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Come la Porno Star Sasha Grey ha rimosso migliaia di “Cock” dai risultati della ricerca Google

Vincenzo Calicchio No Comments



Sasha Grey è una delle pornostar più note di questo secolo. È conosciuta in tutto il mondo ed in totale  ha preso parte durante la sua fortunata carriera nel porno a 321 film, inoltre innumerevoli sono i video da protagonista nelle piattaforme erotiche di tutto il globo.

Se, però, googolate il suo nome, sarà difficile trovare una sola foto di lei nuda. Invece, troverete le sue foto dopo essersi reinventata come intrattenitrice, scrittrice e D.J. Com’è possibile ciò? Si tratta di una complessa operazione di Rebranding (argomento di cui ho già parlato in questo blog a proposito di Essena O’Neill la star di Instagram “pentita”) Per spiegarlo al meglio ho tradotto ed integrato col caso delle search in Europa questo articolo di Zara Stone in The Hustle.

La prima pagina della ricerca Google sulla Grey è davvero pulita; troverete la sua pagina Facebook, il suo account Twitter e link ai suoi scritti. Questo accade per le ricerche fatte negli USA, e più o meno lo stesso accade per le ricerche in Italia in cui la ricerca web fornisce questa SERP in cui solo 3 risultati su 10 fanno riferimento a portali dal contenuto erotico.

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Query: Sasha Grey (i risultati in Italia)

Per quanto riguarda la ricerca per immagini, invece, il risultato è lo stesso che si ha negli Stati Uniti, infatti non appare neanche una foto dal contenuto esplicito (come ci aspetteremmo).

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“Sasha Grey” in Google Immagini

Dove sono le migliaia di “cock” che vi aspettereste di vedere?

Benvenuti nel mondo della gestione della reputazione digitale, imprese che curano l’immagine di celebrità e compagnie affinché siano tirate perfettamente a lucido. Le compagnie infatti, oggi più che mai, vivono e muoiono della loro reputazione laddove nella società odierna è sottinteso “reputazione digitale”.

Un esempio? Ciò che emerge dalla ricerca Google su qualcuno ha un grande impatto sul farsene un’idea. Può farvi decidere se assumerlo oppure se prenderne le distanze.

Sasha Grey si è ritirata dal porno nel 2011 ed ha pubblicamente dichiarato di essere concentrata sulla musica e la recitazione. Ha avuto alcuni successi con delle arthouse ed ha uno spazio D.J., ma nulla di abbastanza ecletatante da eclissare la sua carriera precedente.

Come ha fatto a rifarsi una reputazione online?

La Stone nella scrittura dell’articolo ha avuto bisogno di parlarne con degli esperti, quindi si è rivolta a Michael Fertik, CEO di Reputation.com, azienda che dal 2006 ha accumulato 67.25 milioni di dollari (dati Crunchbase).

“Fertik non batte ciglio quando gli chiedo di guardare ai risultati di Google immagini per Sasha Grey sul mio computer. Comprensibilmente, assume che si tratti di porno hardcore. Ci siamo sistemati in una strada secondaria di Palo Alto, dove sono nate varie compagnie tra cui HP, Palantir, e Waze.”

L’osservazione iniziale di Fertik è che non ci sono tante “immagini erotiche per una persona che ha girato tanto porno quanto lei.” Abbiamo scrollato in basso, oltrepassando pose sensuali e ritratti che sarebbero perfetti per dei libri da mettere in mostra (quelli adatti a tutti).

E se nella ricerca si includesse la parola “Cock”?

Stavolta, tutti i risultati sono materiali espliciti, ed effettivamente è quello che ci aspettiamo.

Nel 2012, Google ha cambiato il suo algoritmo per la ricerca di immagini. Precedentemente, il filtro SafeSearch avrebbe agito su ogni elemento esplicito. Sarebbe stato necessario disattivarlo per visualizzare i contenuti per adulti.

Ora non è più necessario.

Ora basta usare appositamente parole come “porno”, “cock” o “xxx” insieme ai nomi delle persone per visualizzare le immagini correlate. Questo è necessario anche googolando le più famose pornostar del mondo.

“Non stiamo più censurando i contenuti per adulti, vogliamo mostrare agli utenti esattamente ciò che cercano, il nostro scopo non è comunque mostrare contenuti sessualmente espliciti, a meno che un utente non stia specificamente cercando quelli. Se state cercando contenuti per adulti, potete trovarli senza modificare le impostazioni predefinite, basterà essere più espliciti nella ricerca.” Google

Per ricerche fatte in Italia (ed in Italiano) i risultati sono gli stessi. La SERP cambia del tutto includendo unicamente risultati riconducibili a siti hard, così come cambia anche ciò che G ci propone in Google immagini.

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Risultati per “sasha grey cock” in Ricerca Web

 

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Risultati per “sasha grey cock” in Google Immagini

Cosa succede negli altri Motori di Ricerca?

Cercando su Bing e DuckDuckGo, i risultati non sono stati poi così diversi.

Bing

I risultati per la query “sasha grey” sono dello stesso stile di quanto abbiamo visto già in Google sia per quanto riguarda la ricerca web che per immagini.

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Query “sasha grey” in Bing

 

sasha grey in immagini di bing

Questo quello che succede nella ricerca per immagini.

E’ da notare che, contrariamente a Google, Bing applica di default il filtro alle immagini dal contenuto erotico. Tale filtro è facilmente disattivabile.

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DuckDuckGo 

In quest’altro motore di ricerca accade lo stesso che per Bing.

E se cercassimo altre Star dell’eros?

L’articolo di The Hustle prende come riferimento alcune delle più note stelle porno del momento, Riley Reid e Abigaile Johnson.

La prima pagina dei risultati Google di Reid presentava link a XVideos, Pornhub, e RedTube. Le sue immagini erano decentemente pulite, con solo alcuni elementi a luci rosse nelle prime 10 righe. Tutte le sue immagini su Bing, invece, erano a luci rosse.

La prima pagina dei risultati di Johnson dava su XXX, Pornhub, ed XVideos. Nel caso pensaste che mi stia riferendo solo a “nuove” pornostar, Johnson si è ritirata due anni fa ed i suoi risultati sono comunque a luci rosse. Anche le sue immagini su Bing sono pornografiche.

Lo stesso accade per le ricerche fatte in Italia.

Com’è stato possibile per Sasha Grey fare questo enorme lavoro di pulizia?

Ci sono una serie di operazioni da fare, spiega Fertik.

“Potete iniziare reclamando lo status del vostro nome. Questo include Twitter, Facebook, Medium, un dominio ed un blog.”

Il trucco è non eliminare da internet i risultati che volete nascondere. Tutto sta nello spingerli abbastanza a fondo in modo che non compaiano nella prima pagina di Google. Una ricerca ha dimostrato che il 91% delle persone non va mai oltre pagina uno.

Bisogna inondare internet con nuove “novità”. Creare un account Tumblr o LinkedIn. Registrarsi su TANTI social network, anche quelli non usuali. Fare in modo che le persone si colleghino ai nuovi contenuti “puliti”. Scrivere blog come guest (La Grey lo ha fatto su Huffington Post) ecc…

Questo aiuterà a mandare a fondo tutti i “vecchi” contenuti, spostandoli nella seconda pagina.

Come ha (probabilmente) agito Sasha Grey per le ricerche in Europa: il Diritto all’Oblio

Non tutti sanno che dal 2014 in Europa è attiva la Legge per quanto riguarda il Diritto all’Oblio nel Web (C-131/12, 13 maggio 2014) che impone a Google (ed agli altri motori di ricerca) la de-indicizzazione per chiunque faccia richiesta di rimozione dei link dalle SERP per le pagine web che contengono il proprio nome.

Quindi per il territorio Europeo, con ogni probabilità, l’ex pornostar ha potuto far riferimento a questa norma e quindi non ha dovuto far altro che compilare questo modulo e seguire le indicazioni. Ecco cosa appare alla fine dello scroll della ricerca per immagini:

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Negli USA invece non esiste una legge del genere, quindi un caso come questo dev’essere trattato da dei professionisti. Si tratta effettivamente di SEO alla rovescia, si ottimizza non per essere trovati, ma per NON essere trovati.

Conclusioni

Prima di concludere l’articolo mi preme di condividere con voi solo un consiglio… Internet è per sempre, quindi pensate prima di twittare, di postare, di condividere una foto o un qualsiasi status di un qualsiasi social. .

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Translator: Valerio Graziano

 

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Social Media Case History: l’analisi di ASOS

Vincenzo Calicchio No Comments



Nella mia vita ho poche certezze, una di queste senza dubbio è riferita al fatto che 1 solo esempio conta più e rimane più impresso di 1000 parole. Ragion per cui spesso vado a ricercare casi di eccellenza e storie di varia natura in riferimento al mio lavoro. Questa volta, dopo aver già scritto di importanti casi di studio riferiti al B2B voglio parlarvi di un case history a proposito di Social Media B2C e l’esempio che vi porto è quello dell’eCommerce di vestiti ASOS. Tale caso non spicca per particolare originalità e creatività ma è la dimostrazione che lavorando bene, nel tempo ed utilizzando intelligentemente gli strumenti a disposizione si possono raggiungere risultati importanti.

I contenuti che vi sto per proporre sono tradotti ed integrati da questo articolo di Sophie Deering su linkhumans.com che ho trovato particolarmente completo, ben fatto oltre che ben scritto. Ma prima di partire voglio consigliarvi la lettura di quest’altro post a proposito di Social Media di Successo, è il caso di una pizzeria di Buenos Aires e la sua folle strategia.

Ma continuiamo…

Conoscete ASOS?

ASOS.com è un negozio online di portata globale, dedicato alla moda ed ai prodotti di bellezza, con base nel Regno Unito. È diventato rapidamente il più grande venditore al dettaglio online di prodotti legati al mondo della moda e, dal suo esordio nel Giugno 2000, ha venduto oltre 65,000 prodotti con marchi autonomi, globali e locali. Offrono un servizio di spedizione gratuita in 234 paesi ed hanno siti web localizzati per Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna, Italia, Australia, Russia e Cina, attirando ogni mese 29.5 milioni di utenti.

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La moda non è il loro unico punto forte, di fatto hanno fatto anche dei passi nel mercato editoriale, con il lancio di una loro rivista mensile nel 2007, dedicata all’utenza femminile. Insieme alla rivista, che è disponibile sia online che in forma cartacea, gestiscono anche un blog chiamato “Daily Newsfeed”, sul quale condividono post sullo stile, la bellezza e le celebrità.

Il sito web ASOS è costruito in modo da ottimizzare l’esperienza di navigazione del cliente, a partire da una vasta gamma di strumenti ed offerte speciali, video di sfilate di modelle con abiti in vendita, fino ad “ASOS Fashion Finder”, uno strumento molto gettonato che mostra le tendenze della moda selezionate dagli stilisti e dai fashion blogger.  App facili da utilizzare sono disponibili sugli smartphone e sui tablet, sia per il negozio ASOS che per il Fashion Finder, rendendo la navigazione semplice, accessibile ed immediata.

La nicchia di mercato scelta dal marchio ASOS è la moda dal 2000 in poi; ASOS sa bene che è una necessità di mercato essere sempre freschi e innovativi, al fine di incontrare i gusti dei loro acquirenti favoriti. Per questo motivo hanno sfruttato al massimo i social, mantenendo una presenza assidua. La società gestisce account su LinkedIn, Pinterest e Google+, tra gli altri; allo stesso tempo, sono molto attivi su Facebook, Twitter ed Instagram. Ecco una visione più approfondita di come fanno uso di queste tre importanti piattaforme per operare nel mercato.

Come ASOS utilizza Facebook

La pagina ufficiale ASOS di Facebook, con quasi 3.8 milioni di fan, è al momento una delle più importanti per quanto riguarda i brand di vendita al dettaglio, comparata ad altre come Boohoo con 2.2 milioni e Net-a-Porter con 1.3 milioni. Non risulta particolarmente originale la gestione della fan page (nessun post è stato realmente virale) ma tutti i contenuti sono interessanti ed in linea sia con il prodotto che non il loro target.

La prima cosa che salta all’occhio è il reindirizzamento verso la pagina del Brand del paese di provenienza, è come se ci fosse un unica pagina (infatti il numero dei fan è lo stesso) ma con più URL tutte riferite a paesi diversi, è qualcosa che non avevo mai visto prima. Sarebbe interessantissimo sapere come attuare questa strategia.

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In ASOS, usano la pagina per promuovere nuovi prodotti e nuove offerte, tanto quanto per reindirizzare il traffico agli articoli del loro blog ed alla rivista online.

In una giornata tipo, postano 1-2 aggiornamenti grafici, anche nei fine settimana; questi raggranellano in media duecento “like” e una dozzina di commenti. Gli aggiornamenti che tendono a riscuotere più successo sono quelli riguardanti le celebrità; in aggiunta, competizioni ed altri post, che incoraggiano i fan a mettersi in gioco, ricevono ulteriore consenso. Un esempio recente è dato dalla campagna #AsSeenOnMe (ComeMiSta), che chiede ai propri clienti di taggarsi in foto mentre indossano i loro acquisti ASOS, con l’opportunità di far parte di una galleria sul sito web ufficiale. Un album di foto caricate dai clienti ASOS è stato aggiunto alla pagina Facebook, come prova tangibile del loro contributo. Questa è una tecnica di marketing particolarmente efficace, poiché aiuta a costruire una relazione con i clienti, valutarne i gusti e gli stili, mostrando al contempo ciò che è in vendita sulla piattaforma.

I clienti usano spesso la pagina Facebook come mezzo per contattare la compagnia, con domande sugli acquisti, e l’ASOS, diligentemente, risponde a tutti i loro fan in modo utile e cordiale, anche ai clienti più difficili.

Come ASOS gestisce Twitter

In ASOS sono specialmente attivi su Twitter ed hanno molti account da gestire per raggiungere differenti obiettivi di mercato.La loro pagina globale sulla moda (@ASOS) ha circa 900,000 follower, in contrasto con i 15.5k di @Boohoo ed i 24,3k di @NetAPorter; hanno anche pagine per ASOS Australia, Stati Uniti, Francia, Spagna, Germania, Italia, ASOS Menswear, ASOS Careers, ASOS Fashion Finder, ASOS Marketplace e ASOS Greenroom.

Una Best Practice molto interessante è quella di gestire anche un servizio parallelo di assistenza clienti direttamente su Twitter @ASOS_HeretoHelp, ciò gli permette di mantenere segreta la corrispondenza con i clienti insoddisfatti; cosa molto importante al fine di mantenere un’immagine positiva del marchio.

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La gestione dei clienti su Twitter (evidentemente negli ultimi giorni hanno avuto dei problemi)

Un grosso ammontare di tempo e risorse viene investito per mantenere attivo l’account Twitter e coinvolgere gli utenti. Sono notevolmente attenti quando si tratta di rispondere ai commenti ed alle domande dei clienti, ovviamente specialmente sull’account di assistenza.

L’elemento chiave per l’utilizzo di numerosi account sulla moda è la circolazione di storie sul loro blog e sulla rivista, in aggiunta condividono spesso immagini e video appropriati a proposito dei loro utenti.

Gli aggiornamenti che attirano l’attenzione di più follower sono generalmente quelli in cui i clienti possono identificarsi, come GIF divertenti sulla pigrizia di fine settimana e consigli sulla moda facili da seguire; normalmente ricevono circa un centinaio di preferenze e due dozzine di retweet per post.

E su Instagram?

Diversamente dalla loro pagina Facebook e Twitter, ASOS ha dato all’account Instagram un tocco molto più personale e presenta ai fan qualche piccolo “retroscena” della vita al “Quartier Generale ASOS’.

Utilizzano Instagram come qualunque altro utente, sulla scia di tendenze già esistenti come i selfie e le foto del cibo. Postano spesso scatti della colazione dello staff o della pausa caffè, degli abiti dello stilista (targati ASOS, chiaramente). Questo avvicina il marchio ai fan e questi, vedendo i prodotti ASOS su persone comuni, trovano ispirazione per i loro acquisti sul negozio online.

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Ecco un esempio di come ASOS gestisce Instagram

Gli hashtag sono utilizzati occasionalmente nei post per massimizzarne la visibilità tramite la funzione “cerca”, ma comunque con oltre 3 milioni di follower non sono poi così necessari e lo scopo del loro account sembra essere la costruzione di un rapporto con i fan, più che pubblicizzare i prodotti. Infatti, sono i clienti che utilizzano più spesso gli hashtag affiliati ed ora è possibile trovare oltre 1 milione di immagini taggate #ASOS, per cui suppongo che l’operazione di marketing venga svolta per conto loro dagli utenti.

Nel Dicembre 2014, l’ASOS ha lanciato un calendario dell’Avvento con sfide e premi del Brand da vincere ogni giorno fino a Natale; tutto ciò che i fan avrebbero dovuto fare era postare una foto festiva con l’hashtag #instaadvent. Le competizioni come queste possono fornire poca pubblicità al marchio, consideranto che persone diverse dai fan non avrebbero associato istantaneamente il Brand all’hashtag “instaadvent”, ma l’interattività e le possibilità di vittoria hanno cementato la fedeltà dei clienti abituali.

La gestione dei reclami in ASOS

Il gran numero di follower sui loro social è indicativo dell’efficacia della loro strategia e dimostra quanto siano in gamba nell’attrarre l’utenza bersaglio delle loro campagne. Nonostante i loro account beneficino della buona immagine del marchio e riportino molte opinioni positive, un gran numeri di clienti li utilizza anche per riferire alla compagnia di cosa non sono soddisfatti: questo avrebbe una cattiva influenza sull’immagine della compagnia, se i post fossero pubblici. ASOS ha risolto questo problema su Twitter con un account dedicato al servizio di assistenza clienti.

Su Facebook ed Instagram non hanno fatto lo stesso, ma le varie problematiche che spesso compaiono nei commenti sotto le immagini condivise e vengono risolte solo rispondendo pubblicamente, compito che viene solitamente svolto molto bene.

Conclusioni

Per ASOS, i social media sono lo strumento perfetto per rivolgersi ai loro clienti prediletti, giovani e alla moda. Gli consentono di comunicare direttamente con i fan, aiutando a costruire una relazione che li coinvolga, che li faccia sentire vicini al marchio e che fornisca agli acquirenti aiuti e suggerimenti. Questo tipo di personalizzazione aiuta gli utenti ad immedesimarsi nel marchio, di modo che si rivolgano alla compagnia e la raccomandino ad altri.

Complessivamente, penso che ASOS sia un marchio da tenere in considerazione in materia di social media e che le altre compagnie possano trarne spunti molto utili.

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Strategie Social di Successo: sono possibili per i B2B?

Vincenzo Calicchio No Comments



In questo post vedrete 3 case history di strategie social di Successo per B2B e capirete i motivi del loro successo. Questo tipo di Marketing può essere molto insidioso a partire dalla considerazione che argomenti come trattori, grandi navi merci e transazioni finanziarie non sono proprio argomenti top in quanto a capacità di stimolare interesse e conversazioni. Inoltre i metodi convenzionali non funzionano quando ci si relaziona con persone davvero competenti, in grado di valutare accuratamente il prodotto.

Un altro elemento che governa il marketing B2B è il fatto che un’eventuale transazione non dipende dalla volontà di una sola persona, ma c’è bisogno di una riunione direttiva che valuti attentamente ogni aspetto del prodotto, prima che venga presa una decisione.

Eppure c’è chi riesce a fare Social Media Marketing nel settore B2B! Li ho trovati in questo interessante articolo sulla piattaforma statunitense Mav Social. Li conosceremo in questo articolo, ma prima…

Un po di numeri sul Marketing B2B

Le statistiche rivelano che circa il 62% delle attività hanno implementato i social come strumento di marketing a tutti gli effetti e che il loro numero cresce di giorno in giorno. I tre motivi principali per cui i B2B dovrebbero essere presenti e attivi sui social, secondo queste imprese, solitamente sono:

  • Diffondere il Marchio
  • Incoraggiare la condivisione
  • Ottenere follower e fiducia 

Ai professionisti del settore che si mettono in gioco con i B2B, però, non possono bastare le condivisioni, i like e i post. Poiché i margini di successo sono molto diversi da quelli della pubblicità tradizionale, questi sono alla ricerca di alte percentuali di click, guadagnare autorità e conversioni (dei visitatori in clienti).

Gli agenti di marketing necessitano di informazioni che gli consentano di conoscere gli acquirenti e le loro abitudini, per poi modificare e adattare le loro strategie. Tra un po scoprirai quali sono i case history di successo nel B2B ma prima ti consiglio la lettura di questo articolo sulla Folle strategia Social di una Pizzeria di Buenos Aires.

Alcuni Brand vincenti nel Marketing Social B2B

Ci sono molte più campagne B2B fallite, lì fuori, di quante ne potremmo contare. In questo pantano di incertezza, comunque, ci sono pochi gioielli che sono riusciti a trovare l’equilibrio perfetto. Prima di imbarcarvi nel vostro viaggio di marketing è bene che diate un’occhiata ad alcune di queste e che facciate attenzione a ciò che potete imparare dalle strategie che hanno attuato.

Maersk Line

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La Strategia di Marketing B2B di Maersk Line

Per meglio comprendere come pensano ed agiscono le organizzazioni leader del B2B, prendiamo esempio ed osserviamo come la compagnia di navigazione danese utilizza i social.

Qual è la Strategia di Maersk e perché ha funzionato?

La compagnia utilizza praticamente ogni strumento social disponibile e mantiene una forte presenza sulle piattaforme social. Da foto intriganti su Instagram, a Facebook fino ad accattivanti video su Vimeo, Maersk ha abbracciato in toto piattaforme che tradizionalmente non solo per il  B2B.

Il direttore della gestione dei social della compagnia rivela che il fine ultimo delle campagne B2B è ricavare informazioni chiave sul mercato attuale, avvicinarsi ai clienti e incrementare la soddisfazione degli impiegati.

Per raggiungere questi obiettivi, ha posto l’accento sui fatti che avvenivano all’interno dell’azienda, raccontandone quotidianamente gli avvenimenti. Questo ha riguardato cose come “il boom delle vendite degli avocado del Kenya” e da dove vengano i membri dello staff.

Cominciando dalla costruzione di un’audience interna, si è allargato fino a raggiungere quota 1 milione e 200 mila fan su Facebook. Questo, in aggiunta alle 172,000 interazioni e alla nascita di ben 12 canali social, ognuno di essi quotidianamente attivo nell’interazione con clienti ed impiegati.

Chiedere ai follower cosa vogliono trovare nei Social della compagnia

La strategia ha incluso fare sondaggi su cosa la nuova utenza volesse vedere sul social e accontentarli. Quando i membri del team addetto ne venivano informati, fornivano quanto richiesto sotto forma di blog, storie sui membri del settore e davano inizio a contest fotografici che aumentavano il coinvolgimento dei clienti.

Il direttore del social è stato molto chiaro sul fatto che le pagine social del marchio non avessero lo scopo di incrementare le vendite, ma solo di aumentare il coinvolgimento dei clienti e di fare leva sulle competenze degli impiegati per dare un valore aggiunto.

Il merito principale del funzionamento della strategia social di Maersk è da ricercarsi nel fatto che essa non considera i social come uno strumento per incrementare le vendite, ma lo utilizza per comunicare con i clienti e gli impiegati. Approcciandosi ai social in modo originale, la compagnia ha rivoluzionato i social stessi.

“Il Social media riguarda la comunicazione, non il marketing. Si tratta di coinvolgere, non di promuovere. Delle reti sociali decisamente non si dovrebbe accentuare l’aspetto media. Per compagnie come la nostra, creano valore aggiunto tutte le volte che si presenta una sfida al nostro modo di pensare e di interagire. Infatti, essere su questi network è una mentalità, un modo di pensare e di lavorare insieme. Si basa sul fatto che siamo animali sociali e questo significa che possiamo solo beneficiare dalla condivisione reciproca dei nostri pensieri e delle nostre idee.”
Maersk

AGCO

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La Strategia Social B2B di Agco

La firma globale per l’agricoltura possiede un gran numero di marchi, tra cui Massey Ferguson, Valtra, e Challenger, e questi marchi operano nell’ambito della manifattura e della consegna di macchinari agricoli in tutto il mondo.

Qual è la Strategia di AGCO e perché ha funzionato?

Questa manifatturiera agricola di portata globale può attribuire buona parte dei suoi $10 miliardi di vendite alla sua strategia social, mirata a connettere l’impresa con gli operatori agricoli ed i fornitori.

Molte delle sue vendite sono state rese possibili da un’efficace ed esperta pianificazione pre-salto nel “Mare social”. È stata analizzata un’utenza selezionata e ne sono stati osservati i comportamenti sui social e su YouTube per vedere cosa postassero.

La maggior parte degli spezzoni su YouTube registrano operatori agricoli mentre utilizzano i loro macchinari. Una volta acquisita questa informazione, la strategia è stata aggiornata ed si è passati al raggiungimento ed il coinvolgimento dei clienti attraverso varie piattaforme social.

Oggi, la compagnia è riuscita ad attrarre più di 260 mila fan su facebook, 3,000 iscritti al canale YouTube e 10,000 follower su Twitter.

Dopo lo studio degli utenti è fondamentale il “Creare Valore”

In più, la compagnia spesso si associa ai fornitori per offrire strumenti commerciali e formazione agli operatori agricoli. Queste proposte di collaborazione aiutano ad incrementare il coinvolgimento dell’utenza. Un buon esempio di questa strategia è il widget che permette ai fornitori di gestire e hostare i propri contenuti senza doverli creare da zero.

American Express OPEN

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L’innovativa Strategia di Marketing Online di American Express

American Express ha da sempre sostenuto il potere dei social. L’elemento chiave che ha spinto l’azienda oltre l’approccio iniziale ai social è stato il forum Open dove offre supporto ai proprietari di piccole attività.

Il Forum di AmEx è stato definito:

Il più recente e grandioso esempio di un servizio fedele, un programma strutturato per aiutare i proprietari delle piccole imprese a far crescere la loro attività, fornendo loro importanti suggerimenti e risorse online.

L’importanza del Forum nella Strategia di American Express 

Gli aggiornamenti frequenti dei contenuti, i post sui blog ed i video vengono ancora pubblicati e rappresentano sempre una buona fonte di informazioni utili, inoltre c’è il forum aperto che, non solo consente agli utenti di imparare, ma facilita la rete dei proprietari di piccole attività che interagiscono tra loro.

Questo incremento di traffico sulla sua pagina ha permesso alla compagnia di spiccare grazie ai suoi numeri (fan e follower sui social), essendo riuscita a raggiungere 1 milione di visitatori. Oltre alla creazione di un suo social, AmEx è riuscita a promuoverne la connettività tramite altri mezzi social come Facebook.

Attraverso questi sforzi è riuscita ad ottenere un buon 30% di incremento delle vendite. Questo può attribuirsi ai suoi 11,000 nuovi elementi (non che li abbia ottenuti con la sua pagina aziendale di Facebook). American Express inoltre organizza una competizione annuale tra PMI del settore che è ora il cavallo di battaglia della strategia social e che contribuisce costantemente a rafforzarne la sua autorità nel settore.

Un Consiglio per una Strategia Social B2B efficace

Come ho già avuto modo di dire in questo blog, non esistono solo i Social più noti (Da Facebook a Twitter ad Instagram) ma ne esistono anche tantissimi poso conosciuti, verticali o settorializzati. In ogni caso questi altri network hanno il grande beneficio di una maggior targettizzazione. Vi consiglio la lettura di quest’articolo.

Nuovi Social Network: c’è vita oltre Facebook

Conclusioni

Una cosa che può essere osservata attraverso queste strategie social di successo è che, prima di avviare qualunque tentativo, ognuno di questi brand ha fatto innanzitutto un grossa mole di ricerche che gli ha consentito di mettere a punto piani di lavoro mirati e finalizzati a fornire esattamente ciò che veniva chiesto dall’utenza.

Un altro fattore da considerare è che, queste compagnie, non solo avevano un piano ben preciso in mente, ma anche che gli obiettivi delle loro operazioni di marketing erano ben chiari. Questo gli ha garantito un forte impulso per ottenere successo e gli ha consentito di eccellere nei rispettivi settori. Conoscete altri casi di successo? Come vi regolate con la strategia social della vostra attività B2B?

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