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come attivare gli sconti automatici di Google merchant su Shopify

Come attivare gli sconti automatici di Google merchant su Shopify?

Vincenzo Calicchio No Comments

Nel panorama iper-competitivo del commercio elettronico moderno, l’ottimizzazione dei prezzi in tempo reale non è più un lusso riservato ai giganti della grande distribuzione, ma una necessità vitale per qualunque e-commerce che desideri scalare le proprie vendite. A tale scopo abbiamo scritto questa guida su come attivare gli sconti automatici di Google merchant su un sito Shopify.

Tra gli strumenti più avanzati e performanti rilasciati da Google per supportare i merchant spicca indubbiamente il programma degli Sconti Automatici (Automated Discounts) di Google Merchant Center. Questa funzionalità, basata interamente su sofisticati modelli di intelligenza artificiale, promette di rivoluzionare l’efficacia delle campagne pubblicitarie Google Shopping, ottimizzando dinamicamente i margini e incrementando i volumi di conversione.

In questa guida strategica firmata Mia Nonna non lo Capisce, ti spiegheremo passo dopo passo cos’è questo programma, come funziona sotto la scocca e, soprattutto, come implementarlo e attivarlo in modo impeccabile sul tuo negozio Shopify senza rischiare errori di tracciamento o penalizzazioni.

Se non sai ancora come implementare le conversioni di tracciamento Google AdS per uno store Shopify, questa è la guida per te.

1. Cosa sono e come funzionano gli Sconti Automatici di Google?

A differenza delle promozioni tradizionali o dei codici sconto statici che i commercianti applicano universalmente a tutto il catalogo, gli Sconti Automatici di Google Merchant Center sfruttano il machine learning per determinare il prezzo ideale per un determinato prodotto in un preciso istante temporale.

Il sistema analizza costantemente una mole sterminata di segnali di mercato e dati storici, tra cui:

  • la domanda complessiva del mercato per quel prodotto specifico;
  • l’elasticità del prezzo all’interno della tua nicchia merceologica;
  • i prezzi praticati in tempo reale dai tuoi concorrenti diretti sulla SERP di Google;
  • le tendenze stagionali e i micro-trend giornalieri o orari;
  • i costi di spedizione stimati e i tempi previsti per la consegna;
  • la disponibilità a spendere in quel singolo momento del singolo utente

Incrociando queste variabili, l’intelligenza artificiale di Google stabilisce se una leggera riduzione di prezzo applicata sull’annuncio di Google Shopping possa agire da catalizzatore, convincendo un utente indeciso a cliccare e ad acquistare. Se il sistema rileva che lo sconto è in grado di generare una conversione altrimenti improbabile – compensando ampiamente la riduzione del margine – calcola il prezzo ottimizzato e lo mostra direttamente nei risultati di ricerca sotto forma di prezzo barrato con l’evidente etichetta “IN OFFERTA”.

La prima novità, tuttavia, risiede nell’integrazione con la piattaforma d’atterraggio. Quando l’utente fa clic sull’annuncio e atterra sul tuo store Shopify, il sistema trasmette in modo sicuro e istantaneo il prezzo scontato alla pagina di destinazione del prodotto. Questo garantisce una coerenza assoluta tra l’annuncio e il sito web, elemento essenziale sia per massimizzare la fiducia dell’utente sia per soddisfare le rigide policy di Google relative al price mismatch (la discrepanza di prezzo), che storicamente rappresentano una delle cause primarie di sospensione degli account Merchant Center.

Ma la vera rivoluzione consiste nel fatto che il prezzo scontato che vede il singolo utente non coincide con quello visto da altri ed, in media, gli utenti non “catturati” dal programma continueranno a vedere sul sito il prezzo “reale”

Nota Bene: Il suggerimento o la variazione dinamica del prezzo applicata da Google agisce esclusivamente a livello di canale pubblicitario e carrello di atterraggio. Non modifica permanentemente i prezzi all’interno del database del tuo store, preservando l’integrità dei tuoi listini standard per gli utenti che provengono da canali organici o diretti.

2. I vantaggi strategici per il tuo e-commerce

Perché dovresti investire tempo nell’attivazione di questa funzionalità sul tuo store Shopify? I vantaggi competitivi sono molteplici:

  1. massimizzazione del profitto lordo reale: gli Sconti Automatici non erodono indistintamente la tua marginalità. L’AI interviene esclusivamente quando prevede che la riduzione del prezzo sia la chiave per sbloccare una vendita competitiva nell’asta pubblicitaria, mantenendo il prezzo pieno laddove l’utente è già propenso all’acquisto.
  2. incremento del CTR e del tasso di conversione: gli annunci Shopping che presentano il prezzo originario barrato e l’indicazione dello sconto ottengono un impatto visivo nettamente superiore rispetto alla concorrenza lineare. L’utente percepisce un’opportunità immediata di risparmio, con incrementi medi del ROI sulle campagne Shopping ampiamente documentati da Google.
  3. automazione totale e risparmio di tempo: monitorare manualmente i prezzi dei competitor e aggiornare i listini di Shopify di conseguenza è un’attività onerosa che richiede ore di lavoro quotidiane o costosi software di terze parti. Gli Sconti Automatici agiscono in background 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

3. Requisiti di idoneità ed elementi preparatori

Prima di avviare le procedure di configurazione, è cruciale accertarsi che il tuo e-commerce Shopify rispetti i requisiti tecnici obbligatori stabiliti da Google. La mancanza di uno solo di questi elementi impedirà l’attivazione:

  • tracciamento delle conversioni con dati del carrello attivo: questo è il pilastro fondamentale. Google Ads non deve limitarsi a ricevere il valore economico totale della transazione, ma deve raccogliere i dettagli analitici dei singoli prodotti acquistati (ID prodotto, quantità, prezzo unitario) e la composizione esatta del carrello. Questa mole di dati consente all’algoritmo di misurare con esattezza l’impatto degli sconti sul margine reale del merchant.
  • app Google & YouTube installata su Shopify: l’attivazione richiede l’utilizzo dell’applicazione ufficiale sviluppata in collaborazione tra Shopify e Google, in quanto gestisce nativamente i canali di comunicazione e le API necessarie per il passaggio dinamico dei parametri di prezzo.
  • alimentazione corretta degli attributi di costo: Google deve conoscere i tuoi margini per evitare di vendere i tuoi prodotti in perdita. È pertanto obbligatorio fornire i dati relativi al costo dei beni e stabilire un prezzo minimo invalicabile.
  • fissazione del prezzo minimo di vendita: è obbligatorio segnalare, tramite apposito attributo, il prezzo minimo di vendita applicabile dal programma. Puoi farlo anche in maniera massiva segnalando una % massima di sconto.

4. Guida passo-passo alla configurazione su Shopify

Vediamo ora l’iter operativo esatto per abilitare la ricezione e la gestione degli sconti automatici direttamente nel backend del tuo store Shopify. Qui condivido anche la guida ufficiale di Google che però ho trovato difficile, non chiara ed incompleta.

Passo 1: verifica ed allineamento dell’App Google & YouTube

Accedi al pannello di controllo amministrativo di Shopify. Nel menu laterale sinistro, fai clic su App e seleziona l’applicazione Google & YouTube. Entra nella scheda delle Impostazioni (Settings) e verifica che la voce Sincronizzazione dei prodotti (Product Sync) sia impostata su “Automatica”.

Verifica inoltre che la voce Misurazione delle conversioni (Conversion Measurement) sia impostata su “Attivo (On)”.

Se l’app non è aggiornata o i canali non sono correttamente connessi al Merchant Center di riferimento, procedi prima al ricollegamento sicuro dell’account Google.

Passo 2: popolamento del costo per articolo (COGS)

Per poter attivare il programma ed affinché l’algoritmo possa calcolare il profitto lordo, devi inserire il costo vivo dei tuoi prodotti su Shopify, puoi farlo in 2 modi:

Direttamente in Shopify – naviga in Prodotti, seleziona una scheda prodotto e scorri fino alla sezione dedicata ai prezzi. Troverai il campo denominato Costo per articolo (Cost per item). Inserisci il valore economico netto di acquisto o produzione del bene e salva.

Consiglio di Mia Nonna non lo Capisce: Se il tuo catalogo è composto da centinaia o migliaia di referenze, effettua un’esportazione massiva in formato CSV, aggiorna la colonna specifica e reimporta il file, oppure utilizza applicazioni di bulk editing qualificate come Matrixify.

Attraverso il Google merchant center – naviga in Origine dei dati, clicca sul feed che stai utilizzando ed accedi alla schede Regole attributi. Qui aggiungi una regola selezionando l’attributo “costo dei beni venduti”. In “Sostituisci i dati degli attributi” imposta l’attributo su Price.

In “Modifica i dati degli attributi” seleziona “Calcola”, qui dovrai dividere per 10 e moltiplicare per la % di costo del prodotto sul totale del prezzo.

NB utilizzare questo metodo consente di indicare la stessa % di costo sul price per tutti i prodotti del catalogo ma, stesso dalle regole del merchant, sono possibili modifiche più puntuali.

Passo 3: Impostazione del Prezzo Minimo (auto_pricing_min_price)

Questo attributo rappresenta lo scudo di protezione per la tua marginalità: definisce la soglia minima sotto la quale Google non potrà mai proporre il tuo prodotto, nemmeno se il mercato lo richiedesse. All’interno delle impostazioni degli Sconti Automatici nell’app di Shopify, puoi configurare una regola globale a livello di account (ad esempio, imponendo che il prezzo minimo coincida con una percentuale fissa di sconto massimo, come il 20% o il 30% del prezzo di vendita originario).

Puoi impostare tale attributo anche mediante le regole del Google merchant center seguendo le stesse indicazioni valido per il costo dei prodotti (vedi screen).

5. Attivazione componente aggiuntivo Sconti Automatici da Google merchant

Nella sezione “Componenti aggiuntivi” di Google merchant, selezionare la voce “Sconti automatici” e procedere con la configurazione.

Come piattaforma selezionare Shopify ed impostare la valuta di riferimento. Seguire la procedura guidata anche per tutti gli altri punti.

Dopo qualche giorno, all’interno dell’App Google & YouTube apparirà il widget Automated Discounts, da cui avviare l’integrazione.

6. Integrazione nel tema Shopify e modifica visiva

Un passaggio imprescindibile – e spesso ignorato, causando il fallimento della validazione da parte di Google – riguarda la modifica del tema grafico del tuo e-commerce. Google richiede una prova tangibile che il prezzo dinamico generato dall’annuncio venga mostrato all’utente non appena questi atterra sulla scheda prodotto del sito web.

Grazie all’architettura delle sezioni e dei blocchi dei temi Shopify, questa operazione non richiede la scrittura manuale di codice, ma può essere eseguita graficamente:

  1. Nel menu di amministrazione di Shopify, fai clic su Negozio Online e successivamente su Temi.
  2. Individua il tuo tema attualmente pubblicato e clicca sul pulsante Personalizza (Customize) per accedere all’editor visivo.
  3. Nel menu a discesa posizionato in alto al centro della pagina, seleziona il modello relativo alle schede prodotto, navigando su Prodotti > Prodotto predefinito (Default Product).
  4. Nella barra di configurazione sinistra, individua la sezione principale denominata Informazioni sul prodotto (Product Information).
  5. Fai clic sulla voce Aggiungi blocco (Add block) posizionandoti idealmente subito sotto il blocco del prezzo nativo del tuo store.
  6. Seleziona la scheda delle App all’interno del pop-up e fai clic sull’estensione specifica denominata Automated discounts price (Estensione sconti automatici).
  7. Trascina verticalmente il blocco appena inserito per posizionarlo in modo pulito ed elegante. Questo blocco si occuperà di intercettare l’URL parametrizzato proveniente da Google Shopping e mostrare graficamente il prezzo ribassato con l’effetto barrato.
  8. Fai clic su Salva in alto a destra per rendere effettive le modifiche. Se il tuo store utilizza più modelli di pagina prodotto personalizzati per collezioni differenti, assicurati di ripetere l’inserimento dell’app block in ciascuno dei template attivi.

Non riesci a fare tutti questi passaggi? Nessun problema stesso all’interno dell’App Google & YouTube c’è una video guida dedicata ed ipersemplice da capire.

In ogni caso il risultato finale nel pannello editor del tema è quello che segue.

7. Abilitazione e richiesta di revisione in Google Merchant Center

Una volta ultimata la preparazione dei dati di prodotto e la configurazione del layout grafico su Shopify, l’ultimo tassello prevede l’attivazione formale del programma all’interno del pannello di controllo di Google Merchant Center.

Dopo qualche giorno si attiverà in automatico la sezione apposita all’interno del merchant (vedi screen), da qui è possibile attivare e mettere in pausa il programma a seconda delle necessità.

8. Best practices per proteggere la marginalità e monitorare i risultati

L’attivazione degli Sconti Automatici è una scelta eccellente, ma richiede un monitoraggio strategico costante per evitare spiacevoli sorprese:

  • mantieni i costi (COGS) rigorosamente aggiornati: se i prezzi dei tuoi fornitori subiscono variazioni all’ingrosso o se i costi logistici aumentano, rifletti immediatamente queste modifiche nel campo “Costo per articolo” su Shopify. L’algoritmo di Google calcola la convenienza dello sconto basandosi su questo dato.
  • analizza costantemente i report di rendimento: sia all’interno di Google Merchant Center che nell’interfaccia di Google Ads, avrai a disposizione una sezione di reportistica avanzata dedicata agli Sconti Automatici (vedi screenshot di sopra). Monitora con cadenza settimanale il volume di impressioni generate dai prezzi ottimizzati e il tasso di conversione specifico dei prodotti scontati.
  • attenzione alla sovrapposizione di sconti su shopify: Tieni presente che lo sconto generato da Google viene applicato tecnicamente al carrello al momento del checkout su Shopify. Assicurati che l’aggiunta di questo sconto non si cumuli in modo distruttivo con altre promozioni automatiche native di Shopify o codici coupon aggressivi che distribuisci tramite newsletter o influencer marketing, per evitare di azzerare completamente il margine di guadagno.
  • attiva il programma solo su brand/categorie/collezioni specifiche: tieni presente che eliminando gli attributi costo_per_articolo e auto_pricing_min_price i prodotti verranno esclusi dal programma (puoi fare ciò direttamente dalle regole del merchant). Così facendo potrai attivare il programma solo su articoli/collezioni specifiche.

Conclusioni e prossimi passi

L’implementazione degli Sconti Automatici di Google Merchant Center rappresenta una pietra miliare nell’evoluzione tecnologica del tuo e-commerce Shopify. Abbracciare l’intelligenza artificiale per delegare la gestione dinamica dei prezzi ti consente di restare costantemente competitivo sulla SERP di Google Shopping, intercettando gli utenti ad alto potenziale di conversione nel momento esatto in cui sono pronti a completare l’acquisto.

Sebbene i passaggi tecnici richiedano precisione – dalla corretta mappatura dei costi dei beni fino all’inserimento strategico dell’app block nel codice visivo del tema – i ritorni in termini di conversioni, CTR e ROI ripagano ampiamente lo sforzo iniziale.

Se riscontri difficoltà nella configurazione dei tracciamenti avanzati con dati del carrello su Google Ads o desideri una consulenza strutturata per elevare le performance pubblicitarie del tuo brand, il team di Mia Nonna non lo Capisce è al tuo fianco per trasformare la complessità tecnica in puro profitto per il tuo business.

come tracciare le conversioni Google AdS su shopify?

Come tracciare le conversioni Google Ads su Shopify?

Vincenzo Calicchio No Comments

Se gestisci uno store online, sapere esattamente quali campagne generano vendite è l’unico modo per ottimizzare il budget e migliorare il ROAS. Se ti stai chiedendo come impostare il tracciamento delle conversioni Google Ads su Shopify e, soprattutto se non sei uno sviluppatore, ti basta sapere che:

  • è una procedura oramai divenuta facilissima ed attivabile con pochi click grazie all’utilizzo dell’app nativa Google & Youtube, gratuita e super intuitiva

Vediamo nel dettaglio come configurare correttamente il tracciamento delle conversioni.

L’app Google & YouTube per tracciare le conversioni Google AdS su Shopify

Si tratta dell’app ufficiale di Google ed è, secondo me, il metodo consigliato in quanto no-code, gratuito e super di super intuibile implementazione.

Sfrutta le API native di Shopify per inviare i dati direttamente a Google, riducendo al minimo la perdita di dati causata dai blocchi dei browser o dalle estensioni ad-block.

Qui di seguito il procedimento passo dopo passo:

  1. Installa il canale Google & YouTube

    Accedi al pannello di controllo di Shopify, naviga su Canali di vendita, cerca l’app ufficiale Google & YouTube e completa l’installazione.

  2. Collega il tuo account Google

    All’interno della dashboard dell’app, fai clic su Collega account e seleziona lo stesso profilo Google associato al tuo account pubblicitario Google Ads. Puoi fare lo stesso con GA4, Google merchant center e Google my business per ulteriori implementazioni.

  3. Connetti l’ID Google Ads

    Nella sezione dedicata a Google Ads, seleziona il tuo ID account dal menu a discesa. Shopify mapperà in automatico gli eventi e-commerce principali: acquisto (purchase), aggiunta al carrello (add to cart) ed inizio del checkout (begin checkout), ma anche una serie di checkpoint intermedi. Qualora tutto sia implementato correttamente la schermata restituirà questo.

  4. Attiva le Conversioni Avanzate

    Nelle impostazioni dell’app, individua la voce Conversioni Avanzate (Enhanced Conversions) e conferma l’attivazione. Questo passaggio permette di inviare dati criptati (come l’email del cliente) per migliorare la precisione del tracciamento fino al 15%.

Quali sono gli eventi tracciati?

L’implementazione dell’app nativa ufficiale permette di tracciare i seguenti eventi:

  • purchase
  • add to cart
  • begin checkout
  • page view
  • view item
  • search
  • add payment info

Come verificare che il tracciamento funzioni?

Una volta completata la configurazione, esegui queste verifiche per accertarti che i dati vengano trasmessi regolarmente:

  • Controlla lo stato in Google Ads: accedi a Google Ads sotto la voce obiettivi > conversioni > riepilogo > scheda “obiettivi“. Lo stato cambierà da “Nessuna conversione recente” ad “Attivo” non appena riceverai i primi ordini reali o effettuerai una transazione di test.
  • Monitora la sezione Eventi Cliente: su Shopify, verifica che nel pannello Eventi cliente il pixel personalizzato o l’app integrata non mostrino errori di caricamento.
  • Valuta la discrepanza fisiologica: un divario compreso tra il 5% e il 10% tra i dati del pannello Shopify e quelli registrati da Google Ads è da considerarsi normale. È causato principalmente dal mancato consenso dei cookie da parte degli utenti.
  • Verifica tracciamento delle conversioni avanzate: sotto la voce obiettivi > conversioni > riepilogo > scheda “diagnostica“, potrai fare il check sull’implementazione delle conversioni avanzate. In questa sezione l’evento che interessa controllare è il purchase (è normale trovare “richiede attenzione” per eventi intermedi, quindi niente paura!)

Il tracciamento preciso è il tuo miglior investimento

Tracciare correttamente le conversioni Google Ads (su Shopify e non) non è più una semplice operazione tecnica, ma il pilastro fondamentale su cui si regge tutta la tua strategia di marketing. Con il definitivo passaggio alla Checkout Extensibility, affidarsi a metodi obsoleti significa letteralmente sprecare budget pubblicitario a causa di dati mancanti o duplicati.

L’obiettivo finale non cambia: fornire all’algoritmo di Google Ads dati puliti, precisi e tempestivi su cui poter poi ottimizzare le campagne.

Ricorda che senza dati accurati, stai ottimizzando le tue campagne alla cieca. Investire il tempo necessario per configurare e verificare i tracciamenti oggi è il modo più sicuro per:

  • massimizzare il ROAS
  • ridurre il costo per acquisizione
  • far scalare il tuo e-commerce

Controlla i tuoi dati, fai un ordine di test e lascia che l’intelligenza artificiale di Google lavori finalmente al massimo delle sue potenzialità.

Strategie di marketing digitale per hotel e strutture ricettive post emergenza

Alessia Carbone No Comments

I viaggi ed il turismo sono nel bel mezzo di una crisi senza precedenti e sono ovviamente moltissime le preoccupazioni sugli impatti sociali ed economici che si faranno sentire a medio-lungo termine. È evidente che l’industria alberghiera sia stata colpita duramente. E allora, quando parliamo di hotel marketing e strategie di comunicazione nell’ambito dell’hotellerie, la domanda a cui vogliamo rispondere è: “Cosa sarebbe più consigliabile fare in questo contesto di emergenza e nel post quarantena? “.

Hotel Marketing: come prepararsi alla ripresa

Il 2020 sarà un anno estremamente complicato da affrontare, il mercato sarà piatto e la ripartenza lenta. Il classico turismo, quello a cui siamo abituati a pensare e che in prima persona abbiamo contribuito a far “funzionare”, ha preso una piega piena di incertezze. 

È necessario, quindi, farsi trovare pronti e preparare un piano d’azione efficace per evitare la paralisi e per trasformare la crisi in opportunità. Ci sono accorgimenti utili che albergatori e professionisti dell’hospitality possono applicare già da ora per prepararsi al meglio alla ripresa.

Bisogna considerare che il marketing che si intraprenderà nei prossimi mesi sarà probabilmente molto diverso da come è stato pianificato finora. La crisi sta costringendo le aziende a rivalutare molti aspetti del loro operato per il prossimo futuro e le loro strategie di comunicazione digitale.

Hospitality Marketing: cosa fare per rivedere i piani di comunicazione

Hospitality Marketing: la nuova comunicazione per strutture ricettive

Occorrerà, quindi, creare nuovi obiettivi per reagire a questo momento difficile, concentrandosi sul content marketing attraverso azioni mirate, riadattando i propri piani commerciali e di comunicazione.

Cosa fare quindi in fase di crisi per spingere la propria comunicazione digitale e la propria attività ricettiva?

È essenziale:

1. Essere presenti sul Web, in particolare sui Social Network

Rafforza la tua visibilità sui Social Network per favorire l’interazione, coinvolgere gli utenti e farti sentire presente. Approfitta del fatto che il tempo trascorso sui social media è aumentato in modo significativo per restare connesso con i clienti di sempre e con i potenziali clienti futuri.

Comunica che sei operativo e disponibile a rispondere a qualsiasi dubbio o domanda. È un momento particolare in cui si viaggia e ci si lascia ispirare ancora più del solito in modalità DIGITALE: attenzione quindi a farti trovare sempre attivo all’interno delle reti sociali.

2. Spingere una comunicazione rassicurante

Mantieni una connessione digitale con i clienti attuali e con i potenziali nuovi contatti utilizzando il Web per spingere una comunicazione ottimistica e rassicurante.

La parola d’ordine in questo contesto è: empatia. Resta, quindi, sensibile nei toni producendo contenuti indirizzati a rasserenare.

3. Offrire garanzie in termini di igiene e sicurezza

Oggi più che mai il turista cerca rassicurazioni, occorre quindi plasmare le tue azioni di marketing in quest’ottica puntando soprattutto sui benefici, le garanzie complessive e i protocolli di sicurezza che la tua struttura sarà in grado di offrire post emergenza.

I turisti cercheranno igiene, pulizia, salute e distanziamento sociale, aspetti sui quali occorre lavorare fortemente per poter promuovere adeguatamente la tua attività. Devi far sì che l’ospite si fidi, si affidi ed abbatta il muro della paura e della diffidenza dovuta al contesto attuale. Devi comunicargli che da te potrà sentirsi al sicuro.

4. Creare interesse intorno alla tua attività

Proprio in quest’ottica è fondamentale intensificare il marketing incentrato sulla consapevolezza del tuo marchio, creare interesse intorno a tutto quello che si potrà fare nella tua struttura e intorno ai servizi di cui l’ospite potrà usufruire in completa sicurezza.

Hotel Marketing: creare interesse intorno alla tua attività

Fornisci, quindi, informazioni chiare e aggiornate su come la tua struttura ricettiva sta affrontando concretamente gli impatti del virus ed utilizza il content per fare in modo che il tuo brand resti rilevante nella mente dei turisti in modo latente: con molta probabilità, saranno più propensi a sceglierti quando saranno pronti – e soprattutto quando sarà loro permesso – di poterlo fare.

5. Garantire una politica di cancellazione flessibile

Disponi di un piano d’azione chiaro per stabilire un rapporto solido con i potenziali ospiti basato sulla fiducia. Come? Incoraggia le prenotazioni a medio lungo termine garantendo una politica di cancellazione flessibile almeno per i prossimi sei mesi a venire o, ancora meglio, fino alla fine dell’anno. Consenti loro di poter modificare la prenotazione offrendo dei voucher per date di viaggio flessibili.

6. Agire in modo etico

Ridimensiona l’autopromozione e rendi il tuo marketing adeguato alla situazione comunicando con responsabilità e trasparenza. Le persone non si affideranno ai marchi e alle aziende che in tempi di emergenza hanno fatto marketing in modo inappropriato e li hanno bombardati con offerte poco etiche.

Importantissimo rispondere, quindi, alle preoccupazioni e ai desideri degli utenti ed attingere ai temi attuali senza utilizzare la crisi per farsi pubblicità. Occorre prestare attenzione a non essere invadenti né insistenti ma accoglienti e sensibili.

7. Preparare un piano d’azione per differenziarsi

Fatti trovare pronto e gioca d’anticipo per preparare la crescita futura. L’obiettivo fondamentale è quello di differenziarti per poter restare rilevante, dal momento che il mercato sarà piatto e per ripartire con una marcia in più rispetto alla concorrenza dovrai essere più veloce e reattivo al cambiamento.

Fondamentale, quindi, reinventarsi e diversificare il proprio prodotto adattandolo al contesto e in particolare alle normative e alle misure vigenti relative al settore dell’hôtellerie.

8. Lavorare su nuovi pubblici ed iniziare a valutare nuovi target e nuovi mercati

Durante questo periodo sarà ancora più importante affinare il pubblico di riferimento, cercare nuovi clienti/turisti, potenziali target e segmenti nuovi a cui rivolgersi.

Affinare, quindi, le ricerche per identificare un nuovo mercato che potrebbe essere più propenso a muoversi: le generazioni più giovani e i cosiddetti millennials, probabilmente più pronti a ritornare a viaggiare, i turisti spinti da motivazioni come relax e benessere (turismo wellbeing), scoperta della natura (turismo outdoor). Senza dimenticare il turismo familiare interregionale e il:

  • Mercato locale: ossia il segmento di turisti e visitatori che vivono ad un’ora, un’ora e mezza di distanza dalla destinazione di riferimento – che viaggiano in auto (il mezzo di trasporto avvertito come più sicuro).
  • Mercato domestico: da tre a cinque ore di percorrenza dalla destinazione di riferimento.

Web Marketing per Hotel: progettiamo insieme il tuo post-emergenza!

Dalle grandi catene ai piccoli B&B, ricorda che dovrai riadattare al meglio i tuoi messaggi pubblicitari quando l’emergenza Covid-19 sarà finita. Quello di cui hai bisogno è un servizio di Copywriting adeguato, persuasivo e pertinente al momento specifico che stiamo vivendo.

Possiamo aiutarti a riprendere in mano l’attività di promozione dei tuoi servizi e a valutare la strategia di comunicazione più calzante alle tue esigenze!

chi sono i nomadi digitali

Chi sono i nomadi digitali? La mia esperienza

Vincenzo Calicchio No Comments

La mia prima esperienza è diversa dalle solite perché quando ho sentito parlare inizialmente di nomadismo digitale… ero già un nomade digitale! Ma non sapevo di esserlo. Non ancora. Ma chi sono i nomadi digitali? Tutto è nato quasi per caso. Un lavoro trovato alle Isole Canarie e qualche anno dopo la voglia di ritornare mentre tutto intorno a me era grigio e piovoso. Improvvisamente mi resi conto che il mio lavoro mi permetteva di viaggiare senza intaccare la qualità del servizio offerto ai miei clienti. Così, meno di un mese dopo, eccomi di ritorno a Las Palmas de Gran Canaria!

La bellissima playa de Las Canteras a Las Palmas de Gran Canaria

È proprio qui, nel bel mezzo dell’oceano Atlantico, che realizzo di non essere il solo ad aver fatto questo strano percorso (mentale? psicologico? di sicuro molto personale). In questo ambiente ci sono persone da tutto il mondo – America Latina, Europa, USA, Canada… – e tutti con un unico obiettivo, quello di viaggiare sfruttando la grande opportunità di poter lavorare ovunque sul globo, avendo come unico ufficio un semplice portatile.

Così ho iniziato a cercare altre persone che stavano vivendo la mia stessa esperienza e cominciai a rendermi conto che ovunque nel mondo, in tanti eravamo sullo stesso cammino. Fu allora che capii cosa significava essere un nomade digitale.

Cos’è un nomade digitale?

Alcuni esempi:

Secondo la mia esperienza esistono tre tipi di nomadi digitali.

#1 Nomadi con professioni autonome o freelance

Coloro che per essenza stessa della loro professione possono lavorare in qualsiasi parte del mondo. Ovvero:

  • Gruppo 1: scrittori, redattori di contenuti, traduttori, correttori/revisori.
  • Gruppo 2: disegnatori grafici, disegnatori web, programmatori.
  • Gruppo 3: fotografi, video-maker ecc..

Se ti viene in mente qualcos’altro scrivimelo nel commenti!

#2 Nomadi che hanno trasformato il loro lavoro da tradizionale ad online

Per esempio:

  • Consulenti di ogni genere come professionisti, autonomi, PMI o aziende che lavorano mediante Skype o telefono (e questo direi che in parte è il mio caso). Esempi: ho conosciuto chi fornisce consulenze di ogni tipo… di coppia, legali, di interior design, ma ce ne sono di tantissimi tipi!
  • Professori di qualsiasi disciplina che hanno la possibilità di dare lezioni online via Skype. Esempi: lingue, matematica, chimica, fisica ecc…
  • Lavoratori dipendenti a cui hanno “dato il consenso” di lavorare a distanza. Sono una specie rara ma esistono, ovviamente nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di lavori digitali.
  • Ricercatori e studiosi di ogni tipo che approfittano dei loro tempi “di scrittura” per lavorare viaggiando.

#3 Nomadi che vivono del loro progetto web

Si tratta di coloro che fanno del proprio sito web la loro principale (o unica) fonte di entrate, ad esempio: vendono infoprodotti, guadagnano con le affiliazioni, con gli annunci pubblicitari o con la gestione da remoto di eCommerce.

Questa terza categoria di nomadi digitali lavora one-to-many, ovvero il loro progetto online è scalabile. Possono rispondere ad un aumento della domanda senza alcun problema giacché i loro prodotti sono disponibili alla vendita h24.

Si ma ora mi chiederete… secondo la tua esperienza, chi può definirsi “nomade digitale”? Ecco quello che penso, insieme ad alcuni consigli.

digital

Chi sono i nomadi digitali per me?

“i nomadi digitali sono persone che possono portare il loro lavoro con sé e realizzarlo in qualsiasi parte del mondo, a qualunque ora del giorno o della notte. Ciò gli permette di ricevere entrate in cambio dei servizi o prodotti che fornisce sufficienti a condurre uno stile di vita di qualità.”

Analizziamo questa frase parte per parte:

  • «… portare il loro lavoro con sé…»: il nomade digitale generalmente lavora con un pc portatile/laptop, notebook/netbook, tablet e/o smartphone. Fondamentale (per non dire vitale!) per un nomade digitale è una buona connessione Internet.

Il mio equipaggiamento:

  1. PC portatile. Non hai bisogno di nient’altro giacché puoi lavorare tranquillamente in cloud e lasciare tutto online per poter poi accedere a queste informazioni in qualsiasi momento e con qualsiasi dispositivo. Per il lavoro che faccio, Google Drive è un ottimo strumento, ma se lavorate in gruppo anche Asana, Wunderlist o semplicemente i gruppi WhatsApp possono essere utili.
  2. Smartphone. Nella mia esperienza è anche più importante dello stesso pc, giacché continuamente sono in contatto con clienti, fornitori e colleghi. Inoltre lo smartphone può “salvarti la vita” nelle situazioni in cui il pc decide di abbandonarti all’improvviso. 

Consiglio: Ogni qualvolta si fitta una stanza va sempre richiesta la presenza del wifi e testata la qualità del segnale. 

  • «… realizzarlo in qualsiasi parte del mondo…»: ho visto nomadi digitale lavorare in ostelli, pensioni, stanze in affitto, in piazza, in spiaggia e tantissimi nei bar. Tutte le città prese di mira dai nomadi digitali hanno i loro bar “per nomadi digitali”, ovvero dove consentono di occupare posti a sedere per ore sfruttando la connessione wifi. Ovviamente regola basilare di buon senso è quella di ordinare qualcosa 🙂

Personalmente, tranne rare situazioni (ad esempio quando si è in viaggio), ho sempre preferito lavorare negli spazi coworking dove, tra l’altro, c’è l’opportunità di conoscere molte persone.

  • «… a qualunque ora del giorno o della notte …»: personalmente non faccio parte di questa categoria in quanto anche all’estero faccio orari da agenzia ed alle 18 ore italiane chiudo il pc. Ovviamente su ciò influisce tanto il fuso orario, nel senso che sarebbe oggettivamente impossibile lavorare con oltre 2 ore di differenza dall’Italia, dovrei svegliarmi troppo presto o finire troppo tardi. Se lavorassi dall’Australia dovrei praticamente vivere di notte e dormire di giorno 🙂 Ma in fin dei conti è il nomade digitale il responsabile del suo successo e le ore e le modalità di lavoro sono del tutto personali.
  • «… ricevere entrate…»: il nomade digitale ha una certa libertà finanziaria. Generalmente guadagna attraverso bonifici o trasferimenti PayPal e realizza le sue spese giornaliere prelevando agli sportelli o direttamente con carte di credito. Ma soprattutto di solito si tratta di persone che hanno capito a pieno il valore del tempo, e che hanno la coscienza della sua maggiore importanza rispetto al danaro. Il nomade digitale (qualora le circostanze lo permettano) non baratterebbe mai la qualità e la quantità del suo tempo libero per un guadagno ulteriore.

Ritornando ai fattori pratici c’è chi usa le carte di credito internazionali che, a quando pare, non sono di molto più care di una carte ordinaria. Personalmente preferisco prelevare nelle casse automatiche con transazioni che hanno sempre un costo fisso (intorno ai 5 euro).

  • «… condurre uno stile di vita di qualità.»: nulla di meglio che essere liberi di scegliere quando, quanto, dove e per chi lavorare. Ancora meglio se lo si può fare mentre conosciamo altre persone, altri paesi e culture.

Ovviamente anche nel mio concetto di “stile di vita di qualità” è intrinseco il valore del tempo. Il nomade digitale è una persona che, di solito, antepone la qualità del suo tempo a tutto, anche alle stesse entrate. Il ragionamento alla base è “meglio guadagnare meno avendo tempo libero di qualità che guadagnare tanto non avendo tempo libero”.

Fino a qualche anno fa il termine “nomade digitale” nemmeno esisteva (o almeno si conosceva poco), non c’erano blog a tema e l’idea di lavorare fuori dal proprio ufficio era considerato una pazzia. Ma, soprattutto da qualche mese a questa parte, noto un crescente interesse per il tema e le opportunità che ne conseguono. Questa cosa mi rende immensamente felice in quanto penso che da un cambiamento del concetto di lavoro in sé (non più subito ma “vissuto”) non possa che nascere un reale cambiamento che la mia generazione ha solo avuto il privilegio di avviare.  

Considerato che in molti, sempre più spesso, mi scrivono o mi chiedono consigli per “fare qualcosa del genere”, ho deciso di approfondire il tema in questo articolo parlando dei piaceri del “viaggiare lento” e del lavoro alle sue spalle. Ecco quindi quali sono i miei (personalissimi) 10 consigli per essere dei futuri nomadi digitali. Tutto è basato sulla mia esperienza e le mie sensazioni, è molto probabile che non sia la stessa cosa per tutti.  

Nomade2
Dal Mirador del rio a Lanzarote. Essere nomade digitale implica rivalutare il valore del tempo.

9 consigli per aspiranti nomadi digitali:

1) Essere nomade digitale è uno stile di vita, non è una professione (e non è necessario scrivere blog di viaggi per vivere così!)

Come già detto prima, un nomade digitale è una persona che può lavorare da qualsiasi parte del mondo attraverso internet (da cui “digitale”) e che sceglie di cambiare location dopo una certa quantità di tempo. In molti credono che per essere nomade digitale bisogna essere blogger di viaggi e che questa sia l’unica maniera di finanziarsi una vita in movimento. Si capisce presto la confusione: i blogger sono la faccia visibile del nomadismo digitale ed è normale che possa apparire come l’unico modo per vivere così. Però no, il movimento è molto più grande ed in realtà i blogger (anche quelli di viaggi) non sono la maggioranza. 

Ovviamente ci sono molti lavori che si possono fare a distanza ma prima c’è da compiere 2 passi fondamentali:

  • il primo passo per definire il tuo futuro come nomade è domandarti cosa ti piace fare e come poter combinare questo con il movimento.
  • Il secondo passo è iniziare a cercare persone che già lo fanno (domandare, googlare, leggere ed ancora leggere) per seguirne l’esempio. PS: è la ragione per cui ho deciso di scrivere questo articolo!

2) Dovrai abituarti a viaggiare lentamente (ed innamorarti della lentezza)

Generalmente quando ci guardano da fuori si fa molta più attenzione al termine “nomade” che a “digitale”, come se quest’ultima parola significasse solo che giriamo con un computer nello zaino che apriamo solo per inviare mail quando siamo annoiati. Personalmente mi sento un 25% nomade ed un 75% digitale, nel senso che lavoro molto più di quanto mi muova. Il mio viaggio, ora, consiste nel vivere luoghi differenti e metabolizzarli nella mia routine quotidiana. Prima mi fermavo un mese circa in un luogo prima di spostarmi nuovamente, ad oggi mi rendo conto che è troppo poco e quindi la permanenza media è di 3 mesi. Chissà che in futuro non decida di fermarmi per più tempo.

Secondo me (ma a quanto pare non è un’opinione diffusa), lavorare a distanza viaggiando significa necessariamente muoversi con lentezza, o almeno più lentamente rispetto ad un viaggio tradizionale. Mi risulta molto difficile restare seduto lavorare se cambio luogo ogni settimana, ho bisogno di tempi di ambientazione mentale e fisica molto più larghi. Questa è solo una delle ragioni per cui il vero nomade dovrebbe viaggiare lentamente. La più importante sta nel fatto che il viaggio è conoscenza ed è impossibile conoscere realmente un luogo in poco tempo. Viaggiare lentamente permette di conoscere attività, tradizioni, luoghi nascosti, attimi irripetibili, culture ma soprattutto persone a cui sarebbe impensabile avvicinarsi in pochi giorni.

N.B. Parlando di ciò non posso non suggerirvi questo bellissimo libro di Luis Sepúlveda, che fu per me galeotto facendomi percepire la bellezza del viaggiare lento: “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”. 

Sepulveda
Una delle più belle favole di Sepúlveda...

3) Scegli la destinazione in base ai tuoi interessi

Una delle cose migliori dell’essere nomadi digitale è che si può scegliere dove vivere e dove lavorare. Questo, per me, è il punto focale di questo stile di vita: la libertà di ubicazione. Personalmente sono un nomade particolare, nel senso che ho avuto la fortuna di incontrare il “mio” luogo già al primo tentativo… sto parlando delle Isole Canarie. Quando da noi in Italia comincia a fare freddo (parlo di Dicembre/Gennaio) vado in esilio volontario a Las Palmas, la capitale di Gran Canaria, ed ho fatto esperienze più o meno lunghe anche a Lanzarote, Fuerteventura, Tenerife e a La Palma. Alle Isole Canarie l’espressione “nomadismo digitale” si accompagna quasi sempre alla parola “surf” ed anche chi non arriva surfista il più delle volte finisce per diventarlo… dopo aver provato la prima volta è molto difficile cancellarne il ricordo.

Il mio consiglio è quindi quello di scegliere il luogo giusto in base ai propri interessi. Altre mete gettonate sono Bali (presa di mira sia dagli amanti del surf sia dagli appassionati di yoga e discipline orientali), la Thailandia, Berlino e Lisbona. C’è chi fa la “rotta del coworking” e passa unicamente per città che pullulano di uffici condivisi, così come c’è chi è in cerca di città con una vita culturale stimolante. Se ti piace nuotare ovviamente dovrai scegliere qualcosa sulla costa, mentre se ami fare trekking meglio optare per luoghi nelle zone interne. Ma prima di scegliere la propria destinazione c’è da tenere in conto SEMPRE tre fattori:

  • La qualità della connessione ad Internet, ciò può compromettere l’intero soggiorno!
  • I documenti ed i tempi di permanenza. Ci sono paesi nei quali il soggiorno massimo consentito è di 3 mesi ed altri in cui si può rimanere ancora meno. Da quanto ne so ci sono anche paesi che offrono il visto per freelancer (a Berlino dovrebbe essere così per i cittadini extra UE) o la working holiday visa. La cosa migliore da fare è chiedere alle ambasciate/consolati dei singoli paesi o andare su viaggiaresicuri.
  • Terzo fattore importante è, ovviamente, il costo della vita nel paese di destinazione. Ragion per cui in molto optano per Thailandia, Indonesia ed altri paesi del Sud-Est Asiatico. Alle Isole Canarie il costo della vita è praticamente identico a quello dell’Italia del Sud.
Soppa de Azul
Il "mio" coworking di riferimento a Las Palmas: Soppa de Azul

4) Approfitta dei siti di economia collaborativa per aspetti pratici come il cercare casa

Come faccio a cercare casa in una città dove non conosco nulla e nessuno? Come posso conoscere persone con i miei stessi interessi? Come m’informo sulle attività da fare sul luogo? Negli anni 90 risolvere questi problemi sarebbe stata una vera e propria mission impossible, ma oggi (per fortuna) ci sono i siti di economia collaborativa. Per cercare un alloggio solitamente concludo già tutto prima di partire tramite AirBnb, Booking o tramite gruppi Facebook locali, ma c’è anche l’opzione Housesitting, Couchsurfing, Workaway o Woofer (che però non preferisco in quanto desidero essere indipendente). Meetup, Eventbrite e gli stessi eventi Facebook invece sono fondamentali per conoscere persone con interessi affini ai tuoi e vivere a pieno la vita locale.

5) Dovrai gestire un nuovo tipo di routine quotidiana ed organizzarti di conseguenza

Essendo nomade digitale è molto probabile che tu sia il capo di te stesso, è molto probabile che tu sia un freelancers, che lavori per diversi clienti o che gestisci il tuo stesso business, ragion per cui non hai programmi di lavoro e tempistiche vincolanti, né orari fissi né nessuno che ti ricordi che “è ora di andare a lavoro!”. Per questo dovrai imparare ad essere produttivo e ad organizzarti da solo. Non preoccuparti, ci sono molti strumenti che possono aiutarti, qui ne trovi alcuni:

  • Asanaper organizzare notifiche di lavoro e liste di compiti da svolgere per progetti e condividerli con colleghi e collaboratori (se ne hai)
  • Wunderlist, molto simile ad Asana
  • Un quaderno, il mio strumento principale di lavoro (si in questo sono molto vintage)

6) Una volta arrivato a destinazione cerca spazi condivisi, sociali, coworking e crea una tua rete (virtuale ma soprattutto reale). In pratica: è vero che non conosci nessuno ma non smettere di socializzare!

Sentirsi parte di un gruppo o di una comunità è fondamentale, anzi direi necessario. È sicuramente positivo conoscere sempre persone nuove, ma è altrettanto importante riuscire a realizzare vincoli che vadano al di là della mera conoscenza, vincoli che possano rimanere anche quanto decidi di prendere l’aereo per tornare o cambiare destinazione. Inoltre quanti più Amici (la A maiuscola è voluta) hai, tante più case “possiedi” in giro per il mondo. Personalmente penso che “non si può crescere soli” e ciò vale sia dal punto lavorativo (ma non è la cosa più importante) che dal punto di vista umano/emozionale (fondamentale).  

In alcuni luoghi del mondo (come Bali, Chiang Mai o anche la stessa Las Palmas de Gran Canaria) è più facile sentirsi parte di una comunità in quanto si tratta di mete preferite dai nomadi digitali, ragion per cui è più facile fare amicizia e trovare persone col tuo stesso modo di pensare (basta andare in qualsiasi coworking). Ovviamente, però, ci sono luoghi nel mondo in cui di nomadi digitali neanche l’ombra. In casi come questi ci sono diverse opzioni:

  • Couchsurfing
  • Fare lezioni di qualsiasi cosa ti interessi: ballo, lingua, pittura, ecc. Durante la mia prima esperienza iniziai a fare tango.Seguire un corso per apprendere, almeno le basi, della lingua locale è un opzione addirittura perfetta.

7) Vivere in movimento può portarti dei conflitti interiori che altrimenti non avresti.È normale, bisogna solo imparare a gestirli.

Spesso ti ritroverai a pensare cose del tipo: “Sono realmente felice mentre viaggio? Quanto mi costano i continui addii? Quanto costa, ogni volta, non solo l’adattarsi fisicamente ad un luogo ma anche l’adattamento dal punto di vista emozionale? Voglio fare questo per tutta la vita? Voglio una casa… ma non voglio smettere di essere homeless! Penso di avere due vite. Le mie due vite non potranno mai coincidere!”. E tante altre della stessa tipologia psico-relazionale…

Beh! Personalmente non ho consigli in merito a come gestire tutte queste domande, sono ancora alla ricerca di risposte e, per ora, penso che il modo migliore per non lasciarsi sopraffare dai dubbi sia quello di tenerli presenti ma in un angolino della mente e “curare” sia il proprio corpo che il proprio spirito nel migliori dei modi possibile: camminare, nuotare, partecipare, parlare, conoscere e così via… ma soprattutto c’è da chiedersi: “Voglio davvero rimanere nella mia comfort zone?”

8) Se cominci con un progetto online (a distanza o meno) e non vedi risultati immediati non abbandonare: ricorda che la crescita è un processo lento

Questa, più che una regola dedicata ai nomadi digitali, è una regola dei progetti web in generale. Sono rarissimi i casi in cui un’idea (uno store, un blog o qualsiasi altra cosa si abbia in mente) vada in porto da subito. Ovviamente non ci sono delle tempistiche medie (cambiano da settore a settore e da progetto a progetto). Giusto per fare un esempio, questo sito ha cominciato ad avere risultati degni di nota dopo quasi un anno. A mio parere, i fattori fondamentali alla base della riuscita di un progetto ed alla base delle sue tempistiche sono:

  • “cazzimma” dell’ideatore (perdonatemi lo slang borbonico!)
  • bontà dell’idea
  • fattibilità del progetto
  • tempo da investire nel progetto
  • budget a disposizione, laddove non per forza a budget alti corrispondono ottimi risultati.

9) Chiudi il PC ogni tanto. Prendi tempo per rilassarti e disconnetterti dal Lavoro

Essere nomade può voler dire che passerai ore avanti al computer e che, probabilmente, lavorerai molto più di quanto non pensi (soprattutto inizialmente). Per questa ragione è molto importante imporsi dei limiti, definire gli orari di lavoro e cercare di metterti in connessione col luogo in cui hai scelto di vivere (non dimenticare le ragioni che ti hanno portato li!).

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Nelle dune di Corralejo (Fuerteventura). Essere nomadi digitali vuol dire anche vivere di tramonti...

Consiglio fondamentale è quello di usare il proprio tempo libero per fare cose senza tecnologia: camminare, godere della natura, correre, cucinare per qualcuno, prendersi una vacanza. Personalmente ho scelto di avere un telefono senza connessione dati, in modo da non correre il rischio di ricevere notifiche di qualsiasi genere quando non sono a lavoro ed incollarmi a mail, WhatsApp e tool vari. Lo so, può sembrare strano, ma dopo anni vissuti in questo modo non riuscirei a tornare indietro.

Non dimenticare mai che hai scelto questo stile di vita per avere libertà, conoscere nuovi luoghi e nuove culture. Quindi stammi a sentire, lascia il telefono, allontanati dallo schermo e trasformati in nomade analogico quando puoi!

La mia esperienza: perché proprio Las Palmas de Gran Canaria?

Mi sento un po’ diverso dal classico nomade digitale, penso che la vera essenza del nomadismo sia quella di conoscere la cultura locale, si, ma anche di farne parte per viverla e rispettarla. Purtroppo sono rare le volte in cui ho conosciuto altri nomadi provare a fare lo stesso. L’unica cosa che ho in comune con il classico nomade è la continua ricerca del buon clima e del buon vivere.

È indubbio che alle Isole Canarie ci sia una qualità della vita migliore rispetto al caro e vecchio continente, e ciò per alcuni fattori che ritengo essenziali:

  • Las Palmas vive in una condizione di eterna primavera, l’inverno non arriva praticamente mai e le estati non sono quasi mai torride e afose. Normalmente le temperature non vanno mai sotto i 20° o sopra i 30° il che rende perfetta la definizione di “isole fortunate” sostenuta, tra gli altri, anche da Plinio il Vecchio (si i Romani sono arrivati fin qui!)
  • c’è un continuo contatto con la natura e col mare. La stessa Las Palmas, pur essendo una città di circa 400 mila abitanti, mantiene ancora un rapporto costante col mare, basti pensare alla Playa de Las Canteras ed alla penisola de El Confital che praticamente sono in pieno centro urbano.

*** importantissimo quello che stai per leggere! ***

Deluderò qualcuno con quello che sto per dire ma a Las Palmas, benché la temperatura media sia ottimale, il clima è tutt’altro che soleggiato, insomma non si tratta del paradiso tropicale tutto palme e spiagge che ci aspetteremmo. Sorpreso vero? Infatti la capitale Canariona “soffre” il fenomeno della panza de burro (ITA: pancia d’asino) ovvero il sole non appare pressoché mai, il cielo è quasi sempre nuvoloso, bianco, appunto come la panca dell’asino. Questo accade a causa dei venti Alisei che spazzano costantemente le Isole e che soffiando da Nord-Est spingono le nubi verso le montagne producendo un accumulo di nubi a bassa altezza nel lato Nord delle Isole. Questo fenomeno è visibile in tutto il Nord di Gran Canaria e Tenerife. Non ci credi? Posto qui sotto una webcam fissa sulla città, sono pronto a scommettere che non vedrai sole!

Webcam La Cicer a Las Canteras - Previsioni Meteo Surf | SkylineWebcams

Ma allora mi chiederete… perché mai hai scelto Las Palmas? Beh innanzitutto è una città in cui non si ha mai freddo, poi c’e da dire che la panza de burro riguarda solo il Nord dell’Isola, al Sud il clima è caldo e soleggiato durante tutto l’anno. I fine settimana quindi… tutti al Sud! Inoltre, dopo un po’ di tempo, alla panza de burro ci si fa abitudine e finisce per diventare una piacevole e costante presenza nella vita quotidiana, come una specie di coperta calda.

Altro motivo che mi spinge a scegliere la città Canaria è la lingua. Infatti non riesco a considerare l’inglese come una lingua mia e, visto che in un’esperienza del genere il tessere relazioni ed il parlare con la gente è (forse) il fattore fondamentale, preferisco andare in posti dove gestisco a pieno la lingua locale, potendo afferrare anche quelle sfumature e particolarità che rendono lo spagnolo una lingua super affascinante.

Il fatto di essere una città attraente per i nomadi digitali (che di norma sono di lingua inglese) è un surplus. Infatti, permette di avere una vita culturale più stimolante, una società più dinamica, l’avere a che fare con altre persone con lo stesso background e tutta una serie di servizi diversi, tra tutti… i coworking.

Una delle domande che più spesso mi viene rivolta è proprio in riferimento al dove andare fisicamente a lavorare. Sul se conviene o meno lavorare in questi uffici condivisi. La risposta non è univoca, nel senso che dipende da:

  • necessità tecniche lavorative (velocità di internet, necessità di spazio fisico ecc.)
  • volontà di stare a contatto con altri professionisti
  • budget mensile a disposizione (per vivere)
  • se ti va o meno di avere a che fare con altri nomadi digitali

Su quale coworking scegliere, personalmente non ho alcun dubbio. Il mio posto fisso è a Soppa de Azul, in pieno barrio de La Isleta ed a pochi metri da la Playa de Las Canteras. Soppa non è il classico coworking dove si trovano unicamente nerd e smanettoni digitali, infatti è composto da due piani, quello di sotto è destinato ad artisti ed artigiani mentre quello di sopra ai pc-dipendenti (di cui faccio parte). Questo strano mix di personalità rende Soppa de Azul uno spazio culturalmente stimolante, un po’ bohémien, oltre che perfetto per lavorare in tranquillità e con un’ottima connessione internet.

Con Alecs, l'"inventore" di Soppa de Azul

A Las Palmas, inoltre, è possibile andare in spiaggia e fare surf in piena città. Nella zona della Cicer sul Paseo de Las Canteras ci sono tutta una serie di scuole di surf e negozi che affittano/vendono tavole e mute. In media una lezione costa tra i 25 ed i 30 euro e per chi non ha mai praticato ne consiglio vivamente almeno una (tanto per capire le basi e stare in sicurezza). 

Metti insieme nomadi digitali, surfisti ed una popolazione locale storicamente aperta agli altri popoli (la posizione in pieno Oceano Atlantico fa del Puerto de la Luz una delle vie preferite per gli scambi tra Americhe ed Europa) e si ottiene una vita culturale piena di brio, in costante innovazione e mai noiosa. Spazi come Atlas, La Fabrica e centri culturali come il CAAM o La Regenta (ve ne ho nominati solo alcuni) permettono a chi ha la fortuna di vivere nella città atlantica di non annoiarsi mai, né di giorno né di notte.

In ultima, per me vero fiore all’occhiello della vita da nomade digitale a Las Palmas, è proprio la cultura canaria. Tutto riflette l’essere una via di mezzo tra Europa ed America Latina, dall’architettura coloniale ad ingredienti della gastronomia come il gofio, dalla Guagua al Carnaval (decisamente festeggiato in stile Rio). Ragion per cui vi invito non solo a vivere le spiagge ed i coworking ma anche ad avventurarvi nei paesi all’interno dell’Isola, spesso singolari come Tejeda, e vi invito a fare trekking, ad andare nei bar per parlare con gli anziani, a ballare la isa marinera o il tajaraste, ad andare per romerias ed alle feste popolari.

tejeda
Il panorama di Tejeda. Riconosciuto tra i paesi più belli di tutta la Spagna.

Conclusioni

In che modo diventare nomadi digitali, quando decidere di partire e quando (e per quanto) decidere di tornare, ovviamente sono scelte che riflettono il carattere e le predisposizioni di ciascuno di noi. L’intento di questo articolo è solo quello di dare qualche consiglio condividendo la mia esperienza.

Nella vita ci sono priorità che cambiano, così come anche obiettivi. Dopo aver viaggiato per mesi è normale avere voglia di riposare e prendersi una “vacanza”, passare 1/2/3/6 mesi con la propria famiglia, nella propria città.

Quello che dobbiamo fare è cercare di organizzare il più possibile ogni giorno, settimana o mese: cercare di passare tempo di qualità, che ci faccia felici, far si che questo sia compatibile col nostro lavoro e col creare valore (attenzione non parlo solo del valore economico). Non dobbiamo mai smettere di conoscere cose nuove, imparare sul lavoro, nella vita, nelle relazioni. Dobbiamo riscoprire il valore del Tempo (si, la T maiuscola è voluta!). È l’unico modo che abbiamo di essere la migliore versione di noi stessi.

Se il tuo desiderio è quello di essere un nomade digitale, è anche probabile che dopo qualche mese cambierai idea. Per cui chiediti: cosa sei disposto realmente a sacrificare per raggiungere i tuoi obiettivi (insieme alla tua felicità)?

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Vuoi diventare nomade digitale?

Se sei arrivato fino a questo punto allora, con ogni probabilità, stai prendendo davvero in considerazione l’idea di dare una svolta alla tua vita ed iniziare il tuo percorso da nomade digitale. Se hai voglia di renderti indipendente da capi opprimenti o più semplicemente sei alla ricerca di un lavoro dai un occhiata al nostro Corso su SEO, SEM ed Inbound marketing. Si tratta di una serie di lezioni face to face (1 professore – 1 corsista) dal vivo o via Skype, in 6 moduli, ultra focalizzato sulle tematiche di riferimento e con l’unico obiettivo di avviarti al mondo del lavoro e di renderti indipendente nel tuo percorso. 

“Strofe Contagiose” il progetto di Marea per (soprav)vivere alla quarantena

Vincenzo Calicchio No Comments

Nei primi giorni di quarantena (come tutti) anche noi siamo entrati nello sconforto di non sapere cosa sarebbe successo, cosa avremmo fatto in questi giorni, come avremmo passato il tempo e così via… alle fine, messe da parte ansie di varia natura, ci siamo resi conto che è stata (anzi è) anche un occasione per riscoprirsi, parlare con i propri cari, ingegnarsi, staccare dalla velocità dei giorni di sempre. 

Qualche giorno dopo l’inizio della reclusione sono stato molto colpito da questa proposta fatta dal Circolo Arci Marea di Salerno, il post recitava così: “vogliamo raccogliere una serie di strofe scritte da persone diverse e realizzare una poesia collettiva che porterà il titolo della giornata in cui è stat scritta. Osservare, riflettere e scrivere sono tre esercizi che aiutano a rimanere concentrati e lucidi. Ora che siamo quasi tutti a casa possiamo fare questi esercizi autonomamente per poi metterne insieme il risultato.” 

L’ho trovato semplicemente geniale! Ragion per cui, oltre a partecipare all’iniziativa, ho fatto alcune domande agli ideatori dell’iniziativa Arianna Apicella e Peppe Criscito che hanno condiviso le loro impressioni in questo articolo e mi hanno consentito di capire a fondo tale iniziativa. PS non perdetevi la poesia del 22 marzo!

#1 Da dove nasce questa idea? Sei ideatrice di questo progetto o lo hai mutuato da un’esperienza passata?

Arianna: Lunedì nove marzo mi sono svegliata con la smania di fare qualcosa e riflettere su questo momento così complesso attraverso la poesia e dopo aver messo giù questa idea ho scritto a Peppe , il presidente del Circolo Arci Marea di Salerno per chiedergli di proporre insieme questo progetto. Non credo di aver sentito l’idea di mettere insieme più voci per formare un’unica poesia da qualche altra parte ma tanto meno penso d’essermi inventata nulla di “nuovo”. Scrivo poesie da sempre e da sempre mi piace fare le cose insieme agli altri.

Forse questa idea è nata quel giorno in cui, mentre la mia amica Carmen mi accompagnava a casa, le chiesi di trasformare dei pensieri in strofe per ricordare quel momento. Fu poi lei a farmi scoprire la forza di questo gioco, quando mi mostrò una poesia che aveva scritto insieme ad altri compagni di viaggio durante un cammino in montagna durato una settimana.

Sono abbastanza sicura che una poesia che nasce da più voci sia una pratica particolarmente antica, basti pensare anche al metodo di composizione di testi e immagini usato dai surrealisti e noto come “cadavere squisito”. D’altro canto mi piace che mi sia balzata in mente proprio in questo momento. Devo ammettere pure di aver trovato indizi lungo la strada: il giorno prima avevo visto l’iniziativa di Isabella Bersellini che aveva lanciato l’iniziativa “Ciao da casa” chiedendo ai suoi colleghi freelance, illustratori, grafici e non di inviare cartoline virtuali e avevo letto la poesia di Mariangela Gualtieri “Nove marzo duemilaventi”.

Trovo molto interessante notare come questo processo di creazione collettiva stia diventando una pratica usata anche in altri ambiti. Kinetta spazio Labus di Benevento il 20 marzo ha iniziato a farlo attraverso i video e lo stesso giorno Tartaglia Aneuro ha pubblicato un post proponendo di scrivere una canzone a partire dai commenti che le persone avrebbero scritto sotto il post.

#2 A chi è rivolto l’invito a partecipare a questo progetto? Quali piattaforme avete utilizzato per promuoverlo?

Arianna: L’invito è rivolto a tutti. Abbiamo immaginato di avere un grande foglio bianco su cui ognuno può andare a scrivere e per questo motivo abbiamo scelto di usare un semplice documento doc condiviso sulla piattaforma Drive. Ci rendiamo conto che questo può restringere il campo di persone che possono scrivere, perché non tutti usano questa piattaforma, eppure l’abbiamo scelta perché permette l’anonimato e – con un poco di pazienza- si può imparare ad usarla. Per la promozione stiamo usando le pagine Facebook e Instagram di Marea e, di tanto in tanto, anche il mio profilo personale Facebook e Instagram. Anche il passaparola – che in questi giorni funziona via WhatsApp – e fino ad ora ha funzionato. Siamo sorpresi che si sia protratto per ben sette giorni e siamo contenti così e ringraziamo chi sta partecipando e promuovendo questo momento di gioco collettivo.

#3 Come si partecipa alla stesura della poesia condivisa? Ci sono delle regole da rispettare? Le poesie vengono rimaneggiate prima di essere pubblicate?

Arianna: Per accedere al documento, a questo lungo foglio bianco che menzionavo prima, basta cliccare su questo link:

La prima pagina che appare presenta il progetto e alcune linea guida che avvisano che la raccolta avverrà tramite questo documento in cui si può:

  1. scrivere in maniera anonima, basta disconnetterti dal tuo account gmail.
  2. aggiungere versi e strofe
  3. scrivere nella lingua e nella forma che preferisci, mantenendo un limite di 100 parole
  4. sperimentare la possibilità di far incontrare la tua voce e il tuo stile con quello degli altri autori

L’unica regola è quella di scrivere in versi. Sul margine sinistro del foglio ci sono le varie voci che presentano la poesia del giorno e le poesie dei giorni precedenti. Cliccando sulle varie voci si può contribuire alla scrittura o leggere i testi prodotti nei giorni precedenti. Proprio stamattina ho visto che un utente aveva sottolineato in rosso un verso scritto qualche giorno fa, forse per mettere in evidenza qualcosa che gli era piaciuto.

Originariamente l’idea era quella di non modificare i testi, ma di provare ad assemblarli, cambiando posizione o aggiungendo connettivi però da quando una voce anonima ha fatto modifiche e aggiunte anche alle strofe degli altri nella poesia diciannovemarzoduemilaventi ho iniziato a farlo anche io. Ho ricevuto un paio di feedback positivi dagli autori originari delle strofe e ho deciso di continuare a farlo fare e a farlo. Questo cambio di approccio ha permesso di esplicitare alcuni nessi che erano sommersi e creare connessioni che risuonano in tutta la poesia. Credo che leggere diciannovemarzoduemilaventi possa rendere meglio l’idea che sto provando ad esprimere.

#4 Come ti sembra sia stata accolta questa iniziativa? Chi sta partecipando? Nella tua esperienza, ci sono delle persone che sono più inclini a questo genere di modalità di espressione o è alla portata di tutti?

Arianna: Direi che l’iniziativa è stata accolta bene, oggi abbiamo pubblicato sulla pagina di Marea la settima poesia, non abbiamo saltato neanche un giorno e al momento possiamo dire di avere avuto una media di 4 autrici e/o autori al giorno. Ci sono alcune voci che scrivono in maniera più assidua e altre più sporadiche ma non sappiamo effettivamente chi partecipa perché la maggior parte è anonima.

Come ho detto prima di tratta di un gioco collettivo quindi tutti possono farlo. Chiaramente chi è solito fare questo gioco incontrerà meno resistenza nella scrittura e nella sua condivisione, ma se ognuno provasse a scrivere un verso al giorno sono sicura che sarebbe capace di raccogliere risultati soddisfacenti. Per questo motivo, persone che si espongono maggiormente alla poesia e la praticano più spesso saranno anche più inclini. 

#5 Immagini che, finito questo periodo, il progetto possa avere un’evoluzione o sarà stato semplicemente (e dici poco!!) un bellissimo modo per tenerci compagnia e fotografare i flussi di pensiero e le emozioni che ci attraversano in questi giorni?

Peppe: L’idea di sviluppare un prodotto poetico, narrativo, culturale insomma che abbia come base il principio della condivisione, della messa in comune delle proprie idee, dei propri pensieri è sempre stata la via maestra che abbiamo provato a percorrere dall’apertura del circolo Marea. Sarà una mia fissazione ma mi piacerebbe, e con Arianna stiamo trovando il modo più opportuno e corretto, che questa raccolta collettiva si abbellisca di illustrazioni e disegni di artisti del nostro territorio così da riuscire a produrre un piccolo libro, un piccolo testo illustrato. È importante che questa iniziativa non rimanga solo su digitale, sul foglio bianco di un drive, ma acquisisca il valore culturale e artistico che ha.

#6 Perché avete pensato di proporre questa iniziativa proprio adesso? Come ci può aiutare l’arte (sempre ammesso che secondo te lo possa fare) e specificamente la poesia in questo periodo?

Arianna: Credo fortemente nella pratica costante della scrittura e della poesia e delle molteplici prospettive che l’arte può offrire in momenti di crisi, intesa come “eccesso di lucidità”. L’iniziativa è nata in questi giorni proprio perché, come abbiamo già detto “Osservare, riflettere e scrivere sono tre esercizi che aiutano a rimanere concentrati e lucidi”. Da quando l’emergenza covid 19 è iniziata abbiamo incamerato tantissime parole, letto tanti articoli, osservato o visto tanti video e credo sia importante provare a nuotare tra queste lettere, dal momento che – come ha detto una delle penne anonime della prima poesia –

“Nuoto nel paradosso
che è come spostarsi
immersi fino alle labbra
nelle palle di plastica al parco giochi.”

Peppe: Scrivere è una dei modi più antichi di catarsi. Non è importante saper scrivere, avere uno stile, rispondere ai canoni della poesia o della narrativa. Specialmente in questo periodo storico dove il nostro stile di vita, che sicuramente non è il migliore, è stato ribaltato. Dall’intense relazioni quotidiane a lavoro, con gli amici, con la famiglia, siamo ora costretti in casa, siamo costretti con noi stessi. Per molti non è semplice stare soli con sé stessi. Provare a scrivere, anche solo un verso come dice anche Arianna, e rileggersi è un modo per buttare fuori tutto ciò che ci gira nella testa e nel cuore in questi giorni. Farlo insieme, rendersi conto che ciò che sta scrivendo un altro è simile, sta nelle stesse corde di quello che sto provando, che sto pensando può essere rivoluzionario. Può farci rendere conto che a prescindere dalle centinaia di migliaia di differenze che possiamo trovare l’uno nell’altro c’è un fondamento comune, un sentire comune. Bhè mi sto lasciando andare al mio solito filosofeggiare. La faccio semplice: l’arte, in questo periodo, può farci riscoprire l’Umanità.

#7 ed infine, per chi non conoscesse Marea, di cosa si tratta?

Peppe: L’associazione “Marea” nasce con l’obiettivo di radicarsi sul territorio aprendosi alle esigenze dei suoi abitanti, componente essenziale e viva nel processo di crescita e sviluppo dell’associazione stessa e delle sue attività.

Marea

Marea è un progetto: un percorso strutturato che in questi anni si è delineato dalle esperienze e dalle competenze dei suoi soci fondatori. Tale progetto, figlio di assemblee aperte e partecipate, si prefigge lo scopo di immaginare, sviluppare e concretizzare i desideri, i bisogni e le necessità della comunità di riferimento a 360° ma con un’attenzione particolare verso i “giovani”, ovvero quelle fasce d’età sfruttate e sole, per sensibilizzare e stimolare passione e curiosità;

Marea è un’associazione: per veicolare il progetto e dargli una base solida si è scelto di dargli una forma associativa, nello specifico associazione di promozione sociale, per coordinare e organizzare la vita di chi gravita intorno a Marea;

Marea è un circolo: ovvero uno spazio, soprattutto, fisico d’aggregazione, di scambio e di partecipazione dove le persone possono incontrarsi e incontrare sé stessi e l’altro. In questo senso si è scelto di aderire all’ Arci per dare forza e slancio al progetto e all’associazione ma, concretamente, allo spazio. La necessità di costruire reti sociali, di organizzare un centro di produzione culturale e di elaborazione politica, di sviluppare un luogo di mutualismo e di contrasto alla solitudine degli individui, è una sfida che non è possibile rifiutare.

cosa è il digital marketing

Cosa è il Digital Marketing e come raggiungere i propri obiettivi

Giovanni Passaro No Comments

Quando parliamo di internet advertising, ci si apre davanti un mondo complesso e pieno di infinite possibilità (diciamo che in generale le possibilità per spendere soldi sono infinite), non sempre di immediata comprensione per i non addetti ai lavori. Ragion per cui ho deciso di scrivere questa guida su che cosa è il Digital Marketing.

A chi mi domanda perché dovrebbe fare internet advertising, o meglio perché dovrebbe preferire spendere i suoi soldi sullo schermo di un computer piuttosto che su un media più tradizionale (pensiamo al volantinaggio, alle affissioni, alla radio, alla tv, ai cartelloni pubblicitari…), di solito fornisco quattro semplici motivazioni, in grado di convincere anche i più scettici:

Il Marketing Digitale, a differenza della pubblicità attraverso media tradizionali, ti fornisce:

  • Una altissima possibilità di targettizzazione;
  • La possibilità di personalizzare la comunicazione, a seconda della persona alla quale stai parlando (pensiamo, ad esempio, alle possibilità offerte dal remarketing);
  • La possibilità di misurare le campagne e l’investimeno in tempo reale ed in maniera precisa e puntuale: so dove sto spendendo e quali sono i risultati che sto portando, quale è il mio ROI, le mie visite, le mie vendite, ecc, il tutto monitorato in tempo reale;
  • Alta possibilità di fidelizzazione dei Clienti;
  • Possibilità di modifica ed adattamento delle campagne in corso: se mi accorgo che qualcosa nella comunicazione non va, o che non sto spendendo in maniera ottimale, posso cambiare in pochi minuti.
  • Una schiera vastissima di Canali di comunicazione, da Google a Facebook, a WhatsApp ad altri innumerevoli canali e tool professionali o meno, a pagamento o meno…

Convincere i più scettici non è un esercizio facile, per questo solitamente fornisco esempi pratici, per far capire che le belle parole dette sopra, hanno anche un significato concreto.

Andiamo quindi ad analizzare, nella pratica, il significato di ognuno dei vantaggi dell’internet advertising

Cosa è il Digital Marketing? E’ Targettizzazione!

cosa e il digital advertising

Esempio di scelta del pubblico target per una campagna pubblicitaria su Facebook

Immedesimiamoci, ad esempio, in un rivenditore di scarpe da calcetto, che voglia strutturare la propria campagna pubblicitaria rivolgendosi soltanto ad un pubblico estremamente preciso e geolocalizzato. In questo caso, facendo internet advertising utilizzando Facebook, è possibile ottenere una precisione estrema!

Nell’esempio riportato, per come è stata strutturata la campagna, andremo a mostrare il nostro messaggio solo e soltanto ad utenti residenti in determinati comuni (es. Agropoli, Benevento, Napoli e Salerno), con la possibilità di escludere aree specifiche (nell’esempio abbiamo escluso Avellino). Inoltre il target è raffinato scegliendo l’età del nostro target (dai 18 ai 42 anni per questo esempio), il genere (in questo caso soltanto uomini) ed addirittura gli interessi (adesempio gli amanti del calciotto, del calcio a 5, del calcetto con gli amici ecc.). Capite che, andando a parlare solamente a questo target cosi specifico, abbiamo molte più possibilità di andarci a rivolgere ad un pubblico che è davvero interessato al nostro annuncio, e non disperdere il nostro budget pubblicitario verso un pubblico di persone che il calcetto non sa neanche cosa sia.

Possibilità di personalizzazione della comunicazione

Avete presente quando cercate, ad esempio, un albergo in una città nella quale vorreste andare, ma non effettuate la prenotazione in quel momento, e nei giorni successivi venite “colpiti” da messaggi pubblicitari che vi propongono di prenotare un albergo, proprio nella città che vorreste visitare, e proprio per i giorni in cui avete bisogno albergo?Bene, questo è il remarketing, e potreste trarne vantaggi anche voi da questo tipo di strumento. Il remarketing in ambito internet advertising consente, nella sua forma più semplice, di capire quale  sia l’interesse specifico di una persona attraverso la sua navigazione, ed è in grado di proporre un messaggio mirato proprio a quella stessa persona.

cose il digital advertising

Un esempio di remarketing, dove viene mostrato l’annuncio dello stesso hotel che avevamo cercato in precedenza, su diversi siti internet

Inoltre il Digital Marketing offre molte ulteriori possibilità di personalizzazione del messaggio, sfruttando anche i criteridi targettizzazione mostrati nel punto precedente (ad esempio, agli uomini mostro un messaggio alle donne un altro, con minori di 30 anni insisto su un messaggio, diverso da coloro che hanno un’altra fascia di età, con coloro che abitano in una città uso un tipo di comunicazione diversa da quelli che abitano in un’altra città).

Possibilità di misurare le campagne in tempo reale

L’internet advertising ti da la possibilità, in qualsiasi momento, di conoscere quanto stai spendendo, come lo stai spendendo, e quali risultati ti stai portando a casa. Grazie alle avanzate dashboard messe a disposizione dai vari Facebook e Adwords e da tutti gli altri grandi player, è possibile capire praticamente già dopo pochi giorni come sta performando una campagna, se si sta spendendo nel modo giusto, o se bisogna adottare qualche accorgimento per raggiungere risultati migliori.

Prendiamo invece, ad esempio, una campagna pubblicitaria acquistando una inserzione su un giornale locale stampato. Sappiamo quanto spendiamo, ma abbiamo soltanto una vaga idea su quante persone effettivamente vedranno il nostro annuncio, e soprattutto su chi siano questi utenti e quali siano le loro caratteristiche. Ma la cosa a mio avviso più grave, è che non è davvero difficile sapere con precisione quali sono i ritorni dei soldi spesi su quel mezzo.

L’internet advertising, risolve tutto ciò, vediamo un esempio.

digital advertising cosa è

Un esempio dei dati per monitorare le campagne di internet advertising

In questo caso, come vediamo, sappiamo con precisione quante e quali persone abbiamo raggiunto nel periodo di tempo selezionato (nel nostro specifico caso, oltre 10.000), quanto abbiamo speso (40€) , e quali sono stati i nostri risultati raggiunti, ad esempio e-mail raccolte, vendite ecc (nel nostro caso, 7, con un costo unitario di 5,72€).

Naturalmente questo è soltanto un esempio ma Facebook, Adwords e tutte le altre maggiori piattaforme di internet advertising offrono la possibilità di analisi di dati molto più dettagliate rispetto a questa.

Possibilità di modifica ed adattamento delle campagne in corso

Proprio grazie alla mole di dati ai quali abbiamo accesso in tempo reale possiamo, una volta avviata una campagna, capire con estrema precisione cosa sta performando bene e cosa sta performando male, e procedere con quella fase che viene chiamata ottimizzazione delle campagne, andando a prendere tutti quegli accorgimenti necessari per migliorare i risultati ottenibili dalle nostre campagne di internet advertising .Cosi, ci accorgeremo che magari un tipo di annuncio funziona megliocdi un altro, che un messaggio è più o meno incisivo, che un target non funziona bene come invece ci aspettavamo, o che ad esempio la pubblicità sui cellulari funziona meglio di quella sui computer fissi.

Per agire su queste leve, ed ottenere auspicabili ritorni da quello che spendiamo in pubblicità, grazie all’internet advertising è possibile prendere i giusti correttivi, semplicemente con qualche click e con l’aiuto di esperti del settore, in grado di ottimizzare il vostro ritorno sullo speso.

 

tempo per essere primi su google

SEO: Quanto tempo ci vuole per posizionare un sito?

Vincenzo Calicchio No Comments

In quanto consulente di Web Marketing ed in quanto il mio obiettivo di lavoro sia generare leads e vendite, una delle domande sulla SEO che mi fanno più spesso è: “Quanto tempo ci vuole per posizionare un sito in prima posizione per la parola chiave che ho scelto?”. Rispondere a tale domanda non è cosa semplice, infatti la domanda è mal posta (senza offesa) ed il quesito nasce da una concezione della SEO ormai superata.

Nuova SEO vs Vecchia SEO

La strategia di un tempo si basava sull’identificare le parole chiave più rilevanti per la vostra attività, che attraevano il maggior traffico e che non presentavano una grossa competizione. Bastava individuare 5-10 parole chiave “d’oro” che, da sole, avrebbero attirato una buona parte del traffico. Quando qualcuno si presenta da noi e dice “Ho bisogno di posizionarmi primo per queste parole chiave”, noi sappiamo che è chiaramente vittima quel paradigma.

Quella strategia di parole chiave va evitata perché, con rarissime eccezioni, non esiste nessuna parola chiave, o gruppo di parole, che attrarrà sul vostro sito la quantità di traffico desiderata, perlomeno non tanto quanto potrebbe fare una coda lunga di ricerca. L’aspetto da comprendere è che focalizzarsi solo su un gruppo di generiche parole chiave non basterà ad attirare tutti gli utenti che sono alla vostra ricerca.

tempo per posizionare un sito

La SEO attuale si costruisce sempre più sulle ricerche spontanee, ovvero sulle domande spontanee che scrivono gli utenti, generalmente composte da due o tre parole. Questo accade perché gli utenti si avvalgono anche di strumenti come Siri e Google Now per porre oralmente le loro domande, piuttosto che scriverle.

Inoltre, le persone includono sempre più dettagli nelle loro ricerche per arrivare ai risultati più velocemente. Queste parole chiave sono molto più facili da posizionare in quanto non sono molto competitive. Sono anche più rilevanti perché includono più dettagli ed il traffico per queste parole ha una maggiore velocità di conversione. Questo insieme di parole in coda trova molti più risultati di quanti ne otterreste adoperando le vostre “parole chiave d’oro”. Dunque, l’obiettivo per il posizionamento non è basarsi su poche parole chiave immutabili, ma focalizzarsi su un numero di ricerche spontanee molto più ampio, che cresce e cambia costantemente.

Posizionarsi non è poi così importante!

Posizionarsi è importante, ma non è il parametro sul quale dovreste concentrarvi. Se con la domanda “Quanto tempo impiega la SEO per essere efficace?” intendete “Quanto tempo ci vorrà per posizionarmi tra i primi?” allora state confondendo i risultati con il successo. Arrivare primo è un risultato che i consulenti SEO possono vendere con facilità, perché sono emozionalmente appaganti, ma non serve a nulla senza che il traffico generi lead e vendite, ovvero l’essenza del successo. Questo è il motivo per il quale dovreste affidarvi solo a SEO professionali, che si concentrano sui successi, piuttosto che sui meri risultati.

La domanda che dovreste fare

Ora che siete consapevoli di quanto la SEO sia cambiata e che volete i vostri lead e vendite piuttosto che solo il posizionamento, la domanda che dovreste porre è “Quanto impiega la SEO per iniziare a generare lead e volume di vendite?”

Ok perfetto, dunque quanto impiega la SEO per essere efficace?

Ora siamo pronti per rispondere alla giusta domanda e la risposta è… dipende. Frustrante, vero? Ma è la verità. Da cosa dipende? Dipende da vari fattori: da quanto tempo il vostro sito è in giro, quanta SEO è stata fatta su di esso precedentemente, in che stato è il sito, quanto contenuto c’è sopra, la situazione dei link e molti altri fattori SEO (vedasi l’infografica sotto). Nessun sito parte dalla stessa situazione di un altro, anche se sono nello stesso settore e competono per gli stessi clienti.

Ecco, invece,uno scenario plausibile (od ovviamente di massima) su quali dovrebbero essere le attività SEO da svolgere nei primi mesi e cosa potete aspettarvi.

  • Mese 1Ricerca e scoperta, ispezione del sito, strategia per le parole chiave e pianificazione. Se questa fase viene completata rapidamente, è possibile iniziare a fare aggiustamenti tecnici già nel primo mese. In altri casi, la fase di ricerca e analisi del sito può durare più di un mese.
  • Mese 2Iniziare il lavoro tecnico della SEO, che consiste nell’apportare modifiche al sito in base ai risultati della sua ispezione. In alcuni casi il sito web necessita di essere ristrutturato e possono volerci mesi. Altre attività SEO, come lavorare al profilo backlink e creare contenuti, possono essere svolte contemporaneamente alla ristrutturazione del sito ma se vi ritrovate in questa situazione, pur facendo SEO a tutti gli effetti, difficilmente vedrete miglioramenti in quanto i risultati saranno evidenti solo avendo definitivamente implementato tutte le modifiche della ristrutturazione.
  • Mese 3– Iniziate a focalizzarvi sulla creazione dei contenuti. Blogging, FAQ, guide ed istruzioni, articoli, nuovi prodotti, informazioni sulla compagnia etc… Dovreste iniziare a vedere dei risultati sul posizionamento entro la fine di questo mese e se ciò si trasforma in lead e vendite è ancora meglio, ma non è detto che sia ancora giunto il momento.
  • Mese 4– Creazione costante di contenuti, ottimizzazione tecnica del sito web, sviluppo di un profilo backlink sano (operazione che può includere la bonifica dei link di bassa qualità). Entro la fine di questo mese, potete aspettarvi di vedere un deciso miglioramento nel piazzamento, nel traffico e nella generazione dei lead. Non sarà assolutamente comparabile ai risultati che otterrete dopo 12 mesi di SEO, ma sarà abbastanza per iniziare a notare che sta effettivamente funzionando.
  • Mese 5– In questo mese, o forse già precedentemente, avrete iniziato ad incorporare la gestione social media nel vostro piano d’azione per diffondere i vostri contenuti ed incrementare il traffico verso il vostro sito, inventandosi (magari) le strategie più assurde come quelle dei due casi di seguito:
    ✓ La pazza strategia Social della Pizzeria Ugi’s di Buenos Aires
    ✓  Strategie Social per i B2B

    Questo può contribuire positivamente ad un profilo link sano, spontaneo e generare lead. Dovreste poter notare un incremento del traffico dovuto alla SEO ed un conseguente maggior numero di lead.

  • Mese 6– Se il vostro volume di traffico ha raggiunto i 5,000 visitatori mensili (bada bene dipende sempre dal settore!), potrebbe essere utile intervenire sul tasso di conversione per incentivare la quantità di traffico che si trasforma in vendite o lead. Da ora in poi, i vostri sforzi potrebbero concentrarsi sulla creazione dei contenuti e la loro promozione, oppure potreste dedicarvi ad altre attività più creative. Tali attività variano molto in base al tipo di compagnia e di sito web che avete.

Molti consulenti SEO vi diranno che servono dai 4 ai 6 mesi prima di vedere dei risultati. Questo è generalmente accurato, ma ricordate che questo corrisponde al tempo necessario per iniziare a vedere i risultati, e che l’efficacia della SEO cresce con il tempo. Qualunque risultato otterrete dopo 6 mesi sarà notevolmente minore di quello che otterrete dopo 12 mesi. Se invece notate un calo dei risultati, sarà meglio puntare a mantenerli stabili piuttosto che ad accrescerli.

Conclusioni: non fermatevi troppo presto!

Molte compagnie sottovalutano la quantità di tempo e denaro necessaria per essere efficaci con la SEO. Normalmente, il successo non si ottiene nei primi 3 mesi, anche con un sano budget SEO. Ho visto compagnie iniziare bene e concludere dopo 2 o 3 mesi, dicendo “Non stavamo ottenendo i risultati necessari a giustificare i costi”. Questo mi fa capire che hanno intrapreso l’operazione con delle aspettative irrealistiche. Se non avete le risorse per un periodo che va dai 6 ai 12 mesi, sarebbe meglio investire su altro.

Pagare per pochi mesi di SEO è, in genere, un totale spreco di soldi. La SEO è una tattica di marketing che rende sul lungo termine, non un modo per generare profitto immediato. Se, invece, fate un investimento adeguato e pianificate un’operazione di SEO che duri il tempo necessario, la tattica SEO è una delle strategie di marketing con il migliore ROI (Ritorno sull’Investimento) disponibili in circolazione.

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Infografica di Search Engine Land

infografica seo

La tavola periodica della SEO

Translator: Valerio Graziano Fonte: Forbes

 

come-fare-un-redirect-301-in-wordpress

Come fare un Redirect 301 in WordPress

Vincenzo Calicchio No Comments

Chi si occupa di SEO spesso si trova nella condizione di dover fare dei Redirect per alcune pagine web, e ciò accade o perché sono diventate obsolete o perché abbiamo sviluppato contenuti aggiornati ai quali ci interessa accedano gli utenti.

Si ma effettivamente… come fare un Reindirizzamento? Per aiutarti ho deciso di tradurre questa semplice guida di Mayte Saa, una volta arrivato alla fine avrai le risposte alle tue domande! Per realizzare qualsiasi Redirect dobbiamo tenere a mente alcune raccomandazioni che ci aiutano a non perdere traffico e ad avere più visite. Ecco quali…

Che cos’è un Reindirizzamento?

I Reindirizzamenti (in inglese Redirect) permettono di inviare il traffico che si dirige verso una URL verso un altra URL differente. Così accade che, quando un utente o un bot di un motore di ricerca provano ad accedere ad una pagina in cui c’è un redirect, vengono automaticamente portati verso un altra pagina.

redirection-301

Che tipo di Redirect devi conoscere?

I reindirizzamenti che bisogna conoscere sono sostanzialmente due:

Redirect 301

Il 301 è un reindirizzamento permanente, ossia, indica ai bot che la pagina è stata definitivamente spostata ad una nuova URL. Con questo redirect i motori di ricerca si dimenticheranno della URL vecchia e conferiranno alla nuova circa il 90% della sua autorità di pagina.

Redirect 302 

Il 302 è un reindirizzamento temporale che informa che il contenuto di una determinata URL è momentaneamente spostato verso un altra URL. Con il redirect 302 indirizziamo utenti e bot verso la nuova pagina però non conferiamo a questa alcuna autorità.

Quando bisogna usare i Redirect 301?

I reindirizzamenti sono utili per non perdere il traffico attraverso le pagine ben posizionate che, però, per qualche motivo non vogliamo continuare ad utilizzare. Ecco alcuni di questi motivi:

  • Pagine che sono diventate obsolete (prodotti di un eCommerce che non sono più venduti, articoli di un blog oramai non più utili ecc…).
  • Pagine che contengono contenuti duplicati… il male di ogni sito web! Un esempio? Il più classico dei classici è quando la home page di un siti è sia su http://www.sito.com che su http://sito.com.
  • Quando c’è un cambio di dominio da uno vecchio ad uno nuovo.
  • Pagine per cui ci interessa cambiare la URL per ragioni di SEO.
  • Pagine che contengono i tanto odiati errori 404.

Non curare queste situazioni è sicuramente uno degli errori SEO più comuni, e ricorrere ai redirect 301 in questi casi permette di conservare il posizionamento nei motori di ricerca e quindi non perdere traffico.

Come fare un Redirect 301 in WordPress?

Se gestisci un sito in WordPress e ti occupi di SEO devi sapere che per poter fare un 301 nel nostro sito abbiamo due opzioni:

  • Reindirizzamenti tramite file .htaccess

E’ l’opzione suggerita da Google, ma sicuramente molto più difficile da implementare. Se sei un impavido ti lascio questa utile guida:

  • Redirect 301 tramite Plugin

Sicuramente avrai familiarità con i plugin. Esiste praticamente un plugin per tutto e, dunque, esistono anche per configurare reindirizzamenti di ogni tipo. Se, giustamente, hai paura a modificare il file .htaccess ti raccomando fortemente di utilizzare questa seconda opzione.

Ecco una piccola lista di plugin utili per fare redirect 301 con WordPress:

  1. SEO Redirection Plugin: Sicuramente tra i migliori plugin con questo scopo. Permette di operare sui 301, 302 e di monitorare gli errori 404 (quest’ultimo passaggio potresti in ogni caso farlo con Google Search Console), molto ultile per fasi di cambiamento all’interno di un sito web.
  2. Redirection: Anche questo plugin permette di fare redirect 301 e di fare un monitoraggio degli errori 404. La cosa che più mi piace di questo strumento è la possibilità di analizzare il numero di volte che viene effettuato il reindirizzamento (numero di visite tramite la URL vecchia).
  3. Quick Page/Post Redirect Plugin
  4. Eggplant 301 Redirects

E Tu? Monitori gli errori 404 del tuo sito? Fai i dovuti reindirizzamenti? Sono sicuro che con questa Guida Rapida per fare Redirect 301 in WordPress già puoi cominciare a lavorarci su…

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come-fare-soldi-online

Fare soldi online: dall’eredità della vecchia australiana al coaching

Vincenzo Calicchio No Comments



Se in questo esatto momento apriste la vostra casella di posta ed andaste in SPAM sono sicuro che troverete almeno una mail di qualcuno che ti scrive dalla Banca del Ghana, di qualcuno che promette una qualsiasi possibilità di guadagno e se siete fortunati ci sarà la mail di Anna Sedes, una generosa vecchietta australiana pronta a lasciare la propria eredità a chiunque apra quella mail.

Guadagnare con il web: l’eredità della vecchia australiana

Se davvero in Australia ci fosse una vecchietta in fin di vita che con le sue ultime forze riesce a mandare una mail solo per potervi lasciare in eredità l’intero suo patrimonio allora probabilmente la vita di tutti noi sarebbe un sogno. Basterebbe aprire la casella dello SPAM e tutti i nostri problemi economici sarebbero risolti.

truffe nello spam

 

Non credo ce ne sia bisogno in ogni caso non voglio avere scrupoli di coscienza (metti che qualcuno trovi quest’articolo per la keyword “Anna Sedes”!)  e quindi ribadisco ancora una volta che Anna Sedes non esiste e che la mail è indirizzata per fare un truffa, come ben ci spiega anche Enrico Lucci nel servizio “Ancora dentro la truffa”  mandato in onda dalle Iene nel febbraio 2015.

truffe-online-le-iene

Contrariamente a quanto si immagini quindi, lavorare online richiede tanto tempo e duro lavoro, ragion per cui in tanti iniziano ma in pochi giungono a risultati lasciando così più spazio a chi decide di investire seriamente in un avventura del genere.

Per vivere (quindi non sopravvivere) con il tuo sito non hai bisogno ne di essere laureato a Yale ne in qualsiasi facoltà di informatica del globo. La cosa più importante è che:

Bisogna centrare il problema, le necessità, i desideri dei lettori (follower) attraverso i contenuti.

Ciò di cui parlerai nel blog non ha importanza se non esiste una necessità reale e se non ci sono persone disposte a pagare (o per meglio dire investire)  per avere le soluzione ai propri bisogni.

Esistono molti modi per fare soldi con il proprio sito web

Ciò che più mi preme dire è che alcuni di questi modi sono dannosi e finiscono per pregiudicare tutto il lavoro.

Due su tutti:

  • Vendere Link. Se hai un blog con un buon numero di lettori e magari discretamente specializzato arriverà il momento in cui sarai contattato da terzi ai fini di inserire contenuti e soprattutto link in riferimento a prodotti/servizi (stanno portando avanti la loro strategia di Link Building). Un attività di questo tipo (chiamata Guest Posting) se portata avanti con cognizione di causa, può portare benefici per entrambe le parti, ma se fatta in maniera scellerata può sfavorire entrambi. Infatti pratiche di questo tipo vanno contro le politiche di Google che può arrivare a penalizzare entrambi e far sparire dalle SERP i due siti. L’unica parola che conta in situazioni come queste è “Valore” ..il post/link altrui è accettabile solo se porta in qualche modo effettivi benefici ai tuoi lettori.
  • Affiliazione Google AdSense. A mio parere paradosso del web per eccellenza in quanto si è pagati per mandare gli utenti da qualche altra parte..inoltre ai fini di una monetizzazione degna di questo nome si necessita di molto traffico. Altro problema legato ad AdSense è che crea dipendenza infatti nel momento in cui si inizia a guadagnare pensi “Grande! Allora se  faccio questo piccolo cambiamento potrei guadagnare di più..” ed è esattamente in questo momento che cominci a dare poca importanza ai contenuti per dare priorità agli annunci. Risultato finale? Il tuo blog si convertirà in un immenso annuncio con il conseguente calo della qualità e quindi del traffico.

La prova di ciò sono moltissimi siti di informazione locale, nell’immagine in basso uno screenshot di Salernonotizie.it che presenta all’apertura della pagina ben cinque banner pubblicitari contro quattro notizie. Tralascio ogni commento in merito alla qualità delle notizie.

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Esiste un segreto per guadagnare in Internet? 

Il vero segreto per fare soldi con Internet è conoscere i problemi dei tuoi utenti e dare loro una soluzione.

Ciò che vedo (e sento) più spesso è gente che pensa di costruire un blog attorno ad un tema, no attorno ad un target di audience potenziale, alle sue necessità, sue motivazioni e suoi obiettivi. Almeno è questo, secondo me, il modo migliore per lavorare. Di sicuro ci sarà qualcuno poco d’accordo con questa affermazione.

Freelancing

Ovvero vendere i tuoi servizi ad ora o a progetto. È il modo più facile ed immediato per iniziare a guadagnare qualcosa dal tuo blog.

Inoltre esistono agenzie virtuali dove puoi annunciare i tuoi servizi (ed ovviamente il tuo portale). Personalmente conosco Elance.com dove puoi incontrare ogni tipo di servizi, amministrativi, di disegno, sviluppo siti, marketing ecc..solo per nominarne alcuni.

In ogni caso però le migliori opportunità lavorative sono quelle proposte che arrivano attraverso la tua rete di contatti. Da qui la necessità di costruirti una reputazione positiva nella tua nicchia, devi lavorare al marketing del tuo brand. Ed è proprio il tuo blog che può aiutarti a costruire questa reputazione, questa visibilità.

Quanto si guadagna come freelancer?

Dipende dalla tua autorevolezza e dal nome che sei riuscito a costruirti nella tua nicchia. Quanto maggiore è il tuo prestigio e noto è il tuo nome, tanto maggiori saranno i tuoi onorari.

Il vantaggio di essere freelancer è che non hai bisogno di avere un target molto grande. “Semplicemente” devi fare in modo di:

  • Creare dei contenuti eccezionali
  • Creare una rete di contatti che ti assicurino una buona reputazione
  • Avere dei buoni feedback

Coaching/Consulenze

Il passo immediatamente successivo a quello di freelancer è la consulenza.

Che differenza c’è tra l’essere consulente e l’essere freelancer?

La differenza è che nella prima la relazione con il cliente si riferisce ad un periodo più lungo o è a carattere periodico. Inoltre agli occhi di un cliente un freelancer è un ragazzetto barbuto con pantaloni corti che vaga per il mondo col il tablet nello zainetto mentre il consulente è visto come un professionista a tutti gli effetti, ovviamente ci si aspetta da un professionista un lavoro migliore, oltre che un onorario più alto.

Ovviamente per entrambi i casi fondamentale sarà saper dimostrare la tua esperienza con casi di successo e best practices. Si sa che l’utente pensa che se altri sono felici dei tuoi servizi allora è molto probabile che lo sia anche lui.

 Trainings/workshops/conferenze

Attraverso i tuoi contenuti puoi arrivare a tenere conferenze, speech, seminari e workshop.

Ciò può farti guadagnare bene anche nel caso in cui non ti paghino per quella conferenza. In che modo? Puoi utilizzare quell’occasione per promozionarti.

Chi ascolta durante un incontro è un pubblico super targettizzato, sicuramente interessato a quell’argomento (per qualsivoglia motivo) e ciò fa si che ci siano più possibilità che comprino i tuoi servizi visto che già ti hanno conosciuto ed hanno assistito alla tua professionalità.

Ovviamente quando parlo di incontro non mi riferisco solo a conferenze o workshop presenziali, tutto ciò si può fare anche attraverso webinar, teleconferenze o lezioni online.

Qui una lista di utili tool per preparare un webinar:

  • GoToWebinar, un grande classico, risultati molto buoni però un pochino caro all’avvio di un attività
  • Free conference call, gratis, molto popolare però con problemi di qualità del suono
  • Instant Teleseminar, a pagamento però molto efficace

Infoprodotti

Costituiscono un  fantastico modo per avere degli ingressi in maniera “passiva”, infatti questi permettono di continuare a guadagnare anche quando si è malati o si è in vacanza (così si ovvia al primo problema dei liberi professionisti: se non si lavora non si guadagna).

Gli infoprodotti sono una fonte di reddito scalabile in quanto se ne possono vendere in quantità illimitata anche durante un ora di lavoro freelance, ed il costo della vendita ad un soggetto è lo stesso della vendita ad un milione di persone.

Ovviamente sto parlando, per esempio degli e-book, corsi online preregistrati ecc..

Senza dubbio, anche in questo caso, questi prodotti devono creare valore. La attenzione al cliente è fondamentale per generare una rete di persone soddisfatte e conseguire così feedback positivi e recensioni.

Focalizzarsi sulla conversione e sulla retention

In molti credono che la cosa più importante nel lavorare online sia il traffico. Beh oramai da qualche anno si è capito che la maggiore focalizzazione dev’essere sulla retention e sulle conversioni. A che serve avere dieci mila visite se nessuna di queste si converte in cliente? A questo punto meglio avere 100 visite ma una conversione al 50%!

Secondo voi ci sono altri modi per monetizzare con web? Non siete d’accordo con qualcuno di questi? Avete alcuni dubbi riguardo il come metter su delle attività del genere? Volete picchiarmi per ciò che ho scritto?

Mi piacerebbe sapere la vostra..

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link building e wikipedia

Link Building e Wikipedia: lo strano rapporto

Vincenzo Calicchio No Comments



Il rapporto di Amore-Odio tra Link Building e Wikipedia è già stato trattato su questo blog in questa Guida a come fare Link Building su Wikipedia, ma sicuramente la complessità del tema e le varie e discordanti teorie in gioco rendono necessario approfondire l’argomento. Avete mai sentito di Wiki-Pr? Andate avanti nella lettura e ne scoprirete delle belle!

Lo scandalo Wiki-PR

Non ebbe grande risonanza in Italia la notizia che nel 2013 Wikipedia si vide obbligata a cancellare 250 profili di editor della piattaforma, ciò perché questi approfittavano della visibilità del portale per promozionare imprese in cambio di denaro (dunque una vera e propria attività di Business..ed a quanto pare anche lucrativa!)

Il caso di Wiki-PR ha suscitato una grande polemica intorno a Wikipedia, facendo nascere ancora una volta dei dubbi in merito alla neutralità delle informazioni. Wiki-PR è (o era?) una impresa con sede negli USA ad Austin, Texas e che ha creato e modificato voci della libera enciclopedia per circa 12 mila clienti. Data la visibilità di Wikipedia, che appare sempre tra i primi risultati in SERP e che è unanimemente ritenuta una fonte attendibile (soprattutto da Google), l’informazione che appare nella piattaforma riferita ad un determinato prodotto/servizio genera una ottima immagine per il brand oltre che essere il sogno di tutti coloro si occupano di link building come si vede dall’analisi del dominio (di cui tra l’altro non ce n’era neanche bisogno!).

ranking wikipedia

Tale agenzia specializzata si presentava come “manager di pagine” di Wikipedia e su Twitter scrivevano “Non dovrai mai più preoccuparti di Wikipedia..” ed a quanto pare è stata operativa dal 2010.

Lo scandalo Wiki-PR fu di tale portata che è normale domandarsi quali erano all’epoca i meccanismi di filtro di Wikipedia e quali sono oggi. Infatti l’agenzia non solo aveva con se profili di editor della piattaforma, ma assicurava di possedere anche profili di amministratori (ed è ben nota la difficoltà nel diventare un Admin di Wikipedia), una figura che oltre a modificare pagine, è capace di:

  • Espellere utenti minori,
  • Eliminare pagine e contenuti,
  • Evitare cyber-vandalismo.

Non si tratta di dipendenti di Wikipedia ma si tratta di volontari come tutti gli altri, volontari che sono considerati più attendibili vista la loro storia di affidabilità sulla piattaforma collaborativa.

I clienti pagavano tra i 500 ed i 1000 dollari per la creazione di una pagina, più una mensilità di 50 dollari per veder “vigilato” il proprio link ed i propri contenuti. Ma queste tariffe non sono le uniche che si conoscono per questo tipo di servizi giacché esistono (esistevano?) altre imprese che guadagnavano a partire da Wikipedia. Per esempio MyWikiPro crea contenuti su richiesta per circa 300 dollari. Sebbene affermano di scegliere attentamente i propri clienti e di scartarli nel momento in cui non hanno abbastanza informazioni, anche in questo caso si va contro la policy di Wikipedia.

Il rapporto tra Wikipedia e la Brand Reputation

Nelle policy di Wikipedia un conflitto d’interessi viene definito come:

Contribuire per promozionare gli interessi di alcuni individui, gruppi, imprese o entità di qualsiasi tipo.

Quindi il confine tra difesa di un brand (o di una persona) ed un conflitto d’interessi è molto labile.

La reputazione online (che ho già avuto modo di trattare in questo articolo su Sasha Grey) è la immagine che un brand o una persona ha nel web. Moltissime agenzie specializzate in web marketing offrono servizi di questo tipo, per i quali avere una voce su Wikipedia (e curarla) può risultare determinante in quanto il più delle volte occupa la prima o la seconda posizione nei risultati di ricerca e si sa che oggi più che mai se per Google non esisti allora forse davvero non esisti.

Ovviamente ben diverso è il caso tra personaggi (o prodotti) già noti e quelli non noti al grande pubblico. Per i primi il lavoro di reputazione del brand su Wikipedia si può dire che è puramente difensivo, ovvero sorvegliare, modificare ed avvisare di eventuali alterazioni a proprio sfavore. Mentre per chi la propria reputazione la sta costruendo, Wikipedia può risultare un ottimo trampolino di lancio soprattutto in ottica di Link Building. Infatti quello che conta di più in tale strategia  non è il numero dei link, bensì la loro qualità. Meglio 1 solo link da una fonte autorevole come Wikipedia che 100 link da siti irrilevanti, anzi una crescita improvvisa di backlink di scarsa qualità è in odore di penalizzazione.

Un esempio nostrano è quello della voce “Scrittura collettiva”  di Wikipedia che presenta tra le note finali un link alla Startup napoletana Intertwine che appunto si propone di creare opere multimediali in maniera collaborativa. Magari tale link non porterà tanto traffico alla piattaforma (per tale voce ci sono circa 90 ricerche mensili), ma agli occhi di Google vale tanto.

Fare link building su Wikipedia oggi

A mio modesto parere per fare link building su Wikipedia non c’è bisogno di spendere un occhio della testa ed affidarsi a pseudo guru d’oltreoceano. Basta infatti monitorare le pagine di nostro interesse e approfittarne immediatamente nel momento in cui appare un dead link come quello nella seguente immagine.

dead link wikipedia

 

In ogni caso a due anni di distanza dal caso Wiki-pr, non è ancora chiaro se le attività di vendita di link e contenuti sulla più grande enciclopedia online stiano continuando o meno. Se si fa una veloce visita al loro sito ci si accorge subito che le attività social sono bloccate, la pagina Facebook è inaccessibile mentre l’accesso ai tweet è ristretto. Però rispetto al 2013 sono state aggiunte le traduzioni in spagnolo e portoghese. Per chiarire ogni dubbio non ho potuto fare a meno di contattarli e porgli una semplice domanda..“Siete ancora vivi?”

wiki-pr-contatti

 

Mi risponderanno? Se si, vi racconterò..in ogni caso se avete consigli, novità in merito al caso Wiki-PR, semplici domande o anche se non siete d’accordo con ciò che ho scritto vi invito a commentare.

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