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Social Media Case History: l’analisi di ASOS

Vincenzo Calicchio No Comments



Nella mia vita ho poche certezze, una di queste senza dubbio è riferita al fatto che 1 solo esempio conta più e rimane più impresso di 1000 parole. Ragion per cui spesso vado a ricercare casi di eccellenza e storie di varia natura in riferimento al mio lavoro. Questa volta, dopo aver già scritto di importanti casi di studio riferiti al B2B voglio parlarvi di un case history a proposito di Social Media B2C e l’esempio che vi porto è quello dell’eCommerce di vestiti ASOS. Tale caso non spicca per particolare originalità e creatività ma è la dimostrazione che lavorando bene, nel tempo ed utilizzando intelligentemente gli strumenti a disposizione si possono raggiungere risultati importanti.

I contenuti che vi sto per proporre sono tradotti ed integrati da questo articolo di Sophie Deering su linkhumans.com che ho trovato particolarmente completo, ben fatto oltre che ben scritto. Ma prima di partire voglio consigliarvi la lettura di quest’altro post a proposito di Social Media di Successo, è il caso di una pizzeria di Buenos Aires e la sua folle strategia.

Ma continuiamo…

Conoscete ASOS?

ASOS.com è un negozio online di portata globale, dedicato alla moda ed ai prodotti di bellezza, con base nel Regno Unito. È diventato rapidamente il più grande venditore al dettaglio online di prodotti legati al mondo della moda e, dal suo esordio nel Giugno 2000, ha venduto oltre 65,000 prodotti con marchi autonomi, globali e locali. Offrono un servizio di spedizione gratuita in 234 paesi ed hanno siti web localizzati per Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna, Italia, Australia, Russia e Cina, attirando ogni mese 29.5 milioni di utenti.

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La moda non è il loro unico punto forte, di fatto hanno fatto anche dei passi nel mercato editoriale, con il lancio di una loro rivista mensile nel 2007, dedicata all’utenza femminile. Insieme alla rivista, che è disponibile sia online che in forma cartacea, gestiscono anche un blog chiamato “Daily Newsfeed”, sul quale condividono post sullo stile, la bellezza e le celebrità.

Il sito web ASOS è costruito in modo da ottimizzare l’esperienza di navigazione del cliente, a partire da una vasta gamma di strumenti ed offerte speciali, video di sfilate di modelle con abiti in vendita, fino ad “ASOS Fashion Finder”, uno strumento molto gettonato che mostra le tendenze della moda selezionate dagli stilisti e dai fashion blogger.  App facili da utilizzare sono disponibili sugli smartphone e sui tablet, sia per il negozio ASOS che per il Fashion Finder, rendendo la navigazione semplice, accessibile ed immediata.

La nicchia di mercato scelta dal marchio ASOS è la moda dal 2000 in poi; ASOS sa bene che è una necessità di mercato essere sempre freschi e innovativi, al fine di incontrare i gusti dei loro acquirenti favoriti. Per questo motivo hanno sfruttato al massimo i social, mantenendo una presenza assidua. La società gestisce account su LinkedIn, Pinterest e Google+, tra gli altri; allo stesso tempo, sono molto attivi su Facebook, Twitter ed Instagram. Ecco una visione più approfondita di come fanno uso di queste tre importanti piattaforme per operare nel mercato.

Come ASOS utilizza Facebook

La pagina ufficiale ASOS di Facebook, con quasi 3.8 milioni di fan, è al momento una delle più importanti per quanto riguarda i brand di vendita al dettaglio, comparata ad altre come Boohoo con 2.2 milioni e Net-a-Porter con 1.3 milioni. Non risulta particolarmente originale la gestione della fan page (nessun post è stato realmente virale) ma tutti i contenuti sono interessanti ed in linea sia con il prodotto che non il loro target.

La prima cosa che salta all’occhio è il reindirizzamento verso la pagina del Brand del paese di provenienza, è come se ci fosse un unica pagina (infatti il numero dei fan è lo stesso) ma con più URL tutte riferite a paesi diversi, è qualcosa che non avevo mai visto prima. Sarebbe interessantissimo sapere come attuare questa strategia.

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In ASOS, usano la pagina per promuovere nuovi prodotti e nuove offerte, tanto quanto per reindirizzare il traffico agli articoli del loro blog ed alla rivista online.

In una giornata tipo, postano 1-2 aggiornamenti grafici, anche nei fine settimana; questi raggranellano in media duecento “like” e una dozzina di commenti. Gli aggiornamenti che tendono a riscuotere più successo sono quelli riguardanti le celebrità; in aggiunta, competizioni ed altri post, che incoraggiano i fan a mettersi in gioco, ricevono ulteriore consenso. Un esempio recente è dato dalla campagna #AsSeenOnMe (ComeMiSta), che chiede ai propri clienti di taggarsi in foto mentre indossano i loro acquisti ASOS, con l’opportunità di far parte di una galleria sul sito web ufficiale. Un album di foto caricate dai clienti ASOS è stato aggiunto alla pagina Facebook, come prova tangibile del loro contributo. Questa è una tecnica di marketing particolarmente efficace, poiché aiuta a costruire una relazione con i clienti, valutarne i gusti e gli stili, mostrando al contempo ciò che è in vendita sulla piattaforma.

I clienti usano spesso la pagina Facebook come mezzo per contattare la compagnia, con domande sugli acquisti, e l’ASOS, diligentemente, risponde a tutti i loro fan in modo utile e cordiale, anche ai clienti più difficili.

Come ASOS gestisce Twitter

In ASOS sono specialmente attivi su Twitter ed hanno molti account da gestire per raggiungere differenti obiettivi di mercato.La loro pagina globale sulla moda (@ASOS) ha circa 900,000 follower, in contrasto con i 15.5k di @Boohoo ed i 24,3k di @NetAPorter; hanno anche pagine per ASOS Australia, Stati Uniti, Francia, Spagna, Germania, Italia, ASOS Menswear, ASOS Careers, ASOS Fashion Finder, ASOS Marketplace e ASOS Greenroom.

Una Best Practice molto interessante è quella di gestire anche un servizio parallelo di assistenza clienti direttamente su Twitter @ASOS_HeretoHelp, ciò gli permette di mantenere segreta la corrispondenza con i clienti insoddisfatti; cosa molto importante al fine di mantenere un’immagine positiva del marchio.

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La gestione dei clienti su Twitter (evidentemente negli ultimi giorni hanno avuto dei problemi)

Un grosso ammontare di tempo e risorse viene investito per mantenere attivo l’account Twitter e coinvolgere gli utenti. Sono notevolmente attenti quando si tratta di rispondere ai commenti ed alle domande dei clienti, ovviamente specialmente sull’account di assistenza.

L’elemento chiave per l’utilizzo di numerosi account sulla moda è la circolazione di storie sul loro blog e sulla rivista, in aggiunta condividono spesso immagini e video appropriati a proposito dei loro utenti.

Gli aggiornamenti che attirano l’attenzione di più follower sono generalmente quelli in cui i clienti possono identificarsi, come GIF divertenti sulla pigrizia di fine settimana e consigli sulla moda facili da seguire; normalmente ricevono circa un centinaio di preferenze e due dozzine di retweet per post.

E su Instagram?

Diversamente dalla loro pagina Facebook e Twitter, ASOS ha dato all’account Instagram un tocco molto più personale e presenta ai fan qualche piccolo “retroscena” della vita al “Quartier Generale ASOS’.

Utilizzano Instagram come qualunque altro utente, sulla scia di tendenze già esistenti come i selfie e le foto del cibo. Postano spesso scatti della colazione dello staff o della pausa caffè, degli abiti dello stilista (targati ASOS, chiaramente). Questo avvicina il marchio ai fan e questi, vedendo i prodotti ASOS su persone comuni, trovano ispirazione per i loro acquisti sul negozio online.

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Ecco un esempio di come ASOS gestisce Instagram

Gli hashtag sono utilizzati occasionalmente nei post per massimizzarne la visibilità tramite la funzione “cerca”, ma comunque con oltre 3 milioni di follower non sono poi così necessari e lo scopo del loro account sembra essere la costruzione di un rapporto con i fan, più che pubblicizzare i prodotti. Infatti, sono i clienti che utilizzano più spesso gli hashtag affiliati ed ora è possibile trovare oltre 1 milione di immagini taggate #ASOS, per cui suppongo che l’operazione di marketing venga svolta per conto loro dagli utenti.

Nel Dicembre 2014, l’ASOS ha lanciato un calendario dell’Avvento con sfide e premi del Brand da vincere ogni giorno fino a Natale; tutto ciò che i fan avrebbero dovuto fare era postare una foto festiva con l’hashtag #instaadvent. Le competizioni come queste possono fornire poca pubblicità al marchio, consideranto che persone diverse dai fan non avrebbero associato istantaneamente il Brand all’hashtag “instaadvent”, ma l’interattività e le possibilità di vittoria hanno cementato la fedeltà dei clienti abituali.

La gestione dei reclami in ASOS

Il gran numero di follower sui loro social è indicativo dell’efficacia della loro strategia e dimostra quanto siano in gamba nell’attrarre l’utenza bersaglio delle loro campagne. Nonostante i loro account beneficino della buona immagine del marchio e riportino molte opinioni positive, un gran numeri di clienti li utilizza anche per riferire alla compagnia di cosa non sono soddisfatti: questo avrebbe una cattiva influenza sull’immagine della compagnia, se i post fossero pubblici. ASOS ha risolto questo problema su Twitter con un account dedicato al servizio di assistenza clienti.

Su Facebook ed Instagram non hanno fatto lo stesso, ma le varie problematiche che spesso compaiono nei commenti sotto le immagini condivise e vengono risolte solo rispondendo pubblicamente, compito che viene solitamente svolto molto bene.

Conclusioni

Per ASOS, i social media sono lo strumento perfetto per rivolgersi ai loro clienti prediletti, giovani e alla moda. Gli consentono di comunicare direttamente con i fan, aiutando a costruire una relazione che li coinvolga, che li faccia sentire vicini al marchio e che fornisca agli acquirenti aiuti e suggerimenti. Questo tipo di personalizzazione aiuta gli utenti ad immedesimarsi nel marchio, di modo che si rivolgano alla compagnia e la raccomandino ad altri.

Complessivamente, penso che ASOS sia un marchio da tenere in considerazione in materia di social media e che le altre compagnie possano trarne spunti molto utili.

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Translator: Valerio Graziano

 

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Come gestire una crisi sui social: il caso Volkswagen

Vincenzo Calicchio No Comments



Se vi occupate di Social Media Marketing e non vi è ancora capitato sappiate che siate stati (fin’ora) molto fortunati. Le crisi sui social comprendono tutte quelle situazioni in cui un brand, un prodotto o una persona vengono messe in cattiva luce a causa di comportamenti (online o offline) eticamente, politicamente o anche dal punto di vista della legge scorretti. In passato noti sono stati i casi Barilla, Moncler, e non ultimo quello della Melagatti. Ma nel 2015 l’azienda che ha passato la crisi più profonda (e la sta ancora passando) è senza dubbio Volkswagen.

Lo scandalo delle emissioni che ha colpito il brand tedesco solleva molti interrogativi importanti. Pur ritenendo che la loro principale preoccupazione non sia “come gestire questo scandalo sui social”, ho pensato che sarebbe stato utile dare un’occhiata alle reazioni della compagnia su Twitter e Facebook (parlo dei profili globali ed USA) nei giorni immediatamente seguenti lo scoppio del caso, ragion per cui ho tradotto ed integrato questo articolo di Ben Davis su econsultancy.com.

Ciò che mi premeva verificare era l’esistenza, o meno, di un eventuale protocollo per la gestione delle crisi. Ve lo dico in partenza, non ho trovato quello che cercavo, ma l’unica cosa che sono riuscito ad evincere è l’importanza di alcuni fattori.

Il ruolo del silenzio in una crisi sui Social

Volkswagen USA ha bruscamente interrotto i post su Facebook e Twitter Venerdì 18 Settembre, il giorno in cui è emerso negli Stati Uniti lo scandalo delle emissioni.

Gli account sono rimasti congelati per un’intera settimana, finché non hanno postato una dichiarazione di Michael Horn, il CEO degli Stati Uniti, di cui erano attese le dimissioni. L’account globale di Twitter della VW, invece, non ha smesso di postare fino al 22 Settembre e questo, probabilmente, ha solo contribuito a incrementare la tensione.

Si veda il post ed il commento sotto tanto per un esempio di linciaggio del marchio, come c’era da aspettarsi, da parte dei clienti (e non) di tutto il mondo. Di commenti come questi se ne trovano a migliaia!

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– Volkswagen: “Le storie migliori iniziano con un gesto.” – Gabriel Hill: “Sono particolarmente fan del gigantesco gesto col dito medio che avete mostrato all’ambiente in Nord America. Grande storia, quella.”

Indirizzare le richieste verso un unico canale

Fino al 27 Settembre, quando la Volkswagen ha lanciato vwdieselinfo.com, gli unici account della un po’ più attivi sono stati quelli Twitter e Facebook della Volkswagen nel Regno Unito.

Questo sito è stato molto importante nonostante contenesse poche informazioni in quei primi momenti, in quanto reindirizzava i clienti direttamente alle nuove pagine distogliendo l’attenzione dai Social.

Altrove, dagli account social statunitensi e globali, fu annunciato il silenzio della VW con un video di scuse da parte dei rispettivi CEO, questi sono stati gli unici post relativi alla crisi in più di una settimana.

Lo stesso account Twitter globale sembra essere stato utilizzato solo per la diffusione, non ha mai risposto a nessun tweet, solo postato. Non proprio l’ideale.

Comunque, il 27 Settembre, la Volkswagen ha messo in funzione la sua pagina delle FAQ, una bella svolta, se si considera il livello dell’indagine nel quale è stata coinvolta l’azienda. Non importa che questa pagina non contenesse molto sulle risoluzioni da prendere, la VW ha unicamente fatto chiare le sue priorità, quali tempistiche sono da tenere in considerazione e cosa comporta tutto ciò per i proprietari del veicolo a diesel.

In Germania hanno quindi capito che i siti di proprietà della Volkswagen necessitavano di essere aggiornati regolarmente, fornire risposte tramite i social più in vista non era infatti stato sufficiente.

Anche fornire dei contatti è stato un lavoro da fare con precisione. La VW ora indirizza i clienti a numeri ed e-mail di supporto ai clienti, piuttosto che ai fornitori locali. La compagnia si è dovuta assicurare di non reindirizzare i clienti in vicoli ciechi, in attesa di potergli fornire le risposte di cui necessitavano (e necessitano).

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Attenzione alla gestione dei commenti

Ovviamente durante questa crisi sui social, i clienti hanno inondato di messaggi la Volkswagen. I commenti che ho letto evidenziano tre principali preoccupazioni:

  • Molti clienti reclamano di non potersi più fidare di nessuna specifica della VW
  • I gruppi addetti alle vendite vogliono sapere in che misura lo scandalo influirà sull’andamento delle loro attività
  • Altri utenti sottolineano le gravose implicazioni per la salute, poiché sono in circolazione molte VW dal volume di emissioni superiore al previsto.

Il nuovo sito web dedicato ha acquietato molte domande, ma nelle settimane trascorse è emerso chiaramente che la gestione dei social fatta in periodo di crisi si è trovata costantemente sul filo del rasoio.

Il silenzio è un dato di fatto, anche dopo le avvenute scuse. È pratica comune dei gestori di una comunità lasciare che le persone si sfoghino (spesso e volentieri la risposta di un marchio servirebbe solo ad esacerbare gli animi) e in molti casi la VW non sarebbe comunque in grado di rispondere ai quei commenti. A questa affermazione di Ben Davis non sono molto d’accordo.

Per cui sono rimasto sorpreso nel vedere che a molti commenti degli account globali sui social statunitensi non sia stata data una risposta. Probabilmente sarebbe stato più funzionale avere account attivi non solo durante gli orari di apertura curriculari, bensì si sarebbe dovuto fornite supporto anche fuori orario e rispondere dove possibile ai commenti.

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Un esempio di commento sui Social della Volkswagen: “Ho un TDI con 100k miglia. Per 100k miglia, ho pensato di star guidando un veicolo che rispettasse l’ambiente. Ora ho scoperto che stavo inquinando dalle 10 alle 40 volte sopra il limite stabilito perché la VW ha mentito e barato. La mia auto e altre come lei non hanno alcun valore di commercio o vendita. Questo non è stato un errore. Non è stata una complicazione improvvisa. Questo è stato un intenzionale atto di frode nei confronti dei clienti, delle nazioni dove questi veicoli sono stati venduti e nei confronti dell’ambiente.”

Attenzione alle comunicazioni interne

Crisi sui social non vuol dire solo affrontare solo un mare di clienti arrabbiati o delusi, ma può voler significare anche affrontare stesso addetti e collaboratori che non sanno a chi rivolgersi. Ed è proprio quello che è accaduto per il caso Volkswagen nei primi giorni del trambusto.

In una compagnia così grande, specialmente quando include delle concessionarie, staff frustrati potrebbero rivolgersi ai profili social delle compagnie, se pensano di non star ricevendo delle risposte abbastanza in fretta dall’organizzazione. Questo evidenza la necessità di velocizzare la comunicazione interna per cercare di ridurre il trambusto online.

Sarebbe stato importante anche che coloro in prima linea con le vendite ed i servizi avessero costituito un fronte unico, penitente ma utile, al fine di saziare la fame di risposte del consumatore direttamente nel mercato geografico di riferimento. Invece molti addetti si sono trovati costretti ad ingrossare il mare di caos social (come si vede in questo commenti in basso).

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Commenti sui Social a proposito dello scandalo Volkswagen: “Cosa farete per supportare i vostri addetti alle vendite? Sono con la VW dal 2006 e l’anno scorso oltre il 50% delle mie nuove vendite di automobili sono state TDI!”

Ci vuole poco per distruggere 70 anni di fiducia in un marchio

Anche se questo scandalo ha avuto già un enorme impatto sui prezzi delle azioni della Volkswagen (scesi da 165 a 106 all’indomani della notizia), e ci si aspetta che la compagnia sosterrà grosse spese legali oltre ad un calo delle vendite, i social possono forse dare una prospettiva migliore. Tutto sta nell’invertire il processo di viralità negativo che si è attivato dal 18 Settembre. Ed i presupposti per far partire una campagna di questo tipo ci sono tutti (si tratterebbe a tutti gli effetti di rebranding virale), dico ciò pensando a tantissimi commenti su Facebook.

Ci sono infatti moltissimi sostenitori della VW e molti clienti fedeli pronti a difendere la compagnia. In tanti affermano il proprio amore per la Volkswagen nonostante lo scandalo e qualche cliente contrariato concede alla manifatturiera automobilistica la possibilità di riparare al torto.

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“Non posso dire molto riguardo le emissioni, ma se la scelta è tra chiudere un occhio su un problema di emissioni e la sicurezza, sceglierò sempre la VW. Ti sostengo VW! Grazie per la protezione che garantisci alla mia famiglia.”

 

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“Vendo le Volkswagen per lavoro. Ho quattro gestori e quattro fidati venditori. Tra tutti e nove, possediamo nove VW e due Audi. Gli impiegati della Volkswagen tendono ad essere veri seguaci… Io so di esserlo.
Da una parte, questo è il motivo per cui questa cosa è così spiacevole. La mia compagnia, della quale sono appassionato, mi ha sfruttato per operare a mia insaputa una frode nei confronti dei miei clienti. Sono ancora shockato da questa cosa. E Mr. Horn può scusarsi per tutto il giorno, ma non guarderà negli occhi i miei clienti e si scuserà – quello è compito mio. E questo è ciò che mette a dura prova me ed i miei colleghi, molto più che le future perdite dell’attività. I miei clienti si sono fidati di me e alcuni di essi non lo faranno mai più.
D’altra parte, anche se la mia mente fatica a realizzare cosa è successo, credo ancora nella Volkswagen. Credo nella loro abilità e nel mio desiderio di riparare al danno in qualunque modo sia possibile farlo. Credo nella loro abilità di portare oltre lo sviluppo ingegneristico, sviluppando gruppi motopropulsori che siano allo stesso tempo super-efficienti e in linea con le direttive, talvolta eccessivamente frustranti, del nostro governo. E io credo nella loro determinazione nel creare le automobili più sicure, coinvolgenti e accessibili del mondo – automobili che hanno fatto di moltissime persone, in tutto il pianeta, sostenitori devoti.
Non fraintendetemi, tutto ciò è molto doloroso. Ma io sono, e resterò fedelmente, un fiero impiegato della migliore manifatturiera automobilistica del mondo.”

Conclusioni

I Social si sa sono un mondo dove non vigono regole fisse e l’applicazione di un metodo che può in qualche modo essere affine a qualcosa di scientifico è impossibile, o in alcuni caso deleterio. Seguendo questa idea trovo che sia utile conoscere quest’altro case history di strategia social di successo, benché folle ed inaspettata.

Per quanto riguarda la gestione della crisi sui social i fattori fondamentale da tenere in conto dunque sembrano essere:

  • Gestione dei commenti
  • Gestione delle comunicazioni interne
  • Gestione del silenzio
  • Rimando dei contatti verso un unico canale ufficiale

Per quanto riguarda poi il caso Volkswagen probabilmente la chiave di volta possono essere proprio i sostenitori del brand (a quanto pare nonostante tutto ce ne sono ancora) questi potrebbero risultare un grande potenziale per far ripartire un buzz positivo e far risparmiare tempo e danaro alla Volkswagen, dando una mano a combattere l’incendio divampato online (o, perlomeno, distraendo noi più agguerriti detrattori).

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Translator: Valerio Graziano

 

Strategie Social di Successo: sono possibili per i B2B?

Vincenzo Calicchio No Comments



In questo post vedrete 3 case history di strategie social di Successo per B2B e capirete i motivi del loro successo. Questo tipo di Marketing può essere molto insidioso a partire dalla considerazione che argomenti come trattori, grandi navi merci e transazioni finanziarie non sono proprio argomenti top in quanto a capacità di stimolare interesse e conversazioni. Inoltre i metodi convenzionali non funzionano quando ci si relaziona con persone davvero competenti, in grado di valutare accuratamente il prodotto.

Un altro elemento che governa il marketing B2B è il fatto che un’eventuale transazione non dipende dalla volontà di una sola persona, ma c’è bisogno di una riunione direttiva che valuti attentamente ogni aspetto del prodotto, prima che venga presa una decisione.

Eppure c’è chi riesce a fare Social Media Marketing nel settore B2B! Li ho trovati in questo interessante articolo sulla piattaforma statunitense Mav Social. Li conosceremo in questo articolo, ma prima…

Un po di numeri sul Marketing B2B

Le statistiche rivelano che circa il 62% delle attività hanno implementato i social come strumento di marketing a tutti gli effetti e che il loro numero cresce di giorno in giorno. I tre motivi principali per cui i B2B dovrebbero essere presenti e attivi sui social, secondo queste imprese, solitamente sono:

  • Diffondere il Marchio
  • Incoraggiare la condivisione
  • Ottenere follower e fiducia 

Ai professionisti del settore che si mettono in gioco con i B2B, però, non possono bastare le condivisioni, i like e i post. Poiché i margini di successo sono molto diversi da quelli della pubblicità tradizionale, questi sono alla ricerca di alte percentuali di click, guadagnare autorità e conversioni (dei visitatori in clienti).

Gli agenti di marketing necessitano di informazioni che gli consentano di conoscere gli acquirenti e le loro abitudini, per poi modificare e adattare le loro strategie. Tra un po scoprirai quali sono i case history di successo nel B2B ma prima ti consiglio la lettura di questo articolo sulla Folle strategia Social di una Pizzeria di Buenos Aires.

Alcuni Brand vincenti nel Marketing Social B2B

Ci sono molte più campagne B2B fallite, lì fuori, di quante ne potremmo contare. In questo pantano di incertezza, comunque, ci sono pochi gioielli che sono riusciti a trovare l’equilibrio perfetto. Prima di imbarcarvi nel vostro viaggio di marketing è bene che diate un’occhiata ad alcune di queste e che facciate attenzione a ciò che potete imparare dalle strategie che hanno attuato.

Maersk Line

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La Strategia di Marketing B2B di Maersk Line

Per meglio comprendere come pensano ed agiscono le organizzazioni leader del B2B, prendiamo esempio ed osserviamo come la compagnia di navigazione danese utilizza i social.

Qual è la Strategia di Maersk e perché ha funzionato?

La compagnia utilizza praticamente ogni strumento social disponibile e mantiene una forte presenza sulle piattaforme social. Da foto intriganti su Instagram, a Facebook fino ad accattivanti video su Vimeo, Maersk ha abbracciato in toto piattaforme che tradizionalmente non solo per il  B2B.

Il direttore della gestione dei social della compagnia rivela che il fine ultimo delle campagne B2B è ricavare informazioni chiave sul mercato attuale, avvicinarsi ai clienti e incrementare la soddisfazione degli impiegati.

Per raggiungere questi obiettivi, ha posto l’accento sui fatti che avvenivano all’interno dell’azienda, raccontandone quotidianamente gli avvenimenti. Questo ha riguardato cose come “il boom delle vendite degli avocado del Kenya” e da dove vengano i membri dello staff.

Cominciando dalla costruzione di un’audience interna, si è allargato fino a raggiungere quota 1 milione e 200 mila fan su Facebook. Questo, in aggiunta alle 172,000 interazioni e alla nascita di ben 12 canali social, ognuno di essi quotidianamente attivo nell’interazione con clienti ed impiegati.

Chiedere ai follower cosa vogliono trovare nei Social della compagnia

La strategia ha incluso fare sondaggi su cosa la nuova utenza volesse vedere sul social e accontentarli. Quando i membri del team addetto ne venivano informati, fornivano quanto richiesto sotto forma di blog, storie sui membri del settore e davano inizio a contest fotografici che aumentavano il coinvolgimento dei clienti.

Il direttore del social è stato molto chiaro sul fatto che le pagine social del marchio non avessero lo scopo di incrementare le vendite, ma solo di aumentare il coinvolgimento dei clienti e di fare leva sulle competenze degli impiegati per dare un valore aggiunto.

Il merito principale del funzionamento della strategia social di Maersk è da ricercarsi nel fatto che essa non considera i social come uno strumento per incrementare le vendite, ma lo utilizza per comunicare con i clienti e gli impiegati. Approcciandosi ai social in modo originale, la compagnia ha rivoluzionato i social stessi.

“Il Social media riguarda la comunicazione, non il marketing. Si tratta di coinvolgere, non di promuovere. Delle reti sociali decisamente non si dovrebbe accentuare l’aspetto media. Per compagnie come la nostra, creano valore aggiunto tutte le volte che si presenta una sfida al nostro modo di pensare e di interagire. Infatti, essere su questi network è una mentalità, un modo di pensare e di lavorare insieme. Si basa sul fatto che siamo animali sociali e questo significa che possiamo solo beneficiare dalla condivisione reciproca dei nostri pensieri e delle nostre idee.”
Maersk

AGCO

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La Strategia Social B2B di Agco

La firma globale per l’agricoltura possiede un gran numero di marchi, tra cui Massey Ferguson, Valtra, e Challenger, e questi marchi operano nell’ambito della manifattura e della consegna di macchinari agricoli in tutto il mondo.

Qual è la Strategia di AGCO e perché ha funzionato?

Questa manifatturiera agricola di portata globale può attribuire buona parte dei suoi $10 miliardi di vendite alla sua strategia social, mirata a connettere l’impresa con gli operatori agricoli ed i fornitori.

Molte delle sue vendite sono state rese possibili da un’efficace ed esperta pianificazione pre-salto nel “Mare social”. È stata analizzata un’utenza selezionata e ne sono stati osservati i comportamenti sui social e su YouTube per vedere cosa postassero.

La maggior parte degli spezzoni su YouTube registrano operatori agricoli mentre utilizzano i loro macchinari. Una volta acquisita questa informazione, la strategia è stata aggiornata ed si è passati al raggiungimento ed il coinvolgimento dei clienti attraverso varie piattaforme social.

Oggi, la compagnia è riuscita ad attrarre più di 260 mila fan su facebook, 3,000 iscritti al canale YouTube e 10,000 follower su Twitter.

Dopo lo studio degli utenti è fondamentale il “Creare Valore”

In più, la compagnia spesso si associa ai fornitori per offrire strumenti commerciali e formazione agli operatori agricoli. Queste proposte di collaborazione aiutano ad incrementare il coinvolgimento dell’utenza. Un buon esempio di questa strategia è il widget che permette ai fornitori di gestire e hostare i propri contenuti senza doverli creare da zero.

American Express OPEN

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L’innovativa Strategia di Marketing Online di American Express

American Express ha da sempre sostenuto il potere dei social. L’elemento chiave che ha spinto l’azienda oltre l’approccio iniziale ai social è stato il forum Open dove offre supporto ai proprietari di piccole attività.

Il Forum di AmEx è stato definito:

Il più recente e grandioso esempio di un servizio fedele, un programma strutturato per aiutare i proprietari delle piccole imprese a far crescere la loro attività, fornendo loro importanti suggerimenti e risorse online.

L’importanza del Forum nella Strategia di American Express 

Gli aggiornamenti frequenti dei contenuti, i post sui blog ed i video vengono ancora pubblicati e rappresentano sempre una buona fonte di informazioni utili, inoltre c’è il forum aperto che, non solo consente agli utenti di imparare, ma facilita la rete dei proprietari di piccole attività che interagiscono tra loro.

Questo incremento di traffico sulla sua pagina ha permesso alla compagnia di spiccare grazie ai suoi numeri (fan e follower sui social), essendo riuscita a raggiungere 1 milione di visitatori. Oltre alla creazione di un suo social, AmEx è riuscita a promuoverne la connettività tramite altri mezzi social come Facebook.

Attraverso questi sforzi è riuscita ad ottenere un buon 30% di incremento delle vendite. Questo può attribuirsi ai suoi 11,000 nuovi elementi (non che li abbia ottenuti con la sua pagina aziendale di Facebook). American Express inoltre organizza una competizione annuale tra PMI del settore che è ora il cavallo di battaglia della strategia social e che contribuisce costantemente a rafforzarne la sua autorità nel settore.

Un Consiglio per una Strategia Social B2B efficace

Come ho già avuto modo di dire in questo blog, non esistono solo i Social più noti (Da Facebook a Twitter ad Instagram) ma ne esistono anche tantissimi poso conosciuti, verticali o settorializzati. In ogni caso questi altri network hanno il grande beneficio di una maggior targettizzazione. Vi consiglio la lettura di quest’articolo.

Nuovi Social Network: c’è vita oltre Facebook

Conclusioni

Una cosa che può essere osservata attraverso queste strategie social di successo è che, prima di avviare qualunque tentativo, ognuno di questi brand ha fatto innanzitutto un grossa mole di ricerche che gli ha consentito di mettere a punto piani di lavoro mirati e finalizzati a fornire esattamente ciò che veniva chiesto dall’utenza.

Un altro fattore da considerare è che, queste compagnie, non solo avevano un piano ben preciso in mente, ma anche che gli obiettivi delle loro operazioni di marketing erano ben chiari. Questo gli ha garantito un forte impulso per ottenere successo e gli ha consentito di eccellere nei rispettivi settori. Conoscete altri casi di successo? Come vi regolate con la strategia social della vostra attività B2B?

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Translator: Valerio Graziano

 

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Nuovi Social Network: c’è vita oltre Facebook

Vincenzo Calicchio No Comments



Senza dubbio c’è qualcosa di epico in tutti quei Brand che lasciano perdere la strategia di marketing “tradizionale”, che stanno portando avanti da anni, e scommettono tutto sui nuovi social network rispondendo ad una semplice domanda: “Dov’è ora il mio pubblico?”. Senza dubbio quando se lo sono chiesti per la prima volta la risposta è stata immediata: “Sui Social Network!”.

Fino a qualche anno fa quando si diceva “reti sociali” in realtà s’intendeva Facebook e Twitter, oggi invece c’è molto altro tra reti verticali e di settore. Tutto l’intorno digitale e Social sta evoluzionando ad un ritmo vertiginoso. L’utente ha oggi a sua disposizione un gran numero di piattaforme dove generare, condividere e ricevere ogni tipologia di contenuto, anche la viralità non passa più solo per Facebook. Il lavoro delle imprese allora dev’essere quello di decifrare i fattori chiave che compongono l’essenza di queste reti:

  • La funzionalità
  • Gli Heavy Users
  • Il potenziale

Ecco quindi che, a partire da questi punti, ho tradotto ed integrato questo articolo di Elisa Lucia di Territorio Creativo per fare una prima analisi di questi portali (non certo in secondo piano visti i numeri). Si tratta però solo di un primo contatto con questi “nuovi mondi” il resto è sicuramente da studiare ed approfondire.

SNAPCHAT

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Cosa è?

Un App per Smartphone

Per cosa serve?

Quando si parla di Social network per contenuti multimediali oramai non ci riferiamo solo ad Instagram. Quest’applicazione infatti serve per generare contenuti (foto e video) che scompaiono in breve termine. Ciò vale tanto per i contenuti condivisi nella Timeline (24 ore) quanto per quelli che si inviano ad altri contatti (da 0 a 10 secondi).

Qual’è la sua portata?

Dal suo arrivo sul mercato ha accumulato un totale di 100 milioni di utenti in tutto il mondo. In generale stiamo parlando di adolescenti ed i cosiddetti millenials.

Come ne possono approfittare i Brand?

Prima di decidere se il tuo Brand debba o non debba essere presente in Snapchat ci sono da avvalorare alcuni aspetti:

  • Offro un prodotto o servizio che può interessare ad un pubblico giovane?
  • Voglio che il mio marchio sia percepito come qualcosa di giovane e divertente?
  • Credo nella creatività?

Ma soprattutto…

  • Penso che per la mia impresa di prodotti per la ortodonzia geriatrica sia fondamentale stare su Snapchat?

Se a tutte queste domande la tua risposta è “Si!” (e se lo è anche per la quarta o sei un pioniere del marketing o sei un pazzoide) allora si, questo nuovo social network è quello che fa per te! Già sono molti i brand, come MTV (che ebbe 12 milioni di visualizzazioni durante gli ultimi Video Music Awards), Red Bull, Taco Bell ecc… che convivono in questa comunità.

Ovviamente è molto importante conoscere bene le particolarità di Snapchat per poter far parte del suo ingranaggio, e naturalmente mi riferisco alla fugacità ed alla creatività che la caratterizzano e che inspirano a lanciare ogni tipo di strategia:

Promozioni

Come nel caso del Brand di Yogurt gelati 16HANDLES che lanciò offerte a tempo disponibili durante solo 24 ore per tutti coloro che avessero condiviso una loro foto con il prodotto.

Snapchat case history

Brand content creativo

Un ottimo esempio fu la campagna di Sprite che, in soli due giorni, conseguì 2 milioni di visualizzazioni in questo Social.

Contenuti esclusivi

HBO per promozionare la terza stagione della sua serie di successo “Girls“, fece foto divertenti dei suoi protagonisti sul tappeto rosso. Una strategia che i fan apprezzarono tantissimo!

Snapchat-case-history

Collaborare con gli Influencer

Ovviamente valgono le stesse regole che per gli altri Social Network, anche qui si stanno affermando varie personalità influenti che costituiscono già punto di riferimento per i grandi marchi.

Snapchat-influencer

Red Bull e Snickers utilizzano già gli inflenrcer per la loro strategia in Snapchat

PERISCOPE

logo-periscope

Cosa è? 

E’ un App per Smartphone appartenente a Twitter

A cosa serve?

Per trasmettere video in streaming da qualunque parte del mondo. Nella parole dei suoi creatori “Un video in diretta può trasportarci in qualsiasi luogo e farci vedere li cosa succede in quell’istante”. Poi c’è una particolarità che lo rende simile a Snapchat, i contenuti infatti rimangono 24 ore nella piattaforma, poi si cancellano.

Qual’è la sua portata?

Questo nuovo social network conta già più di 10 milioni di utenti, cifra che conseguì a partire già dal suo lancio per Android.

Come ne possono approfittare i Brand?

Siamo sono all’inizio ma i brand già lo stanno usando per avere una copertura degli eventi da un altro punto di vista. Il gruppo Atresmedia (gruppo di telecomunicazioni spagnolo) ne ha saputo approfittare per connettersi con un pubblico giovane che irrimediabilmente si sta allontanando dalla televisione. Così lo usa per trasmettere telegiornali, e programmi tra cui il più famoso è “Zapeando”. Qui il video dell’annuncio live dell’utilizzo di Periscope.

Nessuno può negare che Periscope è una rete sociale ancora poco usata per scopi pubblicitari, e questo è un fortissimo punto di forza infatti avanti a noi c’è un campo vergine e le possibilità creative sono infinite. Un esempio può essere quello di sviluppare il proprio brand personale. Già in tantissimi lo usano per mostrare le proprie expertise a colpi di tutorial, esposizioni e altri contenuti relazionati con il proprio settore professionale.

Chalene Johnson, Kimra Luna, Kim Garst o Marty Coleman sono utenti che hanno già tantissimi follower e che già sfruttano a pieno l’enorme potenziale di questa novità.

WHATSAPP

WhatsApp_logo

Cosa è? 

La vostra ossessione di ogni giornata (e non dite che non è vero!).

A cosa serve?

E’ un servizio di messaggeria istantanea (foto, video, testi ed audio).

Qual’è la sua portata?

A livello mondiale questa App ha raggiunto numeri da brividi… circa 1000 milioni di utenti!

Come ne possono approfittare i Brand?

Whatsapp non nasce con piattaforma di pubblicità (non permette adv) anzi, i suoi creatori promisero di non introdurre sponsorizzazioni ma di far pagare una quota annuale minima ai milioni di utenti. Ma ciò non significa che le imprese non abbiamo saputo tirarne fuori il potenziale per sfruttare i suoi enormi numeri. Tanto per fare qualche esempio:

#Lígate un Aygo 

(traduz. “Flirta con una Aygo”) una campagna con la quale Toyota, per conquistare un pubblico giovane con il lancio della Aygo, lasciò che furono i giovani a “corteggiare” questo nuovo modello. I risultati superarono le aspettative:

  • Più di 16 mila pretendenti
  • Un incremento dello Share of voice della Toyota Aygo dal 5,9% al 36%
  • Più di 9 mila contenuti multimediali inviati dai pretendenti in quasi 90 mila messaggi Whatsapp.

Whatscook di Hellman’s

Un azione con cui il famoso brand food “whatsappava” con i suoi fan e dava consigli attraverso ricette che cucinavano in tempo reale. Con un investimento di appena 1000 $ ci furono 4 milioni di visualizzazioni ed interazioni con 8 mila utenti (ed una media di 65 minuti di interazione con loro).

Vuoi implementare la tua strategia su Whatsapp? 

Segui la nostra guida!

Conclusioni

Ricordi cosa ho detto all’inizio del post? Alludevo alla valenza di alcuni brand che hanno avuto il coraggio di innovare in questi nuovi social network (anche se non sono poi così tanto nuovi) per avvicinarsi al pubblico che li frequenta. Sei davvero d’accordo con questa affermazione? O pensi che sia tempo perso?

A mio parere le nuove piattaforme hanno tutto. Un grande pubblico, contenuti altamente creativi, investimenti più bassi rispetto alla pubblicità tradizionale e soprattutto una utenza crescente e più targettizzata. Fammi sapere cosa ne pensi!! Conosci nuovi Social Network interessanti? o anche nuove strategie social di successo?

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SEO Locale: I 12 (anzi 13) Consigli per Natale

Vincenzo Calicchio No Comments



Il natale sta arrivando. L’ho detto. Si, mi detesto per averlo detto. Probabilmente anche voi mi odierete un po’ per averlo detto, ma (ahinoi) è la sacrosanta verità! Personalmente odio il Natale, ho sempre apprezzato la visione del Mondo del Grinch…ovviamente quello pre-conversione! Però lo ammetto non mi piace ma come Marketer ne apprezzo gli effetti. Ovvero le strade piene, i negozi affollati e l’aumento delle ricerche online! Quindi mi sono chiesto “Come ottimizzare la strategia SEO per il Natale?” ed ho trovato questo utilissimo articolo di Marcus Miller su Search Engine Land che ho deciso di tradurvi ed integrare.

Noi del settore non possiamo seppellire la testa nella neve (mai vista a Salerno in tutta la mia vita!)…sbagliare a pianificare vuol dire pianificare di sbagliare. Dobbiamo pensare e agire ora per assicurarci che il nostro marketing digitale sia competitivo e per prosperare durante il periodo festivo.

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Shopping: Online, Offline o Entrambi?

I mondi dello shopping fisico e digitale ormai collimano. Gli acquisti possono iniziare online e concludersi in un negozio. Oppure gli acquisti possono iniziare in un negozio e concludersi online.

I clienti fanno ricerche digitali, visitano negozi ed anche in quel caso acquistano online. Perfino nella folle corsa natalizia, che vede i centri commerciali ricolmi di pacchi fino in soffitta, tutti questi clienti sono armati di un assistente digitale instancabile che consente di effettuare rapide e facili ricerche (lo smartphone).

Io sono probabilmente un ottimo esempio. Quando è il momento di comprare regali, annaspo vagando senza meta tra i negozi, in cerca di idee regalo. Poi mi arrendo, afferro un caffè e ci riprovo con Google. Cerco cose del tipo “idee regalo di Natale per lei” e passo in rassegna i risultati, cercando ispirazione tanto quanto un regalo vero e proprio.

I clienti di oggi, infatti, non vagano semplicemente come zombie senza meta tra i centri commerciali o le vie del centro ma usano gli smartphone, i motori di ricerca ed i social per fare acquisti mirati.

Come…niente SEO?

Molti negozi fisici, bar, pub e ristoranti prestano poca attenzione alla loro presenza digitale. Anche quelli che sono stati abbastanza lungimiranti da reclamare la loro attività tra quelle elencate in Google My Business, probabilmente, non aggiorneranno i loro orari di lavoro in modo da rispecchiare quelli natalizi, ovvero, aprire presto e chiudere tardi.

Cosa succede se qualcuno vi trova ma Google riporta che siete chiusi nonostante facciate apertura fino a tarda notte? Semplicemente, avete appena perso una vendita. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di Natale.

Questo articolo tratta 12 semplici, fattibili miglioramenti SEO per Natale che potete attuare per assicurarvi che il vostro negozio, ristorante o bar sia pieno durante le feste.

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Ogni persona che fa Shopping a Natale oggi ha un arma in più: lo Smartphone

#1 Sito Mobile-Friendly

Davvero. Qualora non ve ne foste accorti, lo Smartphone è una realtà. Per quelli come voi, circondati da potenziali clienti a spasso, è una gran cosa.

Piuttosto semplicemente, se volete incrementare l’affluenza dei clienti al vostro negozio durante la ressa natalizia, dovete assicurarvi che il vostro sito funzioni correttamente su ogni dispositivo. L’uso del cellulare è ormai più frequente dell’uso del desktop, in termini di volume di ricerche, e sta diventando un fattore capitale, sia per quanto riguarda le ricerche fatte dai clienti sia per i loro acquisti diretti.

Avere un design responsive e dinamico è stato una scelta consigliata già dal 2012, ma poi è diventato un obbligo a partire dall’aggiornamento di Google definito Mobilegeddon. Se utilizzate WordPress, avete a disposizione un’infinità di templates e di framework responsive. Inoltre, esistono plugin come WP Touch che consentono di rendere mobile-friendly il vostro sito in pochissimo tempo.

#2 Aspetti Pratici della SEO

Il vostro sito così com’è non è ottimizzato come dovrebbe. Non giriamoci intorno. Azzarderei anche che il vostro sito probabilmente non è affatto ottimizzato per garantire la migliore esperienza di navigazione possibile e per il posizionamento nei motori di ricerca. Natale è un ottimo periodo per il commercio al dettaglio, ma i numeri che farete dipenderanno solo da:

  • Quanti clienti riusciranno a trovarvi
  • Se gli piacerà quello che avete da offrire

Ragion per cui prendetevi un po’ di tempo per coprire i seguenti aspetti chiave:

  • Descrizione dei prodotti
  • Immagini dei prodotti
  • Recensioni dei prodotti
  • Titoli delle pagine
  • Meta-descrizioni

Questi sono miglioramenti semplici che aiutano i tuoi utenti e non richiedono una grande conoscenza tecnica per essere realizzati. Sono tutte azioni che puoi mettere in pratica facilmente grazie a plugin come Woocommerce o Yoast.

Dal punto di vista della SEO locale è importante non pensare solo alle ricerche online ma anche a quelle fisiche, Il sito meglio ottimizzato al mondo è inutile se poi contiene l’indirizzo e gli orari di apertura non aggiornati. E ciò è importante tanto sul sito quanto su Google My Business che sui Social. Pensate a ciò di cui il cliente può avere bisogno per trovarvi e ottimizzate la connessione tra il digitale e il materiale.

Ci sono molte ragioni per cui la vostra SEO potrebbe non star funzionando così bene come vorreste, prendetevi un po’ di tempo per rivedere le cose, capire in quali aree apportare dei miglioramenti e, cosa più importante di tutte…pensate come farebbe il vostro potenziale cliente!

#3 Marketing mirato

Vi siete mai fermati a considerare chi sono i vostri clienti? Tramite una ricerca, è davvero troppo semplice affidarsi ai risultati di alcune parole chiave per lasciar intendere quello che si vuole offrire, ma dietro quelle tastiere ci sono persone reali con obiettivi e problemi reali.

Dedicando del tempo a capire chi e come siano i vostri clienti, potrete aiutarli ed offrire soluzioni ai loro bisogni in modo molto più efficiente.

Il marketing e la segmentazione della clientela arricchiscono tutti vostri canali di comunicazione (marketing dei contenuti, SEO, social e annunci a pagamento). Questo procedimento può essere relativamente semplice e per molti business sarà necessario definire solo alcune tipologie di cliente. Sono un grande sostenitore della segmentazione della clientela, sia da un punto di vista pratico che creativo.

#4 Social Media

Se le ricerche forniscono risultati immediati, l’importanza di una piattaforma sociale di supporto agli acquirenti cresce di anno in anno. In particolare, oserei quasi a dire che quella di piattaforme di visualizzazione come Instagram (benché ne parli sempre male in questo blog) danno agli utenti la possibilità di sfogliare immagini per ricavarne delle idee.

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La carrellata di prodotti di un eCommerce di Occhiali

I potenziali clienti si aspettano che siate visibili sui social, ma dovrete comunque dargli una ragione per seguirvi. Offerte speciali, coupon e assistenza negli acquisti vi aiuteranno a costruire una lista di potenziali clienti. Solo, assicuratevi di essere attivi e di poter rispondere alle domande che vi verranno poste.

Capite il vostro cliente. Fornite contenuti utili che possano assisterli nel raggiungimento dei loro obiettivi, siate presenti e pronti a supportarli durante il processo di acquisto.

Essere attivi sui social è un ottimo inizio, ma queste piattaforme forniscono anche grandi opportunità pubblicitarie. Facebook, in particolare, fornisce un gamma di strumenti per la selezione mirata permettendovi di puntare dritti alla vostra utenza preferita. Inoltre vi da l’opportunità di essere partecipi della vita privata della clientela, consentendovi di raggiungere persone che hanno appena iniziato una relazione, che si sono appena fidanzate o appena sposate. Non ci avete mai pensato ma queste sono tutte informazioni importanti se rappresentate, ad esempio, una nuova gioielleria.

Quì è dove il vostro lavoro di segmentazione entra in gioco. Comprendendo e relazionandoti al meglio con il cliente che vorresti, potrete proporgli annunci mirati tramite la piattaforma sociale.

Mira ad una specifica utenza, dalle ragioni per seguirti e supportala durante il processo di acquisto.

#5 Annunci a Pagamento nella Ricerca

Facendo una ricerca generica per scopi commerciali vi imbatterete in risultati che sono annunci a pagamento. Infatti, la stragrande maggioranza delle ricerche a scopi commerciali ora mostrano esclusivamente annunci a pagamento in cima alla lista.

Molti business si sono bruciati a furia di sponsorizzazione AdWords, ma la SEM potrebbe essere un’ottima opportunità se sfruttata correttamente. Google sa dove sono gli utenti quando questi ricercano tramite smartphone e potete creare annunci mirati a tutti coloro entro 1 km dal vostro negozio. Potrete fare del vostro meglio sapendo che questi utenti sono vicini ed in cerca di prodotti da acquistare.

Google AdWords fornisce anche molte estensioni per visualizzare informazioni sull’attività locale, come la vostra posizione ed il numero di telefono. A partire da queste informazioni, un utente può trovare le indicazioni per raggiungervi rapidamente e facilmente, oppure può farvi una telefonata.

Creando annunci per la ricerca che vengano mostrati in una zona geografica ristretta e solo ad utenti “in cerca” tramite smartphone, potrete rendere consapevoli gli acquirenti della vostra presenza e delle vostre offerte, in modo semplice e rapido. Questo vi sarà utile per aiutare, da un lato, i potenziali clienti a raggiungere i loro obiettivi e, dall’altro, a concentrarvi sul modo di far rientrare le spese degli investimenti fatti.

#6 Mostrare annunci nella Rete Display

Costruendo annunci mirati per la ricerca, possiamo utilizzare anche immagini pubblicitarie, tramite la rete di Google Display. Anche stavolta, potrete fare uso di demografiche e di strumenti di localizzazione. Potete anche elaborare delle liste contenenti coloro che hanno già visitato il sito in precedenza e che poi inserirete nelle liste di re-marketing, che forniranno al cliente le informazioni relative alla sua ultima visita.

rete-display-adwords

Differenza tra Rete Display e rete di Ricerca

Ci accorgeremo che mostrare annunci di rete funziona bene solo quando sono parte di una chiara e definita strategia di vendite e solo se il loro ruolo è definito chiaramente sia nel caso in cui si voglia istruire i clienti sulle vostre offerte, che per persuaderli all’acquisto (o alla consumazione).

Mostrare annunci è un metodo semplice economico per estendere il vostro raggio d’azione. Se ben fatto può avere un ottimo impatto sull’estensione della vostra utenza, informando i clienti e aiutandovi a convincere potenziali acquirenti che il vostro negozio o prodotto rappresenta la giusta scelta per le loro esigenze.

Ma attenzione, gli annunci sulla Rete Display li consiglio nel solo caso in cui fanno parte di una strategia integrata. Altrimenti meglio lasciar perdere!

#7 Clicca & Ritira

Clicca & Ritira, il metodo con cui gli utenti comprano o prenotano un oggetto online per poi ritirarlo di persona, ha avuto molto successo durante i periodi natalizi 2013 e 2014. È lecito immaginare che questo metodo sarà ancora più importante durante la stagione di quest’anno perché è supportato da tutti i grandi protagonisti del commercio. Il Clicca & Ritira risulta molto conveniente agli acquirenti frettolosi del periodo natalizio.

La sua crescita improvvisa ha causato dei problemi ad alcuni grandi protagonisti del mercato, ad esempio, l’anno scorso Tesco non è riuscita a soddisfarne la richiesta durante il Black Friday. Basta poco per rovinare uno strumento delicato come questo, un tempo di attesa eccessivo o un errore di consegna, quindi, se scegliete di farlo (e dovreste), fatelo bene.

I maggiori player del mercato stanno già sfruttando le potenzialità di questa modalità di acquisto aspettandosi grandi cose per quest’anno, quindi potete tranquillamente implementarlo nella vostra attività, così da cavalcare l’ondata di guadagni che porta una clientela consapevole.

In Italia tra coloro che offrono il Clicca & Ritira ci sono Carrefour e Coop.

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Ricordate, stiamo cercando di aiutare i nostri clienti a risolvere i loro problemi, e la maniera più facile di farlo è far lavorare in sinergia i nostri piani di marketing online ed offline. L’integrazione di queste due strategie è fondamentale!

#8 Indirizzo ed indicazioni

Questo dovrebbe essere ovvio ma, spesso, i miglioramenti più ovvi sono anche i più sottovalutati. Come ho già avuto modo di dire prima, se un cliente vi cerca gli sarà facile trovare le indicazioni? Quanto sarà facile recuperare il vostro indirizzo? Dovranno visitare il vostro sito per averlo? C’è una pagina del sito ottimizzata affinchè questa informazione venga mostrata da un motore di ricerca? Il vostro indirizzo è sul profilo dei vostri social?

Assicuratevi che l’indirizzo sia corretto sia sul vostro sito web che su Google My Business (collegato a Maps) e fornite qualunque informazione necessaria per aiutare i vostri clienti a raggiungervi. Questo può variare da indicazioni semplici per chi procede a piedi, a quelle per il trasporto pubblico, per le auto ed il parcheggio. Infine aggiungete il vostro indirizzo su tutte le piattaforme social e qualunque altra cosa consenta ai vostri clienti di trovarvi e raggiungervi facilmente.

Considerate la possibilità di inserire una mappa con Google sulla pagina “contatti”, permettendo ai vostri clienti di generare indicazioni personalizzate scegliendo il loro mezzo di trasporto. Tanti template di WordPress già contemplano questa funzionalità.

#9 Orari di apertura Festivi

Google possiede un’eccellente funzionalità che comunica agli utenti del motore di ricerca quando siete aperti o chiusi…è Google My Business, il Top per la Local SEO. È naturale che vogliate mostrare degli orari di apertura sempre corretti. Ma cosa succede quando questi cambiano improvvisamente, solo per alcune settimane, durante il periodo più impegnativo dell’anno?

Se non siete attenti, la vostra attività potrebbe anche essere tra i primi risultati di una ricerca ma che Google la riporta come chiusa. Google offre anche un semplice menù a tendina che riordina in base agli orari di apertura, non che tutti utilizzino questa funzione, ma se il risultato mostra che il vostro negozio è chiuso potreste perdere una potenziale vendita. Allo stesso modo, se negozi dei vostri concorrenti risultano chiusi mentre il vostro risulta aperto, avrete la possibilità di mettere a segno una vendita extra.

Assicuratevi di reclamare la vostra pagina Google e fate tutte le necessarie modifiche alla data. Inoltre, assicuratevi di aggiornare ogni piattaforma social con ogni modifica agli orari di apertura. Non esitate a diffondere questa informazione su tutti i vostri canali social.

#10 Recensioni & Reputazione

Stando alle statistiche l’88% dei consumatori afferma di consultare e di fidarsi delle recensioni online, ma nonostante ciò molte attività non hanno ancora adottato un sistema di recensioni ottimale.

Questo ha dei rischi. Pur avendo una buona base di clienti contenti e soddisfatti, è improbabile che questi lascino recensioni, a meno che voi non glielo chiediate. Senza recensioni, rischiate di non avere nessuna reputazione o, peggio, che quell’unico cliente che avete provato ad accontentare ma che non siete riusciti a soddisfare possa darvi la vostra unica (feroce) recensione. Questo accade troppo spesso e non rappresenta la realtà di molti business.

Fortunatamente, sistemare questa cosa è relativamente semplice: vi basterà chiedere ai vostri clienti felici del servizio qualche recensione. Questo potrebbe darvi risultati inaspettati. Potrebbe infatti aumentare la vostra credibilità e, diffondendo queste recensioni su tutte le piattaforme social, potrete spiccare tra i concorrenti.

I vantaggi di questa operazione sono evidenti dal punto di vista:

  • Di un utente
  • Della SEO
  • Della percentuale di click

Le recensioni quindi aiutano il vostro posizionamento, vi aiutano a guadagnare click e vi aiutano a guadagnare clienti.

#11 Supporto Live

Implementare la comunicazione diretta nella vostra attività è un modo molto semplice per modificare gradualmente il vostro sistema di supporto clienti ed iniziare a comunicare con i visitatori del vostro sito. La comunicazione diretta può rappresentare il primo passo nella costruzione di una relazione con i futuri clienti.

Sistemi come Olark ne semplificano l’integrazione e normalmente non richiedono altro che implementare alcuni script Java nel vostro sito web. Semplice. Facile. Migliora l’interazione con i visitatori del sito. Si integra perfettamente con i sistemi di gestione contenuti.

#12 Tecnicismi

Voi siete pronti per le feste di Natale…ma il vostro sito lo è? Avete una chiara idea di come risponderà al flusso aggiuntivo di visitatori? Il sito è veloce abbastanza per rispondere positivamente agli utenti via smartphone? Il sito si rallenta ricevendo un traffico intenso?

Ora, date un’occhiata al vostro sito e assicuratevi che, oltre ad essere facile da trovare, funzioni perfettamente, rapidamente e che sia in grado di gestire un traffico di visitatori più intenso del solito. Questo è vitale e tutti i vostri sforzi saranno inutili se l’host del vostro sito non si dimostrerà in grado di reggere la pressione.

Rivedete il vostro sito dal un punto di vista tecnico utilizzando strumenti come Google PageSpeed Insights e tenete conto di ogni suggerimento che questi strumenti vi forniranno. Raccomanderei anche di mettere alla prova il vostro host per assicurarvi che possa reggere il flusso di visitatori. Con la versione gratuita di Screaming Frog potrete fare una prova da sforzo molto semplice, bastano poche persone che navighino il sito.

Prevenire è meglio che curare e venire a conoscenza di potenziali punti deboli è vitale prima che diventino un problema.

I 12 Suggerimenti SEO di Natale

Di seguito sono riepilogati i suggerimenti di base per aiutarvi a massimizzare la visibilità digitale del vostro negozio ed attirare più clienti durante il periodo festivo:

  • Assicuratevi di avere un sito web mobile-friendly.
  • Configurate correttamente gli elementi chiave della SEO (contenuti, titoli di pagina, meta-descrizioni).
  • Sviluppate una strategia mirata a specifiche tipologie di clienti per essere sicuri di soddisfare la vostra utenza.
  • Siate attivi sui social e utilizzate i potenti strumenti di indirizzamento pubblicitario basati sulle demografiche.
  • Agganciate gli utenti locali più attivi via smartphone con annunci a pagamento.
  • Utilizzate annunci di rete per migliorare la vostra visibilità e perfezionare la vostra strategia di marketing mirata ai clienti abituali.
  • Se adatto alla vostra attività, fornite e promuovete un servizio di Clicca & Ritira.
  • Assicuratevi che il vostro indirizzo e le indicazioni per raggiungervi siano corrette, sia tra i risultati di ricerca che sui vostri canali social.
  • Orari di apertura festivi: aggiornate i vostri orari di apertura sia tra i risultati di ricerca che sui vostri canali social.
  • Assicuratevi di avere recensioni oneste, positive e visibili tra i risultati di ricerca e sui vostri canali social.
  • Migliorate il coinvolgimento dei vostri visitatori integrando nel vostro sito una piattaforma per la comunicazione diretta.
  • Assicuratevi che il vostro sito sia veloce e abbastanza stabile da sostenere l’incremento di traffico.

Un ultimo consiglio?

Occhio al NeuroMarketing!

Quanto scritto riassume i 12 (anzi 13!) miglioramenti importanti e relativamente semplici da mettere in pratica per assicurarvi di ottimizzare la SEO del vostro Business per questo Natale.

Implementate tutto questo e porterete a casa il panettone!

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Translator: Valerio Graziano

 

David Shrigley: il potere di uno scarabocchio

Vincenzo Calicchio No Comments



Da professionista del campo di Grafica ed Animazione spesso mi sono chiesta di quale entità può essere la reazione ad un semplice disegno scarabocchiato. E mi è capitato spesso, soprattutto nel sottoporre qualche bozzetto o qualche schizzo al giudizio altrui. Questo è ciò che sperimenta da anni, in modo del tutto personale, David Shrigley, artista inglese di Macclesfield, classe 1968, autore di disegni,  sculture, fotografie e corti d’animazione che vive e lavora a Glasgow, in Scozia.

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David Shrigley: “Odio pensare”

 

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David Shrigley: “Il computer va a fuoco…ma è ok”

L’importanza dei disegni nella comunicazione visuale

Di sicuro si dirà…

Ma i disegni sono solo per bambini!

Nulla di più errato! Sono un ottimo strumento di comunicazione visuale, un mezzo potente ed immediato se utilizzato in modo mirato. Ed una prova sono le vignette di Shrigley, umoristiche e provocatorie, imperdibili per chi ama il nonsense e il grottesco, ma anche per chi non è un professionista del settore. Egli stesso si è autodefinito un outsider nel mondo dell’arte. Le sue composizioni sono costituite da disegni essenziali, in bianco e nero, svincolati dai canoni realistici, spesso supportati da un testo scritto,che evidenziano gli aspetti  bizzarri, gli elementi inquietanti e i paradossi della vita quotidiana.

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Come le riflessioni di un bambino molto saggio che mostrano l’arguzia e l’umorismo grottesco di un osservatore esperto del mondo degli adulti, le sue illustrazioni sono dotate di parole, grafici, balloon, scarabocchi, linee irregolari e aforismi cupamente divertenti sul mondo.

Comunicazione Visuale: Comunicare in maniera più veloce e diretta possibile

Sin dai primi anni del 2000, Shrigley sposta la sua attenzione verso il cinema. Nel 2003 realizza con la squadra di regia Shynola il videoclip “Goodsong” per i Blur, vincitore del British Animation Awardcome migliore video musicale e di due DE&D Awards (uno per l’animazione e uno per la regia).

Il video ha i classici disegni in bianco e nero di Shrigley, che raccontano di uno strano omino volante che si innamora di uno scoiattolo, sulle note del suggestivo brano dei Blur. La narrazione combina l’umorismo ad un oscuro senso di tristezza, che a momenti indigna e confonde. Alcuni lo odiano, altri adorano l’audacia e la libertà di pensiero. Un video  da vedere, anche solo per scoprire la propria reazione di fronte a qualcosa che va completamente fuori dalle regole

Nel 2004 dirige il video animato di “Agnes Queen of Sorrow”,brano di Bonnie “Prince” Billy e nel 2005 un film d’animazione con il pluripremiato regista Chris Shepherd basato sul libro di Shrigley “Who I Am and What I Want”(Chi sono e Quello che Voglio).

Collaboratore settimanale di fumetti alla rivista The Guardian Weekend, nel 2006 pubblica il suo primo album,dal genere definito “spoken-word”(dall’inglese “parola parlata”), basato su prestazioni  poetiche con accompagnamento musicale che si concentrano sull’estetica di giochi di parole e di narrazione,dal titolo “Shrigley Forced to Speak With Others”, seguito da un doppio CD di artisti, tra cui David Byrne, Islands e Grizzly Bear.

Il 2015 vede la sua attiva collaborazione al progetto “Dismaland – Bemusement Park” un’installazione artistica temporanea organizzata da Bansky in Inghilterra, che mostra un “parco divertimenti anti-Disneyland”. Per il progetto realizza numerosi slogan sparsi per il parco, primo fra tutti: “Winning is strictly prohibited” (“Vincere è strettamente proibito”) e un’attrazione dal titolo Knock the Anvil” in cui bisogna colpire e abbattere un’incudine colpendola con una pallina da tennis.

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David Shrigley: “Vincere è strettamente proibito”

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Il lavoro di Shrigley è stato largamente esposto: mostre personali presso il Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco, Statens Museum for Kunst di Copenaghen, il Kelvingrove Art Gallery and Museum a Glasgow, e l’HammerMuseum di Los Angeles. Nel 2013 è nominato per il prestigioso Turner Prize per la sua personale “David Shrigley: Brain Activity” presso la Hayward Gallery di Londra.

“Questo scarabocchio lo saprei fare anch’io”

Quante volte l’abbiamo sentito dire (o lo abbiamo detto!) nell’osservare qualche opera riconosciuta ufficialmente come tale! Succede dai tempi di Picasso… Eppure un esempio della risonanza mediatica mondiale che può avere un disegno animato approssimativo, ma comunicativamente vincente l’abbiamo avuta a partire da “The Simpsons” a “South Park”, “Beavis and Butthead”, e così via.

In Italia purtroppo il disegno animato in certi ambiti è ancora relegato ad intrattenimento per ragazzi, figuriamoci l’operato di artisti come Shrigley. Forse siamo troppo impegnati a fare i fighi su Instagram o a tentare di fare arte e grafica con l’unico obiettivo della viralità! Ragion per cui ho ritenuto opportuno scriverne, visto che in giro nel web in italiano c’è davvero poco su quest’artista, dal cui lavoro si evince una forte esigenza comunicativa.

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SEO su WordPress: 9 domande e risposte

Vincenzo Calicchio No Comments



Di tutti i diversi sistemi di gestione di contenuti e di tutte le piattaforme di pubblicazione web, senza ombra di dubbio WordPress è la più conosciuta. Ragion per cui ho deciso di tradurre l’utilissimo articolo di Search Engine Land “10 WordPress SEO Questions That Took Me 10 Years To Answer!” in quanto non si tratta di una guida passo passo alla SEO su WordPress, ma risponderà ad alcune delle domande frequenti che mi vengono poste (o che leggo online) in materia di SEO per siti costruiti con questo CMS. Vi aiuterà a familiarizzare con la SEO su WordPress, sfaterà alcuni miti ed un po’ di cattiva informazione sull’ottimizzazione per i motori di ricerca in generale.

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Domande e risposte sulla SEO in WordPress

Blog, siti web aziendali e shop online (e non) utilizzano WordPress. I designer sono affascinati dalla sua versatilità e dall’ampia gamma di soluzioni che presenta. Gli utenti amano la sua semplicità ed efficacia. Sicuramente il fatto di essere Open Source ha dato a questo CMS una marcia in più.

È un sistema di blogging elementare che richiede poca o nessuna conoscenza di disegno web, scrittura o di altre specifiche tecniche. Quasi il 25% della top mondiale di 10 milioni di siti web — che include TIMEMashable ed altri portali che sono una pietra miliare del web marketing come Marketing Land e lo stesso Search Engine Land — sono costruiti con WordPress. Se volete conoscere altri siti famosi costruiti con wp vi rimando a questo articolo del blog!

Proprio a causa della sua semplicità di utilizzo, con WordPress può capitare di manomettere dei parametri fondamentali — oppure di sottovalutare/ignorare elementi importanti della SEO che possono influire negativamente sulla crescita, il successo e la redditività di un qualsiasi business.

Domanda #1: Ho sentito che WordPress è già Ottimizzato per i Motori di Ricerca. È vero?

No, non esiste nessun CMS ottimizzato per i motori di ricerca. Nonostante WordPress sia particolarmente adatto ai motori di ricerca, dovrai comunque lavorare alla SEO per ottenere i risultati migliori. Passare a WordPress e basta non farà arrivare magicamente il tuo sito in prima pagina di Google.

Il mito del “CMS ottimizzato per la SEO” continua a diffondersi solo perché i venditori di CMS ne hanno fatto un cavallo di battaglia per le loro strategie di mercato. Lo fanno presente agli incontri con i clienti. Lo sbandierano sui loro siti web. Gli danno risalto nei loro cataloghi. Ne parlano alle conferenze.

E funziona!

I proprietari e i direttori di business privi di conoscenze tecniche sulla SEO spesso non sanno cogliere la differenza tra “ottimizzato per i motori di ricerca” (search engine optimized) e “adatto ai motori di ricerca” (search engine friendly). Ho visto compagnie investire l’equivalente della somma degli stipendi annuali di un intero team di impiegati su un nuovo CMS, scelto tra molti altri solo perché ritenevano che avrebbe soddisfatto tutte le loro esigenze SEO.

Purtroppo, non funziona così. Tutto ciò che offre WordPress è un buon punto di partenza. Potrete costruire un sito senza spendere molto tempo o denaro ed inserirvi facilmente alcuni elementi SEO addizionali (se sapete come farlo).

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Domanda #2: Ho installato un plugin per SEO di Wordpress. Questo vuol dire che non ho più bisogno di un Consulente SEO, Giusto?

Umm… no.

La SEO non è una “cosa facile e rapida” e soprattutto non è un attività una tantum. Non è un pacchetto pronto all’uso. Non è un “metti e dismetti”. Non è così che funziona la SEO. Ogni attività di ottimizzazione è una procedura continua che dovrebbe far parte del tuo quotidiano impegno di marketing.

Non c’è un solo plugin di WordPress che possa gestire tutti gli aspetti della SEO, così come non esiste un martello speciale che possa costruire da se una nuova, fantastica casa! Configurare correttamente il tuo plugin SEO rappresenta un passo nella giusta direzione – ma è solo il primo passo! L’intera faccenda è molto più complessa e articolata.

Hai bisogno di uno specialista che lavori per te e che ne sappia di ricerca organica, che sappia in che modo la SEO può irrobustire il tuo lavoro di marketing e che possa impedirti di fare danni. Questa persona dovrebbe avere un rapporto di lunga collaborazione con te – sia come membro del tuo staff o come consulente/agenzia – perché tu possa essere sicuro di rendere al meglio.

Forse un paio di esempi di vita reale renderanno meglio l’idea.

  • Aggiornare WordPress, o un plugin, o installare un nuovo plugin o un nuovo tema, altererà il codice del tuo sito. Questi cambiamenti possono avere un impatto negativo sulla sua SEO, se non opportunamente gestiti, che ti costerà parecchio rank.
  • Aggiungere nuovi plugin può rallentare il tuo sito. La sua velocità di caricamento è un fattore di posizionamento importante nell’algoritmo di Google – e quella piccola, innocente modifica potrebbe influenzarlo negativamente.
  • Il marketing dei contenuti è un aspetto critico per ogni business online. Ottimizzare i tuoi contenuti per keyword specifiche, basate su analisi della SEO, può fare meraviglie nell’attrarre i potenziali clienti ideali, coinvolgerli, e trasformarli in acquirenti. Il solo WordPress non è in grado di fornire suggerimenti circa le parole chiave di tendenza in base alle quali dovresti strutturare il contenuto.
  • Eseguire controlli periodici della SEO può assicurare che il tuo sito sia sempre ottimizzato e in grado di stare al passo con i cambiamenti di settore (e di algoritmo). Avere un consulente SEO pronto a fornire suggerimenti e indicazioni può incrementare così tanto il traffico organico che, alla lunga,i suoi costi saranno ripagati diverse volte.

Domanda #3: Come faccio a scegliere i Plugin per SEO di WordPress più adatti al mio sito web?

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Ci sono due plugin per la SEO che si distinguono tra tutti: All In One SEO Pack e WordPress SEO by Yoast. Il primo è un po’ più noto, mentre il secondo è valutato un po’ meglio. (Personalmente, uso Yoast.)

Ricorda che potresti anche avere bisogno di plugin addizionali per gestire attività di supporto alla SEO, ad esempio, uno che ti consenta di implementare il codice di monitoraggio analitico nel tuo sito web.

Prima di decidere quali plugin utilizzare, ecco alcune importanti domande a cui rispondere:

  • Compatibilità: Il plugin è compatibile con le altre funzionalità e tecnologie del mio sito? Continuerà ad esserlo in futuro? Non fare assunti. Scoprilo.
  • Supporto: Ci sarà un supporto tecnico adeguato per il plugin da parte degli sviluppatori o della community? Verifica i forum di supporto, recensioni e feedback dagli utenti di vecchia data per fare le tue valutazioni.
  • Utilizzo/Popolarità: Quanto è popolare il plugin? Molti download indicano un diffuso utilizzo e una comunità di utenti esperti che può offrirti idee o aiutarti a risolvere i problemi.
  • Sviluppo Futuro: Il team o la compagnia di sviluppo del plugin ha una cronologia di aggiornamenti e di revisioni delle loro soluzioni? Acquistare temi e plugin da venditori rinomati e da provider d’Elite su marketplace come themeforest e codecanyon è più sicuro che provarne uno da un provider sconosciuto e senza riferimenti cronologici sul loro lavoro.

Domanda #4: I templates gratuiti di WordPress possono danneggiare la mia SEO?

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Beh… si e no.

Un grande beneficio di WordPress è la vasta gamma di temi gratuiti disponibili. Molti sono innocui e rappresentano un’ottima scelta per ogni sito web o blog. Altri, invece, possono danneggiare la tua SEO. Considera ciò che segue:

  • Contiene Link di Spam? Un tema WordPress che viene fornito come parte di una rete di link o di un’altra tattica SEO può danneggiare la tua visibilità naturale e i risultati ottenuti con la SEO. Se non ti è concesso di rimuovere i link, non usare quel tema o quel template.
  • Verrà Aggiornato e Supportato? Sono pochi i temi aggiornati contro le vulnerabilità della sicurezza o migliorati per implementare gli aggiornamenti futuri di WordPress. Questo può essere negativo per la tua SEO.
  • Cosa Ne Dicono gli Altri? Le recensioni degli utenti ed i loro feedback possono dirti se lo sviluppatore è fidato e se ha una buona reputazione.
  • Segue le Linee Guida di Google e le Migliori Pratiche SEO? Fai una rapida analisi della qualità del sito in demo e verifica se rispetta le linee guida di Google, se è mobile friendly, se carica velocemente ed è ben scritto. Questa ricerca può successivamente risparmiarti molta frustrazione.

Domanda #5: Cos’è meglio per la SEO — Installare WordPress Su un nuovo dominio, sottodominio o sottocartella?

Questa è una buona domanda se già hai il sito web di una compagnia e vorresti aggiungergli un blog. Dove installare WordPress? Diamo un’occhiata alle tue opzioni.

I nuovi domini sono generalmente utili per campagne brevi, come eventi di marketing o lanci di prodotti. Fare hosting del tuo blog in un nuovo dominio è un’opzione. Anche se potresti non acquisire la stessa SEO del sito principale della tua compagnia, un consulente SEO con esperienza può aiutarti a raggiungere efficientemente la tua utenza, lavorando con la tua agenzia di creativi e gli sviluppatori per fare tutto nel modo giusto e prevenire un fiasco nella ricerca organica.

Nell’aiutare i content marketer concentrati sui desideri della tua utenza, verificando se le idee creative possano funzionare e se, adattando le parole chiave del sito di conseguenza, le tue possibilità di successo possono massimizzarsi. Prima, però, chiediti se sei sicuro di volere un nuovo dominio.

In caso contrario, il tuo blog potrebbe essere ospitato da un sottodominio, tipo “blog.latuacompagnia.com”.

La mia stessa esperienza suggerisce che, per un blog, la cosa migliore per la SEO è installare WordPress in una sottocartella, tipo “latuacompagnia.com/blog”.

Domanda #6: aggiungere un post a molte categorie di WordPress gioverebbe alla mia SEO?

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Su WordPress, hai la possibilità di assegnare le tue pagine ed i tuoi post a più di una categoria. Ma come influenzerà la SEO? Non troppo negativamente – se stai attento.

Quando pubblichi lo stesso contenuto sotto diverse categorie come quelle che appaiono su più di un URL, tu duplichi il contenuto. Questo significa che dovresti evitarlo o quantomeno informare Google di quale versione della pagina sia l’originale che necessita di essere indicizzata. Puoi fare ciò utilizzando meta-direttive e “rel=canonical”.

Se il tuo contenuto sarà solo su un URL, con tutta probabilità non avrai mai problematiche di contenuti duplicati (anche se altre pagine del tuo sito ne contengono un estratto). Assicurati di verificare con il tuo consulente SEO come il tema da te scelto gestisce le categorie.

Domanda #7: il mio tema di WordPress nuovo fiammante utilizza HTML5 e presenta diversi casi di Tag H1 per pagina. Ciò è negativo per la SEO?

Nonostante l’utilizzo di diversi tag H1 non sia sbagliato dal punto di vista della scrittura e del design, non è l’ideale per la SEO. HTML5 ha aperto le porte a questa pratica, ma quando le persone utilizzano tag H1 multipli su di una pagina, questa può risultare come fosse spam e danneggiare il posizionamento nella ricerca organica.

Ti consiglio di utilizzare l’H1 solo per il primo titolo, che è spesso il più importante della pagina. Ricorda il vecchio adagio: se tutto è importante, allora niente è davvero importante!

Domanda #8: come posso migliorare la mia SEO su WordPress con i widget?

I widget di WordPress facilitano la pubblicazione dei contenuti in blocco su diverse pagine, come barre laterali e inferiori. Questo potrebbe non essere pericoloso o dannoso per la SEO, ma raramente offre dei vantaggi.

Uno dei modi più astuti di utilizzare i widget di WordPress è quello di offrire contenuti correlati al tema della pagina. Questo aggiunge valore, è user-friendly e migliora l’esperienza di navigazione. Puoi utilizzare widget per

  • Aggiungere un livello social che promuova un collegamento col plugin di un’applicazione di una community BuddyPress.
  • Aggiungere un plugin media in modo che l’utente possa caricare immagini e video.
  • Dare visibilità ai nuovi membri del forum, i loro post e le loro foto.
  • Creare nuovi contenuti in forum e gruppi facili da scoprire.

Una strategia come questa funzionerà altrettanto bene per ogni sito, che sia uno per l’addestramento di cani, uno di viaggi o di automobili. I widget di WordPress lasciano che sia tu a scegliere il target e la nicchia di utenza all’interno della tua nicchia, coinvolgendoli nei contenuti per i quali hanno espresso interesse. Saranno come un’iniezione di vitamine per il tuo business!

  • Deliziando i visitatori, avrai una più alta probabilità di ottenere link in ingresso, “like” di Facebook o +1 di Google.
  • In più, renderai i contenuti nuovi nei forum e nei gruppi più facili da scoprire, sia con i motori di ricerca che tramite i visitatori sulla home del tuo sito.

La lezione chiave di SEO, qui, non è aggiungere molte cose nuove o una più vasta gamma di contenuti, funzioni e offerte, ma invece è di restare coerenti al tema principale dell’argomento trattato su quell’URL. Di meno è non di più. Rimuovi tutto ciò che non ti avvicina agli obiettivi del tuo business.

Una cosa importante: Fai attenzione ai link diffusi che non sono rilevanti al 100%. Rimani concentrato sull’argomento. Se un link non è importante in quel contesto, rimuovilo.

Domanda #9: non utilizzare la lingua degli utenti può danneggiare la mia SEO?

Sebbene tu possa usare WordPress in un’altra lingua, dovresti sempre impostarlo per comunicare nella lingua dei tuoi visitatori. Ciò fornisce una migliore, più ricca e coinvolgente esperienza di navigazione, tutte cose che miglioreranno la tua SEO.

La comunità di WordPress ha già tradotto lo strumento in molte lingue. Puoi configurare la tua installazione attraverso il pannello dell’amministratore – anche senza nessuna abilità di scrittura o tecnica.

Poiché mescolare lingue diverse sul tuo sito web non assicura una bella esperienza all’utente, accertati di tradurre anche tutti i plugin di WordPress nel linguaggio scelto. Prima di acquistarlo, controlla se un plugin è configurato per la traduzione, in modo che tu possa tradurlo. Fai lo stesso per ogni tema WordPress che installi. Questo diventa particolarmente importante se pianifichi di espandere il tuo business in nuovi mercati, paesi e regioni.

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Consigli sulla SEO per WordPress

Conclusioni

Spero che abbiate gradito questi suggerimenti pratici per la SEO di WordPress. Ho provato a concentrarmi sulle domande più comuni in base alla mia esperienza. Ho già avuto modo di scrivere a proposito delle domande sulla SEO più frequenti ma ho ritenuto importante scrivere questo articolo in modo da entrare più nel particolare.

Potreste avere altri suggerimenti importanti da condividere o domande da fare. Unitevi pure alla discussione postando sotto commenti o dubbi.

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Translator: Valerio Graziano

 

essena oneill instagram

Essena O’Neill: la “Conversione” della Star di Instagram

Vincenzo Calicchio No Comments



Come probabilmente avrete già capito se seguite questo blog, Instagram non mi è per niente simpatico! Dopo aver scritto della fotografa Thailandese che ne mette in mostra il lato oscuro oggi, prendendo spunto da un articolo di Yorokobu, vi parlo di Essena O’Neill… la creatura made in Instagram ora “redenta”.

Tutto ciò che appare in Instagram è falso! Ogni commento, ogni “cuoricino” è falso. Tutti i sorrisi sono forzati, le pose sexy sono studiate ed il look tra il casual ed il vintage dei “Selfisti” è frutto di ore ed ore di prove ed allenamento. A dirlo non solo solo Io, ma anche Essena O’Neill, ex stella di Instagram che da qualche settimana si è trasformata nel primo nemico della falsità di questo Social Network.

Il 27 Ottobre scorso 2015, la O’Neill ha ribattezzato il suo profilo Instagram in Social Media is not real life, ha cancellato 2000 foto “che non avevano altro proposito che la promozione” ed ha modificato il resto offrendo una descrizione più realista del tutto. Aveva mezzo milione di seguaci ed ora profilo risulta non più esistente.

La “Redenzione” di Essena o’Neill

essena oneill

La “Conversione” di Essena O’Neill

In una delle foto della conversione la O’Neill appare in una doppia foto con un vestito bianco, in una mostra un sorriso privo di ogni preoccupazione e nell’altra si aggiusta i capelli mentre è sul bordo di un laghetto. “Non ho pagato per questo vestito, mi faccio un numero interminabile di foto tentando di essere sexy per Instagram. Questo processo mi fa sentire incredibilmente sola”.

modella instagram

La “Conversione” della modella di Instagram

In quest’altra foto la modella riposa in una spiaggia paradisiaca guardando distrattamente il telo da mare e scrive “Non avrei mangiato quel giorno. Avrei urlato contro mia sorella minore affinché continuasse a farmi foto fino a farmene una di cui sentirmi orgogliosa”.

La modella redenta, oramai sulla via di Damasco, descrive tutte le sue foto con messaggi degni del miglior Osho e di auto-realizzazione. Poemi che parlano della società dei consumi e dei social network. Come contro-risposta ad ogni nuovo post si sono accumulati decine di migliaia di like e commenti.

essena instagram

Essena assicura però che non vuole rientrare nel vortice di Instagram, e per provarlo non trova altro modo di pubblicare altre foto mezza nuda e commenti strappa like. Non gli interessa sapere cosa pensano gli altri delle sue foto quindi non va a leggere i commenti (dice). Poi ha cominciato a lasciare alla fine di ogni messaggio un link a questo sito: letsbegamechangers.com

“Ero circondata da tanta ricchezza, fama, potere, eppure mi sentivo tanto miserabile…sono una ragazza che aveva tutto e voglio dirti una cosa” assicura guardando la camera con gli occhi lacrimosi “Avere tutto nei social media non significa nulla nella vita reale”

Lasciare i Social Network? Nulla di nuovo

Abbandonare i social network nel proprio punto di massima fama non è nulla di nuovo. Ci sono già tantissimi casi ed articoli che parlano di questa tendenza, seppur minimale, come ad esempio questo del Newyorker: Leaving Facebookinstan di Steve Coll.

In articoli come questo si parla di una tendenza globale (l’articolo è del 2012) di abbandono dei social network. Oggi, a tre anni di distanza, possiamo affermare che si sbagliavano. Anzi, si sbagliavano alla grande!

Il motivo di ciò è leggibile in una particolarità specifica delle reti sociali. Quando disinstalli un app, quando smetti di leggere un libro o abbandoni una serie tv, semplicemente lo fai. Non ti piace e li lasci. Semplice no? Quando abbandoni un social non è così. Dovrai spiegare a tutto il mondo il tuo comportamento, le tue sensazioni e difenderti di fronte a chi non vuole capire.

La O’Neill ha quindi creato un blog per spiegare perché ha cambiato il suo modo di percepire Instagram, ed ha postato alcuni video per spiegarlo faccia a faccia. Le sue argomentazioni sono le stesse di quelli che volevano lasciare Facebook anni fa.

“Godere della vita reale”. “Uscire fuori e parlare con le persone”. “I social network sono falsi”. Affermazioni come queste vengono poste come dei dogmi, come se essere disconnessi garantisse una vita piena e soddisfacente. Ovviamente i suoi video ed i suoi post sono diventati virali.

Essena O’Neill ha lasciato Instagram. Al momento della chiusura dell’account aveva 800 mila seguaci e nella descrizione invitava a seguire il suo nuovo sito dove non ci sono solo immagini o video ma anche testi “Affinché la gente comprenda che siamo qualcosa di più di semplici immagini”.

Conclusioni

Personalmente non credo nella redenzione di Essena, non penso che all’improvviso abbia visto la luce ed abbia cominciato a seguirla. “Voglio creare magliette per questo movimento” dice alla fine di uno dei suoi video, e poi “Ho bisogno di soldi per vivere e mangiare. Se i miei video ti hanno fatto pensare offrimi quello che pensi valgano”.

A mio parere siamo avanti ad un caso di Rebranding, sicuramente uno dei più riusciti di tutto il web. E’ altrettanto probabile che la modella australiana abbia fiutato che Instagram alla fine non porta così tanti guadagni e che le centinaia di migliaia di follower non facevano altro che appagare la sua vanità. Meglio gestire un blog, magari con eCommerce compreso ed utenti ultrafidelizzati (che vedono in te un ideale), magari con tantissime visite in meno ma magari anche con un tasso di conversione più alto.

Un po di domande per te

Ora ti faccio tre domande, solo tre a cui sarei ben felice di conoscere le tue risposte:

  1. Cosa pensi di Instagram?
  2. Lo ritieni effettivamente utile per il Business?
  3. Pensi abbia fatto bene Essena a compiere questo gesto?

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Come fidelizzare i clienti del tuo eCommerce

Vincenzo Calicchio No Comments



Probabilmente non ci avrai mai pensato ma è molto più facile avere un acquisto da chi già è stato tuo cliente che da chi non lo è e probabilmente ti conosce per la prima volta. Fidelizzare i clienti è un passo fondamentale per ogni business (sia online che offline!). Ovviamente la crescita del numero dei compratori è un aspetto importantissimo dei risultati di un qualsiasi eCommerce, ma molti shop online focalizzano totalmente la loro strategia sul conquistarne sempre di nuovi, dimenticandosi di quelli vecchi come se non avessero più nulla da spendere o come se non fossero all’improvviso più interessati ai loro prodotti o servizi. Nulla di più sbagliato!

Ragion per cui ho deciso di tradurre un articolo di Llorenç Palomas a proposito di come fare per fidelizzare i clienti di uno shop online. Vedremo quindi in questo post come mantenere vive ed aumentare le vendite dai tuoi vecchi clienti.

Perché fidelizzare i clienti?

Attualmente “catturare” un compratore, in funzione del settore e della fonte di traffico, può tranquillamente arrivare a costare una sessantina di Euro. Con questi dati, è chiaro, a meno che non si vendano prodotti di lusso (o con un alto margine di guadagno) si ha bisogno di un alto livello di vendite per avere un reddito sufficiente.

Negli ultimi anni i costi della pubblicità online sono aumentati di molto (soprattutto in riferimento al SEM) ed ovviamente ciò è causa di una concorrenza crescente e del continuo processo di digitalizzazione delle imprese. L’ascesa di colossi come Amazon o Zalando ha fatto il resto, così che le pmi hanno ancora più difficoltà ad avere visibilità.

Un esempio

Tempo fa mi occupai del progetto web “Selligo” una piattaforma online dove creare eCommerce in pochi minuti con la particolarità che è possibile vendere solo una tipologia di prodotti. Il mercato di riferimento era la Spagna ed il Sud America e quindi la parola chiave principale era (ovvio) “crear tienda online” (creare negozio online).

Questa keyword Oggi ha un offerta consigliata di 10,69 Euro mentre sette anni fa, secondo l’articolo di Llorenç Palomas era di 0,80 centesimi di Euro!

crear-tienda-online

Google Keyword Planner “Crear tienda online”

A conti fatti il costo d’acquisizione clienti per questa parola chiave si è moltiplicato di 13 volte!!

Diamo un po di numeri

 

Quanto ti può costare vendere ai tuoi vecchi clienti?

In termini di tempo è possibile che questo risultato arrivi in pochi minuti con una buona azione di mail marketing. Non utilizzi l’e-mail marketing? Beh dovresti farlo! E’ uno dei metodi di fidelizzazione più concreti ed efficaci, ragion per cui più avanti farò un approfondimento.

Quanto ti può costare guadagnare da nuovi clienti?

Tanto, e lo sai in quanto e l’obiettivo di ogni tipo di strategia di marketing. I risultati sono sempre incerti anche se metti in pratica una strategia di marketing virale.

Dunque l’obiettivo è chiaro:

Far si che la nostra base clienti faccia acquisti ricorrenti e che si riduca il periodo tra una compra e l’altra

Se riuscissimo a far si che un cliente compri almeno una volta in più l’anno, tale valore, moltiplicato per tutti i clienti può davvero fare la differenza!

Ma attenzione al modello di Business

Naturalmente non è la stessa cosa vendere una macchina industriale del valore di milioni di Euro oppure un paio di scarpe, un orologio o una forma di parmigiano, quindi le azioni che si vanno a mettere in pratica dovranno essere più o meno intensive a seconda della categoria di business.

Qualora non fosse ancora chiara l’importanza della fidelizzazione…

Perché investire tempo e denaro nella fidelizzazione dei clienti?

  • Avere una conversione da chi già è stato tuo cliente ha un costo d’acquisizione inferiore rispetto ad acquisire nuovi clienti
  • L’acquisizione di nuovi clienti costa tanto ed ha dei rischi maggiori
  • Un cliente ben fidelizzato compra di più e per più tempo
  • Il cliente diventa qualcosa di più di semplice cliente ma si trasforma in mezzo di marketing (sarà lui a farli pubblicità con il passaparola)
  • Consente risultati immediati

5 modi per fidelizzare i Clienti

Bene, già ho parlato fin troppo. Già mi è capitato in passato di scrivere a proposito di come aumentare le vendite in questo articolo sul NeuroMarketing ma ora andiamo a vedere quali sono i cinque migliori modi migliori per avere vendite ricorrenti.

1- Programma Fedeltà

Si tratta dei classici programmi a punti, quelli tipici dei supermercati ma questa volta applicati ai progetti online. Ovviamente i punti dovranno essere regalati ad compiere di determinate azioni, ad esempio:

  • Regalare X punti ogni X Euro di spesa (Si lo so è proprio roba da Carrefour, ma se i supermercati usato questa tecnica un motivo ci sarà!)
  • Regalare punti nel momento dell‘iscrizione al sito
  • Per l’iscrizione alla newsletter
  • Per ogni commento o condivisione lasciato nel sito
  • Per ogni commento o condivisione sui Social
  • Per ogni “Amico” portato nel radar del tuo progetto online.

Ovviamente un programma di questo tipo è parecchio complesso da impostare, non solo dal lato struttura web ma anche per quanto riguarda il regolamento, infatti vanno organizzate regole di spesa, scadenze dei punti ecc…

Cosa te ne pare? In pratica

  • Per ogni acquisto si danno dei punti
  • Per fare commenti nelle schede prodotto e negli articoli (questo è uno dei fattori di maggior valore per Google nel posizionamento dei siti e degli eCommerce in particolare)
  • Per registrarsi al sito

Un elemento è fondamentale: i punti devono avere una scadenza!

Se sei riuscito a calcolare una media di tempo di acquisto dei tuoi clienti, ti converrà ovviamente inserire una scadenza inferiore. Ovvero se il cliente medio compra ogni 7 mesi, farai in modo che i punti scadano ogni 6 mesi. Importante sarà il notificare ai tuoi clienti qualche settimana prima la prossima scadenza dei suoi punti.

2- Email Marketing

Contrariamente a quanto dicono in tanti, è un elemento imprescindibile per la fidelizzazione dei clienti! Lavora con piattaforme professionali (su tutte MailChimp) ovviamente seguendo un piano di lavoro e segmentando gli utenti. Non hai mai usato MailChimp? questo video ti chiarirà molte cose…

Per quanto riguarda la strategia poi aggiungo:

  • Targettizza con mail contenenti offerte molto attraenti i clienti registrati ma che non hanno ancora effettuato acquisti
  • Fai lo stesso con gli iscritti alla newsletter (quindi coloro non registrati e non ancora clienti)
  • Invia mail agli utenti che già hanno fatto acquisti, trattando in maniera speciale i clienti “migliori”
  • Invia sempre mail personalizzate! Laddove possibile chiama sempre per nome il destinatario
  • Fai sempre gli auguri e manda offerte personalizzate durante gli eventi più importanti (Natale, Pasqua, arrivo Estate ecc…)

Ovviamente ti starai chiedendo…

Chi mi da le mail per la newsletter? 

Assolutamente evita di comprare pacchetti di mail. Sarebbe una spese inutile in quanto non sono utenti targettizzati ed in ogni caso non hanno richiesto quella mail! Tra le cose che potresti far in tal senso c’è:

  • Inserire alla fine di ogni articolo un form di iscrizione (ti consiglio il Plugin Contact Form 7 è quello usato in questo sito)
  • Attivare un Popup da dove si ci può iscrivere alla neswletter (prova Popup Maker) ma fondamentale sarà non essere insistente con i tuoi utenti e non farlo apparire non all’apertura del sito. In questo sito ti si è aperto dopo 50 secondi! Ricorda una buona User Experience si riflette inesorabilmente su tutto il business.
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Popup per l’iscrizione alla Newsletter di Mia Nonna non lo capisce

Ultimo consiglio per una campagna di email marketing, direi forse il consiglio vitale è quello di adattare la mail ai dispositivi mobile giacché la maggioranza delle mail viene aperta da Smartphone.

3- Blog

Avere e gestire correttamente un blog è un punto fondamentale di ogni strategia di Inbound Marketing e ti apporterà dei vantaggi infiniti… su tutti un miglior e più costante rapporto con utenti e clienti.

Se riuscissimo a pubblicare contenuti di effettivo interesse per il nostro pubblico obiettivo ciò avrà ripercussioni su tutto il nostro business. Nella strategia di contenuti di un blog la cosa fondamentale è creare valore… e con ciò colgo l’occasione per attaccare tutti quegli “sturtappari” da strapazzo che utilizzano il loro blog (qualora lo utilizzino!) per raccontare le loro esperienze di vita nonché quelle da imprenditori.

Bene ragazzi. Probabilmente non ve l’avrà detto mai nessuno, ma queste storie non interessano a nessuno! Vi renderebbe molto di più creare contenuti utili ai vostri utenti.

A proposito di Content Strategy vi condivido il video di questo utilizzimo Webinar su SEMrush tenuto da Francesco Margherita.

4 – Servizi Premium

Ciò che potremmo fare è offrire condizioni speciali a gli utenti che si registrano e comprano, oppure a coloro che comprano più di X prodotti in un determinato periodo.

I servizi di fidelizzazione premium solitamente fanno riferimento a:

  • Accesso a prodotti o vantaggi speciali
  • Offerte speciali solo per utenti registrati
  • Contenuti esclusivi (un eBook, una guida ecc…)
  • Sconti di ogni genere ( X% di sconto se si compra in un prefissato periodo di tempo, invio gratis ecc…)

5 – Sistema di sottoscrizione 

Se vendiamo un prodotto di consumo ricorrente o con un breve periodo di vita utile, ciò che potremmo fare è costruire un sistema per favorire chi sottoscrive i nostri prodotti, dunque una sorta di abbonamento.

Pagando una quantità fissa mensile o annuale, manderemo ai nostri clienti il prodotto in questione o una selezione di prodotti ogni X periodo di tempo (per esempio ogni mese, ogni tre mesi ecc…)

Normalmente si offre uno sconto sul totale in cambio di garantire un consumo continuo. In questo modo finiremmo col ridurre e controllare la possibile stagionalità (e quindi instabilità) degli ordini e degli acquisti.

Qui sotto trovate un esempio di vinissimus.it che invita ad entrare nel Club esclusivo a fronte di benefici di vario genere.

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Offerta Premium Vinissimus.it

 

Ora tocca a te

Hai alcune idee per fidelizzare i clienti? Quali usi? Dicci la tua ed inserirò il tuo suggerimento nell’articolo!

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Gli 8 migliori tool e Plugin WordPress SEO che devi assolutamente conoscere

Vincenzo Calicchio No Comments



I motori di ricerca rappresentano la principale fonte di traffico di molti siti web. Ecco perché i nostri utenti ci chiedono spesso suggerimenti per il posizionamento ed informazioni su strumenti free che possano migliorare i loro  risultati. In questo articolo, condividerò gli 8 migliori tool e plugin wordpress SEO con i quali ottimizzare il tuo vostro web.

Ma badate bene. Forse starò esagerando nel paragone ma occuparsi di SEO è un po come fare l’amore. Non è importante utilizzare lo strumento migliore o saperlo usare al meglio, la cosa più importante è capire chi c’è dall’altra parte: l’utente. Per la stesura di questo post ho preso spunto da questo articolo di wpbeginner.com “9 Best WordPress SEO Plugins and Tools That You Should Use che ho tradotto ed approfondito.

1. WordPress SEO by Yoast

yoast-seo

SEO WordPress by Yoast

È uno dei plugin WordPress più scaricati di tutti i tempi. WordPress SEO by Yoast è una soluzione completa per  tutte le vostre esigenze di SEO on-site. Consente di aggiungere un title e meta description ad ogni post e ad ogni pagina del vostro sito.

La lista delle caratteristiche di WordPress SEO by Yoast è molto lunga. Ovviamente lo usiamo anche in questo blog ed anche questo articolo anche è sottoposto al semaforo del plugin. Ma attenzione! Anche se Yoast su di un vostro contenuto vi da semaforo verde non vuol dire che sarà effettivamente efficace e posizionato. A proposito di ciò condivido una divertente immagine sull’argomento creata da Studio Samo.

guida yoast wordpress

Ovviamente prima di cominciare a studiare ed utilizzare Yoast vi invito a leggere questa nostra guida all’ottimizzazione di base di un sito WordPress.

2. SEMrush

guida-semrush

E’ uno strumento utilizzato dai più esperti per estrapolare dati analitici e informazioni chiave dai loro competitor, con lo scopo di migliorare il proprio posizionamento sui motori di ricerca.

SEMrush può esserti utile per:

  • Capire con quali parole chiave naturali classificarti
  • Capire da dove ottenere backlink
  • Avere intuizioni studiando la strategia dei competitor
  • Tanto altro.

Ahinoi non è un tool free ma nonostante ciò viene utilizzato da migliaia di professionisti SEO in tutto il mondo. È in grado di fornire una ricca quantità di dati. Per un approfondimento a proposito di questo strumento, considerato da tantissimi il miglior tool SEO al mondo, vi rimando a questo prezioso articolo del Blog TagliaErbe:

3. Google Keyword Planner

guida-google-keyword-planner

Nessuno sul pianeta sa meglio di Google cosa ricerchino le persone.

Sapevate che potete ottenere idee e dati per le vostre parole chiave dallo stesso Google utilizzando lo strumento Google Keyword Planner?

Questo strumento gratuito è liberamente offerto agli inserzionisti di Google e tutti possono utilizzarlo. La sua funzione principale è di sottoporre agli inserzioni dati ed idee sulle keyword su cui puntare per l’avvio di campagne AdWords. Aiuta anche a scegliere le parole chiave mostrando una stima di:

  • Volume di ricerca
  • Numero di risultati
  • Livello di difficoltà

Come content marketerblogger, puoi utilizzare queste informazioni per trovare parole chiave di long, medium e short tail, parole affini o sinonimi di quelle che già usi, keyword con meno o con più concorrenza ecc… Tutti questi dati sono oro colato per la tua strategia SEO ed il tuo progetto web.

Per approfondire l’utilizzo del Google Keyword Planner rimando a questo articolo di sos-wordpress:

4. KeywordTool.io

keyword-tool

Keyword Tool è uno dei migliori strumenti gratuiti disponibili al momento per la ricerca di parole chiave. Consente di generare suggerimenti semplicemente digitando la parola di nostro interesse. Tali suggerimenti vengono raccolti direttamente dalla funzione di auto completamento di Google.

Questi risultati sono informazioni davvero preziose. L’autocompletamento di Google suggerisce parole chiave basate sulla loro frequenza di utilizzo. Questo significa che i primi risultati mostrati sono i termini più utilizzati su Google per risalire a quella specifica keyword.

Keyword Tool è incredibilmente veloce e, soprattutto, totalmente gratuito e fruibile. Potete utilizzarlo per ottimizzare i contenuti del vostro sito WordPress. Permette anche di ottenere suggerimenti per YouTube, Bing e App Store.

5. PageSpeed Insight

google-pagespeed

Anche questo è uno strumento messo a disposizione stesso da Google. Tra gli oltre 200 fattori di posizionamento che considera il motore di ricerca c’è la velocità di caricamento del sito.

Un sito lento è un sito non utile anche se al suo interno ci sono i migliori contenuti del mondo. Questo tool permette di verificare la pagespeed del proprio sito, comprovare se c’è da modificare qualcosa o se il sito è già ottimizzato in questo senso, e nel caso qualcosa non vada è Google stesso a suggerirti cosa fare e dove agire.

6. Moz ToolBar

moz-toolbar

E’ una estensione disponibile per Google Chrome e Firefox che ti permette di studiare alcune componenti di qualunque sito web con un semplice click. Tra gli elementi analizzabili ci sono:

7. Test di compatibilità con i dispositivi Mobile

Google-test-mobile

Era Aprile del 2015 quando Google introdusse il cosiddetto Mobilegeddon… tutti i siti web che non erano ottimizzati anche per la visita da smartphone e tablet sarebbero stati penalizzati nelle ricerche. Da quel momento in poi questo tool è diventato fondamentale! 

Basta inserire la URL e sarò stesso Google a dirti se il tuo sito è mobile friendly o meno. Non lo è? Allora è il caso di darsi da fare! Anche perché il mobile non è solo il futuro degli eCommerce e di ogni progetto web, ma è anche il presente! Qui condivido due articoli di questo blog che potrebbero chiarirvi le idee in tal senso:

8. Rel NoFollow Checkbox

rel-no-follow-checkbox

Quando linkate ad un sito esterno, tramite quel link fornite un po’ della vostra Domain Authority. Se volete evitarlo, potete aggiungergli la caratteristica nofollow.

Infatti, potreste anche creare solo link esterni nofollow in WordPress. Anche se potrebbe non essere una buona idea. Talvolta potreste voler fornire la caratteristica dofollow a dei link diretti verso siti davvero utili.

Rel NoFollow Checkbox è un plugin semplice di WordPress che aggiunge una casella al popup d’inserimento link nell’editor dei post di WordPress. Questo popup sarà già fornito di una casella che vi consentirà di aprire link in una nuova scheda. Tutte le volte che aggiungerete un link esterno potrete facilmente renderlo nofollow spuntando la checkbox.

Ovviamente tale strumento è utile solo nel caso in cui non masticate proprio nulla di html, infatti potete rendere no follow qualsiasi link dalla sezione “testo” dell’editor di ogni WordPress.

Conclusioni

Questa è solo l’inizio della lista di tool e plugin wordpress SEO online che dovresti assolutamente usare! Nel tempo ne aggiungerò ancora ed inoltre man mano che andrò avanti nel lavoro, ne conoscerò altri e sicuramente ne usciranno di nuovi. Questo articolo sarà mantenuto vivo ed aggiornato con tutte le news del settore.

Ora tocca a te! Conoscevi già i tool in questo articolo? o ne usi altri? se si quali? sarei ben felice di saperne di più per condividere idee e soprattutto esperienze. 

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Translator: Valerio Graziano

 

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