincenzo Calicchio No Comments

Se vi occupate di Social Media Marketing e non vi è ancora capitato sappiate che siate stati (fin’ora) molto fortunati. Le crisi sui social comprendono tutte quelle situazioni in cui un brand, un prodotto o una persona vengono messe in cattiva luce a causa di comportamenti (online o offline) eticamente, politicamente o anche dal punto di vista della legge scorretti. In passato noti sono stati i casi Barilla, Moncler, e non ultimo quello della Melagatti. Ma nel 2015 l’azienda che ha passato la crisi più profonda (e la sta ancora passando) è senza dubbio Volkswagen.

Lo scandalo delle emissioni che ha colpito il brand tedesco solleva molti interrogativi importanti. Pur ritenendo che la loro principale preoccupazione non sia “come gestire questo scandalo sui social”, ho pensato che sarebbe stato utile dare un’occhiata alle reazioni della compagnia su Twitter e Facebook (parlo dei profili globali ed USA) nei giorni immediatamente seguenti lo scoppio del caso, ragion per cui ho tradotto ed integrato questo articolo di Ben Davis su econsultancy.com.

Ciò che mi premeva verificare era l’esistenza, o meno, di un eventuale protocollo per la gestione delle crisi. Ve lo dico in partenza, non ho trovato quello che cercavo, ma l’unica cosa che sono riuscito ad evincere è l’importanza di alcuni fattori.

Il ruolo del silenzio in una crisi sui Social

Volkswagen USA ha bruscamente interrotto i post su Facebook e Twitter Venerdì 18 Settembre, il giorno in cui è emerso negli Stati Uniti lo scandalo delle emissioni.

Gli account sono rimasti congelati per un’intera settimana, finché non hanno postato una dichiarazione di Michael Horn, il CEO degli Stati Uniti, di cui erano attese le dimissioni. L’account globale di Twitter della VW, invece, non ha smesso di postare fino al 22 Settembre e questo, probabilmente, ha solo contribuito a incrementare la tensione.

Si veda il post ed il commento sotto tanto per un esempio di linciaggio del marchio, come c’era da aspettarsi, da parte dei clienti (e non) di tutto il mondo. Di commenti come questi se ne trovano a migliaia!

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– Volkswagen: “Le storie migliori iniziano con un gesto.” – Gabriel Hill: “Sono particolarmente fan del gigantesco gesto col dito medio che avete mostrato all’ambiente in Nord America. Grande storia, quella.”

Indirizzare le richieste verso un unico canale

Fino al 27 Settembre, quando la Volkswagen ha lanciato vwdieselinfo.com, gli unici account della un po’ più attivi sono stati quelli Twitter e Facebook della Volkswagen nel Regno Unito.

Questo sito è stato molto importante nonostante contenesse poche informazioni in quei primi momenti, in quanto reindirizzava i clienti direttamente alle nuove pagine distogliendo l’attenzione dai Social.

Altrove, dagli account social statunitensi e globali, fu annunciato il silenzio della VW con un video di scuse da parte dei rispettivi CEO, questi sono stati gli unici post relativi alla crisi in più di una settimana.

Lo stesso account Twitter globale sembra essere stato utilizzato solo per la diffusione, non ha mai risposto a nessun tweet, solo postato. Non proprio l’ideale.

Comunque, il 27 Settembre, la Volkswagen ha messo in funzione la sua pagina delle FAQ, una bella svolta, se si considera il livello dell’indagine nel quale è stata coinvolta l’azienda. Non importa che questa pagina non contenesse molto sulle risoluzioni da prendere, la VW ha unicamente fatto chiare le sue priorità, quali tempistiche sono da tenere in considerazione e cosa comporta tutto ciò per i proprietari del veicolo a diesel.

In Germania hanno quindi capito che i siti di proprietà della Volkswagen necessitavano di essere aggiornati regolarmente, fornire risposte tramite i social più in vista non era infatti stato sufficiente.

Anche fornire dei contatti è stato un lavoro da fare con precisione. La VW ora indirizza i clienti a numeri ed e-mail di supporto ai clienti, piuttosto che ai fornitori locali. La compagnia si è dovuta assicurare di non reindirizzare i clienti in vicoli ciechi, in attesa di potergli fornire le risposte di cui necessitavano (e necessitano).

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Attenzione alla gestione dei commenti

Ovviamente durante questa crisi sui social, i clienti hanno inondato di messaggi la Volkswagen. I commenti che ho letto evidenziano tre principali preoccupazioni:

  • Molti clienti reclamano di non potersi più fidare di nessuna specifica della VW
  • I gruppi addetti alle vendite vogliono sapere in che misura lo scandalo influirà sull’andamento delle loro attività
  • Altri utenti sottolineano le gravose implicazioni per la salute, poiché sono in circolazione molte VW dal volume di emissioni superiore al previsto.

Il nuovo sito web dedicato ha acquietato molte domande, ma nelle settimane trascorse è emerso chiaramente che la gestione dei social fatta in periodo di crisi si è trovata costantemente sul filo del rasoio.

Il silenzio è un dato di fatto, anche dopo le avvenute scuse. È pratica comune dei gestori di una comunità lasciare che le persone si sfoghino (spesso e volentieri la risposta di un marchio servirebbe solo ad esacerbare gli animi) e in molti casi la VW non sarebbe comunque in grado di rispondere ai quei commenti. A questa affermazione di Ben Davis non sono molto d’accordo.

Per cui sono rimasto sorpreso nel vedere che a molti commenti degli account globali sui social statunitensi non sia stata data una risposta. Probabilmente sarebbe stato più funzionale avere account attivi non solo durante gli orari di apertura curriculari, bensì si sarebbe dovuto fornite supporto anche fuori orario e rispondere dove possibile ai commenti.

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Un esempio di commento sui Social della Volkswagen: “Ho un TDI con 100k miglia. Per 100k miglia, ho pensato di star guidando un veicolo che rispettasse l’ambiente. Ora ho scoperto che stavo inquinando dalle 10 alle 40 volte sopra il limite stabilito perché la VW ha mentito e barato. La mia auto e altre come lei non hanno alcun valore di commercio o vendita. Questo non è stato un errore. Non è stata una complicazione improvvisa. Questo è stato un intenzionale atto di frode nei confronti dei clienti, delle nazioni dove questi veicoli sono stati venduti e nei confronti dell’ambiente.”

Attenzione alle comunicazioni interne

Crisi sui social non vuol dire solo affrontare solo un mare di clienti arrabbiati o delusi, ma può voler significare anche affrontare stesso addetti e collaboratori che non sanno a chi rivolgersi. Ed è proprio quello che è accaduto per il caso Volkswagen nei primi giorni del trambusto.

In una compagnia così grande, specialmente quando include delle concessionarie, staff frustrati potrebbero rivolgersi ai profili social delle compagnie, se pensano di non star ricevendo delle risposte abbastanza in fretta dall’organizzazione. Questo evidenza la necessità di velocizzare la comunicazione interna per cercare di ridurre il trambusto online.

Sarebbe stato importante anche che coloro in prima linea con le vendite ed i servizi avessero costituito un fronte unico, penitente ma utile, al fine di saziare la fame di risposte del consumatore direttamente nel mercato geografico di riferimento. Invece molti addetti si sono trovati costretti ad ingrossare il mare di caos social (come si vede in questo commenti in basso).

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Commenti sui Social a proposito dello scandalo Volkswagen: “Cosa farete per supportare i vostri addetti alle vendite? Sono con la VW dal 2006 e l’anno scorso oltre il 50% delle mie nuove vendite di automobili sono state TDI!”

Ci vuole poco per distruggere 70 anni di fiducia in un marchio

Anche se questo scandalo ha avuto già un enorme impatto sui prezzi delle azioni della Volkswagen (scesi da 165 a 106 all’indomani della notizia), e ci si aspetta che la compagnia sosterrà grosse spese legali oltre ad un calo delle vendite, i social possono forse dare una prospettiva migliore. Tutto sta nell’invertire il processo di viralità negativo che si è attivato dal 18 Settembre. Ed i presupposti per far partire una campagna di questo tipo ci sono tutti (si tratterebbe a tutti gli effetti di rebranding virale), dico ciò pensando a tantissimi commenti su Facebook.

Ci sono infatti moltissimi sostenitori della VW e molti clienti fedeli pronti a difendere la compagnia. In tanti affermano il proprio amore per la Volkswagen nonostante lo scandalo e qualche cliente contrariato concede alla manifatturiera automobilistica la possibilità di riparare al torto.

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“Non posso dire molto riguardo le emissioni, ma se la scelta è tra chiudere un occhio su un problema di emissioni e la sicurezza, sceglierò sempre la VW. Ti sostengo VW! Grazie per la protezione che garantisci alla mia famiglia.”

 

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“Vendo le Volkswagen per lavoro. Ho quattro gestori e quattro fidati venditori. Tra tutti e nove, possediamo nove VW e due Audi. Gli impiegati della Volkswagen tendono ad essere veri seguaci… Io so di esserlo.
Da una parte, questo è il motivo per cui questa cosa è così spiacevole. La mia compagnia, della quale sono appassionato, mi ha sfruttato per operare a mia insaputa una frode nei confronti dei miei clienti. Sono ancora shockato da questa cosa. E Mr. Horn può scusarsi per tutto il giorno, ma non guarderà negli occhi i miei clienti e si scuserà – quello è compito mio. E questo è ciò che mette a dura prova me ed i miei colleghi, molto più che le future perdite dell’attività. I miei clienti si sono fidati di me e alcuni di essi non lo faranno mai più.
D’altra parte, anche se la mia mente fatica a realizzare cosa è successo, credo ancora nella Volkswagen. Credo nella loro abilità e nel mio desiderio di riparare al danno in qualunque modo sia possibile farlo. Credo nella loro abilità di portare oltre lo sviluppo ingegneristico, sviluppando gruppi motopropulsori che siano allo stesso tempo super-efficienti e in linea con le direttive, talvolta eccessivamente frustranti, del nostro governo. E io credo nella loro determinazione nel creare le automobili più sicure, coinvolgenti e accessibili del mondo – automobili che hanno fatto di moltissime persone, in tutto il pianeta, sostenitori devoti.
Non fraintendetemi, tutto ciò è molto doloroso. Ma io sono, e resterò fedelmente, un fiero impiegato della migliore manifatturiera automobilistica del mondo.”

Conclusioni

I Social si sa sono un mondo dove non vigono regole fisse e l’applicazione di un metodo che può in qualche modo essere affine a qualcosa di scientifico è impossibile, o in alcuni caso deleterio. Seguendo questa idea trovo che sia utile conoscere quest’altro case history di strategia social di successo, benché folle ed inaspettata.

Per quanto riguarda la gestione della crisi sui social i fattori fondamentale da tenere in conto dunque sembrano essere:

  • Gestione dei commenti
  • Gestione delle comunicazioni interne
  • Gestione del silenzio
  • Rimando dei contatti verso un unico canale ufficiale

Per quanto riguarda poi il caso Volkswagen probabilmente la chiave di volta possono essere proprio i sostenitori del brand (a quanto pare nonostante tutto ce ne sono ancora) questi potrebbero risultare un grande potenziale per far ripartire un buzz positivo e far risparmiare tempo e danaro alla Volkswagen, dando una mano a combattere l’incendio divampato online (o, perlomeno, distraendo noi più agguerriti detrattori).

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Strategie Social di Successo: sono possibili per i B2B?

Vincenzo Calicchio No Comments

In questo post vedrete 3 case history di strategie social di Successo per B2B e capirete i motivi del loro successo. Questo tipo di Marketing può essere molto insidioso a partire dalla considerazione che argomenti come trattori, grandi navi merci e transazioni finanziarie non sono proprio argomenti top in quanto a capacità di stimolare interesse e conversazioni. Inoltre i metodi convenzionali non funzionano quando ci si relaziona con persone davvero competenti, in grado di valutare accuratamente il prodotto.

Un altro elemento che governa il marketing B2B è il fatto che un’eventuale transazione non dipende dalla volontà di una sola persona, ma c’è bisogno di una riunione direttiva che valuti attentamente ogni aspetto del prodotto, prima che venga presa una decisione.

Eppure c’è chi riesce a fare Social Media Marketing nel settore B2B! Li ho trovati in questo interessante articolo sulla piattaforma statunitense Mav Social. Li conosceremo in questo articolo, ma prima…

Un po di numeri sul Marketing B2B

Le statistiche rivelano che circa il 62% delle attività hanno implementato i social come strumento di marketing a tutti gli effetti e che il loro numero cresce di giorno in giorno. I tre motivi principali per cui i B2B dovrebbero essere presenti e attivi sui social, secondo queste imprese, solitamente sono:

  • Diffondere il Marchio
  • Incoraggiare la condivisione
  • Ottenere follower e fiducia 

Ai professionisti del settore che si mettono in gioco con i B2B, però, non possono bastare le condivisioni, i like e i post. Poiché i margini di successo sono molto diversi da quelli della pubblicità tradizionale, questi sono alla ricerca di alte percentuali di click, guadagnare autorità e conversioni (dei visitatori in clienti).

Gli agenti di marketing necessitano di informazioni che gli consentano di conoscere gli acquirenti e le loro abitudini, per poi modificare e adattare le loro strategie. Tra un po scoprirai quali sono i case history di successo nel B2B ma prima ti consiglio la lettura di questo articolo sulla Folle strategia Social di una Pizzeria di Buenos Aires.

Alcuni Brand vincenti nel Marketing Social B2B

Ci sono molte più campagne B2B fallite, lì fuori, di quante ne potremmo contare. In questo pantano di incertezza, comunque, ci sono pochi gioielli che sono riusciti a trovare l’equilibrio perfetto. Prima di imbarcarvi nel vostro viaggio di marketing è bene che diate un’occhiata ad alcune di queste e che facciate attenzione a ciò che potete imparare dalle strategie che hanno attuato.

Maersk Line

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La Strategia di Marketing B2B di Maersk Line

Per meglio comprendere come pensano ed agiscono le organizzazioni leader del B2B, prendiamo esempio ed osserviamo come la compagnia di navigazione danese utilizza i social.

Qual è la Strategia di Maersk e perché ha funzionato?

La compagnia utilizza praticamente ogni strumento social disponibile e mantiene una forte presenza sulle piattaforme social. Da foto intriganti su Instagram, a Facebook fino ad accattivanti video su Vimeo, Maersk ha abbracciato in toto piattaforme che tradizionalmente non solo per il  B2B.

Il direttore della gestione dei social della compagnia rivela che il fine ultimo delle campagne B2B è ricavare informazioni chiave sul mercato attuale, avvicinarsi ai clienti e incrementare la soddisfazione degli impiegati.

Per raggiungere questi obiettivi, ha posto l’accento sui fatti che avvenivano all’interno dell’azienda, raccontandone quotidianamente gli avvenimenti. Questo ha riguardato cose come “il boom delle vendite degli avocado del Kenya” e da dove vengano i membri dello staff.

Cominciando dalla costruzione di un’audience interna, si è allargato fino a raggiungere quota 1 milione e 200 mila fan su Facebook. Questo, in aggiunta alle 172,000 interazioni e alla nascita di ben 12 canali social, ognuno di essi quotidianamente attivo nell’interazione con clienti ed impiegati.

Chiedere ai follower cosa vogliono trovare nei Social della compagnia

La strategia ha incluso fare sondaggi su cosa la nuova utenza volesse vedere sul social e accontentarli. Quando i membri del team addetto ne venivano informati, fornivano quanto richiesto sotto forma di blog, storie sui membri del settore e davano inizio a contest fotografici che aumentavano il coinvolgimento dei clienti.

Il direttore del social è stato molto chiaro sul fatto che le pagine social del marchio non avessero lo scopo di incrementare le vendite, ma solo di aumentare il coinvolgimento dei clienti e di fare leva sulle competenze degli impiegati per dare un valore aggiunto.

Il merito principale del funzionamento della strategia social di Maersk è da ricercarsi nel fatto che essa non considera i social come uno strumento per incrementare le vendite, ma lo utilizza per comunicare con i clienti e gli impiegati. Approcciandosi ai social in modo originale, la compagnia ha rivoluzionato i social stessi.

“Il Social media riguarda la comunicazione, non il marketing. Si tratta di coinvolgere, non di promuovere. Delle reti sociali decisamente non si dovrebbe accentuare l’aspetto media. Per compagnie come la nostra, creano valore aggiunto tutte le volte che si presenta una sfida al nostro modo di pensare e di interagire. Infatti, essere su questi network è una mentalità, un modo di pensare e di lavorare insieme. Si basa sul fatto che siamo animali sociali e questo significa che possiamo solo beneficiare dalla condivisione reciproca dei nostri pensieri e delle nostre idee.”
Maersk

AGCO

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La Strategia Social B2B di Agco

La firma globale per l’agricoltura possiede un gran numero di marchi, tra cui Massey Ferguson, Valtra, e Challenger, e questi marchi operano nell’ambito della manifattura e della consegna di macchinari agricoli in tutto il mondo.

Qual è la Strategia di AGCO e perché ha funzionato?

Questa manifatturiera agricola di portata globale può attribuire buona parte dei suoi $10 miliardi di vendite alla sua strategia social, mirata a connettere l’impresa con gli operatori agricoli ed i fornitori.

Molte delle sue vendite sono state rese possibili da un’efficace ed esperta pianificazione pre-salto nel “Mare social”. È stata analizzata un’utenza selezionata e ne sono stati osservati i comportamenti sui social e su YouTube per vedere cosa postassero.

La maggior parte degli spezzoni su YouTube registrano operatori agricoli mentre utilizzano i loro macchinari. Una volta acquisita questa informazione, la strategia è stata aggiornata ed si è passati al raggiungimento ed il coinvolgimento dei clienti attraverso varie piattaforme social.

Oggi, la compagnia è riuscita ad attrarre più di 260 mila fan su facebook, 3,000 iscritti al canale YouTube e 10,000 follower su Twitter.

Dopo lo studio degli utenti è fondamentale il “Creare Valore”

In più, la compagnia spesso si associa ai fornitori per offrire strumenti commerciali e formazione agli operatori agricoli. Queste proposte di collaborazione aiutano ad incrementare il coinvolgimento dell’utenza. Un buon esempio di questa strategia è il widget che permette ai fornitori di gestire e hostare i propri contenuti senza doverli creare da zero.

American Express OPEN

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L’innovativa Strategia di Marketing Online di American Express

American Express ha da sempre sostenuto il potere dei social. L’elemento chiave che ha spinto l’azienda oltre l’approccio iniziale ai social è stato il forum Open dove offre supporto ai proprietari di piccole attività.

Il Forum di AmEx è stato definito:

Il più recente e grandioso esempio di un servizio fedele, un programma strutturato per aiutare i proprietari delle piccole imprese a far crescere la loro attività, fornendo loro importanti suggerimenti e risorse online.

L’importanza del Forum nella Strategia di American Express 

Gli aggiornamenti frequenti dei contenuti, i post sui blog ed i video vengono ancora pubblicati e rappresentano sempre una buona fonte di informazioni utili, inoltre c’è il forum aperto che, non solo consente agli utenti di imparare, ma facilita la rete dei proprietari di piccole attività che interagiscono tra loro.

Questo incremento di traffico sulla sua pagina ha permesso alla compagnia di spiccare grazie ai suoi numeri (fan e follower sui social), essendo riuscita a raggiungere 1 milione di visitatori. Oltre alla creazione di un suo social, AmEx è riuscita a promuoverne la connettività tramite altri mezzi social come Facebook.

Attraverso questi sforzi è riuscita ad ottenere un buon 30% di incremento delle vendite. Questo può attribuirsi ai suoi 11,000 nuovi elementi (non che li abbia ottenuti con la sua pagina aziendale di Facebook). American Express inoltre organizza una competizione annuale tra PMI del settore che è ora il cavallo di battaglia della strategia social e che contribuisce costantemente a rafforzarne la sua autorità nel settore.

Un Consiglio per una Strategia Social B2B efficace

Come ho già avuto modo di dire in questo blog, non esistono solo i Social più noti (Da Facebook a Twitter ad Instagram) ma ne esistono anche tantissimi poso conosciuti, verticali o settorializzati. In ogni caso questi altri network hanno il grande beneficio di una maggior targettizzazione. Vi consiglio la lettura di quest’articolo.

Nuovi Social Network: c’è vita oltre Facebook

Conclusioni

Una cosa che può essere osservata attraverso queste strategie social di successo è che, prima di avviare qualunque tentativo, ognuno di questi brand ha fatto innanzitutto un grossa mole di ricerche che gli ha consentito di mettere a punto piani di lavoro mirati e finalizzati a fornire esattamente ciò che veniva chiesto dall’utenza.

Un altro fattore da considerare è che, queste compagnie, non solo avevano un piano ben preciso in mente, ma anche che gli obiettivi delle loro operazioni di marketing erano ben chiari. Questo gli ha garantito un forte impulso per ottenere successo e gli ha consentito di eccellere nei rispettivi settori. Conoscete altri casi di successo? Come vi regolate con la strategia social della vostra attività B2B?

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Translator: Valerio Graziano

 

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Nuovi Social Network: c’è vita oltre Facebook

Vincenzo Calicchio No Comments

Senza dubbio c’è qualcosa di epico in tutti quei Brand che lasciano perdere la strategia di marketing “tradizionale”, che stanno portando avanti da anni, e scommettono tutto sui nuovi social network rispondendo ad una semplice domanda: “Dov’è ora il mio pubblico?”. Senza dubbio quando se lo sono chiesti per la prima volta la risposta è stata immediata: “Sui Social Network!”.

Fino a qualche anno fa quando si diceva “reti sociali” in realtà s’intendeva Facebook e Twitter, oggi invece c’è molto altro tra reti verticali e di settore. Tutto l’intorno digitale e Social sta evoluzionando ad un ritmo vertiginoso. L’utente ha oggi a sua disposizione un gran numero di piattaforme dove generare, condividere e ricevere ogni tipologia di contenuto, anche la viralità non passa più solo per Facebook. Il lavoro delle imprese allora dev’essere quello di decifrare i fattori chiave che compongono l’essenza di queste reti:

  • La funzionalità
  • Gli Heavy Users
  • Il potenziale

Ecco quindi che, a partire da questi punti, ho tradotto ed integrato questo articolo di Elisa Lucia di Territorio Creativo per fare una prima analisi di questi portali (non certo in secondo piano visti i numeri). Si tratta però solo di un primo contatto con questi “nuovi mondi” il resto è sicuramente da studiare ed approfondire.

SNAPCHAT

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Cosa è?

Un App per Smartphone

Per cosa serve?

Quando si parla di Social network per contenuti multimediali oramai non ci riferiamo solo ad Instagram. Quest’applicazione infatti serve per generare contenuti (foto e video) che scompaiono in breve termine. Ciò vale tanto per i contenuti condivisi nella Timeline (24 ore) quanto per quelli che si inviano ad altri contatti (da 0 a 10 secondi).

Qual’è la sua portata?

Dal suo arrivo sul mercato ha accumulato un totale di 100 milioni di utenti in tutto il mondo. In generale stiamo parlando di adolescenti ed i cosiddetti millenials.

Come ne possono approfittare i Brand?

Prima di decidere se il tuo Brand debba o non debba essere presente in Snapchat ci sono da avvalorare alcuni aspetti:

  • Offro un prodotto o servizio che può interessare ad un pubblico giovane?
  • Voglio che il mio marchio sia percepito come qualcosa di giovane e divertente?
  • Credo nella creatività?

Ma soprattutto…

  • Penso che per la mia impresa di prodotti per la ortodonzia geriatrica sia fondamentale stare su Snapchat?

Se a tutte queste domande la tua risposta è “Si!” (e se lo è anche per la quarta o sei un pioniere del marketing o sei un pazzoide) allora si, questo nuovo social network è quello che fa per te! Già sono molti i brand, come MTV (che ebbe 12 milioni di visualizzazioni durante gli ultimi Video Music Awards), Red Bull, Taco Bell ecc… che convivono in questa comunità.

Ovviamente è molto importante conoscere bene le particolarità di Snapchat per poter far parte del suo ingranaggio, e naturalmente mi riferisco alla fugacità ed alla creatività che la caratterizzano e che inspirano a lanciare ogni tipo di strategia:

Promozioni

Come nel caso del Brand di Yogurt gelati 16HANDLES che lanciò offerte a tempo disponibili durante solo 24 ore per tutti coloro che avessero condiviso una loro foto con il prodotto.

Snapchat case history

Brand content creativo

Un ottimo esempio fu la campagna di Sprite che, in soli due giorni, conseguì 2 milioni di visualizzazioni in questo Social.

Contenuti esclusivi

HBO per promozionare la terza stagione della sua serie di successo “Girls“, fece foto divertenti dei suoi protagonisti sul tappeto rosso. Una strategia che i fan apprezzarono tantissimo!

Snapchat-case-history

Collaborare con gli Influencer

Ovviamente valgono le stesse regole che per gli altri Social Network, anche qui si stanno affermando varie personalità influenti che costituiscono già punto di riferimento per i grandi marchi.

Snapchat-influencer

Red Bull e Snickers utilizzano già gli inflenrcer per la loro strategia in Snapchat

PERISCOPE

logo-periscope

Cosa è? 

E’ un App per Smartphone appartenente a Twitter

A cosa serve?

Per trasmettere video in streaming da qualunque parte del mondo. Nella parole dei suoi creatori “Un video in diretta può trasportarci in qualsiasi luogo e farci vedere li cosa succede in quell’istante”. Poi c’è una particolarità che lo rende simile a Snapchat, i contenuti infatti rimangono 24 ore nella piattaforma, poi si cancellano.

Qual’è la sua portata?

Questo nuovo social network conta già più di 10 milioni di utenti, cifra che conseguì a partire già dal suo lancio per Android.

Come ne possono approfittare i Brand?

Siamo sono all’inizio ma i brand già lo stanno usando per avere una copertura degli eventi da un altro punto di vista. Il gruppo Atresmedia (gruppo di telecomunicazioni spagnolo) ne ha saputo approfittare per connettersi con un pubblico giovane che irrimediabilmente si sta allontanando dalla televisione. Così lo usa per trasmettere telegiornali, e programmi tra cui il più famoso è “Zapeando”. Qui il video dell’annuncio live dell’utilizzo di Periscope.

Nessuno può negare che Periscope è una rete sociale ancora poco usata per scopi pubblicitari, e questo è un fortissimo punto di forza infatti avanti a noi c’è un campo vergine e le possibilità creative sono infinite. Un esempio può essere quello di sviluppare il proprio brand personale. Già in tantissimi lo usano per mostrare le proprie expertise a colpi di tutorial, esposizioni e altri contenuti relazionati con il proprio settore professionale.

Chalene Johnson, Kimra Luna, Kim Garst o Marty Coleman sono utenti che hanno già tantissimi follower e che già sfruttano a pieno l’enorme potenziale di questa novità.

WHATSAPP

WhatsApp_logo

Cosa è? 

La vostra ossessione di ogni giornata (e non dite che non è vero!).

A cosa serve?

E’ un servizio di messaggeria istantanea (foto, video, testi ed audio).

Qual’è la sua portata?

A livello mondiale questa App ha raggiunto numeri da brividi… circa 1000 milioni di utenti!

Come ne possono approfittare i Brand?

Whatsapp non nasce con piattaforma di pubblicità (non permette adv) anzi, i suoi creatori promisero di non introdurre sponsorizzazioni ma di far pagare una quota annuale minima ai milioni di utenti. Ma ciò non significa che le imprese non abbiamo saputo tirarne fuori il potenziale per sfruttare i suoi enormi numeri. Tanto per fare qualche esempio:

#Lígate un Aygo 

(traduz. “Flirta con una Aygo”) una campagna con la quale Toyota, per conquistare un pubblico giovane con il lancio della Aygo, lasciò che furono i giovani a “corteggiare” questo nuovo modello. I risultati superarono le aspettative:

  • Più di 16 mila pretendenti
  • Un incremento dello Share of voice della Toyota Aygo dal 5,9% al 36%
  • Più di 9 mila contenuti multimediali inviati dai pretendenti in quasi 90 mila messaggi Whatsapp.

Whatscook di Hellman’s

Un azione con cui il famoso brand food “whatsappava” con i suoi fan e dava consigli attraverso ricette che cucinavano in tempo reale. Con un investimento di appena 1000 $ ci furono 4 milioni di visualizzazioni ed interazioni con 8 mila utenti (ed una media di 65 minuti di interazione con loro).

Vuoi implementare la tua strategia su Whatsapp? 

Segui la nostra guida!

Conclusioni

Ricordi cosa ho detto all’inizio del post? Alludevo alla valenza di alcuni brand che hanno avuto il coraggio di innovare in questi nuovi social network (anche se non sono poi così tanto nuovi) per avvicinarsi al pubblico che li frequenta. Sei davvero d’accordo con questa affermazione? O pensi che sia tempo perso?

A mio parere le nuove piattaforme hanno tutto. Un grande pubblico, contenuti altamente creativi, investimenti più bassi rispetto alla pubblicità tradizionale e soprattutto una utenza crescente e più targettizzata. Fammi sapere cosa ne pensi!! Conosci nuovi Social Network interessanti? o anche nuove strategie social di successo?

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essena oneill instagram

Essena O’Neill: la “Conversione” della Star di Instagram

Vincenzo Calicchio No Comments

Come probabilmente avrete già capito se seguite questo blog, Instagram non mi è per niente simpatico! Dopo aver scritto della fotografa Thailandese che ne mette in mostra il lato oscuro oggi, prendendo spunto da un articolo di Yorokobu, vi parlo di Essena O’Neill… la creatura made in Instagram ora “redenta”.

Tutto ciò che appare in Instagram è falso! Ogni commento, ogni “cuoricino” è falso. Tutti i sorrisi sono forzati, le pose sexy sono studiate ed il look tra il casual ed il vintage dei “Selfisti” è frutto di ore ed ore di prove ed allenamento. A dirlo non solo solo Io, ma anche Essena O’Neill, ex stella di Instagram che da qualche settimana si è trasformata nel primo nemico della falsità di questo Social Network.

Il 27 Ottobre scorso 2015, la O’Neill ha ribattezzato il suo profilo Instagram in Social Media is not real life, ha cancellato 2000 foto “che non avevano altro proposito che la promozione” ed ha modificato il resto offrendo una descrizione più realista del tutto. Aveva mezzo milione di seguaci ed ora profilo risulta non più esistente.

La “Redenzione” di Essena o’Neill

essena oneill

La “Conversione” di Essena O’Neill

In una delle foto della conversione la O’Neill appare in una doppia foto con un vestito bianco, in una mostra un sorriso privo di ogni preoccupazione e nell’altra si aggiusta i capelli mentre è sul bordo di un laghetto. “Non ho pagato per questo vestito, mi faccio un numero interminabile di foto tentando di essere sexy per Instagram. Questo processo mi fa sentire incredibilmente sola”.

modella instagram

La “Conversione” della modella di Instagram

In quest’altra foto la modella riposa in una spiaggia paradisiaca guardando distrattamente il telo da mare e scrive “Non avrei mangiato quel giorno. Avrei urlato contro mia sorella minore affinché continuasse a farmi foto fino a farmene una di cui sentirmi orgogliosa”.

La modella redenta, oramai sulla via di Damasco, descrive tutte le sue foto con messaggi degni del miglior Osho e di auto-realizzazione. Poemi che parlano della società dei consumi e dei social network. Come contro-risposta ad ogni nuovo post si sono accumulati decine di migliaia di like e commenti.

essena instagram

Essena assicura però che non vuole rientrare nel vortice di Instagram, e per provarlo non trova altro modo di pubblicare altre foto mezza nuda e commenti strappa like. Non gli interessa sapere cosa pensano gli altri delle sue foto quindi non va a leggere i commenti (dice). Poi ha cominciato a lasciare alla fine di ogni messaggio un link a questo sito: letsbegamechangers.com

“Ero circondata da tanta ricchezza, fama, potere, eppure mi sentivo tanto miserabile…sono una ragazza che aveva tutto e voglio dirti una cosa” assicura guardando la camera con gli occhi lacrimosi “Avere tutto nei social media non significa nulla nella vita reale”

Lasciare i Social Network? Nulla di nuovo

Abbandonare i social network nel proprio punto di massima fama non è nulla di nuovo. Ci sono già tantissimi casi ed articoli che parlano di questa tendenza, seppur minimale, come ad esempio questo del Newyorker: Leaving Facebookinstan di Steve Coll.

In articoli come questo si parla di una tendenza globale (l’articolo è del 2012) di abbandono dei social network. Oggi, a tre anni di distanza, possiamo affermare che si sbagliavano. Anzi, si sbagliavano alla grande!

Il motivo di ciò è leggibile in una particolarità specifica delle reti sociali. Quando disinstalli un app, quando smetti di leggere un libro o abbandoni una serie tv, semplicemente lo fai. Non ti piace e li lasci. Semplice no? Quando abbandoni un social non è così. Dovrai spiegare a tutto il mondo il tuo comportamento, le tue sensazioni e difenderti di fronte a chi non vuole capire.

La O’Neill ha quindi creato un blog per spiegare perché ha cambiato il suo modo di percepire Instagram, ed ha postato alcuni video per spiegarlo faccia a faccia. Le sue argomentazioni sono le stesse di quelli che volevano lasciare Facebook anni fa.

“Godere della vita reale”. “Uscire fuori e parlare con le persone”. “I social network sono falsi”. Affermazioni come queste vengono poste come dei dogmi, come se essere disconnessi garantisse una vita piena e soddisfacente. Ovviamente i suoi video ed i suoi post sono diventati virali.

Essena O’Neill ha lasciato Instagram. Al momento della chiusura dell’account aveva 800 mila seguaci e nella descrizione invitava a seguire il suo nuovo sito dove non ci sono solo immagini o video ma anche testi “Affinché la gente comprenda che siamo qualcosa di più di semplici immagini”.

Conclusioni

Personalmente non credo nella redenzione di Essena, non penso che all’improvviso abbia visto la luce ed abbia cominciato a seguirla. “Voglio creare magliette per questo movimento” dice alla fine di uno dei suoi video, e poi “Ho bisogno di soldi per vivere e mangiare. Se i miei video ti hanno fatto pensare offrimi quello che pensi valgano”.

A mio parere siamo avanti ad un caso di Rebranding, sicuramente uno dei più riusciti di tutto il web. E’ altrettanto probabile che la modella australiana abbia fiutato che Instagram alla fine non porta così tanti guadagni e che le centinaia di migliaia di follower non facevano altro che appagare la sua vanità. Meglio gestire un blog, magari con eCommerce compreso ed utenti ultrafidelizzati (che vedono in te un ideale), magari con tantissime visite in meno ma magari anche con un tasso di conversione più alto.

Un po di domande per te

Ora ti faccio tre domande, solo tre a cui sarei ben felice di conoscere le tue risposte:

  1. Cosa pensi di Instagram?
  2. Lo ritieni effettivamente utile per il Business?
  3. Pensi abbia fatto bene Essena a compiere questo gesto?

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