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Come la Porno Star Sasha Grey ha rimosso migliaia di “Cock” dai risultati della ricerca Google

Vincenzo Calicchio No Comments



Sasha Grey è una delle pornostar più note di questo secolo. È conosciuta in tutto il mondo ed in totale  ha preso parte durante la sua fortunata carriera nel porno a 321 film, inoltre innumerevoli sono i video da protagonista nelle piattaforme erotiche di tutto il globo.

Se, però, googolate il suo nome, sarà difficile trovare una sola foto di lei nuda. Invece, troverete le sue foto dopo essersi reinventata come intrattenitrice, scrittrice e D.J. Com’è possibile ciò? Si tratta di una complessa operazione di Rebranding (argomento di cui ho già parlato in questo blog a proposito di Essena O’Neill la star di Instagram “pentita”) Per spiegarlo al meglio ho tradotto ed integrato col caso delle search in Europa questo articolo di Zara Stone in The Hustle.

La prima pagina della ricerca Google sulla Grey è davvero pulita; troverete la sua pagina Facebook, il suo account Twitter e link ai suoi scritti. Questo accade per le ricerche fatte negli USA, e più o meno lo stesso accade per le ricerche in Italia in cui la ricerca web fornisce questa SERP in cui solo 3 risultati su 10 fanno riferimento a portali dal contenuto erotico.

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Query: Sasha Grey (i risultati in Italia)

Per quanto riguarda la ricerca per immagini, invece, il risultato è lo stesso che si ha negli Stati Uniti, infatti non appare neanche una foto dal contenuto esplicito (come ci aspetteremmo).

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“Sasha Grey” in Google Immagini

Dove sono le migliaia di “cock” che vi aspettereste di vedere?

Benvenuti nel mondo della gestione della reputazione digitale, imprese che curano l’immagine di celebrità e compagnie affinché siano tirate perfettamente a lucido. Le compagnie infatti, oggi più che mai, vivono e muoiono della loro reputazione laddove nella società odierna è sottinteso “reputazione digitale”.

Un esempio? Ciò che emerge dalla ricerca Google su qualcuno ha un grande impatto sul farsene un’idea. Può farvi decidere se assumerlo oppure se prenderne le distanze.

Sasha Grey si è ritirata dal porno nel 2011 ed ha pubblicamente dichiarato di essere concentrata sulla musica e la recitazione. Ha avuto alcuni successi con delle arthouse ed ha uno spazio D.J., ma nulla di abbastanza ecletatante da eclissare la sua carriera precedente.

Come ha fatto a rifarsi una reputazione online?

La Stone nella scrittura dell’articolo ha avuto bisogno di parlarne con degli esperti, quindi si è rivolta a Michael Fertik, CEO di Reputation.com, azienda che dal 2006 ha accumulato 67.25 milioni di dollari (dati Crunchbase).

“Fertik non batte ciglio quando gli chiedo di guardare ai risultati di Google immagini per Sasha Grey sul mio computer. Comprensibilmente, assume che si tratti di porno hardcore. Ci siamo sistemati in una strada secondaria di Palo Alto, dove sono nate varie compagnie tra cui HP, Palantir, e Waze.”

L’osservazione iniziale di Fertik è che non ci sono tante “immagini erotiche per una persona che ha girato tanto porno quanto lei.” Abbiamo scrollato in basso, oltrepassando pose sensuali e ritratti che sarebbero perfetti per dei libri da mettere in mostra (quelli adatti a tutti).

E se nella ricerca si includesse la parola “Cock”?

Stavolta, tutti i risultati sono materiali espliciti, ed effettivamente è quello che ci aspettiamo.

Nel 2012, Google ha cambiato il suo algoritmo per la ricerca di immagini. Precedentemente, il filtro SafeSearch avrebbe agito su ogni elemento esplicito. Sarebbe stato necessario disattivarlo per visualizzare i contenuti per adulti.

Ora non è più necessario.

Ora basta usare appositamente parole come “porno”, “cock” o “xxx” insieme ai nomi delle persone per visualizzare le immagini correlate. Questo è necessario anche googolando le più famose pornostar del mondo.

“Non stiamo più censurando i contenuti per adulti, vogliamo mostrare agli utenti esattamente ciò che cercano, il nostro scopo non è comunque mostrare contenuti sessualmente espliciti, a meno che un utente non stia specificamente cercando quelli. Se state cercando contenuti per adulti, potete trovarli senza modificare le impostazioni predefinite, basterà essere più espliciti nella ricerca.” Google

Per ricerche fatte in Italia (ed in Italiano) i risultati sono gli stessi. La SERP cambia del tutto includendo unicamente risultati riconducibili a siti hard, così come cambia anche ciò che G ci propone in Google immagini.

sasha-grey-serp

Risultati per “sasha grey cock” in Ricerca Web

 

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Risultati per “sasha grey cock” in Google Immagini

Cosa succede negli altri Motori di Ricerca?

Cercando su Bing e DuckDuckGo, i risultati non sono stati poi così diversi.

Bing

I risultati per la query “sasha grey” sono dello stesso stile di quanto abbiamo visto già in Google sia per quanto riguarda la ricerca web che per immagini.

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Query “sasha grey” in Bing

 

sasha grey in immagini di bing

Questo quello che succede nella ricerca per immagini.

E’ da notare che, contrariamente a Google, Bing applica di default il filtro alle immagini dal contenuto erotico. Tale filtro è facilmente disattivabile.

filtro-contenuti-bing

DuckDuckGo 

In quest’altro motore di ricerca accade lo stesso che per Bing.

E se cercassimo altre Star dell’eros?

L’articolo di The Hustle prende come riferimento alcune delle più note stelle porno del momento, Riley Reid e Abigaile Johnson.

La prima pagina dei risultati Google di Reid presentava link a XVideos, Pornhub, e RedTube. Le sue immagini erano decentemente pulite, con solo alcuni elementi a luci rosse nelle prime 10 righe. Tutte le sue immagini su Bing, invece, erano a luci rosse.

La prima pagina dei risultati di Johnson dava su XXX, Pornhub, ed XVideos. Nel caso pensaste che mi stia riferendo solo a “nuove” pornostar, Johnson si è ritirata due anni fa ed i suoi risultati sono comunque a luci rosse. Anche le sue immagini su Bing sono pornografiche.

Lo stesso accade per le ricerche fatte in Italia.

Com’è stato possibile per Sasha Grey fare questo enorme lavoro di pulizia?

Ci sono una serie di operazioni da fare, spiega Fertik.

“Potete iniziare reclamando lo status del vostro nome. Questo include Twitter, Facebook, Medium, un dominio ed un blog.”

Il trucco è non eliminare da internet i risultati che volete nascondere. Tutto sta nello spingerli abbastanza a fondo in modo che non compaiano nella prima pagina di Google. Una ricerca ha dimostrato che il 91% delle persone non va mai oltre pagina uno.

Bisogna inondare internet con nuove “novità”. Creare un account Tumblr o LinkedIn. Registrarsi su TANTI social network, anche quelli non usuali. Fare in modo che le persone si colleghino ai nuovi contenuti “puliti”. Scrivere blog come guest (La Grey lo ha fatto su Huffington Post) ecc…

Questo aiuterà a mandare a fondo tutti i “vecchi” contenuti, spostandoli nella seconda pagina.

Come ha (probabilmente) agito Sasha Grey per le ricerche in Europa: il Diritto all’Oblio

Non tutti sanno che dal 2014 in Europa è attiva la Legge per quanto riguarda il Diritto all’Oblio nel Web (C-131/12, 13 maggio 2014) che impone a Google (ed agli altri motori di ricerca) la de-indicizzazione per chiunque faccia richiesta di rimozione dei link dalle SERP per le pagine web che contengono il proprio nome.

Quindi per il territorio Europeo, con ogni probabilità, l’ex pornostar ha potuto far riferimento a questa norma e quindi non ha dovuto far altro che compilare questo modulo e seguire le indicazioni. Ecco cosa appare alla fine dello scroll della ricerca per immagini:

diritto-all-oblio-sasha-grey

Negli USA invece non esiste una legge del genere, quindi un caso come questo dev’essere trattato da dei professionisti. Si tratta effettivamente di SEO alla rovescia, si ottimizza non per essere trovati, ma per NON essere trovati.

Conclusioni

Prima di concludere l’articolo mi preme di condividere con voi solo un consiglio… Internet è per sempre, quindi pensate prima di twittare, di postare, di condividere una foto o un qualsiasi status di un qualsiasi social. .

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Translator: Valerio Graziano

 

consigli seo per ecommerce

Consigli SEO per eCommerce: le migliori Best Practices

Vincenzo Calicchio No Comments



Riuscire a far sì che un progetto di eCommerce appaia tra le prime posizioni su Google è sempre più difficile, non solo perché ci troviamo a competere con dei giganti come Amazon, ma anche perché il numero di competitor stesso cresce giorno dopo giorno. Per questo motivo, è utile comunicare e scambiarsi consigli sulla SEO per eCommerce,  rimanere aggiornati e lavorare al meglio al vostro progetto web.

Benché la concorrenza sia a dir poco feroce, il settore dell’eCommerce sta attraversando un periodo d’oro e non si prevede un rallentamento dei tassi di crescita.

In questo articolo, oltre a parlare della SEO per eCommerce, darò anche una serie di consigli basilari per migliorare il posizionamento di uno shop online. L’articolo è tradotto ed integrato da questo post di Javier Riestra nel blog di SEMrush, super professionale e ricco di spunti e riflessioni interessanti.

Ora, la domanda fondamentale…

Sapete come fare SEO per eCommerce e come fare a posizionare il vostro shop online?

Come riuscire far sì che il vostro shop attragga utenti interessati ai vostri prodotti? Come trasformare, poi, questi utenti in clienti?

Parte della soluzione passa per la SEO dell’eCommerce, e consiste nel riuscire a posizionare il vostro negozio per ricerche specifiche riferite ai vostri prodotti/servizi. Ho detto “parte della soluzione” perché intorno alla SEO va sviluppata un’intera strategia di Inbound Marketing, evitando che il posizionamento resti fine a sè stesso.

Lista di consigli base per migliorare la SEO del vostro shop online 

➤ Cercate e scegliete le keyword giuste

Questa è senza dubbio una delle tappe più importanti per la vostra strategia di web marketing. Scegliere le parole sbagliate renderà il lavoro successivo completamente inutile. Accadrà altrettanto se vengono scelte keyword mainstream. Avere una concorrenza troppo alta complicherà di molto il lavoro per ottenere un buon posizionamento.

Accade l’opposto, invece, adoperando parole chiave poco usate. Posizionarsi sarà relativamente semplice ma il rovescio della medaglia è che si otterrebbero troppe poche visite, necessarie per acquisire clienti.

Le keyword ottimali sono quelle che bilanciano bassa concorrenza e numero di ricerche. Uno strumento molto utile per aiutarsi nella scelta è il Google Keyword Planner (uno dei tool di Google AdWords).

I risultati del tool vi indicherà le migliori keyword per cui posizionare il vostro negozio online! Ecco come effettuare una ricerca con il Keyword Planner:

come-usare-il-keyword-planner

Nella prima schermata va scelta la voce “Visualizza i dati e le tendenze del volume di ricerca” in modo da poter effettuare la ricerca.

come-fare-una-ricerca-sul-keyword-planner

In opzione 1 vanno inserite le parole chiave per cui vorreste posizionarvi. Se avete una lista lunga, consiglio di caricare direttamente il file in opzione 2. Il GKP ti permette anche di mirare la ricerca, filtrandola per tempo, luogo geografico, luogo online (se Google o partner) e fornisce l’ulteriore possibilità di scartare determinate parole a prescindere (corrispondenza inversa). Per visualizzare i risultati, clickate “Mostra volume di ricerca”.

come-scegliere-le-keyword-con-google-kwyword-planner

Questo è un esempio dei risultati che fornisce il GKP. Dovrete scegliere quelli più bilanciati tra “Media di ricerche mensili” e “Concorrenza”.

Andiamo ad analizzare le varie voci:

Media ricerche mensili: Numero medio di volte in cui è stata cercata la parola in un mese

Concorrenza: Livello di competizione in Google AdWords, fa riferimento al numero di soggetti che effettuano campagne per quella keyword. Presumibilmente i dati per la SEM sono simili a quelli per la SEO.

Offerta consigliata: Si riferisce a Google AdWords.

Idee per gruppi di annunci: Sono i suggerimenti di Google per trovare nuove parole chiave affini a quelle inserite precedentemente.

➤ Scegli bene la piattaforma di eCommerce

Se vogliamo che il nostro shop sia ottimizzato SEO in tutti gli aspetti (e se vogliamo che lo sia con facilità) e quindi se vogliamo giungere al posizionamento la scelta della piattaforma di sviluppo è altrettanto importante. Mai dobbiamo trovarci nella situazione in cui per esempio:

  • Abbiamo URL no SEO-friendly e non modificabili
  • Non possiamo modificare title, description ed altri aspetti importanti per la SEO
  • Il sito non è ottimizzato mobile
  • Non carica velocemente
  • Ecc…

Ciò di cui si ha bisogno come il pane è flessibilità, usabilità e velocità. Una scelta sbagliata all’inizio per la piattaforma da utilizzare può essere fatale o può costare molti soldi in futuro.  Secondo me le uniche soluzioni valutabili sono tre:

  1. Woocommerce. Miglior plugin eCommerce di WordPress, adatto per shop con alcune centinaia di prodotti.
  2. Prestashop. Soluzione ottima per negozi con alcune migliaia di prodotti.
  3. Magento. La più professionale delle tre scelte, adatta per progetti di eCommerce di altissima portata (ma anche la più difficile da usare).

Se qualcuno cerca di propinarti altre soluzioni scappa finché sei in tempo!!

Descrizioni dei prodotti 

Le informazioni che vediamo per ogni prodotto devono essere originali ma soprattutto devono essere uniche, e questo è un lavoro che devi fare tu da solo, non esiste alcun programma che  fornisce questo tipo di contenuti e che sappia coniugare qualità e quantità sia per l’utente che per il motore di ricerca. Bisogna solo lavorare di Creatività (facendosi sempre aiutare dal Google Keyword Planner!).

Lo ammetto, è un processo super noioso da fare a mano prodotto per prodotto, ma fatto in questo modo hai molte più possibilità di giungere al risultato.

Ciò che invece NON bisogna fare quando si lavora alle descrizioni dei prodotti è:

  • Copiare i contenuti dalla pagina di un tuo fornitore. Verrebbe visto come contenuto duplicato
  • Copiare i contenuti da un tuo concorrente. Sempre contenuto duplicato
  • Non inserire alcuna descrizione. Opzione pessima per il posizionamento, inoltre è un occasione persa di mettere in mostra il prodotto.
  • Descrizioni troppo corte. Come sopra.

Ti consiglio questa Guida per l’ottimizzazione SEO in WordPress per cominciare a capire come e dove metter mano se lavori su questo tipo di piattaforma.

➤ Non tralasciare le categorie dei prodotti

Uno degli errori SEO più comuni per eCommerce è quello di considerare tag e categorie come secondari o per nulla importanti.  In realtà risultano essere basilari in termini di:

  • Struttura del sito
  • Usabilità

Ragion per cui capita spesso di trovare shop su cui si è lavorato unicamente sui prodotti dimenticandosi della categorizzazione. Le raccomandazioni basilari per le pagine delle categoria sono:

  1. Lavora alla SEO delle categorie nello stesso modo che fai con l’ottimizzazione dei prodotti.
  2. Aggiungi descrizioni originali e di qualità.
  3. Fallo non pensando solo al bot ma soprattutto all’utente.
  4. Per quanto riguarda i tag valuta bene l’inserimento o meno del no index – no follow, personalmente lo consiglio sempre per evitare contenuti duplicati.
  5. Aggiungi immagini ottimizzate (titolo, descrizione, peso, alt ecc…).
  6. Valuta l’inserimento di un video.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto va detto che i video piacciono tanto sia agli utenti che ai motori di ricerca (a quest’ultimi in realtà piace il loto effetto sull’utente) e sono uno degli elementi più funzionanti per quanto riguarda lo share sui social network.

➤ Fai molta attenzione all’eliminazione dei prodotti. 

Cancellare un prodotto dallo shop, sia perché sia scaduto sia perché non vogliamo più venderlo, è qualcosa che accade spesso nei progetti eCommerce ed è qualcosa che nella stragrande maggioranza dei casi viene gestito in malo modo.

Ecco cosa accade di solito:

  1. Per una qualsiasi ragione non vogliamo o non possiamo più gestire e vendere quel determinato prodotto (o servizio)
  2. Eliminiamo la pagina del prodotto

Questo errore è molto grave in quanto la pagina che abbiamo cancellato continuerà ad essere indicizzata dai motori di ricerca ed inoltre può essere collegata a blog e social, ciò provoca il famoso errore 404 (pagina non trovata) e può portare fino ad una penalizzazione da Google.

errore-404-di-google

Come correggere un errore 404?

Bisogna creare un redirect 301, indirizzando bot ed utente verso un altra pagina a nostra scelta, possibilmente un prodotto simile o se non esiste verso la categoria.

Personalmente per correggere questi errori uso il plugin di WordPress Redirection che permette di risolvere facilmente tutti gli errori andando a segnalare la pagina di partenza (quella con l’errore) e la nuova pagina di destinazione.

plugin-redirection

Solo così facendo stiamo alla larga da possibili penalizzazioni e l’utente non solo non vedrà alcun errore ma finirà in una pagina con un prodotto affine aumentando così la possibilità d’acquisto.

➤ Feedback sui prodotti 

E’ super raccomandabile permettere ed incentivare gli utenti di lasciare voti e feedback sui prodotti dello shop, ciò perché:

  • Migliorano la conversione.
  • Aiutano nella scelta i potenziali clienti ancora indecisi.
  • Sono molto positivi anche in ottica SEO.

Ai motori di ricerca piacciono i contenuti sempre nuovi ed aggiornati e feedback e commenti sono un modo di mantenere sempre “freschi” i contenuti di una pagina che altrimenti non sarebbe mai aggiornata.

Inoltre, i voti sui prodotti permettono anche di arricchire gli snippet. Grazie a ciò riusciremo ad avere nella pagina di Google uno snippet diverso rispetto a quelli della concorrenza, che da più nell’occhio e quindi permette un migliore CTR. Ecco come:

esempio-di-rich-snippet

Ottimizza tutte le immagini

Gli shop online sono una tipologia di pagina web contenente molte immagini, ragion per cui se vuoi lavorare bene alla SEO del tuo eCommerce queste immagini vanno ottimizzate.

Ecco come fare per ottimizzare le immagini di un (qualsiasi) sito:

  • Cambia i nomi delle immagini 

Il nome di un immagine deve definire in maniera chiara ed inequivocabile il contenuto dell’immagine e contenere la keyword con cui posizionarti. Ovviamente nome ed immagine devono sempre corrispondere.

Quindi, prima cosa da fare è cambiare tutti i nomi che si presentano così:

DSC08y607sdgaa.jpg

e trasformarli (per esempio) in così:

giacca-da-uomo-estiva-armani.jpg

  • Ottimizza il peso delle immagini 

Minore è il peso delle immagini, minore è la velocità di caricamento. Ciò è un fattore fondamentale in termini di esperienza utente.

Quindi il peso va ridotto, ma attenzione a non perdere la qualità dell’immagine. Personalmente consiglio sempre di usare Photoshop e l’opzione “Salva per web”

photoshop-salva-per-web

Laddove non è possibile ci sono tool come tinypng che permettono di ottimizzare immagini PNG e JPG in maniera facile e veloce.

  • Migliora l’attributo Alt 

L’attributo Alt è il nome dell’immagine che è utile al bot per capire il contenuto dell’immagine, è quello che permette il posizionamento il Google Immagini. Bisogna utilizzare keyword nel testo Alt ma mai (e dico mai!) abusare, altrimenti c’è pericolo di Keyword Stuffing (e quindi penalizzazione). Come sempre dobbiamo essere quanto più naturali possibile.

Ecco cosa dice Matt Cutts a riguardo:

➤ Lavora alla struttura dei Link interni per le pagine dei prodotti

Uno dei punti fondamentali per il posizionamento di piattaforme eCommerce è la struttura dei link interni al sito, ciò è super importante in ottica di:

  • Esperienza utente
  • Facilità di navigazione
  • Riduzione del tasso di rimbalzo
  • Aumento tempo di permanenza nel sito

 

struttura-link-interni-per-ecommerce

Struttura ottimale di link interni. Fonte: evemilano.com

In tal senso è molto importante anche fare attenzione agli Anchor text (testi di ancoraggio, ossia la parola in cui è presente il link), questi devono essere quanto più naturali e descrittivi possibile. Evita di ripetere le keywords in maniere non spontanea ed eviterai ogni pericolo di penalizzazione. Come sempre l’essere spontanei è quanto di più aiuta per un posizionamento di qualità.

Ecco alcuni fattori importanti per costruire una buona struttura di link interni:

#1 Prodotti relazionati 

Una delle modalità più facili ed utili per fare link building interna è quella di mostrare i prodotti simili ed affini in ogni pagina di prodotto.

Ciò, da un lato è utile per l’utente giacché gli stiamo offrendo una maniera pratica e veloce di consultare altri prodotti ai quali può essere interessato, e dall’altro lato aiuta a distribuire la forza dei backlink in entrata in tutte le pagine del sito.

#2 Prodotti in evidenza 

Ovviamente in termini statistici questi sono prodotti per i quali c’è una maggior probabilità d’interesse per gli utenti, porglieli avanti è sicuramente una maniera per aiutarlo nel processo d’acquisto.

#3 Blog 

Grazie ai blog le possibilità di generare link interni e backlink esterni aumentano illimitatamente, ovviamente parlo di blog ben gestiti e soprattutto attivi!

Puoi scrivere a proposito di qualunque tema relazionato ai tuoi prodotti/servizi ed inserire link alle loro pagine in maniera assolutamente naturale e spontanea. Un blog, inoltre, permette di aggiungere contenuti sempre nuovi che tanto piacciono ai motori di ricerca e che sono la prova di un progetto attivo e che altrimenti non potresti creare giacché i prodotti di uno shop online sono sempre gli stessi (salvo casi particolari e modifiche di prezzo e quantità in magazzino).

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link-building-analisi-della-concorrenza

Link Building: un esempio pratico di analisi della concorrenza

Vincenzo Calicchio No Comments



Spesso si sente dire che fare link building non è più importante come una volta e che Google dia più importanza ad altri fattori come i social network ecc..la verità è che ancora oggi avere tanti backlink (e sopratutto tanti di qualità) è cruciale ai fini del posizionamento. Ma prima di mettersi al lavoro e progettare una qualsiasi strategia, cosa fondamentale è l’analisi della concorrenza.

Investigare il mercato e la concorrenza

Fondamentale in quanto tante volte (troppe volte) accade che prima si crea il sito e dopo lo si vuole posizionare non conoscendo:

  • La struttura del mercato di riferimento
  • Di quanti backlink si ha bisogno
  • Di che tipo di backlink abbiamo bisogno

Conoscere mercato e concorrenza è importante perché così facendo abbiamo informazioni su cosa ha funzionato, cosa manca e cosa possiamo fare per conseguire link.

Per iniziare a studiare la concorrenza solitamente i SEO affermati usano tool pay come ad esempio SEMrush, in mancanza ci vengono in soccorso tool free. Ovviamente la qualità che possono dare tool come SEMrush, Sistrix ecc..non è paragonabile al lavoro svolto dagli strumenti free ma questi ultimi, a mio parere, sono un ottimo modo per introdursi nel settore. Quindi i passi da fare per conoscere il mercato sono:

  • Ricercare per keyword specifiche e vedere i risultati in SERP
  • Analizzare i risultati con strumenti free come Bulk Social checker e 99 web tools
  • Aggregare i risultati con excel
  • Trarne conclusioni

Vediamo ora queste fasi passo per passo.

Come molti sanno svolgo il mio lavoro viaggiando tra Las Palmas de Gran Canaria e l’Italia, analizzerò quindi una ricerca fatta già un bel po di tempo fa quando quando l’Oceano di Playa de las Canteras cominciò a chiamarmi, ossia “Escuela surf las palmas” (scuola surf las palmas).

analisi concorrenza link building

Nella top 10 troviamo i seguenti domini riferiti a differenti scuole di surf:

  • surfcamplaspalmas.com
  • grancanariasurf.es
  • universitysurfschoolcanarias.com
  • surfk.com
  • mojosurf.es

Come primo passo andiamo ad analizzare i segnali sociali con Bulk social checker.

analisi concorrenza link building1

Dopodiché analizziamo Domain authority, page authority e totale di backlink per gli stessi concorrenti con uno dei tool di 99webtools.

analisi concorrenza link building2

Importante è sapere che i valori riportati da questi tool free non sono esatti ma sono un approssimazione.

Cosa sono il domain authority ed il page authority?

Per domain authority s’intende la possibilità che un dominio si posizioni per una qualsiasi ricerca, mentre il page authority è lo stesso concetto ma è riferito a singole pagine. Solitamente valori maggiori di 70 indicano un alta concorrenza, minori di 30 bassa concorrenza mentre sui 50 indicano concorrenza media.

Ordiniamo ora le tavole per avere un idea del livello di concorrenza e cominciare a pensare “dove” vogliamo arrivare, fino a che punto possiamo e dobbiamo spingerci con la nostra strategia di link building.

analisi concorrenza link building3

Personalmente arrivato a questo punto analizzo i concorrenti con il valore più alto di Domain authority, in questo caso ne abbiamo solo cinque quindi li analizzerò tutti.

Per questi competitor andremo ad approfondire l’analisi dei backlink informandoci su:

  • Totale backlink
  • Totale domini da cui provengono i backlink
  • Link dofollow
  • Link nofollow
  • Link su immagini
  • Link ricchi in parole chiave

Questo è l’unico momento in cui sarebbe veramente importante usare un tool pay in quanto non ho trovato tool free che riescono a garantire un buon livello per questa analisi. Tra i nomi più noti nel mercato ci sono: Link counter, Open site explorer (versione limitata), Majestic (limitato) e la stessa SEMrush (anche in questo caso in una versione limitata). Questi i risultati ottenuti con la versione free di SEMrush:

analisi concorrenza link building4

Come avrete già notato l’ammontare totale dei backlink è diverso da quello della tabella in alto, ciò a riprova che i valori dati dai tool free sono approssimazioni e per un lavoro fatto a regola d’arte abbiamo bisogno di programmi affidabili (purtroppo pay).

Questi analizzati fin’ora sono tutti dati riferiti alla quantità dei backlink, ma fondamentale sarà avere dati anche in riferimenti alla qualità, ovvero dobbiamo sapere da dove (e soprattutto da chi) provengono ovvero blog, news, enti, forum ecc..gli stessi strumenti che ho citato prima ci danno anche questo tipo di informazioni.

Quello che dobbiamo fare ora è semplicemente imitare la concorrenza ed raggiungere i valori medi per ciascuno dei valori in questione. Va quindi costruita innanzitutto una base di link esterni.

Come costruire la propria base di link?

Directories

A volte può essere importante costruire una base di backlink in directories, ciò infatti aiuta a:

  • Stabilire una certa autorità iniziale
  • Far si che Google ti indicizzi
  • Far saper che il tuo sito esiste

Non tutte le directories sono buone, anzi di fatto la stragrande maggioranza non lo sono e possono pregiudicare anziché aiutare, fino addirittura possono esser causa di penalizzazioni.

In questo caso vige un unica regola:

La qualità vince sulla quantità

Meglio 5 link in directories di valore che 100 in directories di pessima qualità. Una maniera per avere certezza di quale directories si e quale no è utilizzare lo stesso SEMrush analizzando il dominio e verificando una eventuale caduta nella visite organiche. Nel caso vi sia tale caduta tale directory è assolutamente da evitare!

A prescindere da ciò, il web è pieno di articoli di professionisti affermati che consigliano le migliori directories a cui riferirsi.

Social network

Si tratta semplicemente di registrarsi, compilare delle informazioni necessarie e curare le reti sociali..più facile a dirsi che a farsi!! Ovviamente dietro ciò c’è una intera “scienza” e quintali di studi negli ultimi anni ma in questa sede non è questo l’aspetto che mi interessa approfondire.

È molto importante registrarsi e curare i social network anche perché solitamente i siti di SPAM non hanno un attività del genere, quindi ciò è una delle cose basilari per dare fiducia a Google.

Dipendendo dal mercato/settore, ogni attività commerciale ha delle sue reti sociali specifiche (anche sconosciute) o quanto meno più adatte. Ad esempio se state curando il SEO di una palestra di arti marziali c’è martialtribes.com

I tuoi conoscenti e le pagine che controlli

Si tratta di richiedere backlink a conoscenti che gestiscono siti web, pagine ecc..oltre che farlo con le proprie altre attività online, ovviamente tenendo sempre presente la contestualizzazione dei contenuti. Ciò infatti va fatto con cognizione di causa e tenendo sempre come riferimento la creazione di valore per la propria utenza.  Importante: mai abusare di questa tecnica!

Ciò di cui ho parlato fin’ora è la base di una strategia di link building, da ora in avanti possiamo avanzare a guadagnare backlink di maggiore qualità. Una volta raggiunti i valori medi della concorrenza possiamo avanzare con la strategia di link building vera e propria.

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foto-ed-immagini-gratis-da-scaricare

Ecco dove trovare foto ed immagini gratis da scaricare

Vincenzo Calicchio No Comments


Sul web è molto facile incontrare banche di immagini da scaricare gratis, però sappiamo bene (per esperienza) che ciò che è realmente difficile da trovare è l’immagine perfetta e spesso e volentieri ci ritroviamo a spulciare tra migliaia di foto (e di siti!). Per questa ragione, col fine di semplificare la ricerca ho deciso di tradurre questo articolo di Rubén Alonso per creare un post in forma di guida per farti risparmiare tempo ed aiutarti a trovare e scaricare le migliori immagini gratis a seconda di ogni tua necessità.

I migliori siti dove trovare immagini gratis

Alla base di questo articolo c’è la volontà di far si che incontri il contenuto di cui hai bisogno a seconda dei casi, infatti non tutti i siti web di contenuti media sono fatti per lo stesso tema o lo stesso tipo di immagini. Alcuni possono avere solo foto reali, altri solo immagini in alta risoluzione, altri ancora solo vettoriali o GIF, ma forse la caratteristica che vi interessa di più è legata alla presenza o meno di copyright o di necessità di credits all’autore ecc…

Così, con lo scopo di porlo nella maniera più facile possibile, ho suddiviso l’articolo in 6 paragrafi.

immagini-gratis-su-flickr

Il sito dove trovare le migliori immagini gratis da scaricare in Internet è Flickr. Ma attenzione alle restrizioni!

Che tipo di immagine cerchi?

  1. Foto gratis libere da diritto d’autore (senza copyright)
  2. Foto gratis con diritto d’autore (con copyright)
  3. Immagini gratis libere da diritto d’autore (senza copyright)
  4. Immagini gratis con diritto d’autore (con copyright)
  5. Immagini vettoriali gratis libere da diritto d’autore (senza copyright)
  6. Immagini vettoriali gratis con diritto d’autore (con copyright)

#1 Foto Gratis libere da diritto d’autore

Sono foto senza copyright che puoi usare, copiare, modificare e condividere liberamente anche per fini commerciali (come eCommerce o articoli di un blog), non dovrai chiedere l’autorizzazione a nessuno ne menzionare nessuno. Sono foto “di tutti” senza alcun tipo di restrizione.

Flickr – Senza restrizioni legate al diritto d’autore, per me è la prima opzione da valutare nel momento in cui si cercano buone foto per articoli.  Notare il filtro “nessuno limitazione di copyright”

filtro-flickr-senza-cc

Pixabay – Più di 430 mila foto gratis libere da scaricare (alcune sono delle vere e proprie opere d’arte!)

FreeImages – Banca di foto leggermente meno fornita di pixabay con le sue 390 mila media.

MorgueFile – Altra fonte di foto molto conosciuta con più di 365 mila immagini.

Gratisography – Foto gratis e di qualità, sebbene non sia fornito come i precedenti siti, generalmente sono davvero di una qualità altissima (anche lato artistico).

Stock Snap – Anche in questo caso abbiamo foto ed immagini gratis in alta risoluzione che ovviamente puoi usare liberamente senza menzionare gli autori. Anche in questo caso la qualità è eccellente.

Google immagini – Nel motore di ricerca per immagini di Google puoi incontrare anche foto senza copyright incluso per l’uso commerciale. Basta andare in “Strumenti di ricerca” e filtrare a seconda dell’esigenza. Molto spesso però la qualità è molto bassa e raramente si incontra realmente ciò che si cerca.

Public Domain Pictures – Ovviamente il nome del sito già parla da sé.

Unsplash – In questo caso a parlare da sé è la descrizione iniziale che troviamo in Home “Free (do whatever you want) high-resolution photos.” Forse il migliore di tutti i siti fin’ora elencati.

Pexels – Non contiene foto ma vere e proprie meraviglie. Una volta scaricata una foto vi chiederà di fare una donazione o di iscrivervi alla newsletter. Niente paura, non è obbligatorio.

Public Domain Files – Contiene più di 190.000 foto. Non sono di altissima qualità ma mi sembra giusto segnalare anche quest’altra fonte.

#2 Foto gratis con diritto d’autore

Quest’altra lista di siti contiene banche di foto che continuano ad essere gratuite ma per cui è richiesta una menzione all’autore. Essenzialmente è richiesto di inserire un link ad un profilo o al sito dell’autore. Sebbene siano foto con copyright sotto licenza Creative Commons, si possono usare anche con fini commerciali.

Flickr – In questo link vedrai che la ricerca è stata filtrata per “Uso e modifiche commerciali consentite”

filtro-flickr

500px – Sicuramente una delle banche foto migliori in termini di qualità e disegno.

Open Photo – Di per se non è male questa piattaforma open source, l’unica pecca è la qualità delle fotografie per il lato artistico (opinione personale!)

Free Digital Photos – Contiene più di 139 mila foto pensate appositamente per il web. Sono foto usabili liberamente con menzione, seguendo le indicazione che loro stesso forniscono al momento del download.

Freepik – E’ un progetto spagnolo (unica lingua del sito) e contiene circa 174 mila foto con licenza CC.

foto gratis su freepik

Free JPG – Questa invece è una banca di foto ideata di Argentina, ma il sito è presente anche in inglese. E’ possibile il download in altissima risoluzione.

1001 Free Downloads – Qui è possibile trovare sia foto di dominio pubblico, sia foto a cui è richiesta l’attribuzione. Permette anche di scaricare vettoriali, immagini ecc…

#3 Immagini gratuite libere da diritti d’autore

Si tratta di illustrazioni o immagini senza copyright che si possono usare liberamente, anche per fini commerciali, e senza dover menzionare nessuno in nessun caso.

Pixabay – Oltre a foto in HD in questo sito sono presenti anche qualunque altro tipo di immagini gratuite.

immagini-gratis-pixabay

Forse secondo solo a Flickr in quanto a qualità e quantità delle immagini gratis da scaricare è Pixabay.

Google immagini – Vale lo stesso detto su. Osservate bene i filtri disponibili e scegliete quello di cui avete bisogno.

Open Clipart – Presenta circa 85 mia contenuti tra immagini ed illustrazioni.

Nota: In questo caso le immagini si possono scaricare in diversi formati, ma la mia raccomandazione è che siano tutti PNG in quanto solitamente hanno una minor perdita di qualità ed occupano meno spazio (tutto guadagno per la velocità del tuo sito).

#4 Immagini gratuite con diritti d’autore

Qui trovate immagini ed illustrazioni gratuite che hanno copyright e che richiedono (almeno) una menzione all’autore. Vediamo un po quali sono questi siti:

Free Digital Photos – Presenta circa 84 mila immagini da scaricare gratis con il solo obbligo di dare il giusto credito all’autore. Rispetto al punto precedente la qualità di questi media è molto più alta.

freedigitalphotos vector gratis

Freedigitalphotos è il primo sito per scaricare gratuitamente immagini.

1001 Free Downloads – La stragrande maggioranza delle immagini in questo sito sono completamente free ma per alcune è richiesta l’attribuzione. Personalmente preferisco cercare nel sito precedente (ma mi sembra giusto porvi almeno due scelte).

Nota: Se l’immagine che scarichiamo la usiamo come foto principale di un post, i credits vanno inseriti a fine articolo.

 #5 Immagini vettoriali gratis senza diritto d’autore

Mi riferisco a tutte quelle immagini in vector che si possono lavorare su Photoshop. Qui una lista di siti dove trovare quelle senza copyright.

Pixabay – Oramai questo sito è una garanzia, anche in questo caso occhio al filtro.

Public Domain VectorsSpecializzato in immagini vettoriali, uno dei pochi che merita davvero la pena una visita!

public-domain-vectors-gratis

Public Domani Vector è il più famoso sito specializzato per il download di immagini in vettoriale.

Nota: I vettoriali sono un tipo di immagine rappresentata da formule matematiche che permettono di occupare meno spazio e che si mantenga alta la qualità sebbene vengano ridimensionate.

#6 Immagini vettoriali free con copyright

Stiamo parlando di siti che permettono di scaricare vettoriali utilizzabili anche con scopi commerciali, ma che richiedono i credits.

1001 Free Downloads – Penso che sia uno dei siti più completi da cui scaricare vector.

Freepik – E’ lo stesso di cui vi ho parlato nel secondo paragrafo. Presente solo in castigliano.

Vecteezy – Anche questo molto ben forniti e con immagini di qualità, molto utile la ricerca per categorie.

Vector.me – Presente in diverse lingue (tra cui l’italiano) con più di 280 mila immagini divise per tag per facilitare la ricerca.

Altri siti che consiglio sono: 

All Free Download,

Vector Portal

Vector Open Stock

Xoo.me – ideale per le infografie!

Conoscete altri siti utili in tal senso? Avete avuto problemi con alcuni di questi e ritenete non debbano essere in questa lista? Lasciaci il tuo feedback, è molto importante per noi!

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consigli guest posting

Guest Posting: come contattare gli influencer

Vincenzo Calicchio No Comments



Occuparsi di Web marketing non vuol dire chiudersi nella propria stanza e sbattersi per cambiare stringhe di codice, creare contenuti, modificare immagini ecc.. anzi la cosa più importante è aprirsi al mondo per condividere, comunicare, imparare, insomma per fare rete… ed il Guest Posting è la tecnica a disposizione per chi si occupa di SEO e di Link Building!

A proposito se stai sviluppando la tua strategia per ottenere backlink sicuramente ti interesserà questo articolo:

Se rimanessimo chiusi nella nostra stanza correremmo seriamente il rischio di fare la fine di quel tizio che è andato sulla Luna ma per secondo..nessuno ricorda il suo nome. E’ quindi fondamentale incontrare gente interessata ai nostri contenuti ed imparare a contattarli correttamente. In questo articolo condivido il mio metodo di lavoro che consiste nel:

  • Investigare
  • Segmentare
  • Contattare

Al di là degli influencer sarà importante anche cercare e trovare siti web simili al nostro (ma non concorrenti) ai fini di:

  • Promozioni incrociate ai due siti da newsletter, social network, pagine specifiche dei siti in questione

Quindi si tratta di un do ut des che conviene ad entrambi, ad oggi diremo revenue sharing. Tale collaborazione sarebbe ottimale, ovviamente se fatta con regolarità.

Cercare gli influencer 

come-contattare-gli-influencer

Ovvero investigare e trovare soggetti che fanno al nostro caso e potrebbero esserci in qualche modo utili. A tal fine possiamo utilizzare vari strumenti:

BuzzStream

Economico, il pacchetto minimo base costa 29 Euro mensili e facilita molto il lavoro, è disponibile anche una estensione per Chrome.

FollowerWonk

Free e basato su twitter. È una app di moz per cercare follower di influencer, così facendo arriviamo ad una utenza super targettizzata con info complete su follower, following, days old e social authoriy (con paramentri propri di follower wonk). Tali persone sono sicuramente da contattare.

Topsy

Anch’esso basato su twitter, utile per cercare influencer per parole chiave.

Oltre a questi strumenti professionali (o semi professionali) altrettanto utili sono:

  • La cara e vecchia ricerca in SERP
  • La creazione di Alert (tramite Google alert) per parole chiave specifiche di settore. In tal modo stesso Google ti avviserà ogni qualvolta qualcuno nel mondo scrive di quel determinato argomento.

Segmentare gli influencer

Dopo aver trovare e stilato una prima lista di influencer dobbiamo dividerli in base alla loro priorità. Questa segmentazione è molto importante in quanto non possiamo contattare nello stesso modo i vari influencer.

Per esempio un conto è contattare un sito molto popolare, che magari riceve moltissime mail al giorno ed un altro conto sarà contattare uno poco popolare, senza dubbio con i primi dobbiamo fare più attenzione.

Contattare gli influencer

Risponderesti mai ad una persona sconosciuta che ti sta chiedendo un link? Molto probabilmente no, ragion per cui prima di contattare è preferibile stabilire una relazione, entrare nel suo radar per far si che non appaiamo come completi sconosciuti.

perché-sono-importanti-gli-influencer

Sei cose da fare prima di contattare un influencer

  1. Condividere suoi contenuti nei tuoi profili social
  2. Commentare il suo blog, ovviamente sto parlando di commenti elaborati ed interessanti, che creino valore
  3. Aggiungerlo ad una lista di Twitter
  4. Iscriverti ad una sua mailing list
  5. Avvisarlo di eventuali link morti nel suo sito
  6. Citarlo nel proprio post/articoli

Tutto ciò dobbiamo farlo per entrare nel suo radar di influenza, una volta dentro, il mio consiglio è di continuare così per qualche giorno (o settimana) per poi inviargli una mail. La mail dev’essere ovviamente personalizzata ed importante sarà far capire che abbiamo considerazione di lui (o lei) ed apprezziamo il suo lavoro.

Un esempio di testo da inviare per fare guest posting è:

Oggetto: Ti interessa lasciarmi collaborare al tuo blog?

Salve XXX
Mi chiamo Vincenzo Calicchio e mi occupo di SEO per il sito XXX. In queste ultime settimane ho deguito molto il tuo sito ed ho trovato molto interessanti i tuoi articoli, in particolare XXX di cui mi ha molto colpito la forma di XXX.
Ti scrivo questa mail per sapere se potrebbe interessarti lasciarmi collaborare al tuo blog offrendoti un mio articolo per la pubblicazione. Ho notato che scrivi molto sul tema XXX e penso che ai tuoi lettori potrebbero interessare i seguenti temi:
XXX
XXX
XXX
Cosa ne pensi? Credi che sia fattibile una collaborazione?
Ti saluto e ti ringrazio per l’attenzione
Enzo

Come far si che più persone leggano la tua mail?

Ai fini di un migliore tasso di apertura delle mail consiglio di:

  • Fare molta attenzione al testo della mail
  • Essere breve
  • Chiamare il destinatario per nome
  • Presentarsi
  • Spiegare l’obiettivo della mail in una riga, massimo due
  • Dimostrare di conoscere il blog in questione
  • Aggiungere URL di articoli del blog
  • Essere cordiale ma non informale
  • Offrirsi di rispondere ad eventuali dubbi
  • Aspettare 3 o 4 giorni prima di contattare una seconda volta in caso di non risposta, questa seconda mail dev’essere più breve della prima

Inoltre molto importante è fare prove in merito ai risultati ottenuti, per esempio testando mail diverse con A/B test. Ovviamente a fine di tali prove sceglieremo i testi che ci danno i risultati migliori.

P.s. Tanto per completezza, il secondo uomo sulla Luna fu Buzz Aldrin!

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tecniche di black hat seo

Black Hat SEO: quali sono le tecniche da evitare

Vincenzo Calicchio No Comments



Già ho avuto occasione in questo blog di occuparmi di Black Hat SEO in questo articolo in cui parlo delle Piramidi di Link e dei pericoli connessi. Tuttavia, sarà l’aura di magia che ruota attorno a queste tecniche, sarà il fascino del proibito ma ho potuto constatare che è uno degli aspetti della SEO che più incuriosiscono chi si sta ora avvicinando al settore.

Ragion per cui ho deciso di fare chiarezza. Ho preso spunto dalle linee guida che stesso Google fornisce ed ho scritto quest’articolo in cui spiego brevemente, nella maniera più semplice possibile, cos’è la black hat, parlo delle sue tecniche più comuni (lo dico sin da subito… quelle da evitare!) e do qualche consiglio per non essere penalizzati.

Che cos’è la Black Hat SEO?

tecniche-black-hat-seo

Le tecniche Black Hat Seo da evitare

Per cominciare dobbiamo differenziare tra due tipologia di SEO, ovvero:

White Hat SEO (quella buona). Utilizza tecniche che posizionano le nostre pagine in maniera naturale. Questo senza dubbio costa più tempo per conseguire un buon posizionamento ma è immune da penalizzazioni ed è duratura nel tempo.

Black Hat SEO (quella cattiva). Utilizza tecniche di posizionamento poco etiche ed “illegali”, queste (prima o poi) sono penalizzate da Google. Posizionano più rapidamente ma prima o poi Panda, Pinguino o qualunque altro animale nell’algoritmo di Google passera per il tuo sito, ragion per cui si consiglia di usarle solo per progetti web “temporanei” per cui non importa di essere penalizzato dopo un determinato periodo di tempo.

aggiornamenti-panda-e-penguin

I due aggiornamenti dell’algoritmo di Google più famosi sono Panda e Penguin

Alcune tecniche di Black Hat Seo 

  • Contenuti generati automaticamente: da software e programmi ad hoc.
  • Piramidi di Link (Tiered Link Building): ovvero fare link building in costruendo la struttura di backlink su vari livelli in forma piramidale, assolutamente non spontanea.
  • Testo occulto (Hidden Text):  Consiste nello scrivere parole chiave con le quali vogliamo posizionarci nello stesso colore del fondo del testo, così da essere invisibile agli occhi del lettore ma non del motore di ricerca. Negli anni 2000 tale tecnica (usata anche con parole generiche ma con altissime query come tutte quelle a carattere sessuale) erano un must ed assicurava posizionamento e guadagni. Ad oggi è forse la tecnica più aberrata da Google… statene alla larga!
  • Abuso di parole chiave (Keyword Stuffing): Consiste nel ripetere moltissime volte la keyword in un testo col fine del posizionamento. Anche questa tecnica ere geologiche fa era una manna dal cielo, ad oggi è penalizzata. Google infatti vuole che qualsiasi contenuto venga scritto per l’utente non per il bot, quindi bisogna essere quanto più naturali possibile.
  • Reindirizzamenti ingannevoli (Sneacky Redirects):  Ovvero quando si fa click in una pagina che però reindirizza automaticamente verso un altra pagina (che non ha nulla a che vedere con la precedente).
  • Cloacking:  Consiste nel mostrare un determinato contenuto agli utenti ed un altro completamente diverso ai bot dei motori di ricerca.
  • Domini scaduti (Expired domains): Alcune imprese o utenti smettono di pagare per il loro dominio (per qualche ragione) che conserva però la sua autorità e può essere comprato da un altra persona. Volete un esempio di questa pratica? date un occhiata a fantacalcioformazioni, un sito dove tutti si aspetterebbero di trovare informazioni sul fantacalcio… ed invece?
  • Contenuti duplicati:  Consiste nel creare contenuti copiati totalmente o parzialmente da altri siti, ovvero il classico copia-incolla. Oltre che poco professionale e deontologicamente scorretta, tale tecnica è mal vista da Google.

Caratteristiche dei siti che utilizzano queste tecniche

Naturalmente i siti che fanno ricorso alla black hat (e sono quindi in odore di penalizzazione) non hanno tutti le stesse caratteristiche, anche un sito che all’utente si presenta bene può essere in realtà in pericolo. In ogni caso vi consiglio di stare alla larga, e soprattutto di non collegare in alcun modo il vostro sito alle seguenti tipologie di pagine, o se proprio dovete farlo utilizzate un NoFollow (come ho fatto per il link precedente al sito di fantacalcio):

  • Quelle che interrompono la navigazione degli utenti con molta pubblicità, popup e link che portano verso altri siti.
  • Quelli che presentano pagine disordinate, con molte parole e call to action apparentemente senza senso.
  • Quelli che presentano malware nel sito (ovvio).

Come sapere se sei stato penalizzato da Google?

Generalmente sapere ciò dipende dal tipo di penalizzazione ma, su tutte, la prova definitiva per avere la certezza di essere stati penalizzati per l’intero sito si ha mediante la ricerca del proprio dominio con comando site, quindi cercando in Google “site:miosito.com” se non appare alcun risultato allora dovete preoccuparvi.

Altri segnali preoccupanti sono:

  • Il traffico nel tuo sito si riduce drasticamente
  • Il sito perde di visibilità per alcune o tutte le parole chiave
  • Alcune o tutte le pagine scompaiono dai motori di ricerca
  • Il dominio scompare da Google e qualsiasi altro motore di ricerca
sito-penalizzato

Gli effetti in Analytics della penalizzazione di un sito

Conclusioni

Innanzitutto per chi è super affascinato da questo mondo oscuro vi condivido questo video di Paolo dello Vicario in cui si parla anche di altre tecniche che non ho menzionato…

Per il resto mi preme dire che c’è chi afferma con sicurezza che le tecniche di black hat sono ancora valide (probabilmente non quelle di cui ho parlato), personalmente vi consiglio di non credere a queste persone, di bufale sulla SEO se ne trovano… e tante!

Secondo la mia modesta opinione (ma direi secondo il buon senso) è sempre buona cosa stare lontani da tali tecniche e conseguire un buon posizionamento grazie al lavoro costante e soprattutto offrendo contenuti da Valore. In questo modo i risultati arriveranno… non passare al lato oscuro!

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brasile-senza-whatsapp

Brasile senza WhatsApp: ecco cosa è successo

Vincenzo Calicchio No Comments



Brasile, 17 Dicembre 2015. E’ il giorno del Brasile senza Whatsapp, nel giro di qualche ora la popolare app smette di funzionare nel più grande paese dell’America latina. Scatta il panico tra i 100 milioni di utenti brasiliani in permanente connessione tra loro attraverso gruppi e conversazioni che ciascuno gestisce nella sua vita parallela.

E’ vero si, che ci sono altri modi per comunicare ed altri social network in cui fare rete, il tasso di penetrazione tra la popolazione e soprattutto il tasso di utilizzo di Whatsapp non raggiungono nessun altra rete sociale. L’evento è stato di una portata grandissima non sono per le ripercussioni tecnologiche, ma anche per quelle sociologiche.

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“Senza Whatsapp? Senti il fantasma del comunismo…”

Più di 100 milioni di anime in pena si svegliano in una specie di Blade Runner tropicale senza realmente capire il perché di una decisione di un giudice che ha spento la loro principale fonte di alimentazione virtuale.

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“Che belli questi omaggi al Brasile senza Whatsapp #PrayForWhatsapp”

Però il giudice di un tribunale di provincia, dello stato di San Paolo, si dimostra inflessibile nella sua determinazione a far da spalle alle grandi compagnie telefoniche, che scontano perdite milionarie dal momento in cui Whatsapp ha introdotto le chiamate gratuite.

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“Brasile senza Whatsapp per 48 ore a partire da Mezzanotte”

Incluso il fondatore di Facebook, Mark Zuckemberg, interrompe il suo idillio da neo papà per indignarsi per il blocco “Oggi è un giorno triste per il Brasile” afferma dal suo profilo “Stiamo lavorando duro per correggere questa situazione”.

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Poche ore dopo (ore in cui si registra un esodo massivo verso Telegram), Whatsapp viene ristabilito grazie ad un altra decisione di un altro giudice che annulla la precedente.

Nel frattempo, migliaia e migliaia di meme hanno invaso i Social Network. Il proverbiale senso dell’humor dei brasiliani non poteva mancare avanti ad una ecatombe virtuale di queste dimensioni, una piaga biblica 2.0 che quasi ha messo in ginocchio l’allegria nazionale del Brasile.

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“Oggi la gente sarà costretta a guardarsi negli occhi, a parlare nelle ascensori, gli automobilisti non potranno commettere barbarie mentre guidano ed allo stesso tempo digitano, e la circolazione dei pedoni ne guadagnerà in velocità. Mal che vada ci renderemo conto che ci siamo convertiti in Robot e che stiamo perdendo un po di quella che è nota come Umanità” Scherzava (mica tanto) un utente.

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“Whatsapp è tanto Brasiliano che non ha scontato neanche la metà della pena!” scherzava un altro alludendo agli scandali di corruzione che hanno coinvolto il paese in un contesto di impunità generalizzata.

 

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“Tornando ad usare Bip al posto di Whatsapp”

L’incubo tecnologico tecnologico dell’anno è finito senza vittime. Il Brasile ha ricominciato a comunicare e fraternizzare compulsivamente in questa settimana pre-natalizia. Tutto torna alla normalità…però rimane la sensazione che i contenuti dei meme sono scherzi si, ma fino ad un certo punto!

brasile-senza-whatsapp

“Io senza Whatsapp”

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Fonte: Yorokobu
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Link NoFollow: cosa sono, come funzionano e quando usarli

Vincenzo Calicchio No Comments



Se stai leggendo questo articolo, quasi sicuramente sarà perché hai cominciato a lavorare alla SEO del tuo progetto web col fine di migliorare il posizionamento in Google e quindi aumentare le conversioni. Come qualunque altra persona avrai cominciato a leggere articoli di settore, avrai scoperto che una delle cose più importanti è quella di lavorare alla Link Building ed avrai sentito parlare di link NoFollow.

Bene, avrai già inteso che esistono due tipologia di link che si possono ricevere o creare nelle proprie pagine web, questi sono i link DoFollow e quelli NoFollow. Ognuno ha le sue proprietà, ognuno è usato con fini e scopi differenti ma entrambi sono utili ai fini del posizionamento (anche se in tanti non saranno d’accordo con questa affermazione).

Senza prolungarmi di più andiamo ad approfondire l’argomento. Prima di tutto diamo un occhiata a cosa sono i link NoFollow e  DoFollow, poi scopriremo il loro funzionamento e soprattutto come e quando usarli.

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Ovviamente nel Web si scherza molto sui Link NoFollow

Cos’è un link NoFollow? Cos’è un link DoFollow?

I Dofollow sono la tipologia di link più utile ai fini SEO giacché la pagina web che ci linka in questo modo ci trasferisce PageRank e ciò agli occhi di Google (ma se ci pensi bene anche agli occhi di un utente) conta come un feedback di qualità verso di noi. Quindi un link DoFollow apporta rilevanza al sito a cui viene diretto e nonostante sia solo uno dei fattori di posizionamento, per Google ricevere backlink di questo tipo è ancora fondamentale.

I NoFollow, invece, costituiscono la maggior parte dei link ricevuti da un sito web e, al contrario dei DoFollow, non trasferiscono PageRank ed indicano al bot di Google che, sebbene linko ad un altro sito, non voglio trasferirgli rilevanza.

In tanti pensano che non siano utili ai fini del posizionamento, ma Google continua a considerarli come un fattore positivo per la SEO giacché qualsiasi backlink è un segnale di qualità che prova che qualcun altro considera quel contenuto importante.

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Trasferimento del Pagerank tra Link DoFollow e NoFollow

Ovviamente Google non è stupido, e per questa ragione ogni backlink conseguito dev’essere il più spontaneo possibile (in realtà G non vuole che si faccia Link Building) quindi, benché i link DoFollow abbiano un peso maggiore dei NoFollow, una struttura di link ottimale prevede un buon equilibro tra gli uni e gli altri giacché avere solo backlink DoFollow (o solo NoFollow) suonerebbe come qualcosa di innaturale e ciò non piace ai motori di ricerca. A proposito dei fattori da tenere a mente nel fare Link Building vi consiglio la lettura di questo articolo:

Ciò ovviamente vale anche per i link creati nelle nostre pagine web, assolutamente mai crearne solo DoFollow, ma utilizzare NoFollow per siti che non consideriamo sicuri al 100% o che non hanno relazione di argomenti con i nostri contenuti o il nostro business.

Come creare link NoFollow?

In genere i link DoFollow sono tali di default, per esempio tutti i quelli inseriti in WordPress lo sono. Se proprio vogliamo esserne certi (cosa inutile) il link deve avere questa struttura in HTML

<a href=”http://www.sito.com” rel=”dofollow”> Testo </a>

Ma ripeto, risulta DoFollow anche senza il rel.

Per quanto riguarda poi creare link NoFollow abbiamo due opportunità:

  • Utilizzare un Plugin WordPress, su tutti “Ultimate NoFollow” semplice e veloce, che permette di trasformare qualunque link si voglia al momento dell’inserimento (scelta sconsigliata in quanto è davvero semplicissimo aggiungerlo direttamente in HTML ed un plugin in meno vuol dire meno peso al sito)
come-inserire-un-nofollow

Come inserire il rel”nofollow” con Ultimate NoFollow

  • Lavorare di HTML, inserendo il rel=”nofollow” al link, che quindi sarà così:

<a href=”http://www.sito.com” rel=”nofollow”> Testo </a>

Basta andare nella sezione “Testo” dell’editor di WordPress ed aggiungere l’attributo “nofollow” al link

come-inserire-un-nofollow2

Come inserire il rel=”nofollow” in WordPress

Perché esistono i link NoFollow?

Quale potrebbe essere il motivo per inventarsi qualcosa del genere? Bene, andiamo indietro di qualche anno (nel lontano 2005). In quell’era geologica l’algoritmo di Google era molto più semplice di quello di oggi ed il posizionamento dipendeva in larga parte dal numero di backlink (contava unicamente la quantità di link, a prescindere dalla qualità).

Tenendo presente ciò, fare SEO in quel periodo significava mettere in pratica tecniche che oggi sono considerate Black Hat o quanto meno in odore di penalizzazione. L’unico obiettivo era conseguire link…qualunque fosse il mezzo! Ovviamente ciò spesso e volentieri voleva dire spammare di forma massiva altri siti, per esempio dei commenti dei blog, nei forum o anche in portali come Wikipedia.

A proposito di tecniche Black Hat, se ti interessa l’argomento allora questo articolo è quello che fa per Te!

Tiered Link Building: attenzione alle Piramidi di Link

 

In circostanze come queste, Matt Cutts (capo dell’anti-spam di Google) propose la creazione dell’attributo “nofollow” motivandolo con l’evidenza che se i padroni dei forum e dei blog avessero potuto indicare a Google di non cedere pagerank ai siti degli spammer, allora lo spam avrebbe smesso di essere una tecnica utile ai fini del posizionamento in SERP.

Cosa succede inserendo un link NoFollow?

Quindi nel momento in cui creiamo o riceviamo un link, questo può essere DoFollow o NoFollow e la differenza tra l’uno e l’altro consiste nell’indicare a Google di passare parte del pagerank al contenuto linkato indicando al Bot di scansionarlo o meno.

Nel caso di link DoFollow, indichiamo a Google che il contenuto linkato è rilevante, che il bot deve proseguire nella scansione trasferendo parte del nostro pagerank. Questi link sono sempre positivi per le pagine a cui puntano, a meno che il sito di origine non sia penalizzato o appartenga ad un altro settore (differenti tipologie di contenuti riferiti ad una utenza differente).

Usando il rel=”dofollow” stiamo dicendo che il contenuto a cui puntiamo è importante e che, per questo motivo, vogliamo che ci sia comunicazione tra quella pagina e la nostra.

D’altro canto, i rel=”nofollow” fanno esattamente il compito contrario, quindi indicano a google che quel contenuto non è rilevante (per una qualsiasi ragione) e quindi non va scansionato e non vogliamo trasferirgli PR.

meme-link-nofollow

 

Perché usare il rel=”nofollow”?

E’ utile creare link NoFollow nei nostro progetti web essenzialmente in due situazioni:

  1. Quando non ci fidiamo tanto del sito a cui puntiamo e siti in odore di penalizzazione che per qualche ragione dobbiamo linkare (vedi contenuti utili agli utenti ecc…).
  2. Quando l’altro sito ha un DA ed un PA molto più bassi rispetto al nostro.
  3. Quando linkiamo ad un sito di un settore completamente diverso dal nostro core business, sia dal punto di vista merceologico che da quello contenutistico.

Dal punto di vista dei backlink entranti, invece, i NoFollow influiscono (indirettamente) sulla SEO nelle seguenti modalità:

  1. Fanno arrivare al tuo sito un traffico maggiore da referral.
  2. Sono importanti dal punto di vista della Brand Awareness, in quanto in ogni caso agli occhi dell’utente c’è qualcuno che sta affermando che il nostro contenuto è utile.
  3. Possono potenzialmente farti aumentare i profitti, come conseguenza dei primi due punti.

Conclusioni

Nello scrivere questo articolo mi sono imbattuto in diversi altri articoli e tutorial, su tutti mi sento di consigliare questo di Giorgio Taverniti…prendete appunti!

Spero che ora ti sia molto più chiara la differenza tra link NoFollow e DoFollow. Hai ancora qualche dubbio? Non sei d’accordo con quello che ho scritto? Fammelo sapere nei commenti o utilizza questo articolo “Open” sulle più comuni domande e risposte sulla SEO.

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come fare link building su wikipedia

Come fare Link building su Wikipedia

Vincenzo Calicchio No Comments



Se vi occupate di Web Marketing ed in particolare di SEO, allora saprete bene che Google assume determinati siti come fonte prioritaria di informazioni. Accade per portali verticali come Giallo Zafferano (per la cucina) o come il blog di Salvatore Aranzulla per quanto riguarda argomenti come tecnologia e Web. Ma accade anche a livello mondiale per portali orizzontali, su tutti c’è sicuramente Wikipedia, la più grande enciclopedia del mondo oltre che il miglior frutto del lavoro dell’intelligenza collettiva.

Per questa ragione in tanti tentano in tutti i modi di fare link building su Wikipedia, ma tale operazione non è propriamente facile in quanto la community ha eretto dei veri e proprio muri anti-spammer (fortunatamente aggiungerei!). Gli esperti di marketing dei contenuti spesso non comprendono il funzionamento dei backlink in relazione con Wikipedia e pensano che, se l’argomento è rilevante, basta aggiungere un link alla sezione “link esterni” della pagina. Non è così.

Aggiungere un link a Wikipedia è come operare, se non viene fatto correttamente può causare molti problemi, tra cui la possibilità che il vostro dominio finisca tra gli elenchi di spam e venga bannato da Wikipedia.

Gli 8 errori SEO comuni che forse stai commettendo

È così difficile ottenere e manutenere un link su Wikipedia che tanti professionisti hanno smesso di offrire questo servizio da tempo. Inoltre già in passato ci sono stai scandali a proposito di questo tipo di attività, come quello riguardante Wiki-Pr:

Però, sapendo che molti agenti di marketing pensano di farlo ad ogni costo, voglio condividere alcune delle migliori pratiche per creare backlink in Wikipedia traducendo quest’ottimo articolo di Mike Wood su Content Marketing Institute. Ovviamente se fatta correttamente, la vostra SEO può beneficiarne molto.

Il passaggio da DoFollow a NoFollow

Innanzitutto, diamo un’occhiata a come sono cambiati i backlink in Wikipedia attraverso gli anni. Quando Wikipedia è stata lanciata nel 2001, i backlink erano tutti DoFollow e creati pensando alla SEO. Grazie al grosso contributo dato da Google (Wikipedia quasi sempre tra le prime posizioni della SERP) chi aveva link su Wikipedia ha potuto beneficiare rapidamente (e tanto) dei suoi effetti sulla SEO.

Allo stesso tempo, gli editor di Wikipedia hanno realizzato che avrebbero raccolto un sacco di spam. La comunità ha fatto grandi cambiamenti per eliminare quanto più spam possibile, tra cui cambiare i link in NoFollow, cosa che diminuisce  l’impatto sulla SEO, e la creazione di una lista nera per bloccare i domini considerati come spam.

Ora, anche se i backlink NoFollow hanno meno effetti sul posizionamento dei backlink DoFollow, i link in Wikipedia restano tra i più ambiti nel settore del marketing. Questo perché Google dà un grosso peso ed una grossa fiducia all’enciclopedia più grande del mondo, ed a chi la cura…ovvero la community! (Figo no?)

Dove fare Link Building su Wikipedia

Ora vado a condividere ciò che, secondo la mia esperienza professionale, funziona davvero per quanto riguarda la creazione di backlink in Wikipedia.

  • Non cercate voci che necessitano di conferma (citation needed). Wikipedia ricerca e analizza automaticamente gli elementi che necessitano conferma. Se i link aggiunti non migliorano la qualità della voce, verranno rimossi e probabilmente inseriti nella lista nera.
  • Trovate voci che necessitano di essere raffinate ed ampliate. In questi casi, avrai una migliore possibilità di migliorare la qualità del contenuto, aumentando la conoscenza condivisa a tal riguardo e supportando l’opera di diffusione del sapere, come da obiettivo di Wikipedia.

Per trovare un articolo migliorabile, andate alla pagina tutti gli articoli da ampliare. Più di 1800 articoli ricadono in questa categoria ogni mese. Esplorate più di un singolo mese per avere una riserva infinita di articoli che possono beneficiare del vostro intervento.

Conoscere le tipologie di link

Ora che sapete dove trovare lo spazio per i vostri link, diamo un’occhiata alle caratteristiche dei link da utilizzare:

  • Controllate che Wikipedia consideri già affidabile la fonte. Vedete se il sito web citato ha già un articolo a suo nome. Per esempio, AdAge ha una pagina dedicata su Wikipedia, questo incrementa le possibilità che tutti i link provenienti da quel sito vengano considerati affidabili.
  • Verificate se il sito web che volete citare è già stato utilizzato come backlink. Andate nella casella di ricerca e digitate l’URL che volete verificare. Un sito che è già stato utilizzato numerose volte gode di più affidabilità e le possibilità che venga accettato come fonte sicura sono più alte.

In questo screenshot potete vedere che AdAge è stato utilizzato 201 volte come referenza in Wikipedia in lingua inglese. Potete anche constatare che il primo risultato è la stessa pagina AdAge su Wikipedia.

link-building-su-wikipedia

 

  • Assicuratevi che il link non diriga ad una “landing page”. Un link ad una landing page priva di informazioni che supportino il contenuto è giustamente considerato spam dagli editor di Wikipedia.
  • Linkate direttamente ai contenuti della pagina. Il link deve dirigere ad un contenuto che supporti le informazioni che avete aggiunto. Per esempio, se state aggiungendo informazioni sulla pubblicizzazione, non potete reindirizzare direttamente alla home del vostro sito come fonte autorevole. Dovete collegare alla pagina esatta che supporti quell’argomento, allo stesso modo con cui citereste le fonti in una ricerca o in uno studio tecnico.

Un esempio di Link Building su Wikipedia

Ora è tempo di aggiungere il link. Fate le cose correttamente, dovete contribuire all’enciclopedia aggiungendo più link dei backlink che volete includere.

Ecco un esempio di come funziona:

Diciamo che volete aggiungere un link da The Motley Fool all’articolo sul panino Big King di Wikipedia. Il link è relativo alla pubblicità 2014 del Big King e la relativa sezione ha una voce vuota. Aggiungere un link in questo caso non solo vi consente di guadagnare un backlink, ma anche di contribuire positivamente a Wikipedia.

inserire un link in wikipedia

Avete a disposizione anche citazioni da USA Today sulla pubblicità del Big King. Nonostante il vostro scopo non sia di assicurare un backlink a USA Today, inserirlo aggiungerà credibilità alla voce.

Ora, bisogna scrivere il contenuto per la voce (supportato dalle citazioni), potrebbe essere il seguente:

“Nel 2014, Burger King reintroduce il Big King in diretta competizione con il Big Mac di McDonald’s. (Citazione USA Today) Partedella sua campagna pubblicitaria si è basata sul maggiore contenuto di carne del Big King rispetto al Big Mac”

Incorporando due fonti credibili alle informazioni aggiunte, aumenterete le possibilità che il link scelto (quello di The Montley Fool) superi lo scrutinio. Suggerisco anche di ampliare ulteriormente il contenuto della voce, in modo da migliorare il vostro contributo.

Conclusioni

Non smetterò mai di dirlo, mai potrò abbastanza…non aggiungete link con Wikipedia solo con l’intento di fare Link Building! Assicuratevi di farlo correttamente e di contribuire al progetto. Aggiungere contenuti che migliorino la qualità dell’enciclopedia è il modo giusto, più sicuro e alla lunga più conveniente in termini di SEO. Ricordate che non è mai una garanzia linkare a Wikipedia ed ogni azione intrapresa non è mai al sicuro da errori, è solo una best practice.

In definitiva vale una sola regola (quella di sempre): Bisogna creare VALORE!

Vuoi saperne di più sulla Link Building?

Ti consiglio la lettura di questo articolo a proposito degli elementi da considerare prima di avviare una campagna:

I 6 fattori della Link Building da tenere sempre a mente

e di quest’altro articolo (più avanzato) riguardante una tecnica di link building “black hat”:

Tiered Link Building: attenzione alle Piramidi di Link 

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Translator: Valerio Graziano

 

bufale-sulla-seo

Le 7 Bufale sulla SEO a cui non credere

Vincenzo Calicchio No Comments


Tra le tante leggende che girano per il web ce ne sono tantissime che riguardano il web marketing, e tra queste le maggiori senza dubbio riguardano l’ottimizzazione per i motori di ricerca. Alcune (come spesso capita) hanno finito per diventare reali per il senso comune…ma non per Google! Quindi per prevenire errori, sia a livello strategico che tecnico, ho deciso di tradurre questo articolo di Luis Román a proposito delle più note bufale sulla SEO a cui non bisogna mai credere.

Il perché di queste bufale sulla SEO

La SEO è una disciplina lenta, che costa molto lavoro e pazienza. E ciò va contro la filosofia di molte imprese (per fortuna non tutte) e di monti clienti che invece vogliono risultati immediati e che sono a rischio di frustrazione in mancanza di quest’ultimi.

Molto probabilmente è per questa ragione che molti consulenti vendono queste bugie che, oltre tutto, non potranno compiere.

Quindi dopo aver già scritto a proposito dei più comuni errori SEO, in questo articolo ho deciso di racchiudere le più conosciute bufale ed ho ovviamente spiegato il relativo motivo per cui non bisogna crederle.

#1 E’ possibile essere tra i primi 10 risultati di Google con poco sforzo

La realtà è che un sito deve superare diversi milioni di altri risultati in SERP, ragion per cui capirete cosa significhi realmente posizionarsi in prima di pagina di Google. E’ qualcosa che si raggiunge solo con moltissimo sforzo e lavoro duro.

Tanto per fare alcuni esempi vi passo il numero di concorrenti che ha la keyword “voli low cost”

concorrenza-in-serp-keyword-short-tail

Si dirà…“Si ma è una keyword super ricercata!”. Beh ecco invece i numeri delle risposte per una keyword a carattere locale come “pizzerie salerno”.

concorrenza-in-serp-keyword-Local

 

Per completezza di informazioni devo aggiungere che alla competizione nei risultati organici, c’è anche quelli coi risultati a pagamento (sempre posizionati in alto) e coi risultati della table di Google My Business (per quanto riguarda i le query a carattere locale). A proposito di quest’ultimo punto di consiglio la lettura del seguente articolo:

Ovviamente non tutti i risultati corrispondono ad un concorrente dal punto di vista corporativo, ma rendono bene l’idea di quanto interesse ci sia dietro al posizionamento per ogni parola chiave

#2 Il posizionamento SEO in prima pagina è garantito

Questa affermazione è la regina delle bufale sui motori di ricerca. Chiunque vi dica questa frase è un venditore di fumo… se fate ancora in tempo allontanatevi!

Nessun consulente SEO degno di tal nome vi dirà mai questa frase giacché il posizionamento non è mai garantito. Naturalmente nemmeno gli stessi impiegati di Google possono farlo!

posizionamento-google-garantito

Posizionamento garantito su Google…é una bugia!

Pensateci solo un attimo…potete ottimizzare il sito nella maniera più perfetta (l’orrore grammaticale è voluto!) e potrete attuare la migliore strategia offline, ma se al mondo ci sono almeno 10 persone che lo fanno meglio di voi allora non sarete mai in prima pagina. Non sto qui a farvi notare che nessun consulente SEO al mondo può sapere quante persone al mondo stanno effettivamente lavorando per quella keyword in quell’istante…almeno non può saperlo con certezza ma può solo farne una stima.

#3 La SEO è un attività low cost

La SEO, quando è ben fatta, necessita di molte ore di lavoro ed ovviamente quando si contrattano i servizi di un consulente bisogna previamente accordarsi sui costi orari e le relative ore di lavoro stimate utili per il posizionamento.

Lavorare sui motori di ricerca non è economico essenzialmente per due ragioni:

  • La semplice ottimizzazione del sito ha bisogno di molte ore di lavoro (poi è chiaro, dipende dal sito)
  • Non è un lavoro una tantum. C’è continuamente bisogno di ottimizzare, creare contenuti e verificare risultati.

low-cost-seo

#4 In due mesi possiamo arrivare in prima pagina di Google

Come già detto prima la SEO è un lavoro continuo. Sono necessari come minimo sei mesi di modifiche, aggiustamenti, aggiornamenti, presenza sui social network, creazione di contenuti ecc…

Lasciare il lavoro su un progetto web, anche solo per un periodo di tempo, può essere deleterio ed avere ripercussioni immediate sull’intero business. Una regola è fondamentale per ciò che riguarda la SEO: la continuità!

#5 Nel fare SEO non c’è bisogno di continuità

Questa bufala è diretta conseguenza della precedente. In molti pensano “Una volta arrivati al posizionamento non c’è da fare più nulla”.

Tale affermazione è assolutamente sbagliata per due motivi:

  • Oramai fare SEO non vuol dire solo arrivare in prima pagina, ma significa arrivare a mantenere un certo livello di conversioni (se sei in prima posizione ma non hai contatti o clienti allora vuol dire che c’è un problema grave nella strategia)
  • Le posizioni così come si sono conquistare si possono perdere qualora non si faccia un adeguata manutenzione, non si facciano migliorie e non si creino contenuti in maniera continua.

#6 Quante più parole chiave utilizzi più hai possibilità di posizionarti

Un altra grande bufala sulla SEO è legata all’utilizzo delle keyword. Non solo riempire il tuo sito di parole chiave non ti aiuterà a raggiungere le prime posizioni ma addirittura ti metterà in odore di penalizzazione. Infatti questa pratica andava bene per strategie attuate nei primi anni del 2000 non certo dopo gli aggiornamenti di algoritmo che ci sono stati negli ultimi anni. Il riempire di keyword una pagina web (in gergo Keyword Stuffing)  è una pratica che Google aberra, ragion per cui è una pratica da cui tenersi lontano!

E’ molto meglio optare per un numero ridotto di parole chiave, inserirle nei “posti giusti” del sito e soprattutto incorporarle ai contenuti senza forzature ed in maniera del tutto spontanea.

Ovviamente è conveniente prendere in considerazione anche le keyword cosiddette Long Tail in quanto apportano:

  • Meno competizione
  • Traffico di maggiore qualità e più targettizzato
  • Possibilità di apparire in SERP specifiche
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Cos’è una keyword long tail?

Come già spiego in questo articolo “Open” sulle più comuni domande e risposte sulla SEO, le keyword long tail sono parole chiave caratterizzate da un più basso volume di ricerca, una minor concorrenza ma una maggiore targettizzazione quindi un maggior interesse.

#7 Le imprese che offrono servizi di SEO conoscono alla perfezione l’algoritmo di Google

Questa è senza dubbio la più grande bugia sulla SEO… come se fosse plausibile che Google condividesse con le agenzie i dettagli del suo algoritmo!

Che cos’è un algoritmo?

E’ un insieme di istruzioni e regole predefinite, in pratica è una formula. Tutte le risposte che da un motore di ricerca vengono ricercate mediante questo algoritmo. Tale formula ovviamente nessuno la conosce, è un segreto e penso anche in Google siano in ben pochi ad averne notizie certe.

Quello che si può arrivare a conoscere sono solo alcuni fattori (circa 200) che influiscono direttamente o indirettamente sul posizionamento.

Tutti questi fattori sono conosciuti non certo per gentile concessione di Google ma per le ore ed ore trascorse da professionisti e consulenti a fare prove, errori ed a condividere le informazioni ricevute con il resto della comunità.

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I segreti dell’algoritmo di Google

 

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