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Le 6 persone che condividono contenuti

A tutti sarà capitato almeno una volta di premere il pulsante "Share" ed ora il New York Times è riuscito a segmentare e fare un quadro perfetto delle tipologie di persone che condividono contenuti in rete

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Le 6 persone che condividono contenuti

Vincenzo Calicchio No Comment



Condividere informazioni non è qualcosa di nuovo nella nostra società, è parte della natura umana. Il mondo è pieno di persone che condividono contenuti.  Da sempre la gente esprime idee ed opinioni a proposito dei prodotti e dei servizi che considerano, in qualche modo, rilevanti. La grande novità è che tutto ciò oggi si fa online, più velocemente e più spesso, rivolgendosi ad una platea potenzialmente più vasta.

Questo nuovo modo di relazionarsi e di condividere nella società contemporanea rappresenta un’opportunità per le aziende ed i brand. Questenorme mole di informazioni, provenienti dagli utenti di social e portali di ogni tipo, è oro colato.

E’ quindi fondamentale per le imprese definire una buona strategia di contenuti. Ciò rappresenta un fattore chiave al fini di raggiungere gli obiettivi di engagement, conseguire leads ed, infine, vendere.

Chi sono le persone che condividono contenuti?

In uno studio del New York Times, The Psychology of sharing, Brian Brett è riuscito a segmentare gli utenti che condividono contenuti in sei tipologie:

  1. Gli altruisti. Condividono le informazioni che ritengono utili in quanto credono che qualcuno ne può avere bisogno. Normalmente, si aspettano in cambio una menzione o almeno un “grazie”.
  2. I professionisti. Sono le persone che condividono le informazioni relative alle loro finalità professionali e che scambiano idee per ottenere benefici in termine di reputazione, sia per la propria impresa che per una rete di contatti.
  3. Gli Hipsters. Sono quelli che hanno fatto della “condivisione” la loro filosofia di vita. Condividere informazioni li aiuta a sviluppare una propria personalità e a dare un immagine “moderna” di se stessi agli altri.
  4. I polemici. Sono utenti che condividono contenuti polemici e spinosi per generare un dibattito e provocare la reazione delle persone. Fare scalpore è il loro unico obiettivo.
  5. Gli organizzatori. Sono coloro che condividono avendo come unico obiettivo organizzare eventi e serate, mettere in contatto altre, pianificare incontri, incontrare e relazionarsi con gli altri.
  6. I Selettivi: Sono gli utenti che condividono solo specifiche informazioni con specifiche persone, e solo fin quando ottengono un feedback dai loro contatti. Se non ricevono risposta ai loro contenuti, o se smettono di considerarli rilevanti, ne terminano immediatamente la condivisione.

Questi profili di persone hanno, tra le varie cose, una caratteristica in comune: ragioni emotive, ovvero il desiderio condividere la propria quotidianità e la voglia di essere i primi a dare quella informazione.

A mio parere, nell’articolo del Nyt si tralascia una categoria fondamentale, quella che ritengo più fastidiosa:

  • I compulsivi. Coloro che avvertono, per un motivo sconosciuto alla medicina moderna, la necessità di condividere tutto ciò che gli passa per la mente e che hanno avanti agli occhi. Fanno, dunque, sharing dei contenuti più assurdi, dai classici gattini agli articoli di Repubblica, dalle foto con citazione di Mussolini ai video di bimbi cinesi che suonano uno strumento raro. Inoltre sono i primi a postare notizie sulla morte (vera o presunta) di personaggi famosi.

Segmentare in questo modo il pubblico a cui indirizzare la propria strategia di marketing rappresenta un enorme vantaggio per i copywriter: la possibilità di ottimizzare i contenuti in base al proprio target, in modo che questi vengano condivisi più facilmente.

Fattori chiave per far si che i tuoi contenuti siano condivisi

Nel New York Times, a conclusione dello studio, è stilata una lista di consigli per aumentare il tasso di condivisione dei propri contenuti.

  • Appellarsi alle motivazioni dei consumatori a connettersi tra loro (e non con il brand): infatti, le persone navigano l’internet più per ragioni sociali, come rimanere in contatto con amici e parenti, che per collegarsi alle imprese.
  • Dare ed ispirare fiducia. la fiducia nella fonte del contenuto è ciò che ne garantisce la condivisione. Gli utenti amano sentirsi presi in considerazione e, soprattutto, amano sentire le imprese vicine al loro modo di essere e di vivere.
  • Comunicare in modo semplice. è inutile perdersi in formalismi di linguaggio. Le persone sul web cercano informazioni rapide, semplici ed efficaci.
  • Fare ricorso al senso dell’umorismo. gli utenti del web navigano per passare dei momenti di leggerezza e spensieratezza. Essere divertenti è senza dubbio importante.
  • Dare un senso di urgenza. 

Personalmente non sono approvo quest’ultimo punto. È vero che i contenuti di tale tipologia vengono condivisi più facilmente, ma sfruttano tecniche di click baiting delle peggiori. Sono fermamente convinto che tali tecniche, a lungo andare, non paghino: a lungo andare paga solo la qualità.

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Vincenzo Calicchio

Web Marketing Manager con forte interesse verso l'Inbound Marketing e il posizionamento SEO. Mi affascina il funzionamento di Google e farei di tutto per capirne a fondo l'algoritmo. Ad oggi ho lanciato progetti web tra l’Italia, la Spagna e gli Stati Uniti. Tra le maggiori collaborazioni ci sono quelle con The Singular Factory (Software house di Miami, USA), il Cabildo (Governo insulare) di Fuerteventura (Isole Canarie, Spagna) ed il Venture Incubator per il Mezzogiorno 56CUBE. Attualmente in Mia Nonna non lo capisce Web Agency contribuisco al Marketing strategico di attività commerciali e Startup.

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